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Borgogna 2007 - 3: Chablis, Mâconnais, Côte Chalonnaise e AOC Bourgogne

Fuori dalla Côte de Nuits e dalla Côte de Beaune si estende una vasta regione eterogenea per terroir e persino per vitigni.

Borgogna 2007: appunti sparsi su négoce, terroir, congiuntura e stile

terzo episodio – Chablis, Màconnais, Côte Chalonnaise e AOC Bourgogne

 

Chablis, Mâconnais, Côte Chalonnaise e AOC Bourgogne

 

Chi dice “Borgogna” intende quasi sempre Côte d’Or. Ma fuori dalla Côte de Nuits e dalla Côte de Beaune si estende una vasta regione eterogenea per terroir e persino per vitigni, che include le rare eccezioni ai due sovrani incontrastati, lo Chardonnay e il Pinot Noir.

Il vigneto dell’Yonne si estende su circa 5mila ettari ed è la propaggine settentrionale della regione. Detentore di un glorioso passato vinicolo (prima della fillossera fu la prima regione di Francia per quantità), questo dipartimento è oggi un’area economicamente depressa e il suo clima rigido intralcia la maturazione e la sanità delle uve. Ciò nonostante, il nome trainante di Chablis (oltre 4mila ettari di vigna, cfr. Porthos 21) ha portato il comprensorio a una rinascita dell’attività vitivinicola, innanzi tutto in termini di volumi. Negli ultimi trent’anni si è assistito a grandi ampliamenti della superficie coltivata. Un’enorme cooperativa e diverse grosse maison de négoce hanno spianato la strada a una frotta di vignaioli non sempre riguardosi dei suoli e del materiale vegetale. Troppo forte la tentazione di sopperire alle tante difficoltà legate al clima a colpi di diserbante, fitofarmaci e prodotti enologici. Chablis è tornata a imporre il suo vino bianco sul mercato – specialmente all’export – favorita anche dal carattere tollerante e generoso dello Chardonnay. Molti vini sono ancora anonimi se non davvero disadorni, ma le migliori versioni dei produttori più appassionati rivaleggiano con i cru più interessanti della Côte de Beaune. Purtroppo, anche i prezzi, un tempo convenienti, hanno iniziato a emularli.
L’Yonne non si limita a Chablis. Altre dieci minuscole aoc raccolgono i frammenti del grande Auxerrois ottocentesco. La vocazione rossista sopravvive nel Bourgogne Côtes d’Auxerre, nel Bourgogne Epineuil e soprattutto nell’Irancy, che consente di assemblare al Pinot Noir una percentuale di César, antica varietà quasi scomparsa. L’altra eccezione è l’appellation Saint-Bris, imperniata sul Sauvignon Blanc, che dà vini dal carattere somigliante ai Sancerre più esili, lineari e meno aromatici. Le restanti aoc Bourgogne (seguite dalle menzioni Chitry, Côte Saint-Jacques, Côtes d’Auxerre, Coulanges-la-Vineuse, Tonnerre e Vézelay) sono centrate sullo Chardonnay. Offrono alcuni vini interessanti, frutto di vigneron sensibili come i De Moor, i Montanet o i Goisot. La cosiddetta Bassa Borgogna sta vivendo una stagione di nuova, tiepida notorietà, aiutata dalle tecnologie vitivinicole e dalla volontà di una manciata di volitivi produttori d’inclinazione naturalista.
All’estremità opposta della grande Borgogna, il Mâconnais (dipartimento della Saône-et-Loire) vive una condizione molto diversa. E’ un’ampia regione quasi totalmente dedita allo Chardonnay, qui forse al limite meridionale della sua vocazione territoriale. Impero delle cantine cooperative, ha visto fiorire alcune talentose tenute nell’ultimo ventennio, concentrate soprattutto nello straordinario sito calcareo di Vergisson (cfr. Porthos 25).
La Côte Chalonnaise sembra arenata in una sorta di limbo: troppo umile per essere assimilata alla Côte d’Or (e in questo “tradita” dal confine di dipartimento), troppo vicina per crearsi un’identità differente. A lungo serbatoio di Aligoté (il vitigno bianco rustico della Borgogna) e di uve destinate allo spumante, si è aggrappata alla fama di alcuni Comuni: Mercurey su tutti, poi Rully, Montagny, Bouzeron e Givry, ciascuno dei quali ha ottenuto una propria aoc. Il timbro dei vini è quasi sempre più agreste, semplice e vinoso dei vini di Beaune e Nuits. Equilibratamente suddivisa tra bianchi e rossi, la Côte Chalonnaise ha una vocazione quasi puntiforme, sia per collocazione ed estensione dei vigneti sia per loro vocazione. Rully predilige il bianco, Mercurey il rosso, Bouzeron festeggia il decennale della sua appellation consacrata all’Aligoté, trainata dal prestigioso domaine Aubert et Pamela De Villaine, proprietari della Romanée-Conti.
Ciò che resta escluso dalle denominazioni sottoregionali può accedere alle aoc “generiche” Bourgogne, Bourgogne Passe-tout-grains (fondata sul Gamay), Bourgogne Mousseux, Bourgogne Aligoté, Bourgogne Grand Ordinaire (che dà asilo a quasi tutti i vitigni: Chardonnay, Pinot, Gamay, César, Tressot, Melon, Sacy e Aligoté), senza contare lo spumante metodo classico Crémant de Bourgogne. In tutto, ben oltre 3mila ettari di vigneto. Ad esse si aggiungono le due “macro” appellation “d’alta quota”: Hautes-Côtes de Beaune e Hautes-Côtes de Nuits, circa 800 ettari (sopra i 300 metri slm) di viticoltura “eroica” non dal punto di vista pedologico ma quanto a maturazione delle uve. La qualità dei Bourgogne aoc è estremamente ineguale, spesso mediocre, poiché questa denominazione utilizza uve provenienti da appezzamenti residuali o a vocazione viticola quanto meno discutibile. Anche la valutazione del rapporto qualità prezzo è contorta: i vini ordinari sono cari ma alcune rare eccezioni invertono il valore nominale: vendono cioè al prezzo di una aoc regionale un prodotto degno di alcune cuvée village. E’ il caso, ad esempio, di certe etichette dei domaine Anne-Claude Leflaive, Pierre Morey, Claude et Catherine Maréchal, Hudelot-Noëllat. Nelle aree “minori”, l’aoc Bourgogne (con eventuali specifiche) è semplicemente l’unica soluzione possibile per vendere vini di onesta caratura.

