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Le degustazioni

Anteprima Vini Costa Toscana 2005: appunti di degustazione

appunti di degustazione

 

Per quanto è possibile giudicare a pochi mesi dalla vendemmia, il 2005 rende equilibrio espressivo ai vini, dopo una sequenza di millesimi di complicata gestione, ciascuno per motivi diversi. Ricordiamo il piovoso 2002, certo non un successo per la Toscana e altre regioni italiane, il torrido 2003, con il suo squilibrio non sempre ricomposto tra maturità fenolica e maturità tecnologica, infine il produttivo 2004, con qualche problema di diluizione.
Il 2005 sembra un’annata abbastanza grintosa nella sua vinosa ruvidità en primeur e soprattutto al riparo da pesanti fattori di disturbo (tranne forse nel Lucchese); proprio per questo si può ipotizzare che rappresenti una cartina di tornasole. Una di quelle situazioni in cui i migliori dovrebbero distinguersi e le pecche emergere con evidenza.
Le degustazioni sono avvenute alla cieca a fine maggio 2006, a Lucca. Ad Anteprima Vini va reso il merito, come ogni anno, di un’accurata e premurosa organizzazione.

 

Provincia di Livorno
Annata fresca, relativamente piovosa. Bolgheri si distingue, ancora una volta, non solo nella provincia ma sull’intero panorama della costa. Una conferma del felice adattamento dei vitigni bordolesi a un terroir di valore: sono varietà ampiamente utilizzate in Toscana, in blend o a complemento di cultivar autoctone, non ci sembra con egual fortuna.
Finezza, gradualità delle sensazioni e profondità olfattiva hanno un riscontro in vari campioni, dotandoli di qualcosa in più di una nitida e levigata esecuzione. Il lotto di Bolgheri possiede una sottile unità espressiva che accomuna la vicina Val di Cornia.
Proprio il Val di Cornia Okenio Terradonà (Cabernet 90%, Merlot 10%) fa della speziata e vegetale mediterraneità un punto di forza e di riconoscibilità territoriale: fragole, mirtilli, tè alla pesca, erba tagliata, salvia e formaggio compongono un naso graduale nel concedersi; in bocca è sostenuto, carnoso e ferroso, ha tannini docili, come in sospensione, lo slancio e la franchezza guardano al di là del volume; spontaneo e raffinato nei ritorni di erbe aromatiche. Più prevedibile il Val di Cornia Il Peccato di Jacopo Banti (Cabernet), tosto, brioché e fruttato; la bocca è masticabile, proporzionata e calda, con una delicata grana tannica. Il Val di Cornia Suvereto I’Rennero Gualdo del Re (Merlot) inizia speziato, rotondo e ovattato, prima di disunirsi; caldo e fuso in bocca, desta perplessità per la qualità della sensazione acida. Macerato e titubante nella crescita a bicchiere aperto il Petra della famiglia Moretti (igt Toscana, Cabernet 65%, Merlot 35%) dal consueto stile sferico; varietale e patinato in bocca, chiude dolce e torrefatto.
A Bolgheri, abbiamo trovato particolarmente buono il Paleo Rosso delle Macchiole (igt Toscana, Cabernet Franc 100%): in questa fase crudo, vegetale, speziato e leggermente volatile, sa già trovare una propria raffinatezza; è sodo e slanciato in bocca e mostra un’ottima esecuzione formale; qualche segno di affaticamento nei ritorni odorosi. Il Grattamacco Collemassari (Cabernet 65%, Merlot 20% e Sangiovese 15%), crudo e nervoso, ci è parso ancora poco composto al naso; la bocca non è mai smaccata e ha già acquisito una modulazione tra tensione e densità. Ben confezionato l’Argentiera (Cabernet 50%, Merlot 35%, Franc 15%), che forse sconta l’impatto più rapido del vitigno della Rive Droite: carne, sangue, tè nei profumi vagamente esotici; in bocca ci sono una calorosa leggerezza espressiva e una gratificante corrispondenza di tisana, ha lievi note torrefatte e una piacevole grana tattile. Il Greppicaia I Greppi (Merlot 60%, Cabernet 30%, Franc 10%) ci è parso contratto tra fiori e cioccolata bianca, mostrando qualche incertezza di pulizia nel finale; in bocca è fitto, concreto e segue una stimolante tensione sotterranea. Ancora scomposto e fermentativo al naso il Patrimonio Tringali Casanuova (Cabernet 60%, Merlot 40%), che riesce rustico, tannico e terroso, chiude asciutto e senza fronzoli. Il contegno e la raffinata definizione sono il marchio dell’Arnione Campo alla Sughera (Cabernet 50%, Merlot 40%, Petit Verdot 10%), lineare e concentrato tra frutta, fiori e spezie; il finale è la sua parte meno libera. Il Piastraia di Michele Satta (Merlot, Syrah, Sangiovese e Cabernet in parti uguali) è in fase di auto-elaborazione: frutta schiacciata, carne, ferro e violetta nei profumi, in bocca è fine e omogeneo, con una tensione intermittente.
Meno convincenti i restanti campioni del comprensorio. Il Vignaré Villa le Pavoniere Guicciardini Strozzi, dolce e balsamico, è acido e troppo perentorio nella chiusura. Il Guado Poggio alle Querce ha un naso verde e lattiginoso; alcolico, di discreta carnosità, non molto preciso in bocca. Il Peàn Batzella, marino, vegetale e fenolico nei profumi, mostra qualche macchinosità nel dispiegare una materia levigata. L’Antero Le Grascete ha la patinata morbidezza del Merlot, è molto verde e crudo (peperone e cetriolo); finisce facile. Stilizzato, fresco e poco concreto il Rubino dei Greppi Podere Greppi Cupi, dagli aromi tostati. Il Castello di Bolgheri è caldo, volatile e torrefatto; denso, cremoso e amaro (anche nei gradevoli ritorni di erbe) in bocca. Amaro di goudron e spezie il Sapaio dell’omonimo podere; al gusto esibisce volume e una discreta tensione di scarsa durata. La Syrah dell’Elba Oglasa Cecilia insiste su calde note di yogurt, marmellata e cioccolato; l’assaggio lascia dubbi di pulizia e finezza, con un finale asciugante.

