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Uno sguardo sull’'annata 2005 nei Bordeaux dell’UGCB: appunti di degustazione

La degustazione dei vini rossi 2005 è avvenuta nel mese di novembre 2007, ai banchi d’'assaggio, a bottiglie scoperte. Tutti i campioni sono stati messi a disposizione dall’UGCB.

 

Ci siamo concentrati soprattutto sulle appellation Graves e Pessac-Léognan, che stanno dimostrando dinamismo ma anche la capacità di esprimere un terroir particolarmente significativo. Questa vasta area è tradizionalmente legata al Cabernet Sauvignon – ideale per esprimere l’austerità del territorio –, ma il Merlot sta guadagnando terreno: è un motivo in più per seguirla con attenzione.

 

AOC GRAVES

Château de Chantegrive
33720 Podensac
www.chantegrive.com
Colore leggero.
Naso vinoso, netto e piuttosto aperto su note di frutta.
Bocca cremosa ed equilibrata, dal bel piglio tannico; il finale è netto e appena bruciante.
Nonostante l’annata eccezionale, la sua semplicità non gli permette di andare oltre a un profilo piacevolmente definito. Questo cru di Podensac trae da 93 ettari una produzione media di 500mila bottiglie. Cabernet e Merlot si dividono equamente il taglio.

Château Raoul
33640 Portets
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Colore vivo abbastanza concentrato.
Naso tenero e fruttato, dapprima riservato; con l’aerazione mette in evidenza una certa concentrazione della materia.
La bocca ha un impatto morbido, setoso ed equilibrato, connotato da un’apprezzabile finezza; lo sviluppo gustativo appare più scontato e conduce a un finale polveroso.
Un esempio di evidente prontezza di beva, da accreditare anche a una presenza maggioritaria (70 per cento) di Merlot sul Cabernet.
I 39 ettari di Château Raoul, situati a poca distanza dalla Garonna, producono mediamente 140mila bottiglie l’anno suddivise tra primo e secondo vino.

 

AOC PESSAC-LEOGNAN

Château Bouscaut
33140 Cadaujac
www.chateau-bouscaut.com
Colore di media diffusione.
Naso dal timbro molto legnoso e poco vario.
In bocca il rovere si avverte con prepotenza, conferisce al sapore una tannicità grossolana e superficiale; il finale è banale.
Una delle rare sorprese nettamente negative, incapace di comunicare carattere, valore del millesimo né originalità espressiva. Lo abbiamo trovato incomprensibile.
Questo cru classé di Cadaujac – la zona meno nobile dell’appellation, in prossimità della Garonna, sita su graves molto giovani – appartiene alla celebre famiglia Lurton. Il Merlot è prevalente (55 per cento), completato da 40 per cento di Cabernet e 5 per cento di Malbec. I 44 ettari dedicati al rosso producono 130mila bottiglie.

Château Carbonnieux
33850 Léognan
www.carbonnieux.com
Colore rosso porpora molto giovanile.
Naso fruttato, netto e profondo, fine e severo, in perfetto stile Pessac-Léognan.
Gusto teso e compatto, con precisi rimandi fruttati e una morbidezza sincera, per nulla accondiscendente.
Un’eleganza e una lunghezza davvero notevoli completano il quadro dei pregi di uno dei vini più convincenti dell’intera degustazione.
+ Uno stile bordolese senza facili svenevolezze, compiuto e aristocratico.
Carbonnieux – 45 ettari di Cabernet (60 per cento), Merlot (30), Cabernet Franc e Malbec coltivati nel comune di Léognan, che dànno circa 200mila bottiglie l’anno – è una delle proprietà più reputate dell’AOC per raffinatezza e continuità espressiva. Lo château vanta anche una notevole quantità di bianco secco fondato sul Sauvignon: se ne producono circa 180mila bottiglie.

