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Montepulciano del Piceno, un illustre sconosciuto

Abbiamo pensato di allestire una degustazione proprio per riflettere su questo concetto: il Montepulciano, vitigno rinomato oggi molto à la page, interpretato nella più invisibile delle sue terre d’elezione.

a cura di: Luca Iorio, Alessandro Morichetti e Maurizio Silvestri

 

Montepulciano del Piceno, un illustre sconosciuto. Abbiamo pensato di allestire una degustazione proprio per riflettere su questo concetto: il Montepulciano, vitigno rinomato oggi molto à la page, interpretato nella più invisibile delle sue terre d’elezione.
Il Piceno rappresenta, insieme al Conero, la vocazione marchigiana, oseremmo dire marina, di una varietà, il Montepulciano, identificata normalmente con l'Abruzzo, l’unica regione che possa fregiarsi della dicitura completa in etichetta (nella Doc Montepulciano d'Abruzzo, declinata a Docg con la sottozona Colline Teramane).
Per la nostra degustazione abbiamo focalizzato l'attenzione sui Montepulciano vinificati in purezza, sempre più numerosi, considerando che questo vitigno è tuttora utilizzato prevalentemente come base di uvaggi, sia nella recente denominazione Offida Rosso insieme ai soliti Bordolesi, che nella storica Rosso Piceno, abbinato al Sangiovese. Ed è proprio pescando tra le bottiglie della sottozona Rosso Piceno Superiore che abbiamo assaggiato alcuni vini molto interessanti ed espressivi della veracità del terroir piceno.
Per quanto riguarda le singole annate, i risultati non hanno raggiunto un grado di uniformità tale da poter esprimere un giudizio esaustivo, anche se rimarchiamo le piacevoli sorprese riservate dalle bottiglie più datate tra quelle a disposizione, a testimonianza del buon potenziale di evoluzione di questo vino, almeno fino agli otto-dieci anni dalla vendemmia.
Nel complesso, i risultati della degustazione sono stati molto confortanti e il numero delle bottiglie di rilievo superiore alle aspettative. Va dato atto ai produttori del buon lavoro svolto e dei risultati qualitativi raggiunti negli ultimi anni, soprattutto nell'ottica di una enoviticoltura rispettosa della terra, impresa non facile con un vitigno come il Montepulciano, che ha bisogno di essere custodito con animo assai vigile, specialmente in cantina.
Porthos si è già occupato a più riprese delle peculiarità del generoso e versatile Montepulciano, utilizzato tanto per vini ormai emblematici dell'enologia italiana (il Kurni dell'Oasi degli Angeli nelle Marche, Masciarelli e Valentini in Abruzzo) quanto per tagli non dichiarati in molte regioni d'Italia, per arricchire di colore ed estratti vitigni esteriormente più “poveri”, anche se simbolicamente più nobili. Il Montepulciano conferma la flessibilità come sua grande dote, pur mantenendo sempre uno standard qualitativo e di riconoscibilità fuori dal comune: è un vitigno che sa mostrare straordinaria ricchezza ma anche definizione, offrendo rossi robusti come Cerasuoli di grandissimo livello, vini di pronta beva o, al contrario, impassibili al trascorrere degli anni. Ciò rappresenta per i produttori del Piceno uno stimolo a colmare gli ampi margini di miglioramento disponibili, magari perseguendo il recupero di una leggerezza espressiva che il Montepulciano ha nelle sue corde e che non può essere soffocata da comode interpretazioni “piacione”, non consone peraltro alla sua indole e alla sua visceralità.
Tutte le bottiglie selezionate, certificate o meno, rispettano criteri di naturalità essenziali, a nostro modo di vedere, per poter identificare le reali caratteristiche di una produzione, senza essere inficiate da un eccessivo maquillage enologico.
Abbiamo dedicato un motivato surplus di assaggi al Kurni di Marco Casolanetti per valutarne la tenuta nel tempo, memori di versioni che nel passato ci avevano entusiasmato: vino di indiscutibile personalità, particolarmente riconoscibile per la sua ricchezza estrattiva e per una vinificazione estrema che lo posizionano in una categoria quasi a sé rispetto agli altri Montepulciano. Per certi versi ambisce ad essere il contraltare marchigiano delle migliori etichette abruzzesi, pur muovendosi su un piano stilistico e produttivo opposto rispetto a quello dei migliori Valentini. Le ultime versioni sono meno convincenti, anche se è con molti anni in bottiglia che questo vino mostra margini di tenuta finora inimmaginabili in zona.
I tanti vini assaggiati, alcuni dei quali peraltro privi di uno storico di cantina significativo, denotano mediamente una notevole misura nell'integrazione col rovere e un'estrazione calibrata che ben dispongono alla beva.
La degustazione si è tenuta il 3 gennaio 2009 presso il Ristorante Sabya di Grottammare. Le bottiglie, anonime, sono state assaggiate in batterie omogenee per uvaggio, sempre a cominciare dalle annate più recenti e sono state tutte messe a disposizione dai produttori, che ringraziamo per la disponibilità; il prezzo indicato è quello praticato in cantina.
Le schede sono ordinate per azienda, in semplice sequenza alfabetica, a prescindere dal numero di vini degustati o dal giudizio sul vino. La struttura seguita è quella classica, con una suddivisione nelle tre fasi della degustazione, visiva, olfattiva, gustativa, seguite da un commento sugli aspetti che ci sono piaciuti oppure che non ci hanno convinto. Alla fine trovate i vini che la Ciurma marchigiana ha preferito e che in definitiva compreremmo.

