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Le degustazioni

I Rossi sul mare - Le note di degustazione

L’evento è stato organizzato da Matteo Gallello, realizzato con la collaborazione della Tradizione, Gabriele Bonci e di Pomarius. Grazie al prezioso aiuto di Miriana Baraboglia, Pino Carone, Chiara Guarino ed Erika Rampini. Condotto da Sandro Sangiorgi.

L’adiacenza delle vigne al mare caratterizza principalmente i vini rossi, nei quali è interessante notare come il salato oltrepassi la “sua” sensibilità chimica e si inoltri nell’area di competenza tattile, già impegnata dall’astringenza dei tannini e dal peso dell’alcol. È proprio il singolare e appassionante equilibrio di queste parti a consegnare vini originali provenienti da territori che sommano l’influsso marino alle specifiche del suolo e del sottosuolo. 
Siamo andati a cercare l’interazione tra le piante e l’impronta che i mari, dall’Adriatico al Tirreno, conferiscono ai vitigni coltivati in modo naturale su spiagge e altipiani, sfiorati e accarezzati da venti e salsedine.

I vini assaggiati racchiudevano le dinamiche più disparate; ogni faccia e ogni minuscola espressione si affollavano per poi rivelarsi gradualmente.

Vini rossi sul mare


1. Rosso Nicolini (borgogna nera) 2013 Giorgio Nicolini (Muggia)
La vera e propria leggiadria, quella sottigliezza attraente di serena compiutezza. La maturità del corredo olfattivo si ritrova in bocca con un’acidità fusa al lato fruttato. Mordente, sanguigno, una linea rustica e definita. Godibile e pulito, una sorpresa.
L’azienda, due ettari complessivi, si trova sulle colline di Muggia ad alcune centinaia di metri dall’omonima baia, compresa nel Golfo di Trieste. Oltre alla Borgogna Nera – il produttore è uno dei pochi a vinificare quest’autoctono istriano – Nicolini coltiva Piccola Nera, Vitovska, Malvasia istriana e Moscato giallo.

2. Monte di Grazia Rosso (tintore e piedirosso) 2011 Monte di Grazia (Tramonti)
Trapela subito una complessità originale: tra le note fragranti di timo si fanno largo l’affumicatura e un influsso fiorile. L’ingresso in bocca è sferzante, a quel punto si distende e placa la tensione con un calore avvolgente e delicato; lascia un’eredità gioiosa, espansiva, di grande impronta mediterranea.
In altre occasioni abbiamo avuto la fortuna di assaggiare il Rosso dalla vendemmia 2006: non è solo una questione di spontaneità espressiva, Alfonso Arpino e il suo vino hanno saputo gradualmente emanciparsi dalle vinificazioni più controllate. Testimone di un territorio nobile, il vino è prodotto a ridosso della costiera amalfitana, maturato in botti di castagno. Alcune viti hanno più di un secolo di vita e sono a piede franco, allevate a raggiera su terreni vulcanici e argillosi.

3. Adonis (pineau d’Aunis) 2012 Renaud Guettier – La Grapperie (Bueil-en-Touraine)
Sin dal colore pallido s’intuisce la finezza. Essenziale e grintoso, muschi e acqua di fiume, il tratto vegetale e terroso è profondo, radicale. La volatile veleggia con eleganza e continuità, incide e delinea. È secco e appagante, i tratti verdi taglienti – la macerazione con i raspi procede per quindici giorni – non gli negano una peculiare, giovanile grazia. Il retrogusto amarognolo si allunga senza smagliarsi.
L’outsider della batteria, un vino di entroterra. Il territorio di Bueil en Touraine è caratterizzato dalla presenza di calcari ricchi di resti marini. Le vecchie vigne di Chenin, Grolleau, Gamay e Pineau d’Aunis sono coltivate in biodinamica. Guettier produce un altro Pineau d’Aunis, L’Enchanteresse, da piante di 110 anni.

4. Cirò Riserva ‘A Vita (gaglioppo) 2010 Vigna de Franco (Cirò Marina)
Il colore che vira sul mattone desta la curiosità dei partecipanti. Il naso organico, caldo e austero abbraccia sentori marini così profondi da rievocare le acciughe. È severo in bocca, carnoso, slanciato e dal tannino tanto serrato quanto composto. Colpisce la vitalità che sa di distesa campestre e frutto buono lasciato al sole ad asciugarsi.
Uno dei vini più apprezzati, è generoso, propositivo, magnetico.
Francesco De Franco produce la sua riserva dalla vigna Muzzunetto, costituita da alberelli e cordoni speronati di cinquant’anni affacciati sullo Jonio.