Domaine de Chevalier
33850 Léognan
www.domainedechevalier.com
Colore intenso e delicato.
Naso chiuso, minerale, austero, quasi impenetrabile; emerge anche una sensazione di potenza, in uno spettro fitto e serrato ma non perfettamente nitido.
Il gusto si distanzia dalla severità che aveva annunciato il profumo: soave e avvolgente, mette in mostra un tannino polveroso e una modesta tensione.
Il finale è schiacciato da una certa staticità, anche se il bicchiere vuoto ha un sussulto di nobiltà.
– Una versione inspiegabilmente deludente di uno dei Bordeaux più regolari e affidabili in circolazione. Conosciuto per la sua magistrale fedeltà al terroir di Léognan, il Domaine de Chevalier aveva dato prova di incoraggiante continuità anche nel precedente 2004 e nel difficile 2003. Un 2005 così disunito è troppo difficile da comprendere – persino ipotizzando una maturazione in ritardo rispetto ad altri vini – per non pensare a un incidente di percorso. La proprietà conta 35 ettari suddivisi tra Cabernet (65 per cento), Merlot (30), Petit Verdot e Cabernet Franc, posizionati sulle migliori graves dell’AOC.

Château de Fieuzal
33850 Léognan
www.fieuzal.com
Bel colore vivo.
Naso fine, crudo, vegetale e penetrante, di incoraggiante profondità; lo spettro aromatico è vivacemente fruttato, ed evoca quasi la limpida croccantezza di latitudini più settentrionali.
La bocca è solida, unita e appena rustica; la beva succosa e gagliarda, premiata da uno slancio interessante.
Fedeli al naso ed eleganti le sensazioni finali.
+ Fieuzal è da tempo tra i più raffinati vini di Léognan, sia per il rosso dominato dal vivificante Cabernet (5 per cento anche di Franc), completato da Merlot (30) e Petit Verdot (2,5), sia per il franco e aristocratico bianco secco (Sauvignon e Sémillon in parti uguali), capace di prestazioni esotiche e sofisticate. Questo rosso ’05 ha il merito di una corroborante gioventù, testimone di una sincera espressione del terroir, di un forte legame con la vinificazione tradizionale e di una ricerca di equilibrio tra maturità zuccherina e fenolica.

Château de France
33850 Léognan
www.chateau-de-france.com
Colore non molto vivo.
Naso fresco, crudo e linfatico, dal timbro aromatico poco concentrato; non evoca una sensazione di particolare maturità di frutto.
Il gusto ha un riverbero legnoso, con un sapore compresso senza rilasci odorosi convincenti; è voluminoso, appoggiato e poco fine nella chiusura.
Benché collocata in un’area rialzata del bassopiano di Léognan, su graves spesse con un sottosuolo argilloso, questa proprietà di 34 ettari non è mai riuscita a segnalarsi per la completezza dei suoi vini. Anche la versione 2005 ci pare poco caratteriale e penalizzata da un uso invadente del rovere.

Château Haut-Bailly
33850 Léognan
www.chateau-haut-bailly.com
Colore porpora concentrato.
Naso sottile, quasi fragile, alcolico e di difficile approccio.
Bocca docile, cremosa e fruttata; il tannino è sodo ma ancora crudo, lo sviluppo non dimostra una particolare ricchezza ma una sensazione piuttosto diluita.
Una versione gustosa, elegante ma non all’altezza della concentrazione che si potrebbe attendersi da un’annata come la 2005. Appare in ritardo nella parabola evolutiva.
Nel novero delle migliori proprietà di Léognan, sul vertice di un rialzo sabbioso e ciottoloso, Château Haut-Bailly resta dominato da un’alta percentuale di Cabernet (65), completata da Merlot (25) e Cabernet Franc (10). Le ultime annate di questo vino prodotto su un magnifico terroir sembrano sviluppare una venatura moderna, anche se la connessione con lo stile tradizionale è evidente. I 28 ettari di questo “piccolo” ma rinomato château producono in media 150mila bottiglie di solo vino rosso. Il millesimo 2005 ci è parso curiosamente sfibrato e tenue, ma andrà riassaggiato per valutare meglio il rapporto tra spontaneità, eleganza e densità.

