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I vini di Cataldi Madonna

A completamento dell'articolo Quando la terra trema – Un viaggio e un incontro apparso su Porthos 35 (la parte dedicata ai vini e al territorio la trovate qui), pubblichiamo le schede di degustazione delle verticali dei tre vini più rappresentativi di Cataldi Madonna.

a cura di Luca Iorio, Alessandro Morichetti, Giuliano Pettinella e Maurizio Silvestri

I vini
L’Azienda Agricola Cataldi Madonna si trova nella valle di Ofena (AQ) a 520 metri s.l.m. Lavora su una superficie viticola di 26,5 ettari di proprietà, ai quali si aggiungono sette ettari di uliveto e alcuni piccoli appezzamenti di seminativo.
Il terreno è calcareo argilloso, tendenzialmente più sciolto nella piana e più ricco di scheletro nelle parti in alto a ridosso della montagna.
Il vitigno dominante è il Montepulciano che occupa 18,2 ettari, così suddivisi:

  • 3,5 del 1970 allevati a tendone con una densità di 1500 ceppi per ettaro;
  • 3,5 del 1990 a spalliera con una densità di 3500 ceppi (vigneto Cona);
  • 11,2 del 2001 a spalliera con una densità di 5000 ceppi.

Completano la superficie vitata 4,3 ettari di Pecorino (di cui 0,8 impiantati nel 1990) e quattro di Trebbiano, tutti allevati a spalliera.
La produzione annua complessiva è di 230.000 bottiglie.
Il vino di riferimento è il Tonì, un Montepulciano d’Abruzzo prodotto da una selezione di uve provenienti esclusivamente dal vigneto Cona. Trascorre 12 mesi in barrique francesi e altri 24 mesi in bottiglia prima di essere messo in commercio. Ne vengono prodotte circa 7000 bottiglie all’anno. È un vino moderno, fedele al suo territorio.
Da uve dello stesso vigneto nasce il Piè delle Vigne, un Montepulciano Cerasuolo prodotto con una delle tradizionali tecniche abruzzesi, la svacata, che consiste nel vinificare in bianco una parte delle uve (l’ottantacinque per cento circa), alla quale si aggiunge la restante parte vinificata con una normale macerazione sulle bucce ma fermentata solo a metà (fino 12° Babo). A quel punto si conduce a termine la fermentazione. Il segreto per una buona riuscita di questa tecnica di vinificazione sta nei tempi dell’assemblaggio.
Il periodo di affinamento è di dodici mesi in acciaio e sei in bottiglia. Ne vengono prodotte 6000 bottiglie all’anno.
Completano la gamma delle selezioni il Malandrino (9000 bottiglie), un Montepulciano d’Abruzzo che a partire da quest’anno svolgerà vinificazione e maturazione di ventiquattro mesi tra acciaio e vetro, e il Pecorino (6000 bottiglie), bianco IGT Alto Tirino prodotto da uve omonime con la tecnica della criomacerazione per sei/dodici ore e un affinamento di dodici mesi in acciaio e sei in bottiglia.


La degustazione
Per una valutazione il più esaustiva possibile della produzione vinicola di Luigi Cataldi Madonna, la scelta ci è parsa obbligata anche se impegnativa: degustare in verticale i tre vini più rappresentativi dell’azienda.
Da un lato il vitigno identitario della valle di Ofena, il Montepulciano, nelle doppia veste tipica abruzzese, cerasuolo e rosso (o fermentato, come lo chiamano in alcune zone dell’Abruzzo). Scelta rafforzata dal fatto che i due vini, Tonì e Piè delle Vigne, sono ‘cugini’, cioè selezioni provenienti dallo stesso cru. Dall’altro il vitigno rampante della viticoltura abruzzese, il Pecorino, che ha in Cataldi Madonna il pioniere e interprete più rappresentativo con tredici vinificazioni alle spalle. La degustazione ci è parsa riassumere la filosofia produttiva e la storia recente dell’azienda, anche perché ha riguardato vini provenienti da annate molto differenti tra di loro.
La degustazione si è svolta il primo marzo presso il Ristorante Sabya di Grottammare (AP). I vini, messi a disposizione dall’azienda, sono stati assaggiati alla cieca a partire dall’annata meno recente, avendo cura di riassaggiarli ad alcuni giorni di distanza per valutarne l’evoluzione a bottiglia aperta.
Il prezzo al dettaglio praticato in cantina è di 18 euro per il Tonì e per il Pecorino, di 10,50 euro per il Piè delle Vigne.


