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CAPINERA

Le Marche rappresentano sempre più una realtà enologica impostasi all'attenzione nazionale e internazionale, vuoi per la qualità dei suoi prodotti che per il rapporto qualità-prezzo che, con alcune eccezioni, si mantiene su livelli corretti, se non di particolare interesse, specie per quanto concerne alcuni prodotti "base" che poi tanto base non sono…
In questa corsa alla qualità, che ha interessato Aziende grandi e piccole, si sono in particolare distinte le aree storiche del Verdicchio, Rosso Conero e Rosso Piceno, soprattutto quelle ubicate nelle province di Ancona e Ascoli Piceno. Altri territori stanno subendo uno sviluppo più lento, o magari più in sordina, come ad esempio le zone del Maceratese, di certo non troppo note tra gli appassionati del vino. Tuttavia, da qualche anno, c'è una piccola azienda che si prodiga nel dimostrare le potenzialità della zona. E' ubicata a Morrovalle, in provincia di Macerata ed appartiene sin dal Medioevo alla famiglia Capinera. Consta di 41 ettari degradanti verso sud, nella valle del Chienti, ad un'altezza di 250\300 metri sul livello del mare. I fratelli Capinera hanno deciso, dal 1996, di potenziarne la vocazione vitivinicola attraverso un aumento degli ettari coltivati (attualmente dai 2 iniziali si è passati a 7,5), nonché un adeguamento ed ampliamento della cantina. Quanto ai vitigni, hanno compiuto una scelta "salomonica", mettendo a dimora sia uve autoctone, Sangiovese, Montepulciano e il meno nobile Maceratino, che internazionali (Cabernet, Merlot, Chardonnay). La conduzione tecnica spetta ad uno dei quattro fratelli, Fabrizio Capinera, che si vale, come enologo, di Giovanni Basso, cui si debbono altri vini marchigiani di prestigio, tra cui il Kurni e l'Akronte, senz'altro il primo cabernet importante della Regione. La linea "enologica" è quella che prevede un diradamento dei grappoli finalizzato ad una produzione massima di 50-60 q.li per ettaro, una raccolta a mano in piccole cassette, una potatura con un massimo di tre-quattro gemme per tralcio e un affinamento preferenzialmente in barriques. Il nome dei vini è un po' legato alla storia di Morrovalle ed ai suoi personaggi famosi: "Murrano" è l'antico nome di Morrovalle; "Duca Guarnerio", il condottiero medioevale padre di Lazzarino, capostipite di un'antica famiglia da cui gli stessi Capinera discendono; "Cardinal Minio", un alto prelato del XVII secolo originario del luogo.

