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Verticale Il Falcone Rivera: il racconto della degustazione

Undici annate del Castel del Monte Riserva Il Falcone Rivera.

appunti di degustazione

 

2001
Colore rubino intenso e compatto.
Naso di bella combinazione fruttata, concentrato e moderno, alcolico e minerale, sa di mare, pesca noce, amarena, fiori e spezie; il suo inizio brillante non si conferma a bicchiere aperto, dove il vino perde tensione e si fa chimico e sciropposo.
In bocca è secco, il suo inizio è contratto tra il tannino del vino e quello del rovere, meglio la progressione, spigliata, e il finale pulito.
+ Vino di bella tessitura è stato concepito con uno spirito innovativo che non lo ha reso banale...
- … peccato gli abbia tolto un poco di magia.

 

2000
Colore granato rubino vivo e di discreta pienezza.
Naso accogliente, dotato di una floreale maturità tutt’altro che scontata, prevale il tono di frutta caldo e aperto, notevoli la tensione e la profondità che reggono l’intera degustazione e lasciano trapelare una lieve animalità e un sentore spiritoso.
In bocca, appena prima che il vino faccia il suo ingresso, sbuca un bel sentore di mare, lo sviluppo è morbido e setoso, i tannini levigati hanno una buona presa, il finale è composto e vive il salutare rientro della freschezza.
+ Vino compiuto e riuscito, non soffre il calore dell’annata ma ne fa uno strumento di spontanea piacevolezza.
- La semplicità delle sensazioni finali e la progressiva evidenza del rovere a bottiglia aperta sono le uniche lacune.

 

1999
Colore granato intenso, classico nella sua maturità.
Il naso è gradevolmente stretto tra il tono della frutta scura e i sentori di mare e carne, si avvertono sprazzi di cioccolato e terra, accanto a una piena disposizione ad aprirsi.
In bocca è secco, tannico, promettente, in mezzo c’è anche il rovere e questo limita lo slancio della dinamica gustativa: ci sono volume e rotondità, forse mancano adeguate energia e tensione; è molto incoraggiante l’eredità odorosa nel palato.
+ Pur se contratto dalla consistente materia questo è un Falcone autorevole.
- La sua generosa concentrazione non è stata aiutata a liberarsi completamente, la modalità innovativa ha chiuso la meridionale spinta emotiva.

 

1998
Colore granato maturo.
Naso avvolgente, chiuso, speziato e carnoso, trapelano sangue e mare; lo sviluppo è solido, ha tratti di leggerezza molto aggraziata, rimane comunque introverso per tutto il corso della degustazione.
In bocca prevale la morbidezza, non è un vino stucchevole ma rimane piuttosto centrale, incide poco nell’impatto e non segna il finale; voluminoso e moderno, si accontenta di non essere pesante.
+ L’annata non è stata brillante e l’ottima selezione si sente.
- La sensazione è che rimanga chiuso nel suo letargo e non riesca a fare progressi evolutivi.

 

1997
Colore granato opaco, stagionato e teso.
Naso di nocciole e sottobosco, cacao, frutta sotto spirito, profondità e calore; si intuisce una lieve e affascinante componente ossidativa che non perde unità nel bicchiere aperto.
In bocca è secco, energico, il suo volume copre un arco molto ampio, sotto palpitano tannini seri, il corpo è moderato e inserito in una grande armonia di cui l’acidità è la sorprendente protagonista.
+ E’ uno dei vini di svolta della verticale: si comprende lo sforzo per renderlo più moderno senza fargli perdere l’archetipale natura mediterranea.

 

1996
Colore granato pieno appena caduco.
Naso stagionato senza particolari forzature, sentori di viola, funghi e carne arrostita, in principio appare promettente, il passare dei minuti lo rende semplice fino ad asciugarlo.
In bocca ha un modo deciso, regge almeno per tre quarti, il tannino secco monopolizza l’epilogo togliendo respiro e attenuando la tensione, inevitabile che i ricordi non abbiano una gran purezza.
Vino diviso che trova affezionati sostenitori per l’immediata capacità di coinvolgere come convinti critici della sua superficialità espressiva.