Montepulciano d'Abruzzo Tonì
1988
La trasparenza del colore granato si distingue dalle altre tinte, più concentrate.
Al naso il vino è maturo e si apre su note autunnali di foglie secche, poi frutta sotto spirito, liquirizia e canfora.
In bocca lo sviluppo è coerente e maturo, il corpo esile e il tannino impercettibile; chiude, non lunghissimo, con rimandi speziati fini e gradevoli.
Il primo vino non si scorda mai: bottiglia storica, vinificata da Luigi - dedicata al padre Tonino (da cui Tonì) a sua insaputa - utilizzando barrique comprate di nascosto. L'etichetta si ispira dichiaratamente a quelle di Gaja.
+/- Il sottile equilibrio tra maturità e note ossidative ha diviso la Ciurma; è un vino che sta imboccando la fase discendente della parabola , ma la sua energia crepuscolare lascia trasparire la forza gentile della terra da cui proviene. Realizzato con molto entusiasmo e poca tecnica, senza lieviti selezionati, è una dimostrazione delle notevoli potenzialità espressive del Montepulciano nella valle di Ofena.


1995
Granato non trasparente.
Reticente e introverso, non si concede immediatamente; piccoli frutti di bosco e sfaccettature vegetali disegnano una trama olfattiva interessante , che chiede soltanto di essere attesa.
L'ingresso in bocca è caldo, succoso e ricco, bilanciato da un tannino ancora vivace eppur levigato; le note verdi di rosmarino in chiusura sono coerenti con lo sviluppo aromatico e donano al vino armonia e freschezza.
+ Per certi versi scomposto e irruento, ha energia da vendere e sfumature odorose che svela con stimolante gradualità.

1998
Granato pieno con sottile unghia trasparente.
Ampiezza olfattiva intrigante: alle iniziali note di frutta sotto spirito fanno seguito tè, cedro, china, fiori secchi, caffè e liquirizia.
Al palato è lungo e avvolgente, il frutto centrale sostiene la beva accanto a un'acidità sussurrata; il tannino è dolce, chiude su piacevoli note di grafite.
+ Il vino più affascinante e sfaccettato della batteria. Profilo baroleggiante, rapito da note balsamiche e agrumate molto coinvolgenti. Un grande Montepulciano.


2002
Colore rubino impenetrabile.
Il naso è inizialmente chiuso e scontroso, poi rivela odori di china e cola misti a pennellate boisé ben calibrate; aspettandolo nel bicchiere regala note di tartufo che rendono interessante il quadro olfattivo.
La bocca è potente, ricca e alcolica pur mantenendo dinamismo e vibrazioni che invitano alla beva; la spina acida non tradisce e l'assaggio risulta appagante e coriaceo.
+ Un annata minore che ha regalato un Montepulciano vero, capace di offrire emozioni schiette.

2004
Rubino molto concentrato.
Il naso è poco ispirato, a olive, confettura e carne alterna note polverose, forse di riduzione, che ne contaminano l'espressività.
L'impatto gustativo è largo e morbido, ma poco sostenuto da un tannino slegato e poco amalgamato all’acidità ; manca di slancio nello sviluppo, si riscatta parzialmente con i ritorni finali di olive e confettura.
+/- Esitante tra imprecisioni olfattive e mancanza di equilibrio gustativo, tutto sommato mantiene una gradevolezza complessiva, non è una delle versioni più riuscite del Tonì.

2005
Colore rubino scuro.
Naso difficoltoso, ai sentori di terra si sovrappongono yogurt e note eteree di lacca, dovute probabilmente a tracce fermentative, che rendono l'intensità olfattiva nel complesso poco gradevole.
In bocca lo sviluppo gustativo è vincolato da un tannino imbrigliato nella materia, lo sviluppo si interrompe a centro bocca e non riesce a gratificare fino in fondo.
- In una batteria così pregevole, il Tonì 2005 è il meno convincente.