La Borgogna “satellite” offre un quadro vario e non assimilabile alla realtà del suo “cuore aristocratico”. I problemi di Mâcon assomigliano a quelli del Beaujolais o delle aree minori di Bordeaux; la situazione dello Chablisien si apparenta alla Champagne per natura del terroir, soluzioni tecniche e slancio internazionale. Le piccole aoc sconosciute restano materia di una caparbia agricoltura destinata al commercio locale; sfruttano tutt’al più il favore di una moda passeggera per tornare a rischiare l’estinzione un decennio più tardi. Eppure l’Yonne, nel contesto di un riscaldamento climatico ormai fuori discussione, potrà forse tornare a popolarsi di viti, rinverdendo i fasti di un secolo fa. Sono questioni che l’Inao e il governo nazionale – così sensibili alla concorrenza del Nuovo Mondo e alla possibilità di introiti fiscali – non mancheranno di considerare nei prossimi anni. Le deroghe governative alle rese massime per le appellation di Chablis (inclusi i grand cru, cfr. decreto 20/10/2005) ne sono un primo esempio. Jean Durup, a capo di 170 ettari di vigna e del consorzio Fédération des Vignerons du Chablisien, così come i domaine Moreau (120 ettari), Michel Laroche (100) o Jean-Marc Brocard (95 ettari acquisiti in trent’anni) sembrano aver compreso per tempo il clima di euforia che potrebbe durare ancora a lungo, con il rischio di appiattire lo straordinario potenziale di terroir di questa regione unica.