 

MARIA LETIZIA ALLEVI
Castorano (AP), 349 4063412

Mida 2005 Marche rosso igt
Colore granato-rubino di buona intensità.
Il naso è fragrante, salino; alle iniziali note marine subentra lentamente anche una morbida sensazione di carne.
In bocca è secco, affilato, con una natura eterea che lo rende voluttuoso, elegante, sinuoso; scivola lungo la lingua mantenendosi sempre in bilico tra una fragranza quasi impalpabile e una materia carnosa: regola i contrasti ricorrendo a una sintonia fine, senza scossoni.
Nel finale si apprezzano in questo contesto frastagliato i ritorni vinosi, meno quelli di broccoletti che pregiudicano parte della finezza.
Ricorda i modi e le movenze di un'anziana signora cresciuta in un'altra epoca, quando i canoni dell'educazione e dell'eleganza erano diversi: sa che il mondo che la circonda oggi può, e a volte vuole, fraintenderla, che quelle sue digressioni che un tempo erano apprezzate come manifestazioni di autenticità, naturalezza, ora possono sembrare comportamenti studiati, affettati, inopportuni, ma non per questo sconfessa il suo stile, a costo di rinunciare a qualcosa.

 

Mida 2004 Marche rosso igt
Colore di buona ricchezza, rubino con sfumature granato.
Il naso è vibrante, di bella presenza, con le erbe medicinali che sdrammatizzano la frutta sotto spirito.
In bocca è secco, gentile, affilato: la sua progressione incalzante non si arresta nella seconda parte della lingua; il legno è periferico e, al centro del turbinio, convergono freschezza e misura.
È schierato, ha carattere, dimostra che un vino può prendere una posizione chiara, netta, senza risultare squilibrato; punta su un'acidità decisa che, pur spingendo con fermezza, trova proprio nella misura la discriminante tra agilità e rigidezza.
Euro 10

AURORA
Offida (AP), 0736 810007

 

