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Germano a Merano

Caro Sandro,

la mia visita a Merano è stata un’esperienza combattuta su molti fronti.
Cerco di fartene una sintesi.
Il mio parere su questa breve trasferta non può prescindere dalla spinta emotiva che lo ha generato.
Sono passati almeno quattro anni dal mio ultimo VinItaly. Al tempo lavoravo ancora in cantina e ci partecipavo andando in compagnia degli amici-colleghi. L’approccio è sempre stato piuttosto lucido, mirato (si bevevano prevalentemente i vini di produttori conosciuti per motivi di studio e di lavoro, o piuttosto incontrati nelle varie peregrinazioni “enogastronomiche”). A lungo andare però, la maratona VinItaliana mi ha stancato. Con il passare del tempo mi sono gradualmente mancate le sollecitazioni indispensabili a nutrire la mia Curiosità; e venendo meno questa, mi sono adagiato, seduto sulle mie conoscenze e su quello che fino ad allora erano state le mie esperienze. Sono così rimasto attaccato al vino in un modo stranamente affezionato. Un modo un po’ più pallido, molle. Quasi come se, passami il paragone, il vino fosse diventato solo un vecchio nobile amico. Uno da incontrare ogni tanto, per scambiare qualche affettuosa, aristocratica chiacchierata negli incontri di Slow Food (che sostenevo fino a tre anni fa) o roba del genere.
Poi, un giorno, mi sono buttato, e mi sono detto: “ma sì, è passato tanto tempo! Un bel corso di degustazione, che male vuoi che mi faccia?!”
E, infatti, di male non me ne ha fatto proprio!
Ha semplicemente demolito l’ottanta percento delle miei convinzioni sensoriali – condizionate e costruite sulla dottrina franciacortina che, data la mia formazione non enologica, ha rappresentato a lungo l’unica mia “guida illuminata” – spalancando le porte della mia sensorialità su di un nuovo orizzonte.
Ho riacquistato da subito curiosità e nuovo interesse. Le manifestazioni più importanti sono state scoprire che la sedimentazione delle precedenti esperienze non è una tua panzana narrativa, ma un tangibile dato di fatto; e che le degustazioni possono essere molto poco dottrina e molto più divertimento e ri-scoperta.
Da qui la voglia di tornare a divertirmi con lo sguardo, l’olfatto ed il palato.
Merano mi era stata raccontata come una manifestazione diversa da VinItaly. Più discreta, più elevata nel livello qualitativo dei vini, e più organizzata.
Io l’ho trovata straripante di gente, non l’avrei mai detto con un biglietto di entrata da 60 euro!! Poco organizzata; il biglietto che mi hanno venduto all’ufficio del turismo, appena fuori la Kurhaus, riportava la data di Domenica anziché quella di Sabato; così ho dovuto litigare, come molti altri visitatori, con il servizio d’ordine che ci consigliava di tornare il giorno dopo…
Peccato.
E i vini? Bè ora parliamo di loro.
E’ passata giusto una settimana da Merano, e queste sono le mie sensazioni.

 

I Bianchi

 

LisNeris – Gris 2003
bellissimo!
L’ho trovato netto nella sua riconoscibilità di Pinot Grigio. Mi ha convinto il naso di agrume (leggero), ma anche di pera e di frutto esotico (ananas?). Mi è sembrato di vederle le pietre del terreno in cui crescono le viti, nella bella mineralità seguita da una sapidità misurata, di media lunghezza. Forse fin troppo deciso nello svelarsi senza condizioni.
Decisamente più banale il Lis 2003 (PinotGrigio/Chardonnay/Sauvignon).

 

Borgo S.Daniele – Pinot Grigio 2004
delicato.
Meno netto nel suo connotato di purezza rispetto al Gris. Al naso è più morbido, probabilmente più pieno, più complesso. Meno carico nei toni di giallo paglierino rispetto al primo, più netta la presenza di riflessi verdi all’unghia. In bocca lascia una gradevole sensazione di “asciutto”, con una buona persistenza.

 

Laimburg – Oyèll 2004
austero.
Un Sauvignon pulito, caratteristico nei suoi tipici sentori olfattivi ma arricchito da una complessità aromatica che lo completa definendone la personalità in modo deciso. In bocca c’è equilibrio tra la componente acida rispetto allo spessore che si percepisce medio-alto. La complessità dei sapori si sviluppa con gradualità. Buona la persistenza e il ritorno retronasale.

 

Cantina Terlano – Sauvignon Quarz 2003
internazionale.
Aromatico ma non del tutto pulito, meno complesso e più morbido di Oyèll. Trasmette una sensazione più sofisticata ma non del tutto decifrabile. Insomma un vino ben fatto, che può piacere a tutti ma che non ha lasciato alcun segno.