 

La degustazione
Gli appunti che seguono sono il frutto di assaggi personali, palesi, avvenuti negli ultimi mesi in differenti situazioni. Devo ringraziare la società Panta Rei, Chanson e il suo importatore italiano per aver messo a disposizione i campioni, Sarzi Amadè e la Vinicola Balan per avermi dato la possibilità di degustare liberamente in occasione dei rispettivi eventi di Milano, Mogliano Veneto e Verona. I prezzi menzionati sono quelli praticati dall’importatore.

 

La Chablisienne
89800 Chablis 0033/(0)386428989 www.chablisienne.com
importato da Sarzi Amadè
Chablis premier cru Les Vaulorents 2003
Colore paglierino chiaro.
Impatto ricco, grasso e caldo, con accenti di erbe amare e una sollecitudine espressiva che lascia immaginare una materia diluita.
In bocca si ritrovano i caratteri percepiti al naso, con grassezza e calore prevalenti sulla tensione e sulla concentrazione.
Fuorviante, è un vino poco tipico, ma questa bottiglia riflette coerentemente l’eccezionalità del millesimo. Les Vaulorens sono una sezione di 17 ettari della Fourchaume – il premier cru in cui fu inglobato per decreto nel 1986 – separata dal corpo principale di quest’ultima. Si trova in un avvallamento esposto prevalentemente a nord-ovest e adiacente al grand cru Les Preuses.
25 euro

Chablis premier cru Mont de Milieu 2003
Colore chiaro.
Naso molto più cristallino, retto e lineare della controversa sfuggevolezza dei Vaulorents: emergono con precisione candide note di frutta e contrappunti minerali che dànno verticalità alla sensazione.
In bocca si coglie densità, mineralità e un succo vivo, senza alcuna mollezza; finale di buona durata.
Il terroir prende possesso del vino molto più di quanto non accada nei Vaulorents, in cui l’annata sovrasta la specificità del luogo. Il Mont de Milieu della Chablisienne è composto di vecchie viti profondamente radicate. Stupisce la droiture gustativa di questo cru totalmente esposto a sud in un’annata torrida; proprio l’età delle piante fornisce la spiegazione più plausibile di tanta baldanza. Nonostante la sua estensione (34 ettari totali), il Mont de Milieu è considerato di qualità omogenea e uno dei premier cru più fini e sostanziosi, insieme alla Montée de Tonnerre; non è raro che entrambi sovrastino alcuni grand cru. Interessante il prezzo, soprattutto in confronto ai grandi bianchi della Côte d’Or.
24 euro

Chablis vieilles vignes 2002
Il “base vieilles vignes” di quest’annata conferma una rettitudine e una tensione superiori a molti altri millesimi; per la prima volta, inoltre, inizia a tratteggiare una complessità olfattiva fondata su un caparbio carattere minerale, che lo rende superiore a diversi premier cru.
+ Un ottimo village, con un futuro radioso davanti a sé. La versione in magnum, assaggiata alla fine del 2006 e di nuovo in maggio 2007, è parsa tagliente e ancora cruda: avrà bisogno di qualche anno per trovare una maggior rilassatezza e la gustosa ampiezza che promette. Il dato che emerge è una relativa sottigliezza di corpo che non gli permette di accedere a un livello superiore. Nel restyling della cooperativa, questa cuvée da viti cinquantenarie prende il nome di “Le vénérables”.
17 euro

Chablis premier cru Les Lys 2002
Colore paglierino.
Naso floreale, fragrante, speziato (zafferano) e aereo, fa mostra di un’immediatezza olfattiva gentile e incoraggiante; si legge nitidamente il timbro fresco di questo cru orientato a nord-est.
In bocca è grasso, denso e di riuscita vinosità; si avverte il lascito del rovere, con una nota resinosa e un ritorno aromatico leggermente dolce nel finale.
E’ la dimostrazione che a Chablis, il terroir – quando c’è - è spesso più forte dell’annata: questa bottiglia ha lineamenti “orientali”, diversissimi dal village dello stesso millesimo, che riassume in modo più neutro il carattere “Chablis”. Situati sulla riva sinistra del fiume Serein, Les Lys (12 ettari) sono una porzione della denominazione commerciale premier cru Vaillons, che include altri sei lieu-dit.
22 euro

