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La Dolce Vite - Vini dalla Campania

Giovedi 21 giugno 2001 ho guidato (al posto di Sandro Sangiorgi che si trovava fuori Roma) una degustazione sui vini della Campania. L'occasione mi è stata fornita dalla manifestazione "la Dolce Vite", che ha avuto luogo dal martedi 19 al venerdi 22 a Palazzo Rospigliosi a Roma.

Giovedi 21 giugno 2001 ho guidato (al posto di Sandro Sangiorgi che si trovava fuori Roma) una degustazione sui vini della Campania. L'occasione mi è stata fornita dalla manifestazione "la Dolce Vite", che ha avuto luogo dal martedi 19 al venerdi 22 a Palazzo Rospigliosi a Roma. Una bella manifestazione davvero, che ha incontrato un grosso successo di pubblico che affollava tutte le degustazioni guidate nonché i banchi di assaggi liberi. Se non fosse stato per semplici motivi di sicurezza ed ordine pubblico, le sale delle degustazioni guidate avrebbero visto anche gente disposta a restare in piedi! Bisogna comunque dire che questo genere di interesse e partecipazione da parte del pubblico fa sempre un grande piacere a tutti noi che amiamo il vino.

La degustazione dei vini della Campania, intitolata "…e, dalla Campania, falanghina e c." ha visto protagonisti alcuni validi esempi dell'enologia Campana, bottiglie scelte con acume dalla Enoteca Regionale per la manifestazione "Dolce Vite". Un grazie da parte mia va, per la splendida organizzazione curata in tutti i dettagli, alla MG Logos, agenzia specializzata nell'organizzazione di eventi simili e con cinque anni di successi in campo enogastronomico alle spalle da esibire come fiore all'occhiello. Non è un semplice "per dire": la realtà è che queste manifestazioni sono difficili da organizzare e da coordinare, e i disastri sono sempre in agguato (vini che non arrivano, o che sono troppo caldi, o che sono troppo commerciali e/o raccomandati, e via dicendo…). Tutto questo non è avvenuto e ciò a permesso a tutti, me compreso, di rilassarsi e godersi una bellissima serata. Un grazie anche a Sabrina, sommelière diplomata dell'A.I.S. che mi ha coadiuvato nella somministrazione dei vini e senza la quale avrei dovuto senz'altro faticare molto di più!!!

La Campania e i suoi vini

Piccola nota introduttiva prima di passare alla descrizione vera e propria dei vini in degustazione. Bisogna sempre sottolineare una delle grani fortune della Campania, oltre il suo terreno vulcanico e il suo clima assolutamente senza uguali, che aiutano a costituire un "terroir" che non ha riscontri nel nostro paese. E cioè la ricchezza di vitigni autoctoni, soprattutto a bacca bianca, che non crescono altrove. Questa regione si trova dunque nella invidiabile posizione di potere offrire agli appassionati dei vini che non sono facilmente duplicabili altrove, con profumi e sapori diversi dai soliti, e che possono intrigare chi magari si sta stufando di sentori ripetitivi. Grandi vitigni bianchi come il fiano, il greco, il coda di volpe, la falanghina, nonché l'aglianico, grande uva rossa autoctona italiana che da grande risultati anche in Basilicata, danno, o sono capaci di dare, una bella palette di odori e sapori davvero unici. Diversi vitigni autoctoni sono stati così inclusi in questa degustazione.
Inoltre, bisogna dire che la Campania è ancora un po' all'inizio della sua curva di crescita qualitativa, visto che l'enologia moderna è presente su larga scala solo da poco, forse vent'anni. Con un po' di tempo ancora avremmo senz'altro dei vini ancora più interessanti, man mano che si comincia a conoscere più a fondo le uve stesse, e coll'affinarsi di tecniche di vinificazione e viticoltura diverse. Non è detto che tutti gli esperimenti andranno a buon fine (per esempio, non è detto che queste uve abbiano bisogno di barrique, e io non sono certo uno di quelli che ama i vini tutto legno!), ma già adesso bisogna fare notare alcuni esempi che lasciano davvero ben sperare. Penso ad una falanghina elevata in barrique recentemente provata e che sta ancora riposante in una cantina -ma che sarà presto in commercio- o al caso davvero interessante del Fiano, che sempre più si presta a vinificazioni tipo vendemmia tardiva o quasi, che ricordano senza dubbio alcuni vini Alsaziani. Non è detto che non ci possa essere posto anche per dei fiano più leggeri, anzi, ma bisogna dire che questa nuova tipologia, nonché la riscoperta di vini quali il moscato lambiccato o le prove eseguite con la falanghina passita, sono solo alcuni fra gli esempi della vitalità e bravura del nutrito drappello di orgogliosi vitivinocoltori che lavorano in questa regione.