Rosso piceno superiore 2006
Colore rubino molto intenso e corposo.
Il naso è aereo, vivo, rinfrescante, pervaso dalle note floreali di viola.
In bocca è secco, semplice, abbastanza pulito e lineare, anche se non particolarmente coinvolgente. Manca invece completamente la continuità con il naso: la fragranza e la leggerezza, che dovrebbero corrispondere in bocca alla lieve florealità della viola, sono soppiantate da una morbidezza artificiosa che segna un finale altrimenti vivace nella sua essenzialità.
Il risultato è un vino velleitario, disarmonico: sembra che le sue parti siano scivolate nel bicchiere senza essere mai state insieme prima: ha smarrito quella spontaneità che il legame con il terroir avrebbe potuto invece garantirgli e, così facendo, ha messo a nudo i difetti.
Euro 6,70

Barricadiero 2006 Marche rosso igt
Colore rubino cupo, carnoso.
Il naso è complesso, articolato, la frutta scura è screziata da venature animali, vegetali e speziate che si fondono per contrastare una nota farmaceutica ricorrente.
In bocca lo sviluppo è teso, caparbio, pervaso da una freschezza rinfrancante, ma purtroppo la corrispondenza con il naso si concretizza soprattutto nella riproposizione di toni farmaceutici che lo rendono sgraziato, sconnesso.
Lo sforzo di fondo è verosimilmente lodevole, ma l'eredità gustativa che ne scaturisce è scentrata rispetto alla leggerezza espressiva e alla facilità di beva che sarebbe lecito attendersi da un vino con questo patrimonio genetico.
N.B.: sarebbe comunque opportuno verificare queste sensazioni, in particolar modo la sgradevole nota farmaceutica, su altri campioni, dal momento che la tenuta del tappo di quello degustato ha destato più di qualche perplessità.

Barricadiero 2005 Marche rosso igt
Colore rubino cupo e profondo.
Il naso è serrato, pungente, incalzato dalla volatile, ma questo rigore non esclude la concentrazione: il frutto spinge in maniera decisa e la sua azione tenace è ingentilita da una sensazione marina, minerale, che fornisce una dimensione ulteriore alla dinamica olfattiva.
L'ingresso in bocca è morbido, ma ben sostenuto da una spina acida che guida lo sviluppo fino al termine, armonizzando le componenti in maniera interessante. Anche in bocca la volatile si fa sentire, ma nel complesso è un vino di carattere, che ha la fiera consapevolezza di potersi concedere alcune digressioni senza compromettere la propria integrità espressiva.
Soltanto in chiusura una morbidezza eccessiva toglie un pizzico di veracità all'aspetto gustativo.
Ha una personalità di rilievo che gli consente di poter rinunciare ai compromessi: mantenendo la propria indole riservata, schiva, preferisce sussurrare quello che non potrebbe declamare e la crescita nel bicchiere premia la sua scelta interpretativa.
Euro 11,70

 

 

CAMELI IRENE
Castorano (AP), 0736 87208

Ozio 2004 Marche Rosso igt
Colore granato, intenso ma non concentrato.
Il naso è complesso, eclettico, ai profumi di erbe e radici si sovrappongono screziature spurie di prosciutto, ferro. Il timbro olfattivo risulta però poco franco, un rovere dolce, di tipo quasi spagnolo, lo contorna di un alone di caducità che però non ne appanna il fascino sospeso, taciturno.
In bocca la sua semplicità non consente una tensione prolungata, lo sviluppo è sommesso, misurato, ma non per questo banale, si affida alla leggiadria per comunicare un'imprevedibilità emotiva che conserva fino ai ritorni odorosi di radici nel finale.
Non ha la complessità né lo spessore per lasciare un segno tangibile nella memoria gustativa, ma è sincero, istintivo, ricorda quei fanciulli che nei cori di paese si sforzano di seguire le direttive del maestro, ma tradiscono la loro esuberanza giovanile con movimenti impercettibili che interrompono la compostezza severa del coro, e per brevi istanti inteneriscono gli astanti con la loro vitalità genuina .