Chablis grand cru Château Grenouille 2001
Colore paglierino carico.
Il naso è macerato, con tinte cupe, impresse di zafferano e di confettura di frutta bianca; dimostra una stagionatura avanzata e non giureremmo su un’ulteriore evoluzione, considerato la mediocrità dell’annata e che questo lieu-dit, solitamente di espressione tardiva, in questo caso è già maturo.
In bocca il sapore è rigido e non brilla per coralità gustativa; gli aromi hanno l’eleganza e la finezza che ci si attende ma il sapore appare disgiunto, specie nel finale affidato all’acidità.
Château Grenouille è una porzione di circa due ettari del grand cru Grenouilles (il più raccolto) ed è prodotto in monopole dalla cooperativa, che possiede peraltro i tre quarti dell’intero cru (9,37 ettari). Contrariamente a quanto evocato dal nome, non esiste alcun castello. Rispetto al resto del cru, questo climat ha il vantaggio di trovarsi nella parte rialzata, mentre la porzione bassa delle Grenouilles lambisce il fiume Serein (donde forse il nome, per la presenza di rane). L’esposizione è sud-ovest. L’annata è ricordata a Chablis tra le peggiori dell’ultimo decennio. Il confronto con i prezzi degli altri vini è dissuadente.
50 euro

Chanson Père et Fils
21200 Beaune 0033/(0)380259797 www.vins-chanson.com
importato da Giuseppe Meregalli
Bourgogne Pinot Noir 2004
Bel colore rubino luminoso.
Naso fermentativo, appena dolce e laccato, improntato a semplici sentori di frutta, via via più verdi e acerbi; si uniscono note di mandarino, ma con il tempo prevalgono il talco e la caramella, insieme alla sensazione bruciante di alcol.
Bocca rigida e dall’acidità sferzante, con un tannino stridente di dubbia finezza.
– Un Pinot Noir stilizzato, di scarsa profondità, esempio elementare della definizione aromatica del vitigno e della sua fermentazione. Una prestazione modesta, che la malagevole annata giustifica solo in parte. Non cresce mai e l’accattivante aspetto di frutta si attenua con il tempo, in favore di note medicinali non molto aggraziate.
La casa dichiara di ricavare questa cuvée da uve della Côte de Beaune e Côte de Nuits, in parte di proprietà.
12,80 euro

Bourgogne Chardonnay 2004
Colore paglierino scarico.
Impatto nervoso di resine, caratteristico della parte più verde dello Chardonnay, tanto che si riesce a cogliere l’origine mâconnaise della cuvée; profumo lineare, con qualche sentore di anice, mostra compostezza ma scarsa stratificazione; si concentra poi su sentori di pane nero e di amido che non sono un esempio di aristocrazia.
Bocca morbida e fresca con uno spunto salino apprezzabile.
La costruzione formale è più pulita e meno ansiosa di esibizioni rispetto al Bourgogne rosso. L’annata è considerata più favorevole alle uve bianche ma questa bottiglia non va molto al di là di una corretta esecuzione tecnica e di una beva gradevole.
Le uve di questa partita provengono dal Mâconnais e dalla Côte de Beaune.
12,00 euro

Domaine Jean-Paul & Benoît Droin
89800 Chablis 0033/(0)386421678 www.jeanpaul-droin.fr
importato da Vinicola Balan
Chablis premier cru Montmains 2003
L’impatto olfattivo non risparmia note chimiche, fermentative e vinose; è rigido, vegetale e pungente; si riconosce l’origine chablisienne, meno il valore del cru.
Il sapore è grasso, amarognolo e ripropone la rigidità già percepita al naso.
Esecuzione formalmente corretta ma non esemplare dell’andamento climatico dell’annata; la notevole freschezza gustativa è disorientante perché è supportata da un corpo di scarsa consistenza. La precisione tecnica lascia spazio a una modesta sostanza nel finale troppo sfuggente. Legittimo il sospetto di una maturazione disarmonica e di una vendemmia precoce. Difficile riconoscere la generosità di Montmains.
20 euro il 2004

