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Il Pecorino, un purosangue ancora senza cavaliere

a cura di: luca iorio, alessandro morichetti e maurizio silvestri

 

L'interessante batteria di Pecorino passata in rassegna conferma quanto osservava Paolo Volponi: “I vini marchigiani sono un po' come gli abitanti: cambiano di valle in valle, hanno un loro accento diverso, un loro umore”.

Ad un primo approccio, i Pecorino assaggiati colpiscono per la loro originalità o, per meglio dire, diversità. Bagagli odorosi non sempre omogenei e consistenze gustative che spaziano dalla freschezza più spinta alla rotondità più ammiccante sono frutto di vinificazioni ed interpretazioni assai differenti. A loro modo, esprimono perfettamente una cultura, quella picena (ma, più in generale, marchigiana), in cui la vocazione campanilistica è congenita nella popolazione, pur con travagliate ed operose eccezioni.

Per certi versi ce lo aspettavamo: l'autoctono Pecorino, nella realtà dei fatti, è un vitigno antico ma giovane e solo negli ultimi anni è stato reimpiantato in maniera significativa. Pressoché abbandonato fino agli anni ottanta, periodo in cui è stato riscoperto e sottoposto alle prime sperimentazioni, per oltre un decennio è stato vinificato in purezza solo da due o tre produttori (oggi sono oltre trenta).
Fautori e patriarchi di questa rinascita sono stati uomini che, a diverso titolo, hanno avuto una grande influenza sulla viticoltura locale: Teodoro Bugari – maestro indiscusso e stimato della sommellerie italiana – che per primo intuì il potenziale espressivo de “lu pecurì”, il produttore Guido Cocci Grifoni e due tecnici, Leonardo Seghetti e Giancarlo Moretti, i primi a pubblicare studi scientifici sul vitigno.
Origini incerte, quelle del Pecorino, fluttuanti tra storia e leggenda, che lo collocano prima a Loro Piceno, in provincia di Macerata (sebbene l'areale di origine accertato siano i dintorni di Visso), poi a Grisciano, nei pressi di Arquata del Tronto, zona pedemontana di confine tra Marche e Lazio, che ben si addice(va) a viti franche di piede, oggetto di attenzione più da parte delle pecore – da cui, forse, il nome – che dei contadini. Questo vitigno, diffuso in tutta la regione prima della fillossera, nel corso del Novecento è stato gradualmente abbandonato per lasciare spazio a varietà come Trebbiano e Passerina, maggiormente produttive e rispondenti ad un valore più alimentare che edonistico. Solo di recente una pluralità di fattori ha stimolato questo rinnovato interesse, fra cui l'ambizione di avere in zona un vino bianco importante, magari da invecchiamento, e le sue origini mitiche, affascinanti nonché “spendibili” sul mercato, che hanno fatto sì che i vini a base Pecorino stiano riscuotendo un ottimo successo commerciale, favorendo un circolo virtuoso-vizioso in cui il favore di pubblico finisce per orientare a monte le scelte produttive.
Come sempre, la medaglia ha anche un altro lato, non proprio positivo: il Pecorino è attualmente un prodotto alla moda, di cui si cavalcano le doti commerciali e si parla molto, soffermandosi forse ancora troppo poco sulle reali potenzialità espressive.
La nostra degustazione ha confermato questa impressione, consegnandoci l'immagine di un vino simile a un vigoroso giovanotto poco più che ventenne, pieno di energia e belle speranze, ma con diversi dubbi che lo assillano e alla ricerca di una sua precisa identità. Ci ricorda un po' il pirandelliano Vitangelo Moscarda, protagonista di Uno, nessuno, centomila, confuso e turbato dalla visione che le persone che lo circondano hanno di lui. Così sotto l’unica Doc Offida Pecorino, istituita nel 2001, si celano tante interpretazioni, quasi quanti sono i produttori: acciaio, legno, mix dei due, ossidazione, riduzione e macerazione pellicolare sono campi di sperimentazione aperti e in continua evoluzione. Stesso discorso per il periodo di affinamento, che può variare dai quattro ai diciotto-ventiquattro mesi. E la denominazione è sempre la stessa.
Il quadro attuale del Pecorino è quindi interessante e articolato: alcuni dei vini assaggiati vengono da impianti molto recenti e ipotizziamo che ci vorranno alcuni anni per stabilizzare l'offerta, rendendola più leggibile e omogenea. Come in ogni zona viticola, uno stile acquisito e riconoscibile è frutto di molte vendemmie, sperimentazioni, errori grossolani, banalizzazioni e successi inattesi. Ci pare di poter dire che il Pecorino attuale è ancora acerbo, non organico nella sua espressività e anonimo in alcune interpretazioni, ma ha personalità da vendere e talenti peculiari da valorizzare.
Gli assaggi hanno confermato la stoffa da vitigno “rosso vestito di bianco”, ricco di struttura e corpo, al contempo capace di accumulare zuccheri-alcol ma ben sostenuto da una spalla acida che ne definisce la fisionomia. Non dotato di un grande bagaglio odorigeno (gli aromi identificati dagli studi analitici sono quasi esclusivamente di origine fermentativa, ad esclusione di alcuni terpeni liberi; in pratica, dispone di aromi genetici non specifici, che quindi dipendono solo dal terroir), è tuttavia un vitigno di notevole spessore e proprio per questo si presta bene a letture differenti, atte a privilegiarne ora un aspetto, ora l'altro.
Allo stato attuale, solo poche versioni tra quelle in commercio sono figlie di una progettualità radicata che abbia alle spalle un vissuto di rilievo. Molti produttori stanno ancora cercando la propria identità stilistica, plasmando gradualmente i vari step produttivi in base al proprio gusto e alla conoscenza che vanno facendo del vitigno.
La “confusione” attuale è quindi conseguenza di un ardore giovanile, piuttosto che frutto di scelte maturate con dovizia di argomentazioni, e sconta l'assenza di punti di riferimento, produttori e non solo, che si siano impegnati a guidare la crescita qualitativa di questa varietà. Anche la recente e attesa zonazione della Doc Offida, effettuata, tra gli altri, dall'equipe del prof. Attilio Scienza in collaborazione con la Coop. Agricola Vinea e col sostegno di alcuni produttori, al dì là di qualche suggerimento sulla vinificazione, non ha, di fatto, aiutato le aziende ad interpretare il vitigno.
In conclusione, crediamo che il futuro del Pecorino del Piceno, al di là delle sterili scaramucce coi cugini d'Abruzzo o delle questioni riguardanti la denominazione, sia nelle capacità, nelle coscienze, nella lungimiranza e nel coraggio dei produttori, talvolta molto giovani, che hanno investito nelle sue potenzialità con la non velata ambizione di farne un bianco importante nel panorama vinicolo nazionale.