 

Ozio 2003 Marche rosso igt
Colore granato-rubino.
Naso non del tutto franco, in cui affiorano note poco pulite di liquirizia e china.
In bocca è secco, compatto, si intravede in qualche anfratto un'energia gustativa che però risulta vittima della sua stessa chiusura: i tannini fini non bastano a farlo distendere, scivola via senza incidere e svela a poco a poco una spina acida che alla fine rimane isolata, slegata dalle altre componenti che non ne seguono lo sviluppo.
Non si affida né alla carnosità del frutto né a un’eleganza di maniera; cerca di fare dell’irregolarità e dell’inquietudine un paradigma non convenzionale, ma è sopraffatto dalle spinte eversive e il rifiuto degli schemi, che avrebbe dovuto essere il presupposto di partenza, risulta invece essere il punto di arrivo.
Euro 8

 

MARIA PIA CASTELLI
Monte Urano (FM), 0734 841774

Erasmo Castelli 2006 Marche rosso igt
Colore rubino cupo.
Il naso è serrato, intenso, segnato da note di rovere e liquirizia che con il passare dei minuti virano verso un frutto concentrato, fitto.
In bocca è secco, rigido: il tratto più scabro della sua fisicità sembra sovrapporsi, piuttosto che unirsi, alla sua parte morbida e nemmeno la pur consistente scia minerale riesce a colmare questa distanza.
Nel finale i tannini ruvidi e severi accentuano una sensazione di amaro che parte della Ciurma marchigiana ha giudicato sterile, scissa; altri componenti hanno invece apprezzato il contrasto tra la risolutezza della chiusura e la sobrietà espressiva dello sviluppo.

Erasmo Castelli 2004, Marche rosso igt
Colore rubino molto ricco.
Il naso è inizialmente segnato da una nota di caffè tostato eccessivamente marcata, che dà l'impressione di immobilizzare la dinamica olfattiva assorbendone ogni energia; sembra destinato a un tratto decadente, quando invece esibisce una varietà espressiva che con il passare dei minuti diventa sempre più complessa, stratificata.
In bocca ha una bella tensione: il legno non molla la presa, ma il vino reagisce con veemenza; la progressione è perentoria, puntuale, si sviluppa intorno ad una materia carnosa, intatta, e anche il calore partecipa alla coralità gustativa senza sbavature.
La chiusura è fresca, misurata, nonostante il rovere non faccia nemmeno un passo indietro.
Vino di non facile interpretazione: una parte della Ciurma marchigiana ha evidenziato i limiti di un naso polveroso, contratto, monocorde dietro la tostatura accentuata e la presenza di tannini ruvidi e asciuganti; altri hanno invece posto l'accento sull'imprevedibilità emotiva del suo sviluppo.
A un'analisi più attenta le due posizioni non risultano antitetiche, soprattutto se si riesaminano le impressioni iniziali alla luce dell'evoluzione nel bicchiere, che ci restituisce un vino completo, con una fisionomia adulta.
Euro 25

CIU' CIU'
Offida (AP), 0736 810001

 

Rosso Piceno superiore Gotico 2005
Colore granato-rubino vivo con tendenza al rubino, molto intenso.
Il naso è evocativo, oscilla tra la carnosità, la frutta scura e la mineralità.
In bocca è secco, vivace e lo sviluppo è condizionato in maniera non trascurabile dal rovere che determina una frattura al centro della lingua e cristallizza alcune delle sensazioni finali; ma, pur tra queste difficoltà, il vino conserva orgogliosamente una forte identità: ha qualcosa di importante da dire e non si accontenta di esibire una pregevole fattura e una fitta trama fruttata.
La freschezza non banale che contrassegna il finale e la tenuta a bicchiere aperto sono ulteriori riprove della sua potenzialità espressiva.
Il suo percorso è sofferto, irto di asperità: è nascosto per gran parte della dinamica gustativa dal rovere di affinamento e le zone d'ombra sono molto più estese degli spiragli di luce, ma nei brevissimi frangenti di “visibilità” ha il grande merito di non passare inosservato.
Euro 7,15

