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Montiano Falesco, la verticale


«Il Merlot per me è stato una questione di incontri. All’epoca non avevo tanta cognizione di causa, sarebbe potuto essere il Cabernet o il Sangiovese». E’ in questi termini, senza equivoci, che Riccardo Cotarella riassume il suo rapporto con il Montiano, vino rosso ambizioso con il quale l’enologo autore di tanti prodotti italiani di successo ha consolidato la sua reputazione, avviata con il Montevetrano. Ma Daniele Cernilli, incaricato di presentare la degustazione verticale riservata a pochi fortunati durante l’ultimo Vinitaly, si affretta a precisare che il Merlot nel Lazio «non è una cosa così strana», e cita il Fiorano rosso di Boncompagni Ludovisi.
La verticale del vino “ammiraglia” della Falesco, azienda di Montefiascone, si annuncia come la prima e ultima completa, dato che è stato necessario rintracciare in giro per il mondo alcune annate, tra le quali la prima uscita, 1993, recuperata in magnum. Nel corso della degustazione, le attese dei “collezionisti di emozioni” restano presto deluse, perché entrambi i ’93 sono tappati.
Comunque sia, abbiamo avuto la fortuna di poter degustare tutte le altre annate realizzate – dal 1994 al 2003 – di questo Merlot dalla spiccata interpretazione moderna. Per gli ultimi millesimi bisogna segnalare l’entrata in produzione dei nuovi vigneti di una zona distante da Montefiascone, a Castiglione in Teverina. «Tutti i miei vini – prosegue Cotarella – hanno un’ispirazione di origine americana. Sperimentare il Merlot a Montefiascone, zona interamente dedita all’Est! Est!! Est!!!, fu come mettere un cinghiale in un recinto di maiali». Ma nel tempo Cotarella si è persuaso del suo rapporto privilegiato con questo vitigno: «Il Merlot è sinonimo di piacere: è dolcezza, setosità».
Per dovere di cronaca, occorre precisare che il Montiano è stato un grande successo commerciale: del primo millesimo si produssero 1.000 bottiglie, mentre la produzione 2003 arriva a 90mila. Va da sé che il patrimonio viticolo da cui nasce è stato adattato a queste esigenze, a partire dalla sua estensione. Le annate recenti di Montiano si trovano in enoteca intorno ai 25 euro.

 

La degustazione

 

2003
Il naso è intensamente fruttato, quasi spumoso, racchiude qualche accenno di gomma e una componente speziata accentuata, dolce e aggraziata; con il trascorrere dei minuti il liquido lascia trapelare più apertamente il rovere, e il calore che si manifesta con maggior nettezza porta con sé una nota meno fine di anguria.
In bocca la sensazione è concentrata, ma non così il sapore che lascia spazio alla nitida sensazione amara e a un tannino patinato; i ritorni aromatici di lacca precedono la chiusura amara e un po’ diluita.

 

2001
Quest’annata ha riscosso un generale consenso della platea e dei conduttori della degustazione, che le prefigurano un futuro radioso. Un po’ più cauta la nostra impressione.
Il tono speziato, carnoso e dolce con cui il vino si apre è ancora in parte fermentativo; i sentori di latte, formaggio e caffè annunciano un timbro laccato che con il passare del tempo si fa più insistente e non permette al vino di sciogliersi né di crescere nel bicchiere.
In bocca è denso, serrato, presente, di imponente struttura e con un patrimonio tannico ancora asciugante, a tratti polveroso. La dinamica porta il vino verso un finale di sensibile lunghezza, in cui il sapore si fa nuovamente molto asciugante.
E’ un Montiano che sarà interessante aspettare nel tempo, ma non è scontato che una struttura così fitta possa rilassarsi felicemente, farsi più libera, e soprattutto raggiungere un respiro aromatico complesso.