Il racconto della degustazione
Il 2 gennaio scorso il Ristorante Sabya di Grottammare, in provincia di Ascoli Piceno, ci ha ospitati per una degustazione alla cieca di vini raggruppati in batterie omogenee divise per annata, a partire dalla più recente. Le bottiglie (eccetto la Podere Colle Vecchio 2007 della Tenuta Cocci Grifoni) sono state messe a disposizione dalle aziende, che ringraziamo per la disponibilità, e il prezzo indicato è quello praticato in cantina. A meno che non sia indicato diversamente, tutti i vini provengono dalla Doc Offida Pecorino.

Le schede sono elencate per cantina, in semplice ordine alfabetico, a prescindere dal numero di vini degustati o dal giudizio sugli stessi. La struttura è quella classica, con una suddivisione nelle tre fasi della degustazione, visiva, olfattiva, gustativa, seguite da eventuali notizie sull’azienda, sul metodo di vinificazione utilizzato o da un commento sugli aspetti che abbiamo apprezzato oppure che non ci hanno convinto. Alla fine abbiamo indicato i vini che abbiamo preferito e che in definitiva compreremmo.
In generale, come ci si poteva aspettare, i Pecorino del 2006 hanno mostrato un maggiore equilibrio, coerentemente con l’annata; tuttavia i vini del 2007, nonostante il clima africano, hanno oggi un grado di freschezza superiore e ci hanno riservato qualche piacevole sorpresa.