ALDO DI GIACOMI
Castorano, 073687301

 

Rosso Piceno Superiore Quattro Tempora 2006
Colore rubino coperto, molto scuro; consistenza simile a quella dell'inchiostro, quasi di sciroppo.
Il naso è fermo e poco espressivo: l'impatto iniziale è di sentori animali, poi emerge la frutta seguita però da sensazioni caramellose (mou e cola) e infine farmaceutiche. L'impressione prevalente è quella di una dinamica olfattiva contratta, che non riesce a distendersi o, meglio, ad affrancarsi dalla concentrazione che la comprime verso il basso.
In bocca è denso, compatto, ossessivo nel ricercare una corposità che finisce per appiattirne la sviluppo. Alcuni tratti estemporanei fanno intravedere una materia prima di un certo spessore, ma il ritorno di una nota farmaceutica poco fine spegne sul nascere ogni slancio emotivo.
È un vino privo di un grado di finezza che inviti alla beva: diseguale, squilibrato, ricerca nella densità e nella potenza una chiave di lettura che l'uva di partenza avrebbe forse potuto trovare altrove.
Euro 10

DEZI
Servigliano (AP), 0733 710090

 

Regina del bosco 2005 Marche rosso igt
Colore granato-rubino vivo.
Il naso è fresco, vivace, nervoso e il rovere attenua solo in parte i fervidi sentori erbacei che evocano altri vitigni.
In bocca è secco ed equilibrato, ma frenato dall'ingerenza infida del legno, che dapprima sembra conciliare i tratti più acerbi e renitenti con la trama pacata e lineare, poi però ne impedisce uno sviluppo dinamico, autonomo.
Nei ritorni odorosi del finale la vitalità sferzante delle striature erbacee non si è dileguata ma è ormai avvertita come “calore di fiamma lontana”.
Euro 25

Dezio – Vigneto Beccaccia 2006 Marche rosso igt
Colore granato-rubino non particolarmente cupo, vivo, intenso.
Il naso è reso pungente dalla volatile bene in evidenza e da una freschezza diffusa; agli aromi di frutta, anche macerata, e ai profumi di bosso in primo piano si sovrappongono sentori medicinali e una nota di cuoio bagnato (brettanomyces) che ha diviso la Ciurma marchigiana: alcuni hanno rilevato che questa sfumatura conferisce al vino una dimensione animale, vissuta, mentre altri l'hanno trovata sgradevole e riconducibile ad una scarsa igiene delle botti.
In bocca è lieve, agilmente sapido, si muove con disinvoltura: non ha lo spessore e la struttura di vini più autorevoli ma neanche la presunzione di volerlo non solo essere, ma nemmeno sembrare.
È un vino semplice ma ben interpretato: dimostra che per ottenere un risultato appagante talora è più importante assecondare la materia prima, quand'anche non eccelsa, piuttosto che cercare a tutti i costi il vasto consenso.
Euro 9

FIORANO
Cossignano (AP), 0735 98446

Ser Balduzio 2004, Marche rosso igt
Bel colore rubino intenso.
Il naso è fresco e fruttato, anche se piuttosto prevedibile, con note eteree e fermentative che però insidiano l'intensità del frutto.
In bocca è secco, uniforme, asciutto; la vena acida si fa sentire ma non condiziona lo sviluppo lieve e progressivo.
È un vino semplice, ben fatto, “minore” nell'accezione positiva del termine: non promette al naso quello che non può dare in bocca. Ha inoltre il merito non trascurabile di prendere una posizione ben definita nella sua semplicità, che viene declinata sul registro della freschezza e della fragranza, senza derive di maniera.
Euro 18

LE CANIETTE
Ripatransone (AP), 0735 9200

 

Rosso Piceno Morellone 2003
Colore rubino vivo e intenso.
Il naso difende con caparbietà la propria identità odorosa, rivendicata tanto dalla profondità d’inchiostro quanto dalla concentrazione del frutto, ma impressa in maniera definitiva da un'affascinante nota di chiodo di garofano.
La bocca è secca, arida, apparentemente priva di vitalità; auscultandone il battito si percepisce un rivolo di acidità che sembra quasi un anelito accorato, ma il suo flebile respiro è soffocato da un rovere mal dosato, eccessivamente asciugante.

