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Le degustazioni

Alsazia, il paradiso dei geologi

Indice articoli

Abbiamo immaginato una degustazione diversa. Invece che una sfilata di Grand Cru diversi, interpretati attraverso tecniche e vitigni differenti, siamo andati alla ricerca del senso vero di un terroir, la comunanza espressiva di ciò che significa “tessuto”. Così, abbiamo trovato degli importatori sensibili al nostro slancio. È nata un’occasione che non dimenticheremo: degustare e bere, in due casi su tre, vini da vitigni diversi ottenuti nello stesso luogo e nella medesima annata, realizzati dallo stesso produttore.
Che cosa è emerso? L’impronta del luogo si manifesta attraverso la stoffa del sapore, nella combinazione tra gli estratti, la salinità e l’abbraccio complessivo del liquido sulla lingua. Senza la libertà espressiva della fisicità non esistono bellezza e piacere, il profilo tattile del vino dipende dalla forza che la terra riesce a imprimere al succo. È stato bellissimo avvertire una sensuale successione indipendente dall’identità del vitigno. Badate bene, non si tratta di un appiattimento della varietà odorosa e gustativa di Riesling, Gewurztraminer, Muscat e Pinot Gris, è la percezione netta di una base comune, il luogo, dalla quale spiccano il volo e si librano viaggiando nella nostra emotività tutte le sfumature che fanno di un vino un’esperienza memorabile.

Riesling, Gewurztraminer, Muscat, Pinot Gris e Geuze - Porthos Edizioni



Meyer-Fonné (Katzenthal)
È stato il modo migliore per introdurre i fondamentali aromatici dei bianchi alsaziani, senza forzature e senza particolari suggestioni.

Muscat Vignoble de Katzenthal 2014
Alla fine risulterà il bianco più facile di tutto il lotto, in virtù di un’immediatezza coinvolgente ma, inevitabilmente, effimera; ha trovato sostenitori tra coloro che amano un Moscato con un equilibrio ammorbidito da un tenue residuo zuccherino e, nel finale, risvegliato dall’accenno amarotico.
Da provare su una bruschetta di pane integrale con paté di asparagi freschi, appena piccante.

Riesling Vignoble de Katzenthal 2012
L’annata è seria e il vino se ne infischia se non deriva da un Grand Cru, visto che il vignoble di riferimento, omonimo del village, dona subito il senso della sua statura, sia attraverso un impatto odoroso serio, complesso, sia nel palato con un tono autorevole; è un Riesling essenziale, perfetto per cominciare a prendere confidenza con l’acidità e le sfumature minerali. Riuscito l’abbinamento con una pizza con broccolo romanesco, pesto di pomodorini secchi, peperoncino e abbondante provola.

Katzenthal
Si tratta di uno dei sette comuni sui quali si estendono i vigneti di Meyer-Fonné. I vigneti di Katzenthal sono molto ripidi (oltre il 45%), coltivati a terrazze e caratterizzati da terra argillosa con vene di granito e calcare. Non si tratta di un Grand Cru ma di lieu-dit, traducibile con “località”. Il termine ha un’origine medievale e non si riferisce solo ai terreni vinicoli ma è utilizzata per identificare un pezzo di terra generico al quale, da secoli, era stato dato quel nome.


Dirler-Cadé (Bergholtz)
Frequentiamo da tempo quest’azienda, ne avevamo descritto i prodotti migliori già sui numeri di Porthos dedicati ai bianchi naturali francesi. La soddisfazione è percepire come non sia stato intaccato lo spessore e il trasporto espressivo a fronte di una chiara diminuzione dell’uso di anidride solforosa, aspetto percettibile anche in Meyer-Fonné e in Zind Humbrecht. Un altro aspetto di fascino è la chiarezza del passaggio tra un lieu-dit come il Katzenthal e un Grand Cru come il Saering: quest’ultimo non ha bisogno di gridare, ci avviciniamo ed è come mettere il naso nella culla di un bambino addormentato, possiamo risvegliarlo con parole e movimenti delicati, tanto lui arriverà e non ci abbandonerà.

Muscat Grand Cru Saering 2012
È comprensibile l’orgoglio degli alsaziani quando si tratta di Muscat rispetto a tutti gli altri esemplari del medesimo vitigno, o di variazioni sul tema, che in giro per il mondo provano in qualche modo a emulare esibizioni tanto carismatiche. La trasparenza del colore non corrisponde a una perdita, anzi sembra il preludio a un’uscita graduale dello spettro aromatico, i cui dettagli non sono lo scopo della nostra analisi, ma i mezzi per navigare e orientarci nelle pieghe di una reale comunione tra cultivar e luogo; le sfumature salgono e scendono, lasciandosi ogni volta lo spazio giusto e accompagnando il sapore in un flusso morbido e vitale, fatto di soste e di ripartenze, tante sono le aree sensibili della nostra bocca. Riesce ad accogliere la forza odorosa di una fresca toma piemontese di capra.

Riesling Grand Cru Saering 2012
Emozionante ritrovare i fondamenti espressivi del precedente, soprattutto nello sviluppo del sapore; se il Muscat del Saering non ha bisogno di gridare, potete immaginare il Riesling che fa della reticenza il primo veicolo della sua capacità attrattiva. Il magnetismo del re dei vini non lascia scampo a palati suggestionabili come i nostri, puntando in maniera inequivocabile sulla freschezza; non importa se i tratti possono apparire spigolosi – io non faccio testo, amo le acidità più impenitenti – sono la relazione naso-bocca e la sostanza tattile della struttura a lasciare senza parole, a far intuire il potenziale evolutivo del vino.
Una toma di capra dalla lunga stagionatura non spezza la droiture del vino, ne misura la capacità pulente.

Saering
Il toponimo “Saering” viene fatto risalire a due origini etimologiche: i termini tedeschi See, che può significare ‘mare’, e Ring, che vuol dire ‘anello’, designerebbero un “anello di mare” poiché questo territorio si estende in effetti quasi come un’isola nella pianura alsaziana, pianura che milioni di anni fa era ricoperta dal mare; i termini tedeschi Seh, “vedere” e Ring, possono designare un accampamento romano, il toponimo Saering potrebbe alludere a un posto d’osservazione, ottimale a quell’altitudine.
Il vigneto Grand Cru si trova tra il Kessler a nord e il Kitterlé a ovest. Questi tre cru, cui si aggiunge lo Spiegel, sono contigui e tutti nel Comune di Guebwiller. La superficie del Saering è di circa 27 ettari, posta a un’altitudine tra i 260 e i 300 metri con esposizione sud-est. Il suolo è marnoso-calcareo con gres e piccoli ciottoli; l’influenza più evidente sull’espressione organolettica dei vini è la finezza odorosa. Da notare che dei tre Grand Cru circostanti solo lo Spiegel ha una vicinanza pedologica, il Kessler è sabbia argillosa, il Kitterlé è gres vulcanico.
(traduzione da https://fr.wikipedia.org/wiki/Saering)

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