logo porthos

Indipendenti da sempre,
ci occupiamo di vino, cibo e cultura

Il tuo carrello è vuoto
Il tuo carrello è vuoto

ico fbico twico isico gplusico ytico yt

  • Le degustazioni

Le degustazioni

Radikon, Oslavia e San Floriano @ Ein Prosit 2017


note di degustazione di sandro sangiorgi (S) e matteo gallello (M)
foto di lavinia sangiorgi

Stanko Radikon e l'importanza del lavoro
con Saša Radikon
Dall'affermazione di uno stile al recupero delle origini, il viaggio alla scoperta del proprio territorio. L'esempio di una persona mai doma, il virtuoso tormento che porta alla manifestazione di sé e alla costruzione di una memoria pregnante e condivisibile.

La presenza dell’Oslavje è dovuta all’uvaggio che, per una sola volta nel 1999, ha visto anche la presenza del Tocai insieme a Chardonnay e Sauvignon. Il vigneto dal quale è stato via via preso il Tocai è un piccolo pezzo di terra proprio vicino a quelli dei due internazionali. Preso in un primo tempo in affitto, è stato in seguito acquistato per diventare uno dei gioielli più preziosi dell’azienda agricola Radikon.

stanko2
foto di davide vanni

Piede franco: alla ricerca delle radici

L’incontro si è svolto il 20 aprile, è stato organizzato da Matteo Gallello, realizzato con la collaborazione di DOL di Vincenzo Mancino. Grazie al prezioso aiuto di Chiara Guarino, Roberto Muzi e Graziela Marcelo. Condotto da Sandro Sangiorgi con la partecipazione di Alfonso Arpino.

Di seguito, le note di degustazione della prima serata. Nei prossimi giorni pubblicheremo un articolo di approfondimento, a cura di Matteo Gallello, con le schede dei vini assaggiati il 17 maggio.


Piede Franco 20aprile

Chronos e Kairos a Vicenza

Un altro modo di intendere il tempo nel vino, Chrónos e Kairós.

Il vino è elemento vivente, quindi cangiante e irripetibile.
Pensando alla trasformazione, appare l’immagine di due elementi che interagiscono: il tempo al di fuori del contenitore e il tempo all’interno di esso. Conservazione, evoluzione, capacità e incapacità di affrontare questa duplice accezione di tempo sono uniti da cause, tempistiche, casualità e momenti che si appellano a ossidazione e contaminazioni dove tardi e presto diventano categorie relative.

Grazie a Matteo, Carlo e ai ragazzi della Vineria Parolin.

chronos kairos vicenza

Capovilla, primavera

Martedì 21 marzo è cominciata la primavera e si è completata la stagione autunno-inverno del progetto didattico Porthos racconta. Non c′era persona migliore di Capovilla per dare a quest′ultima serata un valore triplice. Innanzitutto il suo carisma, in secondo luogo è stato con la sua squadra-famiglia e poi i profumi delle sue acquaviti anticipano la bellezza odorosa e il tepore della nuova stagione.

Capo1

Piede franco: alle ricerca delle radici #2

L’etimologia, grande e pragmatica disciplina, è sempre pronta a spiegarci i fenomeni in modo semplice: fillossera, dal greco ϕύλλον (fillon) “foglia” e ξηραίνω (xeraino) “dissecco”, ovvero l’ultimo, ineluttabile stadio di una pianta attaccata dall’insetto la cui invasione, notoriamente, ha creato uno spartiacque, ha letteralmente diviso due ere della viticoltura. Ripercorriamo brevemente storia, modi e tempi della devastazione, tenendo conto che le cause e gli avvenimenti sono stati molto più complessi.

Piede Franco 17

Seminario sul matrimonio tra cibo e vino, prima lezione: le assonanze

organizzato da sandro sangiorgi, matteo gallello e franco franciosi, chef di mammaròssa

Comincio questo breve resoconto con un messaggio ricevuto da un partecipante, Carlo Giuliano, la mattina dopo la prima lezione: «Le sensazioni provate ieri sera sono in modalità repeat sul giradischi della memoria del mio palato e devo dire che sono molto affascinanti anche rispetto alle contrapposizioni ben riuscite. Soprattutto la lieve sovrapposizione provata praticamente in tutti e tre i casi paradossalmente fa ricordare meglio i cibi, anche oltre i matrimoni migliori. In questo caso è un vero e proprio sacrificio da parte del vino».

I abbinamento

Il Primitivo tra Manduria, Salento e Gioia del Colle

Se nu te scierri mai delle radici ca tieni

rispetti puru quiddre delli paisi lontani

Se nu te scierri mai de du ede ca ieni.

dai chiu valore alla cultura ca tieni
(Se non dimentichi mai le tue radici
rispetti anche quelle dei paesi lontani.
Se non scordi mai da dove vieni
dai più valore alla tua cultura).
“Le radici ca tieni” da “Lontano”, Sud Sound System, 2003


Non poteva che iniziare così, con la citazione bella (e giustamente retorica) di un gruppo tra i principali della musica alternativa italiana. Sono i ricordi spensierati e variopinti del periodo universitario e questa era una canzone importante per noi studenti fuorisede, orgogliosi di rivolgere lo sguardo al Grande Padre Sud, di rivendicare origini, paesaggi, vini e innumerevoli altre cose che emergevano prepotenti quando si stava insieme, magari nelle cucine comuni delle case dello studente. Condividevamo i cibi arrivati tramite i mezzi più disparati, camion, le poste, il familiare che passava in zona. Come potevano mancare due, tre, cinque litri di vino fatto in casa? La norma era portare, a testa, una bottiglia da un litro e mezzo, così sul tavolo c’erano i liquidi più incredibili: scuri, rossi, rosati o bianchi; siciliani, calabresi, lucani, pugliesi, sardi, sempre densi, carichi, dalle gradazioni folli, amabili, acetici, deliziosi. Tutti testimoni, disincantati, rispondenti a un (bi)sogno tutto domestico, quotidiano, sicuro. Non servivano classifiche, la bontà di un vino corrispondeva alla bottiglia svuotata prima e più desiderata al prossimo “incontro”.
Sono passati dodici anni, tutto è cambiato, eppure nulla è cambiato. Mi spiego: non ci importava molto del vino in sé, era una scusa, un modo per parlare di casa, per raccontare storie di vita in un pranzo della domenica, tra un esame e l’altro, per ridere e meravigliarsi, distrarsi. Un po’ come oggi, con l’unica differenza che queste storie sono diventate indispensabili, cercate a tal punto che lasciarsi sorprendere è la parte più bella del mio lavoro.

foto intro

Seguire le briciole, il vino e la sua intimità

a cura di sandro sangiorgi
con la collaborazione di elisabetta virgili
foto di paolo parise


Perchè il vino ci fornisce uno spioncino per guardare nell’intimo dell’uomo
(Alceo)
 
Il giorno in cui ci siamo trovati al ristorante Granpasso di Velo d’Astico è arrivato l’autunno. Dopo un’ultima settimana d’estate, le temperature si sono abbassate e hanno lasciato spazio alla pioggia e ai bellissimi colori pastello del paesaggio rinnovato all’interno della Val d’Astico, nascondendo le creste del Summano e i pendii del monte Cengio.

Foto2

Riviste

Libri

Su questo sito sono attivati i cookies per migliorarne l'usabilità e le funzionalità Leggi l'informativa sulla cookies policy