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  • Le degustazioni

Le degustazioni

Contrade di Taurasi, rigore e veracità. Conversazione-degustazione con Alessandro Lonardo

a cura di Sandro Sangiorgi e Matteo Gallello

L’incontro presso la sede di Porthos, sabato 26 gennaio in compagnia di Flavio Castaldo, genero di Alessandro Lonardo, Marco Durante, Claudio Caputo e Riccardo di Giuseppe.


Sandro Sangiorgi Com’è nata l’azienda?
Alessandro Lonardo Provengo da una famiglia di tradizione contadina, nella zona di Taurasi i miei avi erano considerati i più bravi a vinificare. Ricordo, quando avevo 16 anni, che un maestro elementare veniva a comprare il vino e diceva di riuscire a bere solo il nostro perché non lo faceva stare male. Questa stessa persona, non trovandone più, propose a mio padre di vendergli il vino che aveva tenuto per la famiglia, lo avrebbe pagato anche a un prezzo maggiore, così avremmo potuto acquistarlo da un’altra parte. Mio padre, un tipo molto originale, si inalberò e lo mandò via. Allora la maggior parte della produzione era destinata all’uso domestico, il resto si vendeva in grandi botti che venivano consegnate a «quelli del Nord».
Pur essendo figlio d’arte, ho iniziato a bere il vino piuttosto tardi, intorno ai vent’anni. Frequentando l’università e con la scoperta di Napoli, sono uscito dalla soggezione che mi aveva creato la chiusura paesana. Proprio in città ho iniziato a ingurgitare, mi sembra il termine adeguato perché si passava dai superalcolici ai vini mediocri, per pura goliardia.
Iniziavo anche a bere i vini di famiglia che però erano prodotti in modo rustico. Nella vigna, mio padre, non usava concimi o antiparassitari, solo in due o tre periodi dell’anno, dopo aver osservato le foglie, interveniva con il rame e lo zolfo. Mi affascinava il fatto che conoscesse le pratiche agricole, come io conoscevo un testo di letteratura.

Panoramica Starseti
Starseti irpini - foto di claudio caputo

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Un Pecorino

Il buffo nome, dovuto forse al fatto che era un’uva molto gradita alle greggi
che frequentavano i pascoli vicini, oppure alla forma del suo grappolo,
molto simile ai riccetti lanosi delle pecore, ha contribuito a dare notorietà
al suo vino in un mercato sempre più orientato
verso la riscoperta dei vitigni autoctoni.
da Paolo Merlini e Maurizio Silvestri, Un altro viaggio nelle Marche, 2012, Exòrma Edizioni

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I produttori di Bordeaux non hanno facce da contadini

Prologo

«Sandro deve essere impazzito», penso quando Sangiorgi mi chiede di seguire per Porthos una conferenza stampa con degustazione del millesimo 2009 dei vini di Bordeaux. L’evento, parola tipicamente milanese, è organizzato nella mia città dall’Union des Grands Crus de Bordeaux, l’associazione che raccoglie oltre cento Château, il meglio dei produttori della zona che circonda la Gironda. 

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Degustazione di Gravner al Circolo dei Saggi Bevitori di Asolo

 

 

 

“... le parole servano alle idee, ma non le idee alle parole”
Alessandro Verri, Programma linguistico degli illuministi milanesi

 

Abbiamo riportato quanto più possibile la dinamica di dialogo e scambio originata dalla degustazione, durante la quale tutti hanno avuto la possibilità di esprimere, attraverso il vino, se stessi e i propri sentimenti. È la modalità che preferiamo e che si nutre della libertà di associare le sensazioni ai ricordi e alle immagini, al di là di filtri, didascalie e costrizioni. Ospite dell’evento Vittorio “Gianni” Capovilla. In sua compagnia abbiamo degustato le due memorabili grappe di vinacce di Breg e di Ribolla e ci ha consegnato la sua esperienza di degustatore e di amico personale di Josko Gravner.

a cura di matteo gallello

 

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Bordeaux a Sesto

I corsisti sono pronti, io un po’ emozionato. È una delle rare occasioni – per scelta ma non solo – in cui si beve Bordeaux.

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Domaine Weinbach, the wines

Gewurztraminer cuvée Laurence 1995
Very fleshy, almost surprisingly so. No trace of bitterness sometimes found in older versions of gewurztraminer from lesser producers. Actually sweet, almost a vendages tardives. Very, very good and ageing beautifully.

 

Riesling cuvée Ste. Catherine Schlossberg 1995
Slightly golden reflections in an otherwise pale lunar yellow colouration, nose of noble petrol and slatey reminiscences. Overall, this one is almost restrained, but it has lost some of the austerity and acid edge of its youth. Typical minerally edge, like sucking on wet stones, but a pleasant endeavour at that!!! Very persistent, long, a beauty.

 

Gewurztraminer cuvée Theo 1996
Not a particularly noteworthy year for the grape, this bottle is nonetheless pleasant, and actually a good example of gewurz despite the year. Nice colour, typical lychhe fruit nose and a good backbone of acidity that holds it altogether.

 

Gewurztraminer cuvée Laurence 1996
Always my favourite, a beauty. Yellow with some golden nuances, a beautiful tropical fruit nose but one that has class. Loads of grip here, nicely ripe and elegant, with years still ahead of it. An example of the grape that has class, not always found.

 

Riesling Schlossberg 1996
Lighter yellow in colour than the gewurzes, this one has a deep minerally and kerosene nose to it that lasts and lasts…a profound wine from deceptively ripe grapes. It is however, quite dry, and keep in mind it ought to age extremely well.

 

Tokai cuvée Ste.Catherine 1996
A less oily version than other Alsatian pinots, refined as all the wines of the estate are. Slightly off-dry, with nuances of flowers of the fields and mango on the nose. Some tasters found papaya on the palate.

 

Sylvaner 1996
I like it! Ripe and juicy, with the telltale green apple nose and taste of all the best examples of the grape. Balanced and harmonious, and still a joy to eat with, showing that sylvaner, when well made, can age quite nicely.

 

Riesling Schlossberg 1997
Almost austere right from the colour, a pale yellow hue that echoes the elegance of the nose (wet minerals again), extremely persistent on the palate, with a razor sharp tactile sensation that just makes you want to drink more and more.

 

Tokai vendages tardives 1997
Excellent, exactly what one would expect from the grape and the vendages tardives qualification…sweet but not cloying, very persistent and quite pleasantly viscous, it is an effort that only confirms this estate’s ability with late harvest wines.

 

Tokai cuvée Ste.Catherine 1998
This one appealed less to our tasting panel, who found it to lack the complexity or the nobility one usually associates with the Cols des capucins grapes…I feel it is just still too young, and needs some time to develop more nuances. The glycerin mouth feel and tell-tale pinot gris characteristics are all there, but this is one wine you may want to lay away for another 2 to 4 years.

 

Sylvaner 1998
Very nice yellow colour with pale green tinges, a nice core of green apple fruit on the nose, but also some mineral and white flower sensations come through. The mouth is actually quite important, of real structure, slightly fat, but always with an underlying elegance that makes this wine a real joy to drink. The price was felt to be somewhat high by some of our tasters, though.

 

Pinot blanc-auxerrois 1998
Made with pinot blanc and auxerrois, a very fresh, well made wine of some structure, that can serve just as easily as an aperitif or accompany sauced up pasta and white meat dishes.

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