 

Abbazia S.Anastasia – Bacante 2004
piacevole sorpresa.
Mi è piaciuta la sensazione olfattiva che riconduce allo Chardonnay, ma con una virata più acuta, più verde. Ho trovato che in bocca la sensazione di vino del sud - ricco, caldo, corposo - è piacevolmente rinfrescata da toni che mi fanno pensare a climi più freschi, meno torridi di quanto immagino possa essere la Sicilia. Più scontato il loro Sinestesìa 2004.

 

Marotti Campi – Luzano 2004
incompreso.
Mi aspettavo qualcosa di più in termini di espressione aromatica e di consistenza al gusto. Il vino mi è sembrato come… svanito. La mia sensazione è probabilmente influenzata dal ricordo ancora vivo del tuo Villa Bucci, e in parte mi è stata confermata dal produttore che ne attribuisce la colpa ad un viaggio lungo che lo ha mosso più del dovuto. Nulla da segnalare per suo fratello, il Salmarano 2003. Non ho capito se è talmente fine da non essere io in grado di apprezzarlo, o se anche lui è così scosso da non essersi ancora ripreso.

 

Arunda Vivaldi - Arunda Vivaldi Brut/ExtraBrut - Cuvèe Marianna - Arunda Riserva '98
troppi tutti insieme.
Questa degustazione è stata violentata dalla pressione della gente. Un via vai continuo di bicchieri. Impossibile scambiare anche una sola parola con chi stava al di là del tavolo (a parte il fatto che si ostinava a parlare in tedesco piuttosto che in italiano). Credo ci fosse qualcosa di buono. Ero curioso di "sentire" questo Blauburgunder. Io amo gli spumanti e odio la folla!

 

Falesco - Ferentano 2003
mi piace.
Comincio a pagare un po' di stanchezza e i miei appunti annotano solo: Gusto; medio acido, un po’ acerbo, discretamente persistente. Olfatto; tipico....ma come?! Io non so nemmeno come è fatto il Roscetto!!! E sono capace di scrivere, tipico?!? Eppure; proprio per questo “tipico” io me lo ricordo ancora. Fruttato, tra l’agrume e la mela, con qualche sentore di salvia o altra erba officinale. Me lo immagino come un atleta snello, agile ma costretto a seguire un percorso più rettilineo di quello cha la sua indole lo porterebbe a fare. Il tutto sufficientemente gradevole. Lo trovo alternativo.

 

Su una linea “internazionale” mi sono sembrati i prodotti di:
Marcell Deiss con l'Alsace - Engelgarten - Burg. Presentati da due commerciali che ne sapevano molto poco se non che “il produttore di solito non vinifica mai in purezza ma assembla fino a 15 vitigni diversi per farne un solo vino…” Io non ho capito cosa mi hanno dato da bere.

E così se ne è andata la prima metà (abbondante) della giornata, e la prima delle due baguette che mi sono comprato prima di entrare.

 

I Rossi

 

Montevertine - Le Pergole Torte 2001
Finito!
Sono le 16,30 e mi dicono che il vino è finito!
Anzi; che non lo servono più per tenerne per i prossimi giorni??? Ma, i miei 60 euro di biglietto? I miei euro pagati in contanti, sull'unghia ad ogni bottiglia acquistata? I miei 257 chilometri all'andata e 257 al ritorno? L'orario di chiusura è alle 19,00! E alle quattro e mezza del pomeriggio il vino non si serve più?!? Mi sento offeso.

 

Fontodi - Flaccianello della Pieve 2003
Finito!
Ore 17,00. Ti risparmio la tiritera di prima.

 

Mi faccio servire in sequenza:
Chianti Classico Ris. Vigna del Sorbo 2001 e Chianti Classico Fontodi 2003.
Conservo solo questi appunti. Per il primo: Olfatto (?); Gusto; fresco, tannico, allappante. Per il secondo: Olfatto (?); Gusto; meno fresco, non lungo, medio persistente, ancora acerbo. Me ne vado. Sono troppo incazzato!

 

Felsina - Chianti Classico Berardenga 2003
torno con i piedi per terra.
Non è male, ma lo trovo troppo carico di note animali, calde. Mi sembra che porti male i suoi pochi anni. Ha un carattere astringente troppo marcato e mi sembra un po' corto; scivola via.

 

Il Chianti Classico Rancia Riserva 2001
mi riappacifica.
Sarà per l'incrocio di sguardi con la bellissima ragazza francese che sta al mio fianco il tempo necessario per condividerne gli effluvi, o per il suo tono caratteristico che mi ricorda il Monsanto bevuto in degustazione? A parte le inevitabili distrazioni il vino è riconoscibile, dettagliato nel suo comportamento diligente.

