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L'approccio al vino alla scoperta della bellezza

3, 10, 17, 24 novembre e 1° dicembre
Questa serie di lezioni è dedicata a chi vuole imparare ad accogliere la bellezza, come un esploratore disposto a scoprire la varietà delle emozioni. 
Nessun timore di sentirsi ignoranti, saremo noi a guidarvi.

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L'eredità di Angel - I Mlečnik e la Valle della Vipava

La Vipava è il fiume che collega la pianura friulana alla Slovenia centrale. Valter Mlečnik, nipote del fondatore Angel, prende in mano l’azienda alla metà degli anni ottanta e ben presto la converte all’agricoltura naturale.

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Il vigneto: comunità e contaminazioni - I vini da vigne miste

Un tempo il contadino piantava vitigni diversi nella stessa vigna, forse per comprendere quali si sarebbero adattati meglio al clima e alla terra del luogo. Col passare degli anni il vignaiolo ha scoperto un’interazione energetica ben al di là del visibile, da cogliere tutta nel vino.

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Il calendario eventi 2020/2021

Ecco il calendario degli eventi che si svolgeranno presso la sede di Porthos tra settembre 202o e aprile 2021

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Flussi evolutivi

Venerdì 21 aprile, il giorno dopo
Riprendo in mano il mio lavoro. Ruvo di Puglia, S.S. 16 bis direzione Bari, S.S. 100 direzione Taranto, svincolo per Turi, attraverso tutta la ricca Putignano, al semaforo svolto a sinistra in direzione Martina Franca, attraverso Alberobello, Locorotondo e finalmente Martina Franca, la mia meta lavorativa.
Non potevo scegliere tappa migliore per rituffarmi nel mio lavoro; è una strada rilassante; mi piace troppo.
I miei pensieri corrono alla serata di ieri in compagnia di Sandro e della verticale di Aglianico del Vulture base, oggi Synthesi, dell’azienda Paternoster di Barile.
Sangiorgi. Dopo averlo tanto letto, finalmente riesco a sentire il suo timbro di voce, sicuro, emotivo, passionale, trascinante.
I due giorni che hanno preceduto l’incontro con Sandro sono stati colmi di pensieri.

Mercoledì 19 aprile, il giorno prima
Incontro Vito Paternoster per la consegna dei vini della degustazione. L’appuntamento è alle 16 presso la sua cantina; puntualissimo Vito è lì che mi aspetta, i vini pronti, quattro bottiglie per annata. Approfitto per chiedergli informazioni sulle annate in degustazione: ’85, ’88, ’90, ’97, ’01, ’02 e mi soffermo soprattutto sulla più vecchia chiedendogli se l’avesse assaggiata di recente. Lo incalzo e non gli lascio respiro «che ricordi hai di quella vendemmia, sei stato parte attiva?». A questo punto, vista la situazione, mi chiede se ho tempo e mi invita a restare «ci facciamo una passeggiata sulle mie terre». Mi sono concesso due giorni sabbatici, non aspettavo di meglio. Mentre Vito mi accompagna e mi racconta dei suoi nuovi progetti, i miei pensieri corrono alla degustazione di domani, come saranno i vini? Ho sempre in mente quell’85! Come sarà? Perché mi perseguita? Ritorno indietro al 1999, alla prima verticale che ho organizzato: Patriglione di Taurino, in quel momento, per me, un mito. ’79, ’85, ’88, ’90, ’93. Eravamo sedici persone, i vini ci costarono 110.000 lire, maledetta mia precisione… Dell’85 mi era piaciuta molto la sua iniziale complessità, il mostrarsi lentamente, anche se quel vino era stato sicuramente aperto molte ore prima.
Forse per questo l’annata ’85 mi perseguita. Non vorrei degustarne nessuno che mi deluda, quella del Patriglione è stata un’esperienza bellissima.
Nel frattempo con Vito arriviamo alla sua nuova cantina, orgoglio della famiglia Paternoster; moderna, bella ma ancora senza vita. Sono curioso di vedere che anima le daranno. Carico il vino nella mia macchina, Vito mi consiglia di aprirlo un po’ di tempo prima. E’ il momento di salutarci, Vito farà un piccolo ma delicato intervento chirurgico e non potrà essere presente, ci scambiamo gli auguri, e alla fine mi dice «mi raccomando, fammi sapere com’è l’85!» Allora, penso, non è solo una mia fissazione…
Sono in autostrada, direzione Giovinazzo. Devo consegnare i vini, domani sbrigherò le ultime cose e poi arriverà Sandro… Ripenso a come introdurrò la degustazione, mi sono autonominato come colui che cercherà di spiegare la filosofia di Porthos. Devo far capire gli sforzi di “un immaturo curatore”. Voglio cercare un lessico adeguato, all’altezza di quello porthosiano. Giovinazzo nel frattempo si avvicina e io ascolto Radio 2. A quell’ora trasmettono Caterpillar, un programma che mi accompagna sempre nei continui spostamenti; a un certo punto uno dei conduttori parla di “carotaggio emotivo”. Mi soffermo un attimo e dico ad alta voce «questo e’ un concetto porthosiano!» Ma perché non ci ho pensato io? Domani dovrò tirarla fuori anche se non sarà di primo pelo.