2006
Colore impenetrabile e vivace.
Apre su note tostate di caffè che tendono a nascondere il frutto.
In bocca mostra muscoli ancora irrigiditi e in via di definizione; i sentori empireumatici ritornano, il tannino non asciuga e la ricchezza gustativa fa sperare in un’evoluzione foriera di grande partecipazione gustativa.
+ È l’ultimo Tonì prodotto. La sensazione è che la permanenza in bottiglia potrà giovare al vino, emancipandolo dal legno e offrendo un Montepulciano di grande piacevolezza.


Montepulciano d'Abruzzo Cerasuolo Piè delle Vigne
In Abruzzo il Cerasuolo non ha mai rappresentato un vino minore, bensì l'altra espressione del Montepulciano.
Luigi Cataldi Madonna appartiene a quella frangia di produttori abruzzesi che, consapevole di questa identità del Cerasuolo, gli riserva cure e attenzioni pari a quelle dedicate al rosso, pur nel rispetto delle differenti fisionomie.
Accogliendo quest'idea produttiva, a Ofena le uve provenienti da uno dei migliori vigneti sono utilizzate sia per il Cerasuolo Piè delle Vigne sia per il Montepulciano Tonì, quasi a significare che la diversa essenza di questi due vini debba, comunque, evocare una genesi comune.

1997
Colore cerasuolo, con lievi riflessi aranciati.
Il ventaglio olfattivo è composito ed elegante: si susseguono note di frutta rossa matura, sentori netti di liquirizia e torrefazione.
In bocca è setoso, le diverse componenti gustative sono ben integrate tra loro e tenute vive da un'acidità nitida.
+ É uno dei campioni che ha riscosso il maggiore apprezzamento per la complessità ed eleganza che lo contraddistinguono. Abbiamo assaggiato il vino dopo alcuni giorni dalla degustazione, esponendolo alla garbata ossigenazione della bottiglia per metà vuota e ha manifestato la stessa integrità e soavità organolettica.

2000
Colore rubino vivace.
Il naso è fragrante e dominato da sentori di piccoli frutti rossi.
In bocca l'ingresso è caldo e avvolgente, sorretto da un'astringenza misurata che, gradualmente, lascia spazio all'acidità sino alle sensazioni finali.
+ Il colore rubino sembra allontanarlo dalla categoria di appartenenza, ma i caratteri olfattivi e gustativi sono inequivocabili per le immediate sensazioni fruttate che evocano in particolare la ciliegia.

2004
Colore cerasuolo.
Il naso, reticente all’inizio, si apre con gradualità su note piacevoli di ciliegia sotto spirito, prugna e agrumi.
La bocca è contenuta da una morbidezza che ne limita l'espressività, a scapito dell'acidità che appare insufficiente e solo in chiusura recupera in parte il suo ruolo.
+/- Le sensazioni olfattive e gustative, seppur dotate di una certa piacevolezza, non riescono a esprimersi in modo completo. 


2006
Colore cerasuolo vivo.
Al naso si apre subito con note di fragola e ciliegia, caratterizzate da spiccata finezza.
In bocca ha un impatto vigoroso e ordinato: l'alcol e l'accenno lieve dei tannini si fondono con l'acidità, che governa l'intera evoluzione gustativa.
+ È coinvolgente e riesce a manifestare l'intima essenza del Montepulciano d'Abruzzo Cerasuolo: un vino solido al quale va stretta la generica etichetta di “rosato”.

2007
Colore cerasuolo con riflessi vivaci.
Al naso esprime i caratteristici sentori di ciliegia.
In bocca ha un ingresso deciso e uno sviluppo dinamico con la vena acida che, seppure in misura meno vivida rispetto al 2006, contribuisce alla tensione gustativa; nel finale emerge una nota sapida.
+/- È un vino di buona fattura, più semplice rispetto al 2006, millesimo che ha portato in dote un’acidità più viva rispetto al 2007.

2008
Colore cerasuolo intenso tendente al rubino.
Al naso si colgono note di fragola e ciliegia di buona intensità, alle quali si sovrappone un sentore di zenzero.
In bocca si preannuncia di particolare ricchezza, ma, per una valutazione esaustiva, è ancora presto.
È l’ultimo Piè delle Vigne prodotto e sta ancora completando il suo affinamento in bottiglia.