 

Provincia di Grosseto
Un’estate calda ha lasciato il passo a un periodo vendemmiale fresco e abbastanza umido. Tempismo e cernita nella raccolta dovrebbero aver fatto la differenza.
La più meridionale delle province costiere è quella che presenta più vini in anteprima, 22. Come già negli anni scorsi, nutriamo perplessità sulla capacità evocativa di vari vini maremmani, pur convinti che le potenzialità siano concrete. Il modello scuro e concentrato, che molti prodotti di questa zona hanno sposato negli ultimi anni, non riesce a entusiasmarci: l’agilità e la serena, rurale terrosità del Sangiovese ci paiono poco gratificate da uno stile denso e fatalmente statico. L’opportunità di usare varietà internazionali resta da dimostrare.
A smarcarsi dal gruppo è il San Lorenzo Sassotondo, un Ciliegiolo in purezza prodotto a Sovana, capace di aprire un naso traslucido su note di macchia e di crescere nel bicchiere dopo un inizio viscerale e fermentativo; in bocca è tenero e maturo, ha tannini rilassati e una tensione ondulatoria, si allunga con precisione per preparare un finale evocativo. Di tutt’altro stile il Marsiliana dell’omonima tenuta (igt Maremma a base di Cabernet e Merlot): verde e a tratti nervoso, emana note laccate e volatili; in bocca è carnoso e delicato, dispiega i suoi tannini verso una chiusura nitida e grintosa. Ha un modulo espressivo affine il Dròmos Poggio Verrano (assemblaggio di Cabernet, Merlot, Sangiovese, Alicante e Franc), dal naso soffice e leggero; in bocca il tannino è liscio e serrato, su note di liquirizia; la beva è concentrata, il legno presente, il vino appare già acquietato. Ci è sembrato piuttosto dolce il Nectar Dei di Fattoria Nittardi (Syrah, Merlot, Cabernet), dal nome ambizioso. Spezie, cacao, scorza di arancia e resine tra i profumi, mentre in bocca tornano dolcezza e mediterraneità; il rovere sembra poco assimilato. Tra i Montecucco, ha un piglio piacevole il Sangiovese Grotte Rosse di Leonardo Salustri, con più polpa di frutta che suggestione territoriale; in bocca distribuisce con ordine la materia, ha nerbo e un finale tenero. Dolci, non molto fini e a tratti fermentativi gli altri Montecucco: Poggio d’Oro Le Calle, Riserva Lombrone Collemassari e Rigomoro Tenuta di Montecucco.
Varie perplessità sul lotto del Morellino di Scansano, una doc che ci pare in cerca di una propria collocazione, tra precaria adesione territoriale e stile internazionale incompiuto. Ha suscitato un discreto interesse il Capatosta Poggio Argentiera, semplice e fruttato, ancora molto crudo, poco armonico, quasi stridente, ma schietto nel modo di proporsi. Più pronto e levigato il San Giuseppe Fattoria Mantellassi (con un 15% tra Cabernet, Malvasia Nera e Canaiolo): inizia smaccato per poi sviluppare una lucida mediterraneità; semplice e amarognolo in bocca, si rivela abbastanza reattivo. Concentratissima, legnosa e poco evocativa la versione di Moris Farms, in cui Cabernet e Merlot si fanno sentire. Non siamo riusciti ad amarla. Molto fitto sin dal colore anche di Laire di Paolo Bruni: amaro e acidità ci sono parsi accentuati. Concentrato, volatile e poco pulito il Tempo Terre di Talamo.
Gli altri grossetani: l’igt Maremma Sesà Poggio Foco, a base di Cabernet e Merlot, ben tratteggiato ma non in crescita; fresco, erbaceo, amaro in bocca. Il Cupinero Col di Bacche (Merlot 90%), fermentativo, burroso e stilizzato su note di caffè. L’igt a base di Cabernet e Sangiovese Tenuta Belguardo dei Marchesi Mazzei, poco armonico, dolce e polveroso, sa di moka. Il Mandrone di Lohsa (igt maremmano a base Cabernet), fragrante, balsamico e dolcissimo, dal tannino asciugante. Il Vedetta Botrona (Cabernet di Maremma), dal naso dolce e mediterraneo (piccoli frutti e scorza d’arancia); leggero, amaro e laterale in bocca, con ritorni fedeli.
Abbiamo assaggiato anche: Campo Montecristo Serraiola; Poggio Cavalluccio Tenuta Roccaccia; Radaia Tenuta la Parrina; Poggio Bestiale Fattoria di Magliano, che per motivi diversi ci sono parsi poco interessanti.