AURORA
Offida (AP), 0736 810007

Fiobbo 2006
Giallo paglierino vivo e luminoso.
Il naso si esprime in maniera delicata: è modulato su un prevalente profumo di felce e sostenuto da fresche note di mela, di nocciola fresca e da una sfumatura mentolata che mantiene teso l’esame olfattivo.
In bocca, a un impatto secco fa seguito uno sviluppo gustativo carnoso, fresco e dinamico, con un finale caratterizzato da coerenti ritorni gusto olfattivi e da una gradevole sapidità.

Fiobbo 2003
Giallo paglierino intenso.
Naso vivo e minerale. Si avverte il calore dell’annata accanto alla tipica componente vegetale di felce.
In bocca è coerente e serio. Su una trama ricca, definita e avvolgente, la dinamica mantiene tensione sino alla fine, quando fa capolino una nota amarognola. Energia e rigore del vitigno.

L’Aurora è tra i primi produttori di Pecorino in purezza, prodotto già dalla fine degli anni novanta, e il Fiobbo rappresenta un classico, con una impostazione di freschezza e semplicità, che non si nasconde dietro i limiti del vitigno, anzi ne esprime le sue doti caratteriali.
Il 2006 è parso particolarmente riuscito, ma è stato il 2003 a coinvolgere di più, così da risultare il miglior vino della degustazione. Pecorino di una immediata complessità, ha colpito per armonia e profondità. Il tempo ha conferito alla ricca struttura una finezza che probabilmente non aveva quando è uscito sul mercato.
Euro 8

MARIA PIA CASTELLI
Monte Urano (FM), 0734 841774

Stella Flora 2006 Marche Bianco Igt
Giallo dorato molto carico con riflessi ambra.
Naso chiaramente di stile maturo e ossidativo, dominato però dalle note eteree dell’alcol e della resina che, lasciando poco spazio alle componenti speziata (zenzero e cannella) e fruttata (pesca e albicocca), non riescono a conferire vivacità.
In bocca ha un impatto morbido avvolgente, ma non riesce ad avere continuità e profondità. Nello sviluppo gustativo ciò che colpisce è la frattura tra l’impatto caldo, maggiormente sottolineato dalla corrispondenza col rovere, e l’acidità che spunta alla fine, in ritardo.
A base di Pecorino con aggiunte di Trebbiano, Passerina e Malvasia, è un uvaggio classico del Piceno. Vinificato e lavorato in stile macerativo-ossidativo e affinato con cura nel rovere è un vino che non passa inosservato e colpisce con orgoglio. Probabilmente una versione non riuscita o una bottiglia non felice di un modello che ci affascina e che in passato ci ha coinvolto. Da riprovare.
Euro 21

CIÙ CIÙ
Offida (AP), 0736 810001

Le Merlettaie 2007
Giallo paglierino intenso.
Olfatto dal timbro fruttato con note prevalenti di albicocca.
In bocca ha uno sviluppo piuttosto ricco ma un po’ statico, caratterizzato da una grande potenza alcolica e da una spiccata acidità, non amalgamate però con la struttura del vino che risulta quindi un po’ bloccato. Finale lievemente amaro.

Le Merlettaie 2006
Paglierino con riflessi verdolini.
Naso invitante che esprime la piacevole freschezza della frutta (pera) e del fieno.
In bocca il vino ha un’evoluzione e una vitalità non scontata che mantengono teso e incerto fino alla fine l’equilibrio tra la ricca acidità e la trama carnosa.
L’azienda agricola Ciù Ciù dei fratelli Bartolomei è probabilmente oggi il maggior produttore di Pecorino del Piceno ed è del tutto apprezzabile il fatto che abbia mantenuto un ottimo livello qualitativo e di verace aderenza alla tipologia, a fronte delle ragguardevoli quantità prodotte. Anche se, dato il volume di uva Pecorino a disposizione, è legittimo attendersi un ruolo più propositivo e coraggioso sul fronte della ricerca e della sperimentazione di un modello produttivo di eccellenza.
Euro 7,10

