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Le degustazioni

Vini di Vignaioli –– Vins de Vignerons 2006: appunti di degustazione

Appunti di qualche assaggio informale effettuato ai banchi liberi.

appunti di degustazione

 

Lo Champagne Brut Petraea BOULARD (realizzato con metodo Solera sulle annate 1997/2003), è insieme rude e cremoso, risultato di una felice cuvée di Pinot Noir e Chardonnay. Si rivela con calma e addirittura a temperatura ambiente. La sua evidente grassezza dà l’impressione di un dosaggio calcato, che una persistenza lunga e pura smentisce presto.
Molto diverse le due cuvée 2005 dei Sancerre di SÉBASTIEN RIFFAULT. L’Akmeniné, immediato nel suo vinoso impatto olfattivo, è grasso, avvolgente e quasi dolce in bocca. Dominano freschezza e fragranza, ma ci ha fuorviato. Di stile profondo, minerale, sodo e preciso la versione Skeveldra, dotata di una stratificazione evidente; sicura, elegante, corposa in bocca.
Originali e piacevolmente rustici i due rossi del Bugey – regione compresa tra la Savoia e Lione – presentati dal domaine GRINAND. Il Gamay Les Ermitures 2005 è fragrante, animale, floreale e fruttato, molto disinibito al naso; la ficcante acidità e la lieve salinità sono il vettore di una leggerezza felice, spalleggiata da una gagliarda presa tannica. La cuvée di Mondeuse “Persanne” 2005 è un vino più restio, concentrato, fine e suggestivo; severo e denso in bocca, possiede la viva acidità del terroir.