 

Province di Lucca e Massa Carrara
Una stagione dall’andamento travagliato, con molta pioggia e temperature medio-basse in luglio. E’ occorsa una dura selezione delle uve. Le difficoltà meteorologiche si traducono nei vini, il cui livello medio non ci persuade. Diversi di essi, brucianti e poco composti, ci sono parsi affaticati, forse anche per la precocità della degustazione.
Il Cercatoja Rosso Fattoria del Buonamico (igt Sangiovese 40%, Cabernet 30%, Merlot 20%, Syrah 10%), dalla vinosità semplice e delicata, è franco e di bella ruvidità in bocca; il limite maggiore è l’incostante contatto con la lingua. La Syrah igt Esse Fattoria la Torre, ancora fermentativa, mostra una buona concentrazione di piccola frutta scura, ma non altrettanta finezza. Non ci sembrano avere una materia prima straordinaria neppure gli altri tre igt della zona di Montecarlo: Anfidiamante Fattoria del Teso, Conte Rosso Anna Maria Selmi, Cabernet Fattoria Montichiari, penalizzati da una finezza approssimativa.
La diluizione delle sensazioni si palesa nei vini della doc Colline Lucchesi. Il Sebastiano Sardi-Giustiniani ha la dolcezza del Merlot (frutta macerata, amarene) e resta laterale nello sviluppo gustativo. Tenue, lieve e piuttosto corto il Tenuta di Valgiano (Sangiovese, Syrah, Merlot), che ci è sembrato meno felice che in altre annate, anche per la sua “zuccherosità”. Vinoso, diluito (castagna bollita), floreale, il Niffo Terre del Sillabo (a base di Merlot), che tende a richiudersi. Fruttato e piacevolmente fresco I Pampini Fattoria di Fubbiano (Sangiovese), fa della fluidità dell’annata un dato di coerenza espressiva. Il Fabbrica di San Martino (elaborato blend di Sangiovese, Syrah, Merlot, Canaiolo, Malvasia Nera) è uno dei vini più spontanei, tra terra, liquirizia, fiori e note animali; peccato che fatichi a offrire sensazioni pulite, perché sembra avere materia e delicatezza.
Macerato, sanguigno, blando il Melograno Podere Concori (igt prodotto con vecchie viti di vitigni autoctoni della Garfagnana), che in bocca è ruvido, bruciante e poco incisivo. Ci è parso stanco il Rotonda dei Cipressi Terenzuola di Ivan Giuliani, un viticoltore massese che ci aveva ben impressionato qualche anno fa con il suo Merla della Miniera; questo Merlot, invece, sembra dolce e privo di slancio.
Abbiamo assaggiato anche i Colline Lucchesi: Merlot Tenuta Maria Teresa; Picchio Rosso Colle di Bordocheo; Nero della Spinosa Colleverde. E gli igt Toscana: Ebrius Valle del Sole; Solgirato Eredi Bini Dora; Poggio de Paoli Vigna di Gragnano; Montervo Cima.