Château La Louvière
33850 Léognan
www.andrelurton.com
Colore rubino vivo e concentrato.
Naso d’impatto chimico e vegetale, con un netto riverbero legnoso; poco intenso, mostra evidenti note di spezie e lacca che confermano l’iniziale impressione di dubbia finezza.
Bocca voluminosa e poco tesa; né i tannini né i ritorni aromatici vantano una particolare eleganza, mentre il finale evidenza una sensazione acidulata di scarsa naturalezza.
– Questo 2005 si inserisce nel solco di una tendenza facile e al tempo stesso calcata, che la proprietà amministrata da André Lurton ha impresso sia ai rossi sia ai bianchi. Entrambe le versioni ci paiono esempi poco costruttivi in termini di raffinatezza ed espressione del terroir. La gestione del rovere è spesso sopra le righe. I 61 ettari producono complessivamente circa 280mila bottiglie l’anno.

Château Larrivet-Haut-Brion
33850 Léognan
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Colore già quasi granato.
Naso d’impronta affumicata poco fine; anche le sensazioni legate al rovere manifestano scarsa compostezza.
Il sapore è morbido e diluito, la beva facile ma conduce inevitabilmente a un finale amaro, ruvido e piuttosto grossolano.
– Questa proprietà di 54 ettari nel cuore dell’AOC potrebbe valorizzare un terroir di comprovato valore. La versione 2005 rientra invece tra i vini meno distinti degustati in quest’occasione. E’ prodotto con Cabernet e Merlot in parti uguali. Il management non dichiara le quantità prodotte. Con Haut-Brion e i suoi parenti di Pessac spartisce solo parte del nome.

Château Latour-Martillac
33650 Martillac
www.latour-martillac.com
Colore porpora concentrato e vivo.
Naso molto netto, gradevolmente semplice e diretto, di frutta con un tocco minerale e di spezie.
In bocca è morbido ed equilibrato, così finisce per essere prevedibilmente elementare nel finale, privo di un allungo vincente.
Questa nota proprietà di Martillac si estende su 40 ettari in un’area meridionale prossima alla Garonna. Il Cabernet domina con il 60 per cento della superficie, mentre il Petit Verdot (5) integra il saldo di Merlot. I vini sono talvolta un po’ duri e raramente possiedono il vellutato allungo dei migliori Léognan. Ciò nonostante, si tratta di vini delle Graves piuttosto autentici. Il 2005 avrà bisogno di tempo per ingentilirsi.

Château Les Carmes Haut-Brion
33600 Pessac
www.les-carmes-haut-brion.com
Colore rubino vivace.
Impatto laccato, chiuso e appena minerale, schiacciato dai sentori di rovere; emergono anche note molto verdi.
Bocca morbida, dallo sviluppo poco preciso: contrappunti acidi e salati prendono il posto di una reale tensione gustativa, che dimostra una piacevole libera liquidità ma pecca di finezza, soprattutto nel finale.
Versione poco convincente di uno dei rari cru sopravvissuti all’avanzata urbana nell’hinterland bordolese. Appare ancora poco composto e succube dell’affinamento. Sarà interessante capire se la maturazione gli conferirà maggiore unità espressiva, anche se la materia non sembra conforme al livello dell’annata.
La piccola proprietà di Pessac, appartenuta all’ordine religioso dei Grands-Carmes fin dal XVI secolo, può contare su un minuscolo vigneto inurbato di 4,66 ettari, insolitamente dominato dal Merlot (55 per cento) e completato in parti quasi equivalenti da Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon. Questo encépagement particolare gli conferisce un carattere singolare.

Château Malartic-Lagravière
33850 Léognan
www.malartic-lagraviere.com
Colore vivo di media concentrazione.
L’impatto olfattivo, fine e composto, lascia emergere qualche nota di rovere ma le tonalità di frutta piena, matura e di sottobosco hanno la meglio sui sentori imputabili all’affinamento.
Il gusto evidenzia una confortante eleganza, il tannino è ancora baldanzoso, lega lingua e mucose senza mettere a repentaglio un equilibrio che appare già compiuto.
Nel finale, qualche sensazione polverosa e un riverbero fermentativo di latticini si avvicendano a una gradevole sensazione mentolata. Le sensazioni del “quarto tempo” gustativo sono dotate di una preziosa purezza.
+ Questo vino appare ancora in una fase di elaborazione della propria sostanza, quasi dialogica con gli effetti dell’affinamento in rovere. Un dato che può essere letto come un rasserenante segno di giovinezza.
Questo grand cru classé di Léognan è noto per la signorilità e la costanza dei suoi vini, frutto di 46 ettari di Cabernet e Merlot (in parti uguali), completati da Cabernet Franc (8 per cento) e Petit Verdot (2). Produce mediamente 180mila bottiglie l’anno, oltre a una piccola quantità di bianco basato sul Sauvignon.