 

Rosso Piceno Morellone 1999
Colore granato uniforme.
Il naso è graduale, carnoso e affianca ad intensi aromi fruttati una nota vagamente animale. Nel bicchiere si colgono le tracce di un processo ossidativo che, pur penalizzando lievemente la corrispondenza naso-bocca, non comprime l'ampiezza degli aromi, evidenziandone anzi il lato più nobile, maturo.
In bocca è serio, lineare; la vena acida è sempre propositiva, mai sterile, e riesce a guidare lo sviluppo senza imbrigliarne la componente emotiva.
Il finale è pulito, essenziale e non ambisce a una complessità che il suo DNA non potrebbe garantirgli, ma trasmette vibrazioni sottili, sincere.
È figlio di un'interpretazione d'altri tempi, che rimanda a un passato sempre più lontano, quando per un vino l'emanciparsi dal legno da un lato e il non compiacersi della propria freschezza dall'altro non significavano mancanza di personalità, ma erano anzi un modo per affermare la propria autonomia.
Euro 15

 

CLARA MARCELLI
Castorano (AP), 0736 87289

K'un 2006, Marche rosso igt
Colore granato uniforme.
Naso cupo, poco pulito: la liquirizia in primo piano non impedisce di cogliere alcune note torbide in dissolvenza.
In bocca si ha ancora questa sensazione di scarsa pulizia: il vino è più arido che secco, ruvido, graffia senza dare ritmicità alla sua azione; non riesce ad esprimersi in maniera compiuta, corretta.
La sua dinamica ricorda quella di uno sciatore che privilegia l'efficacia rispetto allo stile: i suoi sci grattano la neve ad ogni curva e il suo movimento procede a strappi, manca di continuità.
Euro 10

VALTER MATTONI
Castorano (AP), 0736 87329

Arshura 2006, Marche rosso igt
Colore granato-rubino vivo.
Il naso è crudo, umorale, percorso da sentori vegetali di radici ed erbe che con il passare dei minuti evolvono verso note marine, iodate.
Questa piacevole declinazione erbosa si prolunga in bocca, dove la dinamica gustativa è contraddistinta da considerevole freschezza, senza mai essere vittima dell'acidità.
Nel finale ritorna un aspetto sanguigno a completare la contrastata varietà espressiva delle sensazioni.
È la natura, prima ancora che la tensione del suo sviluppo, ad essere non comune: ha una freschezza vibrante, nervosa, a tratti quasi inquieta, comunque mai immobile; alterna al nerbo acido slanci minerali, per approdare a una tattilità sottile, carezzevole.
Euro 10

 

OASI DEGLI ANGELI
Cupra Marittima (AP), 0735 778569

Kurni 2006, Marche rosso igt
Colore rubino cupo ma vivo.
Il naso è brusco, frastagliato, segnato da una volatile pungente che però eleva l'intensità del frutto al di sopra delle note di rovere.
In bocca la dolcezza dell'impatto è inequivocabile e per qualche istante disorienta la percezione gustativa; la corposità riesce nonostante tutto a emergere in tutta la sua nitida tattilità, ma la dinamica nel suo complesso è semplificata, intorpidita dalla morbidezza di fondo.
È un vino che ha turbato profondamente le coscienze della Ciurma marchigiana, combattuta tra la percezione del reale, un eccesso di materia, concentrazione, quando non di dolcezza sfrontata, e la tensione di un progetto ambizioso, una fibra setosa e vellutata che accompagna un frutto denso, carnoso, ma allo stesso tempo lieve e sinuoso.