Chablis grand cru Valmur 2004
Colore chiaro.
Naso animale e vivo, di bella mineralità; l’impatto pungente assume un profondo carattere vegetale che manca al precedente; il bouquet – viscerale e molto distante dalla natura fermentativa un po’ scialba del Montmains – deve ancora comporsi, svilupparsi e non è di immediata gradevolezza.
Bocca grassa e puntuta, abbastanza severa e ancora concatenata all’azione dei lieviti; il gusto minerale e vegetale si allunga verso un finale stranamente vinoso e semplice, privo della croccantezza percepita al naso.
La grassezza del sapore è coerente con la fama del cru; la generale diluizione che il 2004 ha provocato a Chablis – ma non solo – ci pare aver inflitto una modesta capacità di persistere.
36 euro

Ghislaine et Jean-Hugues Goisot
89530 Saint-Bris-le-Vineux 0033/(0)386533515 www.goisot.fr
Saint-Bris 2005
Colore pallido e brillante.
Il naso comunica subito un’incoraggiante impressione di purezza, la prugna gialla spicca su un sottile fondo minerale, elementi che restano dominanti per tutto lo sviluppo aromatico; con il passare dei minuti si inseriscono la frutta tropicale (ananas, litchis, mango) e delicati aspetti erbacei e fumé.
L’impatto gustativo è “pur jus”: una libera e franca succosità; soffice, gustoso, sodo ma non rigido, il vino scorre con una pienezza che non è dimostrazione di forza ma misurata grazia minerale.
Nel finale tornano le prugne e gli aspetti affumicati, cui si aggiungono lievi note di peperone e cetriolo fresco; la lunghezza aromatica non è trascinante ma lineare.
+ Un’unione didattica di varietalità e terroir: la prima non impone il suo aroma e il secondo non soccombe a una vinificazione tradizionale in acciaio. Bellissima la sensazione di maturità delle uve, che non deborda nella surmaturazione o in un sovradimensionamento del vino, semplice e beverino. Il Saint-Bris – di cui Goisot vinifica una cuvée “de garde” – è Sauvignon coltivato su terroir di tipo kimmeridge e portland, pochi chilometri a sud-ovest di Chablis. I Goisot coltivano anche Chardonnay e Pinot Noir (aoc Bourgogne Côtes d’Auxerre), César (aoc Irancy, in assemblaggio con il Pinot) e Aligoté (aoc Bourgogne Aligoté); tutti in agricoltura biologica e biodinamica.
13 euro in enoteca

Domaine Dominique Guyon
21420 Aloxe-Corton
importato da Sarzi Amadè
Bourgogne Hautes Côtes de Nuits “Les Dames de Vergy” 2005
Colore molto compatto.
Naso inizialmente chiuso, con tenui note di frutta e spezie; occorre pazienza per attendere che si apra, senza mai arrivare a una sensazione nobile né liberare la purezza del Pinot Noir.
In bocca sorprende l’atteggiamento concentrato e oltremodo morbido: grassezza e rilassatezza sono prive di una spinta acida convincente ma comportano una tattilità polverosa e amara.
Discreta, ma poco espressiva, la persistenza gustativa.
– In astratto, si tratta di un vino godibile, di corretta confezione. Difficile invece scorgervi l’esile nerbo che ci si attende da un Hautes Côtes de Nuits. Densità e morbidezza possiedono persino un’evocazione mediterranea e la corretta definizione formale non fuga i dubbi sulla tipicità. Il prezzo appare sproporzionato.
18 euro in enoteca

