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CARMIGNANO 2003

A parte il delirio ordinario del traffico su gomma, lasciarsi i fumi e i rumori della Grande Città alle spalle e affondare nei cipressi nelle lucciole e negli odori di macchia apre la mente e rinfranca l'animo. E' uno di quei passaggi di vita che ci ricorda tutt'un tratto che esiste un fuori, cose altre da ciò che si vive nella parentesi graffa della norma. E non è così scontato. Il nostromo – come lo chiamo io – mi trasferisce come al solito una mail con invito codificato e grazioso per Carmignano. "Dovresti riuscire a farlo. Un abbraccio". Per molti e sensati motivi non è neanche pensabile rifiutare. Se i nomi hanno un senso il macchinista cartesiano è qui per questo, e ad essere franchi si tratta anche di un privilegio. Così la Piera – la mia Fiat Tipo azzurrina millesimata 1989 – è on the road sull'A1 prima, la Via Emilia poi, di nuovo l'Autosole con fermata rituale a Calenzano, e il groviglio di statali provinciali e comunali del Pratese.
Prima tappa è la cena di benvenuto a Villa Capezzana. Quella di domattina sarà un buon meccanico, perché la Piera già paga uno sforzo smisurato, e con i freni non si scherza.
Obiettivo della visita testare le nuove annate in uscita della piccola denominazione dell'entroterra e in anteprima i vini della vendemmia 2002, oltre che lasciarsi coccolare da un'organizzazione premurosa e irreprensibile. Una vendemmia che è stata "difficile", dicono gli stessi organizzatori mettendo le mani avanti.
Lo sforzo della piccola comunità che ruota attorno all'interesse per i vini della zona è senza dubbio notevole. "Di Vini Profumi" giunge alla sua quarta edizione e si presenta al pubblico nella bella cornice della villa medicea di Artimino, con gran preparazione di degustazione guidata per i comuni mortali e degustazione alla cieca per la stampa specializzata, ricchissimo buffet, corollario di hostess sorridenti eccetera eccetera. Undici produttori offrono senza cerimoniosità il loro lavoro al famelico mondo del vino: sul vassoio i Carmignano Docg, i Barco Reale, i Vin Ruspo, i Vin Santi, il Pinot nero di Villa di Bagnolo, gli immancabili Igt Toscana. Carta carbone della grande rappresentazione il giovane e poco magniloquente presidente del Consorzio Enrico Pierazzuoli: ci si sente a proprio agio, vien voglia di fidarsi.
Il tentativo è chiaro e comprensibile. La Toscana è l'unica regione italiana ad essersi conquistata un posto d'onore nell'immaginario del consumatore; vi si fa vini di ogni tipo: dalle innumerevoli versioni più o meno pure di Sangiovese alle più svariate fantasie bordolesi, dalla Syrah allo Chardonnay passando per Merlot e Sauvignon. Perché dovrebbe restare in disparte proprio questa semi dimenticata e storica Denominazione di Origine Controllata e Garantita? Se la torta è grande, appare sensato che non siano gli eredi di una tradizione radicata sul territorio a rinunciare alla loro fetta...

Porthos è sempre dessa...
Come l'anno scorso, e come da consuetudine porthosiana, anche questo resoconto dell'anteprima 2002 esce con sensibile ritardo sui tempi brucianti di uno scoop. Ci tiriamo la zappa sui piedi? Può darsi. O può darsi che sia riappropriarsi del privilegio di soccombere ai tempi di Madre Natura. Porthos è sempre dessa...