TENUTA COCCI GRIFONI
Ripatransone (AP), 0735 90143

Podere Colle Vecchio 2007
Giallo paglierino scarico, con riflessi verdini.
Naso molto fresco, quasi nordico, con tratto agrumato e profumi di frutta gialla.
In bocca ha un ingresso secco, con uno sviluppo gustativo sottile e misurato che non coinvolge. Finale contrassegnato da una discreta sapidità.
E’ il padre del Pecorino moderno. Quest’ultima versione ha caratteristiche piuttosto “fredde”, singolari per l’annata in questione. Colpisce più che altro per l’assenza di quella personalità e quel coraggio che ci si può attendere da chi ha svolto il ruolo di pioniere e che ha maturato almeno un decennio di esperienza in più di tutti gli altri nell’allevamento e nella vinificazione del vitigno.
Euro nd

FIORANO
Cossignano (AP), 0735 98446

 

Donna Orgilla 2007 Marche Bianco Igt
Giallo paglierino chiaro.
Al naso si distingue per freschezza di stampo floreale e vegetale, anche se con una nota finale poco pulita.
In bocca è secco e sottile, parte bene ma poi ha uno sviluppo gustativo rapido che non coinvolge.
Alla seconda annata di produzione, uscirà come Doc con la vendemmia 2008.
Per ora quello di Paolo Beretta è un Pecorino ordinario, che probabilmente si farà col tempo e con l’esperienza.
Euro 7,50

LE CANIETTE
Ripatransone (AP), 0735 9200

Io sono Gaia non sono Lucrezia 2006
Paglierino molto carico, quasi dorato.
Naso giocato su aromi di torrefazione con note di mandorla e miele, condizionato dal rovere e da un inizio di ossidazione.
Al palato ha uno sviluppo morbido, dominato da un aroma tostato piuttosto persistente, che reprime il tentativo del frutto di emergere. Una bella e rinfrescante sensazione di acidità arriva sul finale, ma non appare ben integrata nella struttura del vino.

Io sono Gaia non sono Lucrezia 2003
Dorato con riflessi ambra.
Naso caldo e dolce, di albicocca e pesca stramature.
In bocca è grasso, carnoso, ma fermo, imbrigliato, avvolto su se stesso, con l’alcol che rimane in primo piano a dominare la scena.
I fratelli Vagnoni hanno intrapreso nella vinificazione del Pecorino un approccio coraggioso, che li ha portati a sperimentare macerazioni con le bucce, fermentazioni e lunghi affinamenti in barrique, con risultati ancora interlocutori. È un percorso molto affascinante, ma che probabilmente necessita di un periodo più lungo di messa a punto. Le vigne sono in una giacitura decisamente interessante, nella zona nord della denominazione, sul mare, a un’altitudine di circa 400 metri.
Euro 14,50

CLARA MARCELLI
Castorano (AP), 0736 87289

Irata 2007
Paglierino intenso e vivido con riflessi dorati.
Il naso ha un impatto agrumato, poi un caldo aroma di pesca e di paglia emerge su un fondo leggermente macerativo che ricorda il profumo dei lupini.
In bocca ha un inizio caldo, tuttavia la freschezza riesce a emergere e a governare una struttura piuttosto carnosa, anche se condizionata dal leggero eccesso alcolico.
Buon Pecorino d’esordio per questa giovane azienda, che ne fornisce un’interpretazione non banale. Per ora non osa di più, anche se forse vorrebbe.
Euro 7

 

PODERI CAPECCI - SAN SAVINO
Ripatransone (AP), 0735 90107

Ciprea 2007
Paglierino pallido con riflessi verdolini.
Naso agrumato e verde di ruta e pomodoro con sfumature che richiamano il Sauvignon.
In bocca ha un attacco secco e fresco, poi dipana la sua trama senza allargarsi con precisione e pulizia, con ritorni gusto olfattivi corrispondenti.