La degustazione

1. Falanghina dei Campi Flegrei cantina Grotta del Sole 2000:
Una buona introduzione a quello che può dare la falanghina, antichissimo vitigno le cui esatte origini sono controverse, ma che ha probabile origine dalla zona del Falerno. Da li il vitigno è stato propagato sia all'interno che verso la zona costiera della regione, così che si sono sviluppate popolazioni diverse fra loro. Però, benchè le varie falanghine del Beneventano, della Costiera, e dei Campi Flegrei presentano indubbiamente dei caratteri diversi, organoletticamente ed enologicamente queste differenze non risaltano ancora. Ciò è senza dubbio un peccato, ma ricordando che la moderna enologia Campana è storia davvero recente, con un po' più di tempo si arriverà indubbiamente a vinificare in modo tale che tutte le differenze impartite dal terroir possono risaltare in ogni bicchiere. O almeno si spera…

La falanghina della cantina Grotta del Sole si presenta con un bel colore giallo paglierino, limpida. Ha un profumo che ricorda il miele, i fichi verdi, e gli agrumi. In bocca ha un piacevole impatto fresco, pulito, con sentori di….,il tutto a dire il vero con un finale non lunghissimo. Un piacevole vino fresco per l'estate, anche se un po' di carattere o personalità in più non guasterebbe.

2. Fiano Antica Hirpinia 1999

Famosissimo vitigno dell'antichità, era questa la vitis apicia degli antichi romani che già allora avevano notato che quest'uva piacebva molto alle api. E difatti, non avendo mai grossi problemi di matuarzione, in passato quest'uva troppo carica di zuccheri (in rapporto alle reali possibilità enologiche di quelle epoche) faceva si che il Fiano era spesso un vino dolce spumoso. Chiaramente questo non è più il caso oggi, ma comunque una certa differenza in stili fra i vari produttori si ha tuttora. Questo perché molti produttori -come accennato sopra- hanno preso a vinificare il fiano tardivamente, ottenendo vini particolarmente grassi e quasi dolci, o comunque dei vini in cui il grado zuccherino si avverte senza problemi. Sono questi i vini che ricordano parecchio le vendages tardives Alsaziane, vini ammirati e seguiti in tutto il mondo. Oggi anche in Campania si possono trovare molti esempi di Fiano vinificati in questa maniera, benché se ne trovano molti di più vinificati in maniera tradizionale, se vogliamo, e cioè secca.
Il fiano della Antica Hirpinia 1999, davvero interessante, si presenmta subito di un bel giallo-oro carico. Il profumo, ricco, è di frutti tropicali quali maracuja ed ananas candito, con lieve sensazione di nocciola tostata al finale. Molto grasso il tatto in bocca, ma con una bella acidità a rinfrescare il tutto, con note di miele di acacia e poi di castagna, fichi sciroppati, e mango maturo. Molto strana, e non del tutto accattivante, una nota di gomma bruciata al finale, peccato.