 

2000
Il naso è di una maturità spinta, con tratti quasi lessati e qualche sensazione bruciante: lo smalto e alcune note verdi che si liberano con il trascorrere dei minuti non aiutano la finezza, ma esprimono il calore immediato e accogliente dell’annata.
In bocca la materia è ben distribuita, il tannino e soprattutto una immediata acidità gli conferiscono una freschezza che manca ad altre annate; la spigliatezza del sapore si risolve in un finale più verde che denota qualche accenno di diluizione; non è particolarmente lungo e l’amaro della parte fenolica diventa una componente evidente.

 

1999
Le note di yogurt e cetrioli aprono un naso concentrato e fenolico, semplice e piuttosto diretto; la sensazione sassosa annuncia una promettente profondità, ma al momento il naso sembra più solido che ampio.
La bocca è fitta, concentrata, corposa, ben equilibrata anche se parzialmente contratta; come al naso però il vino è stretto e poco reattivo, soprattutto nel finale, molto asciutto.
Una versione più materiale che stratificata.

 

1998
Il naso è di fattura piuttosto differente dalle annate più recenti: raccolto tra ferro e sentori carnosi, è tenue, delicato, e sfumatamente minerale.
In bocca il vino è fresco, di buona acidità, stabile, con una trama tannica fitta, ma non riesce a sfoderare uno slancio in grado di dargli lunghezza.
Una versione meno muscolare, in filigrana; si legge la natura più fresca dell’annata e una materia meno ricca.

 

1997
Inizia semplice e leggero: un tocco di fiori e una nota di liquirizia dolce più netta, spezie e cioccolato; il timbro è macerato e con il trascorrere dei minuti traspare senza mediazioni il grande calore del millesimo.
La bocca è morbida, avvolgente, dal tannino setoso, di una dolcezza ammaliante ma non molto reattiva, quindi un po’ statica. Il finale è semplice e filante, i ritorni odorosi dolci.
Una versione più accessibile, di immediata piacevolezza.

 

1996
L’impatto olfattivo è sottile, etereo, con qualche incertezza iniziale: catrame, polvere ed erbe essiccate compongono un quadro non molto fine; con il trascorrere dei minuti escono note di vaniglia e di cioccolato invitanti, ma anche sempre più dolci e poco sfaccettate; il naso di questo millesimo non è scontato ma non si smette di sperare in una maggiore profondità.
Meno confortante il comportamento del liquido in bocca, acido, tannico e piuttosto diluito: le sensazioni sono poco compatte tra di loro e questo ci impedisce di parlare di “nerbo”; nel finale l’acidità continua uno stimolo isolato mentre la trama tannica si fa asciugante.
Un vino che dichiara qualche segno di affaticamento.

 

1995
Il profilo odoroso di questo ’95 è tra i più interessanti: erbaceo, etereo e puntuto l’inizio, misurato e impreziosito da una dolcezza rarefatta, con note di crosta di formaggio e una sottile sensazione di pellame; stando nel calice il vino assume una piacevole fisionomia mediterranea, la sua componente vegetale diventa più asciutta, ma non riesce a trovare uno sviluppo importante.
In bocca è morbido, setoso, efficace nella sua confortante leggerezza; non forza la mano né cerca esibizioni impressionanti: è gentile, sfumato, mai scomposto; si ritrova chiaramente l’intonazione erbacea del naso, che gli dà un sapore appena troppo amaro; chiude senza sbavature, asciutto.
Un Montiano piacevolmente secco, di uno stile più rigoroso delle interpretazioni recenti, sembra avere ancora qualche prospettiva in termini di conservazione, se non evolutivi.

 

1994
Il naso è dolce e speziato, di nitida ispirazione bordolese, ha un fascino composto di profumi più immediati di pellame e selvaggina; il ventaglio è invitante, potente e concentrato, non privo di finezza; il suo comportamento è meno confortante a bicchiere aperto, perché il profumo si asciuga presto dando segni di stanchezza sempre più chiari.
In bocca è gentile, cremoso, con una dolcezza misurata, fresco e sempre composto; si percepisce un accenno di ossidazione che lo guida verso una chiusura soave nei suoi aromi di radice di liquirizia.

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