 

Kurni 2005, Marche rosso igt
Colore rubino molto cupo, quasi gotico, sciropposo.
Il naso è molto intenso e oscilla tra la frutta scura e la presenza del rovere; l'impostazione di fondo è dolce, di confettura di amarene.
In bocca continua ad avvertirsi questa sensazione di dolcezza che spinge incessante fino agli intensi ritorni fruttati del finale.
È in una fase di transizione, simile a quella vissuta da un calciatore di talento quando si rende conto, o qualcuno gli fa notare, che la serie in cui milita incomincia a stargli stretta: è combattuto, disorientato, perché nella situazione attuale tutto gli è permesso e l'ambiente circostante lo protegge, lo coccola; può commettere anche qualche errore e continuerà ad essere acclamato dalla stampa, mentre il salto di categoria gli riserverà nuovi compagni, nuovi moduli, un nuovo mondo che nasconde difficoltà, imprevisti, delusioni.
Ma se vuole emergere non ha scelta e solo il tempo potrà esprimere un giudizio definitivo sulla sua carriera...

Kurni 2001, Marche rosso igt
Colore granato-rubino vivo.
Il naso cupo, in prima istanza reticente, promette una dinamica olfattiva vivace che si realizza in un tratto minerale seguito da un frutto piuttosto maturo.
L'ingresso in bocca è caratterizzato da una lieve dolcezza che evolve subito in una nota mentolata, balsamica.
Lo sviluppo si mantiene teso fino al finale, quando il rovere confonde i ritorni odorosi, ma non impedisce di apprezzare un'esuberanza tanto inattesa quanto gradita.
Il sussulto vitale che avvolge le sensazioni finali conferma che la fragranza e la leggerezza varietali non devono essere controllate, bensì esibite e valorizzate, non solo nei vini di pronta beva ma anche, e soprattutto, in quelli di questo spessore.

Kurni 1999, Marche rosso igt
Colore granato ancora intenso, con riflessi mattone.
Il naso è carnoso, crepuscolare e l'impatto iniziale sembrerebbe il preludio ad un tratto monocorde, stanco, ma il trascorrere dei minuti rivela un'anima ancora indomita. Si apre lentamente, senza sussiego ma con la solennità di chi sa che per certe cose non bisogna avere fretta.
In bocca è secco, asciutto, con un’energia gustativa che si sviluppa rigorosa e austera, senza fronzoli, e sacrifica le forti emozioni sull'altare della coerenza interpretativa.
Il finale è lungo e profondo: arriva fino in fondo senza esitazioni e il legno ne asseconda il corso senza alcuna forzatura.
Ha il piglio e la maturità di un grande condottiero al quale è stata affidata una missione decisiva: il suo contegno non può che essere grave, a tratti quasi distaccato; preferisce rinunciare alla sfera emotiva piuttosto che rischiare di compromettere l'obiettivo finale e l'esito della missione gli dà ragione.
Euro 60

PODERI SAN LAZZARO
Offida (AP), 335 8252640

Grifola 2006, Marche rosso igt
Colore rubino cupo e vivo.
Il naso è fresco, vivo, giovanile e gli aromi fruttati sono leggeri, aggraziati.
In bocca è secco, progressivo, con una fragranza incontaminata, energica, solo parzialmente sfuocata da un'alcolicità a tratti bruciante; la sua spontaneità incosciente, irrequieta, lo porta a ricercare nuovi fremiti, lo trascina verso emozioni forti in quanto intime.
Il suo punto di forza sta proprio in una sorta di equilibrio perennemente instabile: appena sembra raggiungere uno stato di quiete, evolve verso un traguardo ulteriore e questa perpetua insoddisfazione lo rende dinamico, grintoso.