3. Taurasi macchia dei Goti Antonio Caggiano 1997

Già nota per l'eccellente Mel, vino dolce come ne abbiamo pochi in Italia, questa cantina si rivela eccelsa anche per tre eccellenti Taurasi di cui questo è il cru più significativo. Taurasi, che da sempre è associata con un Aglianico di grande qualità, da vini rossi longevi e di gran corpo e struttura. Questo Taurasi in degustazione non è affatto diverso da quello che ci si aspetta, ma bisogna ammettere di restare affascinati dalla bella mano moderna in cantina che ci da un vino rotondo, grasso, di grande struttura, tutto questo senza essere il classico vino piacione o ruffianoormai tanto di moda. Bello il colore rosso rubino scuro, con tonalità porpora, bello il naso dove si avverte senza dubbio -ma in maniera non fastidiosa- la presenza del legno nuovo, ma anche quella di piccoli frutti rossi, delle prugne (molto tipico), e della liquerizia. In bocca spunta anche il catrame, e pur essendo astringente, con un po' di affinamento in bottiglia sarà senza dubbio un grande vino. Forse, lo è già.


4.Moscato Lambiccato Castel San Lorenzo 2000

Un'antica tradizione rispolverata dalla cooperativa di Castel San Lorenzo, 300 agricoltori che conferiscono le loro uve alla struttura centrale dove poi l'enologo Dott. Faluto procede a creare quella che è stata la vera sorpresa della degustazione, e che insieme al Fiano è stato il vino preferito da tutti. Un gran bel Moscato, che ad occhi chiusi si può tranquillamente confondere con iben più blasonati Moscati d'Asti e compagnia bella. Questo moscato è prodotto rispolverando un'antica tradizione, molto dispendiosa, in cui le uve mature venivano messe in un filtro e il vino si otteneva raccogliendo il succo che colava -proprio come in un alambicco- nelle vasche sottostanti. Dato che risulata molto dolce, il nome è anche un riferimento a ciò, visto che nel dialetto di quelle parti si dice piuttosto "lammiccato", in senso onomatopeico, proprio a sottolineare la dolcezza del vino.

Il moscato in degustazione è davvero splendido: bello il colore giallo paglierino piuttosto carico con riflessi verdolini, bello anche il naso di fiori freschi, miele di asfodelo (ricorda l'acacia), crosta di pane e pere mature. Dolce in bocca, ma con una bellissima acidità a supporto, che lo mantiene fresco e lungo in bocca. Complimenti vivissimi!

5.Falanghina passita Corte Normanna 1999

Un vino nuovo, dato che di falanghina passita nella storia non c'è traccia o quasi. Come detto prima, è un'altro bell'esempio del rinascimento dell'enologia Campana che si spinge a cercare nuove vie e nuovi sbocchi. Questa falanghina, ancora un vero "work in progress", è interessante, e un esempio su cui insistere. Solo alla seconda annata, sono già cambiati i metodi di produzione: ora non si mettono più le uve sui graticci perché nel trasporto in cassette e nel riposizionamento sui graticci le uve si ammaccavano troppo, e la prima annata difatti presentava qualche difficoltà dovuta alla acidità volatile. Ora invece si mettono le uve raccolte direttamente dentro delle cassette arieggiate e portate dritte nel capannone dove si ha l'appassimento. I risultati iniziali sono promettenti, ma ci vorranno ancora diverse vendemmie alle spalle per meglio caratterizzare la personalità finale di questo prodotto.

La falanghina in degustazione si presenta con un bel colore ambrato, senza cedimenti. Il naso, forse leggermente aggressivo, non è comunque spiacevole, ma un pò di acidità volatile è avvertibile all'inizio. Molto forte la nota di fichi sciroppati, di miele di cisto, di albicocca piuttosto matura. In bocca si avverte un certo squilibrio, con un'acidità prevaricante in rapporto allo zucchero residuo. Inoltre, beneficerebbe da una materia più grassa a supporto…tutto sommato, si riconosce la natura dei "lavori ancora in corso", ma è uno sforzo da seguire con attenzione e da incoraggiare. Solo chi rischia può sperare di raggiungere un qualcosa di grande.

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