Château Smith Haut Lafitte
33650 Martillac
www.smith-haut-lafitte.com
Colore rubino-porpora pieno.
L’impatto aromatico è intenso, rotondo e improntato alla frutta matura; i riverberi laccati e pungenti ne acuiscono la rigidità espressiva, ma non al punto da intaccare la finezza formale.
In bocca il vino è succoso, elegante, pieno e fruttato. Il sapore rettilineo dimostra anche una concretezza apprezzabile.
+ Smith Haut Lafitte dà prova di sapere interpretare il millesimo con una certa fedeltà. Gli aspetti crudi e appena duri sono coerenti con lo stile sempre un po’ vegetale di questo cru di Martillac.
La proprietà conta 45 ettari dedicati alle due etichette di rosso (Cabernet 55 per cento, Merlot 35, Cabernet Franc 10) e 10 ettari di uve bianche (Sauvignon blanc con piccole percentuali di Sauvignon gris e Sémillon).

 

AOC SAINT-EMILION GRAND CRU

Château Angélus
33330 Saint-Emilion
www.chateau-angelus.com
Colore non vivissimo ma ben diffuso.
Naso generoso, macerato, linfatico, minerale e opulento; la frutta emerge con un timbro pienamente maturo e un fascino di stile quasi mediterraneo.
In bocca il liquido si diffonde con una sontuosa morbidezza che innesca una dinamica graduale.
Il finale consegna una robusta sensazione tannica che lascia anche spazio a una corrispondenza aromatica estremamente pura e persistente.
+ Un Angélus di gran classe, elegante e sostanzioso. Spazza in un solo colpo le perplessità destate da alcuni millesimi non interpretati con altrettanta distinzione, come il 2003. Lo stile caldo e “sudista” è affermato e illustra coerentemente la solarità dell’annata. Uno dei migliori vini degustati quest’anno.
La proprietà si estende su oltre 23 ettari di fondo argillo-calcareo con presenza di sabbia. Il Merlot dà un senso di grande generosità, ma l’assemblaggio è sostenuto da un’abbondante proporzione di Cabernet Franc (47 per cento) e una piccola quota di Cabernet Sauvignon.

Château Figeac
33330 Saint-Emilion
www.chateau-figeac.com
Colore non molto vivo.
Naso ancora ridotto ma già capace di lasciar trapelare una sensazione soave; gradualità espressiva e timbro di stile mediterraneo sono altre due incoraggianti peculiarità.
Bocca dal sapore gentile, leggero, succoso e minerale; diffonde con garbo un aroma di piccoli frutti croccanti, prima di consegnare un finale delicatamente amaro.
+ Uno dei 2005 più eleganti tra quelli assaggiati; particolarmente convincente il rigore del finale, che non lascia spazio a sbavature né incertezze. Sarà da seguire con molta attenzione.
I 40 ettari di Figeac, situati ad ovest dell’appellation, nella zona semi-pianeggiante argillosa in prossimità di Cheval Blanc, comportano una singolare distribuzione dei vitigni: Cabernet Sauvignon e Franc (35 per cento a testa), con una quota di Merlot appena inferiore (30). L’austerità dei due Cabernet conferisce al vino un carattere originale e disciplinato.

