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Le degustazioni

Lavorare per Essere nel vino



La libertà non elimina la necessità, ma la presuppone.
Spinoza



Dignità, maturità, comunità, scambio, cambiamento, competenza, riconoscenza, saggezza, esperienza, possibilità, verità, sostegno, speranza, fatalità, autonomia, attesa, responsabilità, divenire, immaginazione, continuità, identità, rischio, obbligo, nostalgia, morale, etica, comunità, confine, onestà.
 
Abbiamo imparato ascoltando la vita di tutti i giorni e provato a capire le radici di una scelta, di una responsabilità. Quattro incontri sull’essere vignaioli, più che sul vino. Nove persone, racconti di lavoro passato e presente nei quali i vini sono solo la punta dell’iceberg di un insieme di pensieri, scelte e azioni e di tutto quello che ognuno di loro, attraverso il proprio lavoro, mette in atto.

carciofi sfioriti


Abbiamo parlato d’impegno reale, di quello che si fa e abbiamo cercato di rendere collettiva l’attività soggettiva, attraverso le storie che la bottiglia non può dire (può esprimere certamente molto altro), i successi e i conflitti che contiene, per farne degli strumenti utili alla riflessione sul vino naturale: è emerso che entrare nel vino è come entrare in un ambiente sconosciuto, che nel tempo si è costruito delle proprie regole che, ogni anno, si cerca di ristabilire. Si entra in una storia di “maniere e modi” accettati o rifiutati, di comportamenti ammessi o criticati, d’ingegnosità riconosciute e condivise, oppure scartate.
La bellezza e l’interesse del mestiere di vignaiolo non si fondano solo sulla consuetudine individuale, ma anche sulla coscienza che unisce segretamente e fortemente chi lo pratica e chi ne fruisce. Il lavoro viticolo non è solo governato da una mera necessità di sussistenza, destinata a produrre qualcosa di apparentemente superflua come il vino. Non rappresenta l’“eterno ritorno” nel quale il custode di quel luogo, intercambiabile e muto, sparisce. Non è mai il semplice rappresentante di una capacità specifica o meccanica, è tutto «opera e azione», le componenti fondamentali del lavoro. Opera perché produce qualcosa di libero e duraturo, come il vino, e rende vivibile il contesto naturale nel quale nasce. L’azione contiene un sacrificio necessario e un privilegio inevitabile e non si riduce a uno sforzo solitario poiché, al di fuori di esso, le donne e gli uomini ascoltano, assaggiano, sognano.

Il percorso di conoscenza di Essere nel vino ha visto l’assaggio di vini dialettici e l’incontro con personalità della viticoltura e dell’enologia italiana. A loro non abbiamo chiesto di presentare bottiglie o di commentare i vini, con loro abbiamo vissuto la degustazione e abbiamo indagato sul senso di ciò che fanno nella più stretta quotidianità, provando a capire le radici di una scelta.

Il seminario si è svolto, in quattro incontri, presso la sede di Porthos.
È stato organizzato da Matteo Gallello, realizzato con la collaborazione di Gabriele Bonci, Bottega Liberati, Pomarius, La Tradizione, con l’aiuto di Pino Carone, Chiara Guarino, Francesca Pasqui, Laura Pinelli.
Sono intervenuti e ringraziamo: Giulio Armani, Guido Zampaglione, Stefano Amerighi, Michele Lorenzetti, Maurizio Silvestri, Cristiano Guttarolo, Antonio Di Gruttola, Giovanna Morganti e Giorgio Serao.
Condotto da Sandro Sangiorgi.


Giovedì 9 giugno – Agricoltura e longevità, con
Giulio Armani e Guido Zampaglione

Sancho Panza (fiano) 2014 Il Tufiello (Calitri)
Ha chiarezza, sa di limone e radici, ha una linea acerba e salina. Richiama e fa eco, non porta in dote pazienza e profondità, è determinato, pervicace, è saporito, accattivante. Pochi Fiano sanno essere così uniti, partecipi e, nello stesso tempo, sono capaci di lasciare tale sensazione di pulizia, questo sviluppo gustativo che si fa ricordare.
 
Catavela (malvasia aromatica di Candia, marsanne, ortrugo, altri autoctoni) 2012 Denavolo (Travo)
Densità e leggiadria, attacca funesto, tutto insieme, stretto e affilato come una lamina. Marino e speziato, bello per precisione e schiettezza. Non ha l’ambizione di sorprendere o lasciarsi scoprire, cristallino com’è, ha il pregio delle proporzioni, della definizione, della terra, del bosco e di altro... e il bicchiere si vuota volentieri.

Freisa delle Langhe 2013 Curto (La Morra)
Stringatissimo. Incondizionato tra drittezza e integrità, è come avesse i paraocchi, mi piace pensare che sia nella natura minimale della Freisa. Tannino grintoso e acidità perentoria spadroneggiano in un rosso tattile e conciso.

Pecoranera (freisa, dolcetto, barbera) 2006 Tenuta Grillo (Gamalero)
Cupo e animale, sembra in fase di svezzamento con questi tratti verdi pimpanti... invece è un vino di dieci anni che deve ancora uscire in commercio! Ha una forza selvatica che può disorientare ma, se si accetta, diventa trascinante, rivelatrice, con quel sorso pieno ed essenziale, integro, senza orpelli.

9giugno

Baccabianca (cortese) 2006 Tenuta Grillo (Gamalero)
Assopito, non sente l’obbligo di comunicare. Seguirlo è estenuante, ma offre una ricompensa: il grande fascino di quello che, lentamente, lascia trapelare. Tonico, asciutto, pietroso, dalla trama quasi sfuggente, timido eppure dotato di una sorprendente grinta sottotraccia. Mantiene il suo ritmo battente, senza smagliarsi e rivelandosi alla lunga, con calma (ovvero tre settimane dopo), con un’inaspettata tenerezza.
 
Dinavolino (malvasia aromatica di Candia, ortrugo, marsanne, altre locali) 2010 Denavolo (Travo)
Che nervo, che personalità! Non annuisce e non sorride, questo vino ha il freddo nel DNA e sa come gestirlo: teso, guarda l’abisso e scava in profondità, disinvolto, vive di contrasti, esplosioni, ti sfida. Non è generoso, è vivo, acuto, misterioso. Insomma... un alieno.
 
Ageno (malvasia aromatica di Candia, ortrugo, trebbiano) 2010 La Stoppa (Rivergaro)
La sua intensità accorata è nota, è l’Ageno... si potrebbero elencare molti riconoscimenti odorosi con il rischio di rendere la descrizione fredda e monotona, invece qui le parole chiave sono: fulminante, radicale, saggio. Sa come dosarsi, è ricco ma non affastellato, è creativo, costruttivo. Riesce a catturare l’attenzione senza vanità, possiede il magnetismo dello spessore.
 
Dinavolo (malvasia aromatica di Candia, ortrugo, marsanne, altre locali) 2010 Denavolo (Travo)
Non ricordo cosa ascoltavamo durante l’assaggio di questo vino ma coincideva con “quell’assolo metallico proteso verso il buio”. Lo ricordo graffiante, stagionato, scabroso con quel tannino saldo, un’acidità implacabile e innumerevoli parti dure tutte assestate e agguerrite. I vini di Armani sono fuori dalla grazia di Dio, andranno all’Inferno.


Nei prossimi giorni pubblicheremo le note di degustazione degli altri incontri.

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