Domaine Michel Juillot
71640 Mercurey 0033/(0)385989989 www.domaine-michel-juillot.fr
importato da Panta Rei srl
Crémant de Bourgogne Brut Blanc de Blancs s.a.
Bel colore paglierino, perlage spumoso.
Naso ritroso, cupo, vegetale, dal timbro di Chardonnay, con qualche nota dolce ma composto.
Bocca solida e robusta, un po’ rustica come ci si attende da un crémant chalonnais; lo sviluppo è abbastanza salino e voluminoso ma il finale si disperde in modo semplice.
Ha una tenuta interessante in bocca, un succo e un’acidità notevoli; peccato che chiuda in modo poco fine e svanisca in fretta. E’ il destino di molti metodi classici di questa regione, dove le uve migliori non sono riservate agli spumanti.
Prezzo n.d.

Mercurey blanc 2003
Colore paglierino carico brillante.
Impatto caldo, soffice e agrumato (crema di limone, arancia candita); erbe fresche, crosta di pane nero, un po’ di mineralità, note di burro e di mou completano il quadro; l’impostazione è ancora fermentativa, poi si aggiunge un tocco quasi ferroso.
La bocca è limpida e cremosa, soffice, abbastanza ficcante; lo sviluppo è in cerca di un’armonia ma per ora prevale una certa rigidità che non gli permette di distendersi in modo sereno; l’apporto caustico dell’alcol resta evidente.
Il finale è amaro e segnato dal legno, che ha come un sussulto medicinale e di olive in salamoia.
± Un vino diviso a metà; il tempo stabilirà se saprà digerire il rovere e perfezionare la propria definizione. Seguìto per alcuni giorni, non sembra capace di crescere e questo corrobora il sospetto che la materia prima non fosse di prim’ordine, in un’annata non facile da gestire. L’intensità gustativa è un dato rilevante, come la buona persistenza. Il risultato è una certa durezza bruciante, che condiziona la digeribilità.
Abbiamo aperto una seconda bottiglia, di stile assai diverso: croccante, tostata e molto legnosa. Difficile non pensare a due imbottigliamenti distinti, il che mette in discussione l’affidabilità del prodotto. In entrambi i casi, l’impronta del rovere appesantisce la beva.
Prezzo n.d.

Mercurey rouge 2003
Colore granato di media concentrazione, già maturo.
Naso dapprima pungente, laccato, caldo e monocorde; escono poi spunti di acciughe, di ciliegie e di frutta rossa; il cuore della frutta, un po’ rustico e accompagnato da erbe amare, si libera con successo dal legno e dalla traccia bruciante, definendo meglio i dettagli.
Bocca di buona distensione, brillante, poi amara e asciugante; il tannino è vero (ma magro) e il sapore ha un vuoto conclusivo, finendo gradualmente.
± A un giorno di distanza, il naso resta netto, pieno e fruttato (scorza d’arancia, gelatina di fragole); meno convincente il comportamento in bocca, perché i tannini si confermano duri e astringenti. Si avverte la mancanza di una sana anima salina. Il carattere un po’ rustico di Mercurey fa parte di questo vino, proveniente da viti di 30 anni piantate su un terroir argillo-calcareo tra 230 e 270 metri slm. L’esposizione copre tutto l’arco meridionale.
Alcuni Mercurey di Michel Juillot, in particolare i premier cru, che purtroppo non abbiamo potuto assaggiare, godono di una consolidata fama.
Prezzo n.d.

 Domaine Catherine et Claude Maréchal
21200 Bligny-lès-Beaune 0033/(0)380214437 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Bourgogne blanc “Cuvée Antoine” 2005
Colore giallo dorato.
Naso di immediata, generosa grassezza, connotato da note di colla liquida e frutta polposa molto matura.
Bocca tenera e succosa, pregna di una ricchezza linfatica; la trama gustativa è soffice e doma, il sapore si allunga con leggiadria, senza forzare la mano ed evitando ogni effetto stridente; finale di elegante coerenza.
+ Questa cuvée, originata da uve coltivate a Pommard e Bligny, è il risultato di una vendemmia a piena maturità, forse anche oltre. E’ sorprendente constatare tanta ricchezza aromatica e una succosità così piena in un’appellation Bourgogne generica. La lungimiranza viticola dei coniugi Maréchal è riuscita a coagulare lo splendido effetto millesimo pur su terroir di medio valore.
Prezzo n.d.