Clos Fourtet
33330 Saint-Emilion
www.closfourtet.com
Colore vivo e concentrato.
L’impatto odoroso è dominato da una generosa sensazione di piccoli frutti, diretta e vinosa; l’élevage apporta un morbido tocco etereo non privo di fascino.
Evidenzia una notevole sottigliezza gustativa, al contempo ricca e gustosa; l’aroma fruttato è prevalente e contribuisce a tenere unita la dinamica del sapore.
Nel finale emerge un timbro amaro insistente non totalmente disatteso, forse segno di un uso del rovere un po’ marcato.
+ Un’interpretazione piuttosto modernista, tendente ad accentuare la concentrazione e la morbidezza, che per ora paga dazio nella chiusura, fase in cui il vino palesa una carenza di rigore.
Situata nel cuore del bassopiano calcareo – la zona “classica” dell’AOC – la proprietà conta 19,60 ettari piantati a Merlot (85 per cento), Cabernet (10) e Franc (5). Ogni anno produce circa 85mila bottiglie.

Château Grand Mayne
33330 Saint-Emilion
www.grand-mayne.com
Colore concentrato.
Naso semplice e diretto: predominano le note di frutta e di lacca, segno di una spiccata concentrazione che lascia poco libero il respiro odoroso.
In bocca, il tratto saliente è la densità della materia, che soffoca la levità e la grazia del gusto, irrigidendo la beva.
– Una versione piuttosto greve, che sembra testimoniare la volontà di ricercare densità più che definizione e sfumature.
Dislocati tra il declivio del bassopiano e le sue pendici, i 17 ettari di Grand Mayne contano su un carattere soprattutto argilloso del terreno. L’assemblaggio vede primeggiare il Merlot, integrato da Cabernet Franc (15 per cento) e Cabernet Sauvignon (10). L’affinamento avviene in barrique prevalentemente nuove. Lo château dichiara una produzione di 60mila bottiglie l’anno.

Château Trottevieille
33330 Saint-Emilion
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Colore concentrato appena velato.
L’impatto olfattivo denuncia una chiara, esacerbata maturità, al punto da rivelare sensazioni di frutta schiacciata.
In bocca si percepisce dapprima un’acidità rinfrescante, seguita da un senso di avvolgente morbidezza e da un tannino ben fuso nella struttura. Prevale la sensazione di polpa compatta.
+ Una versione ben interpretata, coerente con l’opulenza del millesimo, di questo cru noto per la densità dei suoi vini. Un vino per chi ama lo stile ricco e setoso.
Trottevieille, premier grand cru di soli 10 ettari cinti da muri, è situato nel cuore della denominazione, su un sottile terroir argilosso appoggiato su un sottosuolo calcareo. Merlot e Cabernet Franc costituiscono l’ossatura del taglio, completato da 5 per cento di Cabernet Sauvignon. La proprietà dichiara una produzione annua di circa 30mila bottiglie.

 

AOC SAINT-JULIEN

Château Langoa Barton
33250 Saint-Julien-Beychevelle
www.leoville-barton.com
Colore di media concentrazione.
Naso restio, lieve, aereo e floreale, di discreta articolazione aromatica.
Bocca leggera non molto incisiva: la sensazione acidula ben si integra nella struttura mediamente coesa.
Il finale restituisce qualche nota affumicata.
Un vino di buona diffusione della sostanza e corretta esecuzione, che non può però contare sulla classe dei suoi vicini più prossimi alla Gironda.
La “piccola” proprietà di Langoa conta su 15 ettari di Cabernet (70 per cento), Merlot (20) e Cabernet Franc (10) piantati su un fondo ciottoloso e un sottosuolo argilloso. Produce circa 90mila bottiglie. Lo château è di proprietà della famiglia Barton, di origine irlandese, da oltre due secoli.

Château Léoville Barton
33250 Saint-Julien-Beychevelle
www.leoville-barton.com
Colore rosso porpora profondo.
Il naso mette in evidenza la compattezza di questo cru, generalmente più possente dei suoi vicini; il tocco erbaceo gli conferisce un accenno agreste, l’intrigante speziatura si inserisce in un bouquet piuttosto fine.
Impatto gustativo acido, sostenuto nell’allungo da una notevole sensazione di volume; il tannino ha una grana sottile e diffusa, il finale è elegante.
+ Un vino ricco e concentrato, come nello stile di questo château, confortato da una raffinatezza di grande pregio. Interpretazione solida ed elegante di un millesimo potente.
E’ nel 1826 che Hugh Barton, già proprietario di Langoa, acquista una porzione della più quotata località Léoville. I 45 ettari di Léoville Barton sono dominati dal Cabernet Sauvignon (72 per cento), completato da Merlot (20) e da Cabernet Franc (8). Il primo vino affina in media 20 mesi in barrique nuove per metà. La produzione annua si aggira sulle 260mila bottiglie.