 

1995
Colore granato non intenso ma molto vivo.
Naso lento e composto, la sua bella dimensione è gratificata dal tono avvolgente di spezie e alcol, il cuore è carnoso di amarena, le radici appartengono al ferro, al tono balsamico e alle tracce animali; alla distanza esce una sfumatura vegetale e una di china.
In bocca ha un impatto cremoso e godibile, forse non spinge come ci si aspetterebbe, in compenso ha una coerenza impeccabile, non gioca su una sterile potenza ma sulla finezza della trama.
+ Vino sensuale, saldo e unito, consegna il punto di ideale combinazione tra lo sforzo di trasformazione, perseguito dall’azienda proprio in quegli anni, con la consuetudine che aveva reso celebre il Falcone.

 

1988
Le bottiglie a nostra disposizione (tre) non hanno goduto di una trasformazione fortunata. L’azione dell’ossigeno ha impoverito tutti gli aspetti, lasciando alcuni tratti ancora intatti e creando un effetto espressivo quasi surreale e di certo interessante. Lo dimostra l’eredità odorosa percettibile in bocca, una sensazione calma, quasi rassegnata eppure fine, limpida.

 

1983
Colore granato brillante con tendenza al mattone.
Naso di estrema vitalità, emergono una ricchezza compiuta, cangiante e una concentrazione severa, aristocratica ma anche generosa: fiori secchi, zolfo, carne arrosto, funghi, confettura di fragola, carrube e liquirizia.
In bocca ha una modalità essenziale, il suo sviluppo non cede pur con una dinamica moderata, pensosa, saggia; la compostezza dell’epilogo, la sua modulata irruenza mostrano uno stato di forma impeccabile.
+ I tannini hanno compiuto il loro percorso, incidono ancora ma il tempo ne ha gratificato l’assimilazione: questo è il primo segno di una graduale evoluzione.
A qualcuno potrebbe non piacere l’aura ossidativa che accompagna il vino nella corrispondenza gusto olfattiva.
Si tratta di un Falcone d’altri tempi, forse l’ultimo a consegnare in maniera così intatta i lunghi tempi di macerazione usati prima degli anni ’90 e la maturazione in botti grandi.

 

1980
Colore granato di eccellente fittezza con una brillante vena arancio.
Naso antico, meridionale, minerale: la modalità pungente e balsamica ne mostra la fragranza, la dolcezza di fondo esibisce la maturità compiuta.
In bocca è l’eccellente progressione a testimoniare l’autorevolezza del vino, i ritorni di cacao e confettura danno un respiro pieno e profondo, il retrogusto amaro è nitido e di grande eleganza.
+ La proprietà che spicca è la continuità tra tutti i momenti dell’assaggio, un fluido avvolgente e teso che richiama la radicalità del vitigno e la cupezza del terroir.

 

1971
Colore granato trasparente con una mezza tinta mattone.
Naso che emana un’ossidazione chiara ma non ha perso nulla della sua bellezza: sale l’aspetto stagionato accanto a un’energia pungente, speziata e di erbe secche, ricorda un vecchio vino della Rioja che, dopo dieci anni di legno grande, è pronto a farsene altri venti in bottiglia.
In bocca è tenero e sottile, generoso ed espansivo, il tessuto si distende senza smagliature, notevole infine la ricchezza odorosa presente nella corrispondenza gustativa.
+ Spettacolare esempio di mediterranea capacità evolutiva, dovuta a un equilibrio spostato verso la morbidezza ma in grado di sfruttare fino in fondo la stoffa dei tannini; l’annata memorabile ha fatto il resto concedendo una proporzione impeccabile alle varie componenti e lasciando che si avvicinassero senza sovrapporsi nell’affinamento in bottiglia.

 

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