 

Il meglio però arriva con Fontalloro 2001
Ho un solo appunto scritto. Recita: Generoso! Me lo ricordo pieno, più carico di spezie, più muscoloso dei primi due. Si concede con maggiore teatralità, anche se è maggiormente equilibrato con un tannino che definirei malleabile.
In fondo li trovo tutti abbastanza buoni, anche se la freschezza e giovialità dei chianti bevuti in degustazione con te non la ritrovo caratteristica di spicco in nessuno dei Sangiovese bevuti qui.

 

I Giusti e Zanza - Dulcamara 2001
bella sorpresa!
Non c'è quasi più nessuno e me lo gusto in santa pace. Olfatto: bello, complesso con toni sia di bacca rossa che di frutta rossa. Lineare, i profumi non sono confusi. Li distinguo con qualche difficoltà perchè sono stanco, ma ne avverto una maggiore pulizia rispetto ai vini toscani appena lasciati. Ha una maggiore semplicità espressiva conservando dignità e compostezza. Gusto: morbido, lungo, ritorna con una buona persistenza. Il tannino è bilanciato, in equilibrio tra genio e sregolatezza.
Mi piace. Mi piace anche il produttore con cui scambio volentieri qualche parola. E' cordiale. Appassionato. Gli dico che mi hai mandato tu. Ne è lusingato. Ti saluta, e mi confida che ha così soggezione di te che non ti manda i vini da assaggiare perchè teme di fare brutta figura. Mi fa giurare che non te lo dirò. Mi guarda un attimo, già sa che la mia è una promessa da marinaio. Ti aspetta, vallo a trovare.

 

E' tardi e mi prendo una boccata d'aria.
Esco dalla Kurhaus e mi infilo nel padiglione laterale dove stanno i Produttori selezionati da Vini Buoni d'Italia. C'è anche il mio amico Pietro, e un sacco di altre brave persone. Tutte ordinate dietro ai loro banchetti bianchi con un sacco di bottiglie sopra. E NON C'E NESSUNO!! Intuisco di avere fatto uno sbaglio madornale ad essermi dedicato solo ai grandi (?). Mi ci voleva davvero un giorno in più.
Scambio qualche parola con Pietro e con la sig.ra Raffaella Trabucchi (simpaticissima) sua vicina di banco. Bevo il Valpolicella 2003 di Pietro, assaggio il Recioto di Soave della sig.ra Trabucchi... Che buooono!

 

Alla spicciolata se ne vanno tutti. Io e Pietro restiamo, diciamo così, chiusi dentro con una distesa di bottiglie aperte sui tavoli. Lui le ha assaggiate quasi tutte nell'arco del pomeriggio.
Io e lui ci guardiamo. Basta un attimo! Io apro la borsa e Pietro ci infila due bottiglie ritappate al volo prima che le inservineti ne svuotino il contenuto nel lavandino dei bagni!! ORRORE! Una è di Barbera (diavolo se mi ricordo quale) e l'altra di Barolo DOCG Vigna Rionda 2001 di Luigi Pira. Usciamo e facciamo finta di niente.
Restiamo fuori dalla Kurhaus, Io, Pietro e sua moglie Luisa. Sono quasi le otto. Abbiamo fame e siamo stanchi. All'angolo c'è una specie di bistrò altoatesino. Il menù espone prezzi accettabili. Entriamo. I divanetti sono comodi, non c'è quasi nessuno e c'è silenzio.
Ordino una bistecca di maiale ai ferri con contorno di insalata e patatine fritte. Pietro prende del fegato di vitello con insalata e patatine Luisa i canederli al burro.
E da bere?
Alla domanda del cameriere Luisa sbianca dalla vergogna. Io tiro fuori dalla bisaccia tutte e due le bottiglie e le metto sul tavolo, e Pietro, che se la ride sotto i baffi, tira fuori i due bicchieri da degustazione che ci siamo tenuti (tanto lui li riusa il giorno dopo). Il cameriere non fa una piega. Luisa ordina dell'acqua... a bassa voce.
La Barbera è buona perchè me lo racconta Pietro che se la tiene per sé – Lui ha la passione per la Barbera – ma io; io mi perdo nel Barolo!
E buonissimo.
Lo definisco "nostrano", a quest'ora della sera mi sembra che sappia di nocciola, di altra frutta secca e anche un pò di liquirizia. Qualche minuto nel bicchiere e c'è del cuoio, dei toni animali che si amalgamano al resto. La complessità è leggibile perchè si delinea in forme semplici. Morbide linee semplici. Il gusto è ricco, lungo, caldo. La lingua è avvolta da una sensazione calda di alcool e di velluto. Che bello.
Leggo l'etichetta. E' fatto a Serraluga d'Alba. Mi vieni in mente tu mentre ci fai "lezione".

Grazie Sandro.

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