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Verticale di Aglianico Paternoster

Sei annate dal 1985 al 2002.

1985
Colore granato ancora intenso, pur nei suoi tratti crepuscolari.
Naso ben sviluppato, esibisce tratti di estrema delicatezza come menta e tè, aggiunge una graduale e progressiva carnosità che abbraccia tutta l’espressione odorosa; il bicchiere aperto non lascia trapelare alcuna smagliatura, il vino sta bene e vive una consapevole e gratificante maturità.
In bocca si coglie l’unità immaginata dal profumo: i tannini sono attenuati ma non domi, lo sviluppo ha il sostegno del calore e procura una completa sensazione avvolgente.
+ Autorevole e con un confortante grado di rusticità, questo 1985 fa riflettere su come l’Aglianico del Vulture sa affrontare le annate molto calde.
Le due bottiglie su quattro che presentavano problemi di tappo non erano decadute ma al contrario gli effetti della muffa avevano ulteriormente ridotto il profumo provocando una sorta di mummificazione.

 

1988
Colore granato intenso e teso.
Naso chiuso e promettente, la sua complessità ha raggiunto un punto di crescita, profondità e stratificazione, tale da far pensare a un ulteriore sviluppo, non a caso il passare dei minuti non ha svelato fino in fondo il corredo odoroso; trapela naturalmente la cupa matrice territoriale, la radice di liquirizia si staglia con la sua purezza, la componente floreale ha un sensuale tono macerato, il resto però va immaginato…
In bocca è il più emotivo, duro, dalla severità granitica, si distende con una magnifica coralità, nonostante le sue parti abbiano tutte una voce perfettamente udibile: l’acidità ha una modalità sotterranea, i tannini sono più visibili, il calore abbraccia senza sosta.
+ Uno dei migliori assaggi di questi ultimi mesi: un meraviglioso esempio di personalità mediterranea privo di qualsiasi incertezza, scevro da qualsiasi luogo comune, caldo, nitido, eppure oscuro.
Alcune persone hanno colto sin dall’inizio la sua superiorità schiacciante, altre, intimorite dal suo silenzio, ne hanno compreso la grandezza quando il bicchiere era ormai vuoto…

 

1990
Colore granato profondo.
Naso aperto e compiuto, la sua manifestazione è una galleria di ritratti che aiutano a comprendere le caratteristiche salienti dell’Aglianico; questa modalità, che può entusiasmare nei primissimi minuti, ha però il limite di non condurci verso alcuna scoperta successiva, il profumo infatti si ferma, quasi compiaciuto della sua scultorea bellezza.
In bocca il tono non cambia: i tannini sono forti ma non vivono il rinfrescante sostegno dell’acidità, così l’alcol e la densa corposità esibiscono una sensazione centrale, molto ampia, ma priva dello sviluppo che rende davvero interessante un vino.
L’annata 1990 ha mostrato i suoi limiti di staticità; il vino ha tutto per piacere eccetto lo spessore emotivo e un’adeguata imprevedibilità.

 

1997
Colore granato-rubino cupo.
Naso immediatamente segnato dalla nota del rovere, si libera presto del peso di questa impronta iniziale e lascia respirare la sua matura varietà; accanto al carnoso profumo di prugna, troviamo una godibile sfumatura balsamica che riporta senza mediazioni l’influsso diretto della macchia mediterranea.
In bocca ha una cruda compostezza, la dinamica è diligente e non fa mancare un briciolo di energia all’intera sensazione; la sua durezza ha il volto di una severità bonaria, pronta a cambiare atteggiamento verso chi sa amarne l’essenza.
+ Abbiamo provato a immaginare su quale vino faccia la corsa, se in un primo tempo si poteva prevedere un comportamento stile 1988, il passare dei minuti lo ha avvicinato alla raccolta complessità dell’85.

 

2001
Colore rubino molto intenso e denso.
Naso di immediata fragranza, alla parte minerale è associata una sensazione pungente un po’ chimica; sono evidenti aspetti vegetali e di frutta nera fresca; il suo limite è l’essere un po’ superficiale, non a caso il bicchiere aperto ha consegnato un vino decisamente semplice.
In bocca non si stacca da uno sviluppo legato solo ai tannini; non basta uno slancio finale dell’acidità, fino a quel momento troppo coperta dagli estratti e dall’alcol, per dare alla seconda parte della bocca un’attenzione degna del volume iniziale.
- Il vino meno interessante della batteria non ha demeritato fino a quando il calice è stato pieno; il passare dei minuti lo ha progressivamente svuotato dei contenuti lasciando un liquido presente ma sfinito.

 

2002
Colore rubino-granato profondo.
Naso promettente, austero, scuro e quasi impenetrabile; sono solo schermaglie i profumi floreali dell’inizio, le successive sottigliezze di erbe aromatiche ci conducono verso un vortice dove mano mano che il tempo passa diminuisce la comprensione e aumenta l’interesse.
In bocca è un meraviglioso esempio di solidità e di sensata modernità: tannico senza essere esasperato, vivo di un’acidità perfettamente distribuita, corposo e agile nell’arrivare in fondo.
+ Il Vulture dimostra di essere un territorio imprevedibile: l’annata 2002, disastrosa quasi ovunque, è stata qui affrontata con la pazienza di chi sa che, come in Valtellina, c’è tempo per vendemmiare, e selezionare.

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