Grifola 2005 Marche rosso igt
Bellissimo colore rubino cupo.
Naso semplice e disteso, in cui si riconoscono la frutta fresca e i piccoli frutti neri, attraversati da una sottile linea minerale e da lievi sentori di radici.
In bocca è agile, leggero, solare e rivela una compattezza coinvolgente; la spinta del rovere si sente, ma la sensazione gustativa è pervasa da una completezza moderna e al tempo stesso sincera, concreta, nonostante un lieve ritorno farmaceutico a bicchiere aperto.
È un vino verace, diretto, indipendente nella misura in cui rifugge i paradigmi ideologici: ricorre al legno senza pregiudizi né ammiccamenti e si mantiene spontaneo e genuino senza proporsi come paladino della tradizione, preoccupandosi semmai che tutte le parti partecipino all'armonia dell'insieme. E nel bicchiere si coglie solo quest'unità d'intenti, tutto il resto rimane fuori.
Euro 12,00

Rosso Piceno Superiore Podere 72 2006
Colore granato vivo non particolarmente intenso.
Naso fragrante ed espressivo, traduce in maniera diretta la carnosità del frutto.
In bocca è secco, affilato e il contributo del legno, più che attenuare la freschezza dell'eredità gustativa, ne altera la natura; eppure il vino mantiene per tutto il suo sviluppo una compostezza austera, che non ne pregiudica la naturalezza espressiva.
Unisce tecnica e partecipazione gustativa, rimarcando che un vino trae beneficio da questo connubio solo quando una componente è posta al servizio dell'altra.
Euro 7

SAN FILIPPO
Offida (AP), 0736 889828

Offida Rosso Lupo del Ciafone 2005
Colore rubino vivo e intenso.
Il naso è inizialmente ampio e fruttato, ma con il passare dei minuti emerge una nota farmaceutica molto intensa, che immobilizza l'espressione odorosa, trattenendola su stanchi toni caramellati.
In bocca è secco, con uno sviluppo scarno, incerto, scandito da passaggi elementari.
Ricorda l'impaccio di un bambino che muove i primi passi: lo si osserva incuriositi, con indulgenza, gli si perdona ogni incertezza; ma, mentre in quel caso, la partecipazione emotiva è alimentata dal perseverare del bambino nei suoi tentativi anche goffi, qui la semplicità, in partenza non negativa, lo diventa nel momento in cui esaurisce troppo presto il suo sforzo.
Euro 8

SAN GIOVANNI
Offida (AP), 0736 889032

 

Rosso Piceno Superiore Axée 2004
Colore rubino con sfumature viola cupo.
Il naso è incentrato su piccoli frutti rossi e neri; la concentrazione eccessiva, a tratti quasi materica, che caratterizza il primo impatto olfattivo, è poco credibile, soprattutto se accostata alle note di latticini (ricotta, mozzarella) che emergono con il passare dei minuti.
La morbidezza ostentata all'ingresso in bocca lascia presagire una dinamica stentata e, infatti, lo sviluppo si arresta prima di arrivare in fondo: la frattura che si avverte nella seconda parte della lingua conferma la precarietà dell'impianto complessivo e ribadisce la sensazione di effimero percepita già al naso.
È un vino facile, immediato, ben costruito, che cerca di irretire con la morbidezza dell'impatto ma, poi, nel bicchiere aperto, quando il belletto inizia a sciogliersi e ciò che lo rendeva attraente oramai lo appesantisce, deve inevitabilmente gettare la maschera.
Euro 12

Il giudizio della Ciurma marchigiana (i vini che compreremmo)
Le Caniette, Morellone 1999 – Ciù Ciù, Gotico 2005 – Aurora, Barricadiero 2005 – Dezi, Dezio Vigneto Beccaccia 2006 – Maria Pia Castelli, Erasmo Castelli 2004 – Poderi San Lazzaro, Podere 72 2006, Grifola 2005 e 2006 – Cameli Irene, Ozio 2004 – Oasi degli angeli, Kurni 1999 e 2001 – Allevi Maria Letizia, Mida 2004 e 2005 – Fiorano, Ser Balduzio 2004 – Valter Mattoni, Arshura 2006

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