Passiamo ora alla degustazione dei vini, a partire dalla linea dei bianchi. La proposta attuale riguarda l'annata 2002 e, come del resto in tutta Italia, risente un po' dell'andamento non favorevole, specie nei prodotti base. Il più semplice è il Murrano 2002: si presenta con un colore bianco paglierino scarico e, all'olfatto, una florealità interessante, senza impurezze; in bocca risulta sapido, fresco, ma di scarso impatto quanto a frutto e consistenza. Un vino, insomma, da bere con disimpegno, a differenza dello Chardonnay 2002 che, sebbene a mio avviso non raggiunga le prestazioni della precedente annata, si colloca su una superiore fascia qualitativa, nonostante esca dalla cantina ad un prezzo inferiore ai 6 euro. Più fruttato sia all'olfatto (mela verde) che al gusto, tira fuori le sue potenzialità soprattutto nel fine bocca. Forse ha una nota un po' rustica, che peraltro lo personalizza, e non è un campione d'eleganza, ma la beva è estremamente accattivante. Del 2002 i produttori promettono, sulla base di una limitatissima e altrettanto accurata scelta delle uve, anche la versione "selezione". Data l'annata in questione la attendiamo con un po' di trepidazione, soprattutto perché essa sarebbe alla sua seconda uscita dopo la prova a dir poco strabiliante della versione 2000. Val la pena parlare un attimo di questo vino, che ben difficilmente riuscirete ancora a reperire, ma che di certo merita comunque una ricerca certosina nelle enoteche. Lo Chardonnay Capinera selezione 2000 mi è parso infatti sin dal suo apparire – giudizio che confermo dopo ripetuti riassaggi a distanza di due anni – non solo uno dei migliori chardonnay italiani in barrique (ad un prezzo pari all'incirca ad un terzo di quello di suoi più blasonati concorrenti), ma anche un prodotto che bene si presta ad un confronto con grandi vini internazionali. Al di là del colore giallo carico, ciò che per primo stupisce è il suo naso, un po' inusuale, a ragione della sua complessità, in uno chardonnay italiano: sembrerebbe piuttosto, dal punto di vista olfattivo, porsi tra un Borgogna e un Californiano di stazza (ed è questo che soprattutto evoca). Certamente, non lo si può nascondere, il legno e la vaniglia si avvertono, ma insieme ci sono spezie, frutta candita, tabacco e note fumé. In bocca va di pari passo: intenso e persistente, con una elevata alcolicità adeguata tuttavia allo spessore del frutto. Anche al gusto, il legno è marcato ma ben supportato. Lasciando la bottiglia aperta o il vino nel bicchiere, è quest'ultimo a prender corpo ed il legno a farsi di conseguenza più discreto, e non il contrario come tanto spesso è dato accadere… Si tratta insomma, come avrete capito, di un vino un po' "barocco", poco "misurato", ma, all'interno di tale tipologia, primeggia alla grande. Circa un anno fa l'ho proposto in una degustazione ceca insieme con alcuni blasonati Bourgogne: ne è uscito vincitore e, prima della scopertura delle bottiglie, alcuni degustatori hanno scommesso sulla sua origine oltralpe, aggiungendo che quello era l'unico vino per cui avrebbero pagato volentieri una trentina di euro (tale il costo dei concorrenti). Certo, non possiamo nasconderci che per essere veramente "grande" andrà riassaggiato tra dieci… o vent'anni, magari a confronto con quegli stessi Borgogna, ora veramente "in fasce". Le premesse per una buona evoluzione ci sono tutte, ma un conto è la teoria, un conto l'assaggio…
Passando ai rossi, ci confrontiamo invece con un'annata di riguardo, il 2001. Due i prodotti: un Rosso Piceno ed un Merlot. Il primo, Duca Guarnerio 2001, si presenta con un naso molto netto con sentori di frutti rossi maturi ed una nota alcolica evidente, che torna in bocca insieme con un frutto pulito, deciso, anche se magari ci si sarebbe attesa una persistenza maggiore. Anche qui c'è una nota speziata, che mi è un po' difficile definire (cannella?), che indubbiamente lo arricchisce. L'ho bevuto con un antipasto di salumi ed un coniglio alla cacciatora con cui ovviamente andava a nozze!
Ma il prodotto di punta dei rossi è un merlot, il Cardinal Minio 2001. Siamo in presenza di un vino molto particolare e, difficile a credersi, in controtendenza: più giocato sull'eleganza che sulla concentrazione. Non solo: anche indovinare il vigneto di provenienza (almeno per il sottoscritto) sarebbe, alla ceca, molto difficile: lo potremmo definire un merlot pinoteggiante… Decisamente elegante all'olfatto per la commistione di frutta nera e note di torrefazione, in bocca emerge appieno la sua complessità: note animali, di cuoio e pelliccia, si abbinano al frutto ed al legno, di certo ben dosato, con discrezione e in equilibrio con un vino di medio corpo. Anche questo prodotto ha un punto di forza nel prezzo (poco più di otto euro in cantina) e non ha faticato, sempre in degustazioni cieche, a superare vini del centro nord ben più costosi (e magari insigniti del noto terzetto di bicchieri…).

In conclusione, un'Azienda in evoluzione, da cui attendersi molto. Certo si potrebbe rammentare ai proprietari che proprio l'attenzione alle radici storiche, testimoniata anche dalla scelta del nome dei vini, richiederebbe una maggiore attenzione ai vitigni autoctoni...
Da qui però non discende una critica nei confronti della scelta merlot-chardonnay. Questo non solo perché è innegabile che essa sia riuscita ad esprimersi in vini di qualità (ma ce ne sono molti) ad un prezzo decisamente corretto (e qui il numero si riduce). Il fatto essenziale è piuttosto lo stile decisamente originale con cui questi vitigni sono stati interpretati: la strada dell'Azienda è dunque già tracciata in tal senso, una strada intelligente che mi piace immaginare come una sorta di "terza via" tra tradizione e omologazione.

Giuseppe Martini

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