Pecorino
Se nell'articolo relativo al Pecorino del Piceno pubblicato lo scorso anno su questo sito titolammo “Pecorino, un purosangue ancora senza cavaliere”, il Pecorino di Cataldi Madonna ci è sembrato un cavallo che ha trovato sì il cavaliere, ma non ancora l'intesa perfetta.
Vorrebbe essere indirizzato con piglio deciso verso l’ostacolo quando questo è ancora lontano, per poter poi seguire il proprio istinto in prossimità della barriera. Qui invece si ha l'impressione che il cavaliere lasci la briglia sciolta, per poi correggere la traiettoria in extremis: il rischio è quello di non superare l'ostacolo, o quantomeno di non ricadere nelle condizioni migliori per affrontare quello successivo. Ma la gara è ancora lunga, e se questo cavallo sia effettivamente un purosangue che possa essere convenientemente domato lo sapremo solo alla fine.

2000
Colore ambrato denso.
Al naso si percepisce una chiara nota ossidativa che con il passare dei minuti assume una connotazione liquorosa più invadente.
In bocca lotta contro la morsa del rovere per conservare una dignità espressiva, ma non si muove, e in assenza di una dinamica che ne liberi l'energia gustativa anche i richiami olfattivi di zenzero e fiori secchi risultano sfuocati, appiattiti.
E’ l'unico campione degustato non vinificato in riduzione.
+/- Il naso è stanco, surmaturo, e il legno affatica l'intera sensazione anche in bocca, tuttavia ha il pregio di non cercare di sopperire alla mancanza di slanci emozionali lusingando l'olfatto con facili note di vaniglia o riempiendo il palato con il volume: i toni caldi di miele e burro al naso e i sentori di rovere in bocca sono sempre sofferti, asciutti, mai grassi o suadenti.


2004
Colore paglierino carico.
Il naso è polveroso, non ben definito, segnato da una tostatura marcata che priva le componenti speziate e floreali della vivacità necessaria.
In bocca è crudo, pungente, serrato, il legno si fa protervo e va per la sua strada, sembra quasi disinteressarsi dello sviluppo del sapore,
- E' il meno riuscito del lotto: il legno risulta slegato dal contesto del vino, non emancipa la sostanza, la sua azione è tenace e livellante, deprime in ugual misura tanto la componente morbida quanto quella più dura.

2005
Colore intenso, caldo.
Lo spettro olfattivo si apre anche in questo caso sui toni burrosi, poi però vira verso un'interessante sfumatura di erbe di campo per chiudere su note fini e godibili di spezie dolci.
In bocca la dinamica gustativa alterna toni caldi, morbidi, a striature più fresche, affilate, manca però il sostegno di una vena acida adeguata e lo sviluppo che ne risulta è paradossalmente monocorde, stenta a trovare una chiave di volta.
+/- Ripercorre le orme incerte del 2004, ma su un registro qualitativo sicuramente superiore: il calore è ben contenuto da un'apprezzabile sapidità lungo tutto lo sviluppo.

2006

Colore paglierino vivo ma non carico.
Le consuete note di miele e burro al naso sono ingentilite da una fresca traccia di anice.
In bocca l'ingresso non è disinvolto, fatica a trovare l'armonia tra le diverse componenti; a centro bocca l'acidità trova uno spiraglio per guidare lo sviluppo e la tensione gustativa ha un sussulto che conduce a un finale sapido, delineato da ritorni olfattivi nitidi e puntuali.
+ Questo vino segna un importante passo in avanti nel lento e travagliato processo di integrazione del Pecorino con il legno di affinamento. I progressi sono confermati dalla precisa corrispondenza gusto-olfattiva e dallo spessore tattile del sapore.

2007
Colore paglierino scarico.
Il naso si discosta in maniera sensibile, quasi anomala, dalle versioni precedenti: è assorbito interamente da una nota di pompelmo verde molto intensa, a tratti pungente.
In bocca si percepisce la ricchezza della materia, ma manca quella mineralità che, insieme alla spina acida qui in evidenza, conferirebbe uno spessore emozionale.
Nel finale i ritorni agrumati sono freschi seppur non lunghissimi.
È la prima versione vinificata esclusivamente in acciaio, senza ricorrere all'affinamento in barrique.
- L'interpretazione è rigorosa ma non riesce a coinvolgere: l’annata poco favorevole sicuramente non lo ha aiutato, ma sembra aver smarrito i punti di riferimento individuati nella confortante esibizione del 2006.

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