Ciprea 2006
Paglierino chiaro e vivo con riflessi verdolini.
Naso di chiaro stile riduttivo.
In bocca ha maggior respiro, anche se mantiene un quadro di semplicità e di rapidità che lo porta ad esaurire presto il suo trasporto emotivo. Una parte della Ciurma ha rilevato un leggero residuo di zuccheri.
San Savino, dopo Cocci Grifoni, è una delle aziende che coltivano e vinificano il Pecorino da più anni. Il Ciprea è l’”uomo mascherato” dei Pecorino del Piceno: riconoscibile eppure confuso, è frutto di un’interpretazione molto tecnica, svolta con grande rigore, che lo porta oltre i suoi limiti oggettivi, forse distante dal territorio di origine, conferendogli caratteristiche riscontrabili in molti altri vini varietali. Il risultato è un vino che non conquista la parte emozionale di un assaggiatore.
Euro 9

PODERI SAN LAZZARO
Offida (AP), 335 8252640

Pistillo 2007
Giallo paglierino carico tendente al dorato, riflessi quasi ramati.
Olfatto che comunica subito ricchezza fenolica. Alle note di fiori gialli, mela e frutta molto matura si accompagnano sensazioni resinose e di speziatura.
In bocca si avverte subito il contributo dei tannini che danno il loro apporto nel confezionare una trama ricca e morbida, ma assolutamente non pesante. Si percepisce anzi un incedere leggiadro, che si avvia con intensità verso un finale sapido minerale, appena condizionato dalla presenza del rovere e da un ritorno leggermente medicinale, dovuto alla trasformazione dei fenoli.

Pistillo 2006
Paglierino vivo e molto intenso.
Al naso il complesso bagaglio olfattivo con partenza di pesca, profumi vegetali e mineralità è compromesso da una pronunciata ossidazione e da un'invadente presenza di aldeidi che rendono il bouquet statico, su note di brodo e verdura cotta.
In bocca appare stanco e slegato, troppo condizionato dal rovere, che con il tempo non lo ha aiutato.
Vino che prende una posizione e può far discutere (qualche degustatore ha storto il naso), ma ha senza dubbio stile e soprattutto una schiettezza che va difesa. La riuscita forse non è perfetta, ma il Pistillo ha carattere e trama gustativa molto interessanti.
Il 2006, Pecorino d’esordio per l’azienda, aveva anche un'interpretazione diversa rispetto al successivo, ma in questo caso non proprio riuscita.
Euro 7

SAN FILIPPO
Offida (AP), 0736 889828

 

Pecorino 2007
Giallo paglierino con intensi riflessi dorati.
Al naso ha un timbro vegetale arricchito da un aroma fruttato di pesca gialla matura e da una delicata nota ammandorlata.
Al palato ha buone vibrazioni con un impatto secco che fa da preludio a un cuore morbido nello sviluppo gustativo. La spiccata acidità, che chiude un finale ordinato, si rivela il suo tratto distintivo.
Pecorino senza macchia e senza paura. Non si nasconde dietro i limiti aromatici del vitigno ed emerge per schiettezza, freschezza e buona tenuta nel bicchiere.
Euro 6

SAN GIOVANNI
Offida (AP), 0736 889032

 

Kiara 2007
Paglierino chiaro.
Naso inizialmente chiuso su note di vegetale cotto, che lascia tuttavia presagire un interessante sviluppo. Infatti si apre su profumi di mela, pesca e frutta tropicale, anche se alla fine emerge una nota caramellosa un po’ stucchevole.
In bocca è semplice, non particolarmente corposo, ma si distingue per una buona continuità gustativa che lo rende piacevole. Finale un po’ amaro.

Kiara 2006
Giallo paglierino di media intensità.
Il naso è inizialmente piuttosto chiuso, con una certa tendenza alla riduzione. Quando si apre, lo fa su delicate note agrumate e accenni di frutta tropicale.
In bocca ha un impatto secco. La dinamica gustativa appare un po’ condizionata dalla leggera riduzione, ma mantiene una sua veracità, una coerenza gusto olfattiva e una piacevole freschezza. E’ un vino all’apice della sua parabola.
La buona vocazione bianchista dell’azienda di Gianni Di Lorenzo è confermata dal suo Pecorino, un vino che fa della piacevolezza non scontata un tratto caratteristico e del tutto apprezzabile.
Euro 7

Il giudizio della ciurma
San Filippo, Pecorino 2007
Ciù Ciù, Le Merlettaie 2006
San Giovanni, Kiara 2006
Poderi San Lazzaro, Pistillo 2007
Aurora, Fiobbo 2003 e 2006
Clara Marcelli, Irata 2007

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