 Domaine Marc Morey
21190 Chassagne-Montrachet 0033/(0)380213171 www.domaine-morey-coffinet.com
importato da Vinicola Balan
Bourgogne 2004
Colore paglierino molto leggero con netti riflessi verdi.
Naso di buona tensione, tra ammiccanti note di cedro e una lieve speziatura; pulita la definizione e discreta la profondità odorosa.
Fresco e di godibile pienezza in bocca, il vino si distende, prima di offrire un rilascio aromatico di buona durata su note di ribes bianco maturo.
+ Un Bourgogne regionale di pregevole spessore, succulente e persistente.
18 euro

 Domaine Pierre Morey
21190 Meursault 0033/(0)380212103 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
importato da Velier
Bourgogne Aligoté 2004
Colore paglierino leggero.
Naso fragrante, semplice e definito, con una lieve vena alcolica; la rilassatezza degli aromi suggerisce una golosa, invitante cremosità.
In bocca l’acidità arriva per prima, con passo fermo e composto; gli fa eco un tocco burroso ben integrato, che accompagna la chiusura.
+ Un vino di approccio immediato, centrato sulla freschezza. Non è mai acre né verde ed è un notevole risultato per uve provenienti da appezzamenti addirittura sottostanti la Statale 74; difficile trovare Aligoté così integri e puri.
Prezzo n.d.

Bourgogne 2002 [bianco]
Colore paglierino con intense sfumature verdi.
Naso resinoso, vegetale, segnato dalla riduzione; freschezza e pungenza sono al limite dell’acerbità.
In bocca il vino è magro e verde, di acidità quasi elettrica; franchezza non impeccabile e semplicità gustativa portano a una sensazione finale limonosa.
– Questa cuvée di Chardonnay non sembra all’altezza di un millesimo più che positivo né del talento del vinificatore; le particelle di modesto valore da cui provengono le uve sono tutte sul territorio di Meursault, a valle dell’abitato. Il timbro scarno e rustico di Morey non basta a rendere interessante questa bottiglia. Tuttavia, la fama del vigneron e la tendenza dei suoi vini a rivelarsi tardi, soprattutto a causa di una spiccata riduzione, invitano alla prudenza e a riassaggiare questa bottiglia tra qualche anno.
Prezzo n.d.

Bourgogne 2004 [rosso]
Colore rubino granato leggero.
Impatto animale, vivo, minerale, crudo, al limite della veemenza; il timbro è insieme verde e aperto.
Bocca ancora rigida, leggera, a tratti spigolosa e asciugante; l’aroma fruttato resta ancorato alla verità di tannini scabri e ben sostenuti dalla vena acida.
Bel finale di foglia di tè.
Vino tutt’altro che facile, sembrerà magro e povero a molti innamorati della Borgogna. Crediamo che esprima fedelmente l’identità di climat connotati da argille rosse, a nord del villaggio (les Dressoles, les Belles Côtes, les Vaux) in un 2004 sofferto.
Prezzo n.d.

 Château de Rully – Rodet
71640 Mercurey 0033/(0)385981212 www.rodet.com
importato da Vinicola Balan
Rully premier cru La Pucelle 2005
Bel colore paglierino-verdolino.
Naso dall’impatto chiuso e fermentativo (gomma), ancorato alla sensazione del rovere e poco reattivo.
Impatto gustativo denso e corposo, che lascia spazio a una magra tensione in stile Chablis; finale burroso di incompiuta finezza.
± Versione molto giovane per poter farsene un’idea attendibile. L’élevage appare ancora invasivo negli aromi e il liquido vive una fase di riduzione che non ne premia il buon potenziale.
Comune settentrionale della Côte Chalonnaise, Rully è noto per i suoi vini bianchi. Rodet è tra i négociant più in vista della regione.
21 euro

 

Riviste

Libri