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Il Blog

Omaggio al Roero 2006

Da una conversazione fra Marco Vallora e Mario Soldati:
Vallora: “Ma Collio si scrive con la g?”
Soldati: “Tu sei un c……, scrivilo pure con la g…”

Chi frequenta le nostre pagine sa quanto siamo diffidenti verso i premi e le giurie, persino quando a vincere è qualcuno di noi.

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Sarà che il tempo

Sarà che il tempo non è stato molto clemente queste sere d’estate, sarà che mi sto impigrendo, sarà quel che sarà… fattostà che le mie uscite si sono diradate in modo drastico. E quando dico uscite, dico degustazioni, assaggi, esami di riparazione o di maturità per il palato. Occasioni di affinamento perdute. Ma verranno tempi migliori, lo so.

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Paris, il Prosecco è nelle tue…

Nei primi anni novanta, quando studiavo all’università, il termine marketing, sebbene molto usato, non era ancora assimilato culturalmente. Se nei film commedia del tempo gli Yuppies si riempivano la bocca definendosi Marketing Manager, nei bilanci delle aziende italiane era difficile trovare voci di costo riconducibili al marketing. L'’imprenditore medio-piccolo non riusciva nemmeno a concepire tale necessità, non era tangibile, non era palpabile, né aveva riscontro immediato. L’'analisi dei flussi finanziari era ancora molto legata a concetti empirici: “tanto ho in tasca tanto guadagno”. L'’utilizzo consapevole di queste politiche commerciali, tipicamente di scuola statunitense, arriva solo verso la fine degli anni novanta. Il lancio di un prodotto nel mercato prevede un’'accorta politica di marketing e la determinazione del prezzo finale comprende anche questo tipo di investimento. Il marketing altro non è che quella scienza manageriale che tende alla massificazione del fine del produttore (guadagno) insieme alla massificazione della soddisfazione del cliente (spesa). Quanto più è massificata l'’offerta, tanto più facile sarà gestire la domanda e quindi i consumatori. Ripensare a quelle nozioni mi riporta indietro nel tempo a periodi più spensierati; passai quell’'esame con molta facilità, incuriosito da questa realtà per me nuova.

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Si spiegano i Mesali

L’arrivo ad Avellino non è confortante. Il cielo è grigio, c’è traffico e le strade strabordano di sacchetti della spazzatura. La chiamiamo “emergenza” e abbiamo la premura di aggiungerci, per i non indigeni, sempre la qualifica del caso. Così passiamo da quella per la criminalità a quella dei rifiuti con una ciclicità evidentemente funzionale alla conservazione di un’immagine del Sud in eterno ritardo, in continuo affanno. Finiamo per affezionarci ai nostri residui, di qualunque genere essi siano, e facciamo una grande fatica a liberarcene, arrivando persino a custodirli con la cura e il rispetto che si hanno solo per i trapassati.
E’ quotidianità che rende immobile il paesaggio e ineluttabile il destino. E’ questo quello che hai intorno ogni qualvolta provi ad immaginare oltre: tutto appare più difficile e comunque superfluo, perchè l’essenziale da risolvere è sempre troppo.

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Un treno mondiale

Nessuno è perfetto, neppure Trenitalia. Ecco i fatti.
Il direttore mi convoca nella Città Eterna per chiudere Porthos 25. Con la previdente lungimiranza che contraddistingue il mio cartesianesimo, prenoto il treno con largo anticipo per godere di tariffe ridotte. Qualche giorno dopo, il direttore mi scrive comunicandomi le nuove date di consegna, posticipate di una settimana. I grandi classici non si tradiscono. Durante le mie peregrinazioni, cambio la prenotazione a Torino Porta Nuova, sborsando il relativo sovrapprezzo. Andata: giovedì 6 luglio alle 15.00, con arrivo alle 19.30; ritorno domenica 9 luglio alle 17.30, con arrivo alle 22.00. Sfortuna vuole che Francia e Italia conquistino la finale di coppa del mondo di calcio. Non è mai successo prima; chissà se e quando succederà di nuovo. Io, che considero il calcio uno sport minore, non posso esimermi dal riconoscere la natura supersportiva dell’'evento. E’ quasi uno scontro di civiltà, quanto meno per me, italo-francese. Oltretutto, comunque vada, sarà l'’addio all’attività di Zinedine Zidane. Come potrei perdere la partita? Come perdere l'’occasione di farmi bersagliare da una gragnuola di insulti antinapoleonici, o di irridere sornionamente la patria per cui non ho nostalgia?

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Il mestiere di giornalista

“Abbiamo la possibilità di aprire quasi ogni porta.”
Non è la pubblicità di un fabbro, ma una frase di Burton Anderson, noto giornalista e scrittore del vino, citata da Time a proposito di un fenomeno che pare in crescita: le visite a “castelli e vigneti” da parte di personaggi molto abbienti, accompagnati proprio da Anderson.

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Ein Prosit a Tarvisio 2006

E’ la terza volta consecutiva di Porthos ad Ein Prosit. La novità di quest'’anno è il programma dell’'iniziativa, completamente delineato dal progetto didattico “Porthos racconta..…”. La contemporanea uscita di un numero 26 “tutto al naturale” ci ha convinto della necessità di coinvolgere in modo pratico il pubblico dell’'evento organizzato dal Consorzio Tarvisiano.

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Miniature di Settembre 2006

Abbiamo scelto di condividere la campagna per il sostegno del quotidiano Il Manifesto, attraverso un banner su www.porthos.it. Era in programma di tenerlo per un mese, siamo arrivati a un paio. 

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100/100

L’'uso di valutare i vini attraverso l'’assegnazione di punteggi non appartiene alle linee guida di Porthos. Basta leggere poche pagine della rivista e si capisce subito che un numero, pur affiancato da note esplicative, non riflette il nostro modo di affrontare un vino e la sua complessità.

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