5. Çericò (granaccia e syrah) 2010 Prima Terra (Riomaggiore)
Inizia compatto, poi si apre e si fa speziato e boscoso. Nonostante lasci intuire una traccia elegante, il legno ne erode lo slancio rendendolo un po’ monocorde. In bocca è succoso e conserva un’oscurità; il liquido fatica ad arrivare fino in fondo, condizionato dall’invadenza del rovere. Abbiamo assaggiato tutto un altro vino nelle annate precedenti (2007 e 2008). Questa 2010 sembra avere un’impostazione troppo centrata, ambiziosa che toglie al vino la spontaneità che lo ha sempre caratterizzato.
Il vigneto è immerso in un bosco di cerri a 500 metri sulle alture di Riomaggiore. Il Çericò affina per due anni in botti di rovere. Dietro le competenze in cantina e nel vigneto di Walter De Battè, Prima Terra è anche un ambizioso progetto di recupero ambientale e paesaggistico delle Cinqueterre.

6. Nero d’Avola 2010 Antonino Barraco (Località Fontanelle – Marsala)
Incisivo e umorale, avvincente dalla prima annusata, è raro trovare un Nero d’Avola della Sicilia Occidentale così poco incline a “venire a patti” con la propria, peculiare autorevolezza. L’aspetto concreto del profumo, dalla ruggine al cacao amaro, non cede mai; mantiene un assetto stringato, maturo, coraggioso nella spinta acida e dal tannino inaspettato. Ricco di riferimenti, il finale salmastro riemerge anche a giorni di distanza. Una delle annate migliori per il Nero d’Avola di Nino, dotato di grande spessore emotivo ma anche aggraziato nel porgere la sua forza.
Nino Barraco coltiva nell’Agro di Marsala, a poche centinaia di metri dal mare, vigne di Grillo, Zibibbo, Pignatello e Nero d’Avola; vinifica e affina i suoi vini esclusivamente in acciaio.

7. Rosso Saverio (grande varietà di uve bianche e rosse dell’Isola del Giglio) 2011 Vigneto Altura – Famiglia Carfagna (Località Mulinaccio)
Un ventaglio di aromi e sfaccettature che può quasi intimorire: la ricchezza di riferimenti offre un quadro articolato, irregolare, imprevedibile. I sentori organici evidenziano l’irrequietezza in bottiglia di un vino verace e potente. La bocca esalta la vena salina, il frutto concentrato non ne frena la perentorietà. Finissimo il tannino, avvolgente e netto nell’aspetto tattile. Il finale è tutto rivolto a profondi ritorni marini.
Nel 2000 la Famiglia Carfagna ha iniziato a recuperare quattro ettari dall’abbandono, tutelando la biodiversità dei vigneti e ricostruendo manualmente i muretti a secco dei terrazzamenti esposti a sud-ovest. Il Rosso Saverio nasce da circa venti tipologie, tra cui sangiovese, grenache, canaiolo nero, malvasia, affronta lunghissime macerazioni e un affinamento in acciaio di circa due anni.

8. Tenores (cannonau di Romangia) 2010 Tenute Dettori (Badde Nigolosu – Sorso Sennori)
L’energia vigorosa del vino restituisce un senso antico, la sostanza e la veracità plasmano una personalità solida e intensa. La fibra non varca mai il confine dell’eccesso, come se il vino fosse cosciente della sua statura e, quindi, capace di riconoscere il proprio limite. Le innumerevoli sfumature gustative sostengono il peso dell’alcol, mentre sali e acidità hanno le spalle allenate. Il lascito retrolfattivo è la prerogativa di una tensione che scolpisce un emozionante ricordo.
Alessandro Dettori coltiva gli alberelli di oltre cinquant’anni del vigneto Tenores, a Badde Nigolosu, a meno di 5 km dal mare e su terreni prevalentemente sabbiosi e argillosi, con presenza di calcare. Il vino matura in cemento senza aggiunta di solforosa.

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