 

Provincia di Pisa
Molti (22) i vini provenienti dalla provincia di Pisa, quasi tutti igt Toscana. Dopo un inverno rigido, la primavera è passata dalla pioggia al grande caldo. L’estate ha risparmiato le abbondanti piogge del Lucchese. Qualcuno parla già di un’annata «eccezionale». Rispetto a Lucca, i vini ci sono parsi mediamente più interessanti, con qualche esempio di carattere.
Molto chiuso e ridotto, in questa fase, il Guadipiani Fontemorsi (Sangiovese 75%, Merlot 25%), un vino di asciutta vinosità e discreta sostanza, il cui limite maggiore sta nella gestione dell’amaro. Concentrato su avvincenti sensazioni mediterranee, il Vignaalta Badia di Morrona (Colli dell’Etruria Centrale Sangiovese): maturo, chinato, erbaceo al naso, con una beva rilassata e spigliata e un bel finale asciutto di radici. Il Sangiovese di Cosimo Maria Masini ha una dolcezza macerata di fiori e frutta tropicale; buona distribuzione in bocca e una certa evocazione territoriale, con un tono genuino; non impeccabile la pulizia. Verde, molto varietale e piuttosto semplice il Duemani (Cabernet Franc) dell’omonima tenuta: vellutato, leggero, gradevole ma corto in bocca. Ha un taglio ricercato il Casalvecchio Pagani De Marchi (Cabernet), tondo e contratto al naso, morbido e levigato in bocca, chiude su note di panna e liquirizia. La Tesa Fattoria Santa Lucia è un Ciliegiolo in purezza, macerato, carnoso e ancora fermentativo; in bocca è un vino semplice senza grandi ambizioni, in cui spicca l’acidità.
Tra i campioni meno convincenti, il Sabiniano di Casanova Podere La Chiesa (Sangiovese e Cabernet) dai profumi scarichi di arance, china e cacao; in bocca ha un tannino crudo e spesso, manca di un’adeguata rispondenza. Il Fattoria di Travalda (taglio bordolese a base Cabernet) è grasso, verde e burroso; l’acidità appare poco unita. Il Castellaccio Fattoria Uccelliera (Sangiovese, Cabernet, Syrah) con note cotte e macerate di crostata, ha un comportamento gustativo blando. Fruttato, burroso e monocorde al naso, il Febo Fattoria Sorbaiano (Merlot) possiede pacatezza senza grinta. Il Montescudaio Gabbriccio Pakravan Papi (Sangiovese) inizia schietto su note di erbe e frutta secca, per farsi meno fine; è semplice, composto e poco espressivo in bocca. L’altro Montescudaio, La Regola dell’omonimo podere (Cabernet e Merlot), è dolce e giovanile; la sua materia in bocca rimane stretta dal legno. Tormentato e poco definito il naso del Caiarossa (sette vitigni con prevalenza di Sangiovese, Cabernet e Merlot), che mostra incertezze di pulizia anche all’assaggio. Il Moro di Pava Pieve de’ Pitti (Sangiovese) è secco, croccante (nocciola) e non pulitissimo; morbido e rotondo in bocca, fatica ad allungarsi.

Abbiamo assaggiato anche il Chianti Superiore La Casina di Badia Sorelle Palazzi e gli igt Toscana: Castello Ginori Marchesi Ginori Lisci, Reciso Pietro Beconcini, Sassontino La Spinetta, A Sirio San Gervasio, Teuto Tenuta Podernovo, Varramista Fattoria Varramista, Nambrot Tenuta di Ghizzano, Dulcamara I Giusti e Zanza, Genius Loci Tenuta di Burchino.

 

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