Château Léoville Poyferré
33250 Saint Julien-Beychevelle
www.leoville-poyferre.fr
Colore rosso rubino leggero.
Naso fuso ed elegante, d’immediata seduzione: la liquirizia si alterna a un fruttato nitido, pieno e raffinato; quest’alleanza comunica l’impressione di un vino maturo e già pronto.
La bocca dimostra la medesima eleganza: fine e leggiadra, è anche succosa e grintosa.
Il finale dà un’impressione di luminosa libertà.
+ Un Poyferré di gran classe, dotato di una sicura profondità. Si iscrive nel solco delle annate più espressive del terroir delicato e setoso di Saint-Julien, ma conserva quella cremosità e affusolata morbidezza tipiche dello stile di questo second cru classé. Al momento del nostro assaggio, era certamente uno dei vini più eleganti e pronti della degustazione.
Nonostante la parabola negativa della fama di Michel Rolland, lo château ha confermato la sua supervisione enologica, datata 1994. Densità della materia, ma soprattutto carattere soffice sono il segno tangibile di questa scelta; vi concorrono anche la percentuale piuttosto elevata di Merlot (27) e la produzione “limitata” (circa 240mila bottiglie di premier vin) rispetto all’estensione del vigneto. Il resto degli 80 ettari complessivi è occupato da Cabernet Sauvignon (63 per cento), Petit Verdot (8), Cabernet Franc (2).

 

AOC PAUILLAC

Château Clerc Milon
33250 Pauillac
www.bpdr.com
Colore concentrato di media vivacità.
Naso dai tratti vegetali un poco rustici, a tratti brucianti; fa pensare a una materia particolarmente matura, che in questo caso non sembrerebbe tutelare la finezza della sensazione odorosa.
La rusticità si ritrova in bocca, dal sapore lieve ed equilibrato ma dal tannino polveroso; anche il finale accusa un deficit di purezza espressiva.
± In linea con la nomea del cru. Nonostante l’acquisizione nel 1970 da parte dei proprietari di Mouton Rothschild, che ne hanno completamente rinnovato il profilo tecnico, non riesce ad apparentarsi alla razza dei migliori Pauillac. La classificazione come cinquième cru nel 1855 appare pienamente giustificata.
Gli oltre 40 ettari di questa proprietà vedono una considerevole presenza di Merlot (39 per cento), quasi equivalente a quella del Cabernet (46); Cabernet Franc (12), Petit Verdot (2) e Carmenère (1) completano il blend.

Château Pichon-Longueville Comtesse de Lalande
33250 Pauillac
www.pichon-lalande.com
Colore piuttosto leggero.
Naso di liquirizia generosamente fruttato, poco nitido e poco graduale, non si apre con la dovuta progressione.
Il gusto è acido e la sensazione non apprezzabilmente unita, ancora preda degli aspetti più fermentativi; si ritrova in maniera esplicita il marchio fruttato, quasi esacerbato e un po’ grossolano, che condiziona anche lo sviluppo del finale.
– Una versione sorprendente, pressoché incomprensibile, di questo cru rinomato per la sua ansia di raffinatezza, talora persino ingombrante. Dobbiamo credere che, al momento, non sia giudicabile e che la partita assaggiata non sia rappresentativa del talento del vino.
Nato dalla spartizione della proprietà Pichon-Longueville nel 1850, questo second cru meridionale di Pauillac si estende su 86 ettari confinanti con Latour. Il Merlot ha una presenza rilevante (35 per cento) nell’assemblaggio, completato dai due Cabernet (Sauvignon 45 per cento, Franc 12) e da un saldo di Petit Verdot (8). Particolarmente apprezzato negli USA e in Estremo Oriente, il Comtesse produce ogni anno tra 350 e 400mila bottiglie.

 

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