Giovedì 20 aprile
La giornata inizia al mercato del pesce, voglio far trovare a Sandro qualcosa di speciale. Per ringraziarmi mi prende a bacchettate, fraterne e sicure, «non toccare le bottiglie prima che io arrivi, i vini li apro io e poi, Michele, se leggi Porthos saprai benissimo che nessuna bottiglia per noi deve essere stappata prima della degustazione; il vino vuole respirare insieme a noi». Sic! Ho sbagliato! Chiamo Enzo e risolviamo subito tutto.
Maledetta emozione! Non sono abituato a parlare di fronte a tanta gente. I concetti li conosco, mi circondano, ma non riesco ad esprimerli. Sandro, citando Stephen King, mi dice «scrivi quello che ti passa per la testa, poi togli tutti gli aggettivi». Come faccio!? Fino ad oggi dei miei pensieri facevo partecipe poche persone…
Ormai ci siamo, la degustazione è prevista alle 20 e 30. Io e Sandro siamo lì dalle diciannove, i tavoli vengono disposti in maniera tale che nessuno gli dia le spalle. Decidiamo l’ordine di servizio: ’85, ’88 e via via a salire. Decisione che si rivelerà saggia e accorta, i vini con più anni sulle spalle riceveranno tutta l’attenzione possibile, ed eviteranno il “disturbo” del tannino “mordace” dei vini più giovani.
Si stappano le bottiglie. Purtroppo due tappi dell’85 non hanno retto il tempo ma, nel complesso, tutte le bottiglie sembrano in gran forma.
C’è ancora poca gente… «tranquillo Michele, arriveranno» mi dice Enzo Scivetti che con sua sorella ci ospita in un meraviglioso locale, perfetto per una degustazione tecnica. Squilla il cellulare, leggo sul display “Vito” «ciao Michele, disturbo?» «Ma scherzi Vito, dimmi tutto…» «Volevo sapere se avevate aperto le bottiglie e, dimmi, l’85 com’è?» «Mi dispiace, Vito, non so ancora nulla. Appena ho notizie ti chiamo. Ma adesso dove sei?» «All’ospedale di Melfi su un letto, in attesa».
Ora siamo tutti seduti, io ho detto ben poco nella mia presentazione porthosiana ma il messaggio è arrivato. Tocca a Sandro. Ho letto per quaranta minuti una tensione e un’attenzione mai notata in precedenza e questo, alla fine, me lo confermeranno in molti.
Il mio compito era finito, mi sentivo tranquillo e appagato. Il “carotaggio emotivo” di Porthos è arrivato.

E i vini?
Il liquido odoroso è stato servito in sessioni da tre annate: prima ’85, ’88, ’90 e poi ’97, ’01, ’02 , le prime tre ancora con etichetta Aglianico, le ultime tre, dovendo affrontare un mercato più ricco di etichette, la Paternoster ha voluto individuare un nome che rispecchiasse bene il concetto di quel vino base del passato, oggi imbottigliato appunto come Synthesi.
Di primo acchito mi sono subito piaciuti l’85 e a seguire l’88 e poi il ’90. La seconda sessione mi ha lasciato un po’ interdetto. È più forte di me, con i miei coetanei, intesi come i vini giovani, non riesco a interloquire. Penso che solo chi è carico di esperienze di vita vissuta possa darmi emozioni. Questo è presente nella mia vita in genere: la casa dove vivo è del 1864 e quindi ha la sua storia, i mobili sono intrisi di storia, ed è così che mi sono posto nei confronti di questa verticale, snobbando inizialmente i vini a me più vicini, miei coetanei enologici. Ma sbagliavo! Così come dice Sandro ci sono dei vini che hanno una sensata modernità.
Il ’97 ancora chiuso e fisico, il ’01 più pronto e dolciastro, il ’02 ancora con dei tannini verdi e non maturi, ma ognuno rispettoso della propria annata.
Mi è sembrato una giusta continuazione di quell’Aglianico base così tanto amato nella prima sessione degustativa.
Ma quell’85 non mi ha deluso, fortunatamente: rarefatto, menta sottilissima, foglie di tè, cuoio, un profumo terziario ancora non spinto.
21 aprile ore 00,34. Sms a Vito Paternoster: caro Vito, ti confermo gli splendidi flussi evolutivi del tuo Aglianico, ci sentiamo a breve.
Hanno accompagnato questo racconto: Marc Johnson, The Sound of Summer Running 1998; Pat Metheny Group, Imaginary Day 1997; Mehmet Ergin, Beyond The Seven Hills 1996.

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