Il millesimo 2005 del celebre Morgon di MARCEL LAPIERRE ha un classico, immediato impatto fruttato, dotato del proverbiale rigore espressivo; acida, tannica e stabile la bocca, che sembra in fase di composizione di una fisionomia lieve, tutt’altro che scontata. Da riassaggiare.
Singolari, le taglienti realizzazioni di Gamay del domaine PEYRA, situato in Alvernia, a pochi chilometri da Clermont Ferrand. Le due cuvée 2005 assaggiate sono improntate a un immediato e puntuto stile fruttato (frutta di bosco) e animale (pelliccia); non manca una succosità accomodante; l’acidità la fa da padrona in bocca, dotata di una beva semplice ma gradevole. Ci paiono meno riusciti i due 2004, di stampo vegetale/resinoso, e dal colore scarico; meno definiti e composti in bocca, possiedono un accenno minerale e una media lunghezza.
Ancora molto crudo, sottile e quasi squilibrato il Moscato d’Asti BERA 2006, imbottigliato da poche settimane. La notevole ricchezza zuccherina non appare ad oggi sostenuta da una tensione di beva paragonabile alla riuscitissima versione ’05. Da riassaggiare nei primi mesi del 2007. Pronta, invece, ed estremamente godibile nella sua rustica ruvidità, la Barbera d’Asti le Verrane 2004, di precisa fedeltà varietale; sferzante, concentrata, ma anche fine ed elegante in bocca. La versione Ronco Malo della stessa annata mostra densità e spessore superiori, che ne fanno un vino da vedere in prospettiva; dietro la sua crudezza si legge una complessità in nuce.
Ci è parso di interessantissimo spessore, nonostante la evidente levità, il Vermentino dei Colli di Luni SANTA CATERINA 2005, dal bel naso cangiante, vegetale, spontaneo, che impone una ricerca costante di nuove sensazioni grazie a una notevole profondità; leggiadro, soffice e di impressionante lunghezza salina in bocca. La versione Poggi Alti, macerata 12 giorni sulle bucce, dal sorprendente e inspiegabile colore paglierino, non ci è sembrata altrettanto fine e composta. Un terzo bianco, figlio di un uvaggio di Vermentino, Tocai Friulano e Sauvignon si è dimostrato più greve e alcolico, che gli conferisce una natura bruciante in bocca. Tutti i bianchi 2005 dell’azienda appaiono comunque vivi, spontanei e nitidamente segnati dal terroir.
L’annata 2005 del Lambrusco dell’Emilia di CAMILLO DONATI è grintosa e fitta al naso, con un timbro meno cupo del millesimo precedente; vivo e irruente in bocca, lascia una traccia gustativa che rasenta uno spunto di vaga dolcezza; molto vivido il bicchiere vuoto.
L’Alter et go 2004, una curiosa versione di Cabernet Sauvignon rosato frizzante realizzato nella Loira da MICHEL AUGÉ, possiede un naso rustico ma composto, fresco e fragrante; buon nerbo e sottigliezza in bocca, dove la carbonica si dispone con modi prevedibilmente grezzi; si percepisce una lieve traccia tannica contrappuntata dal delicato residuo zuccherino; buona la lunghezza. Il Suavignon 2004 [sic] rotondo e fresco al naso, sa quasi di cipria; la bocca è morbida e avvolgente, tenera, mai greve o piatta. La cuvée Le Hardeleau 2004, assemblaggio di Gamay e Pinot Noir, è vivo, animale, nervoso, alla ricerca di una sua compostezza; ha un bel piglio in bocca, dove il nerbo del vino battaglia con la traccia del legno, ancora sensibile; non pulitissima l’uscita.
Ampissima la gamma dell’alsaziano domaine BINNER, improntato a una generale spontaneità espositiva. La cuvée Saveurs Printanières 2004 (insolito assemblaggio di più vitigni, del tipo Edelzwicker) è solida e aromatica, poco sfumata; in bocca l’acidità è supportata da un filo di carbonica, prima di chiudere con un finale amarognolo; è un vino sottile, quasi fragile. D’impatto quasi ossidativo, poi salino e metallico il Riesling Katzenthal 2002; in bocca possiede una bellissima fragranza, finezza, sapida mineralità e un timbro appena abboccato; lungo e trasparente il finale. Bel colore, quasi ramato, per il Riesling Sonnenberg 2004, cremoso con note di cera e frutta matura; in bocca torna bene la frutta, si avverte una punta di caramello in un quadro morbido, soffice, dalla lunghezza acida. La cuvée di Pinot Noir 2001 denominata “J’ai comme une petite soif”, di colore granato leggero e trasparente, è aerea, minerale e animale; acido e leggero in bocca, non mostra molta unità, anche se possiede una confortante lunghezza quasi in stile Grignolino. Il Pinot Noir 2004 “non filtré” ha un odore vulcanico, appena caramellato e polveroso; in bocca è teso e lieve, fine, rarefatto e di notevole unità; particolarmente elegante il finale. Un esempio di grande coerenza con il vitigno, su un terroir di aerea espressione.
Esuberante, solido e potente il Patrimonio Rosso Carco 2005 di ANTOINE ARENA, il produttore che detta il riferimento qualitativo in Corsica: balsamico, mediterraneo, ha molte cose da dire, sotto una tensione quasi metallica e una fine dolcezza; tannico, morbido, fitto, sempre vivace in bocca, sfodera ottimi ritorni odorosi. La versione Morta Maio della stessa annata prende il nome dal cru coltivato con viti più giovani; ha un colore rubino concentrato, una dolcezza di spezie cupa e fitta, mostrando un carattere più chiuso e esitante; fitto e morbido, è meno dinamico del Carco, con un finale meno netto, nonostante la notevole lunghezza. Ci sembra da attendere qualche anno.
Il Chianti Classico Riserva Poggio ai Mori SAN DONATINO 2000 è maturo, speziato, mediterraneo, forte di una chiara evocazione territoriale, non mostra una grande dinamica; l’impatto gustativo è slanciato, con una buona sapidità e una discreta lunghezza su note di liquirizia; il suo limite ci è parsa la difficoltà a crescere nel calice.
Fresco, teso e brillante, anche nel colore, il Chianti Rufina FATTORIA CERRETO LIBRI 2004, su note di frutta fresca e una chiara riconoscibilità del Sangiovese; evolve in modo etereo e appena rustico; in bocca, il tannino e una viva acidità non fanno sentire gli oltre 14 gradi alcolici; ha un bello spessore e la lunghezza manca solo di un po’ di sapidità.
Buonissima la versione “base” del Gavi CASCINA DEGLI ULIVI 2005, fresco, diretto, aperto, di notevole finezza; in bocca è elegante, sottile, salato, freschissimo e di una lunghezza corale che lo rende pronto e godibilissimo. Ci è parso più contratto e meno luminoso il Gavi Filagnotti della stessa annata, che avrà probabilmente bisogno di un po’ di tempo in bottiglia per riaprirsi.

 

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