Riaffiorano i dubbi...
Che senso ha l'en primeur?
Ingenuamente – i francesi dicono con più sereno candore naïvement – mi sono chiesto più di una volta perché facevo quel che facevo. Il talento di Sean Connery non emerse dalle sue foto d'infanzia o dai suoi pannolini. Certo, se qualcuno avesse sospettato en primeur della sua stoffa e della sua avvenenza, lo avrebbe avviato a una carriera fulminea. Sarebbe finito nelle mani di qualche produttore o agente scriteriato e privo di scrupoli?
E' per scovare anzitempo i talenti nascosti che pendiamo dalle labbra del giornalista invitato all'anteprima? O piuttosto per venir delusi dalla figura che fa un vino ancora imberbe, o da quella decadente che farà solo qualche anno dopo un'entusiastica recensione? (E' il caso di ricordare la vicenda del Barolo 1997?)
La fallacia di questa pratica è bilaterale. Quanti produttori non si sentiranno tentati di fornire al minaccioso giornalista la selezione della selezione della crème? Ma quanto si rende così giustizia al lavoro di questi vitivinicultori e alla fiducia del consumatore? Dopo una vendemmia come quella 2002 appare ancor più irragionevole affannarsi a mandare in anteprima un vino che magari solo il tempo saprà bonificare.
Ma c'è una questione di fondo, tanto semplice da essere banale, che ci arrovella. L'en primeur significa voler sapere male e a fatica oggi ciò che si potrà conoscere con calma e piacere domani o dopo. Ammettendo che tutte le controparti agiscano con totale onestà: perché autorizzarsi a questa missione pedofila?

Al servizio dell'incoerenza
Nonostante tutto ciò che abbiamo detto, non ce la sentiamo di essere totalmente coerenti e tacere gli esiti delle degustazioni. Ecco dunque pane per i denti degli irriducibili.
Non riusciamo però a divincolarci dal rammarico di non sentircela proprio di parlare di alcuni vini che magari tra qualche tempo avrebbero meritato una scheda.

Sui Barco Reale c'è poco da dire. Acidità alte e bocche più aspre che guizzanti. Meglio degli altri, malgrado corrispondenze non esaltanti, quelli di Fattoria Ambra 2002 e di Castelvecchio, unico peraltro a presentare un 2001.

Non male i responsi dei Carmignano 2001. Bella figura quella di Podere Allocco, con un vino dal naso di lavanda, fiorito e di un certo impatto. Il territorio emerge in profondità, ci sono spinta e una buona finezza. Il legno pare ben dosato. Impressione positiva anche dal Poggiolo, un vino dinamico che gestisce una dolcezza di canditi, cioccolato e macedonia. Non male anche il '01 di Pratesi, con naso di albero, legno e cuoio. Malgrado una certa ricerca di concentrazione, l'eleganza si esprime bene, senza stravaganze.

Nella schiera dei vini più maturi, ricorrono fra le nostre note gli stessi nomi. Castelvecchio si segnala per il suo Carmignano Riserva 2000: parte lento e poi si apre con foglie secche, cuoio e terroir. Il legno però si sente e il finale è un po' facile. Fattoria Ambra emerge con la Riserva Elzana 2000: naso etereo di alcol e dotato di una certa balsamicità, forse sovradimensionato. La bocca è elegante, attacca dolcemente e si muove, cercando di esprimere una bella resinosità mediterranea.
Eccezion fatta per questi due vini, sono Tenuta Artimino e Tenuta Le Farnete a convincerci di più. Artimino ha un 2000 interessante, lento nel concedersi, diventa mutevole, vegetale e resinoso, con una certa delicatezza animale di vacca. In bocca è avvolgente e concentrato; peccato per l'epilogo un po' scontato. Meglio il Vigna Grumarello 1999: forse un filo surmaturo, ma progressivo e dotato di un certo rilancio e armonico nel finale. La Riserva Medicea '99 ha naso di frutta secca e un rovere elegante. In bocca piacciono la sottigliezza e la dinamica. Bene il Vigna Grumarello 1998, dalla nota affumicata e di macchia piuttosto vera. Un tannino solido e maturo, con un legno ben gestito. La perplessità è per la capacità di tenere nel tempo: il calice pare sedersi. Le Farnete hanno presentato il Carmignano che forse ci è piaciuto di più: il 2000 ha sangue e terra, riso tostato e un fondo minerale salino, poi un'animalità che esce alla distanza. La bocca è seria e affascinante, in grado di rilanciare. Pare però già evoluto; terrà nel tempo? Buona la Riserva '99: muschio, resina, animale, di buona personalità. Bocca e finale di stile un po' bordolese (l'azienda dichiara cabernet al 20 per cento); peccato che col trascorrere dei minuti paia sedersi un po' sul legno.

I vini dell'annata 2002 ci sono sembrati spesso davvero scuciti e disuniti, crudi, a volte quasi stanchi. Non crediamo che sia il caso di valutarli in queste condizioni; preferiamo essere più coerenti e aspettarli.

Samuel Cogliati

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