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Per scoprire il viaggio di Davide prima dell′11 maggio, giorno dell′attracco a Porthos:  viteinviaggio365

Vite in viaggio

5 giugno - Un vigneto a misura d'uomo, Luciano Saetti

Un caldo che passa lungo tutta la notte senza un filo di vento. La finestra aperta sulla campagna dove è già giorno. Giovanni mi accompagna alla stazione. Lui torna in vigna, io risalgo ancora un pezzo d′Italia. Falconara, Senigallia, Fano, scendo a bermi un caffè e a fare due passi tra le mura, il mare e il centro abitato, ché ci sono nomi di luoghi che ritornano in mente, tante volte li abbiamo sentiti o detti per gioco senza mai averli realmente camminati. Pesaro, Rimini, Imola, Bologna e infine Modena, stazione di Modena. Con Luciano ci si è dati appuntamento qui. Sono le 12 e tre quarti, una umidità di pianura e di città, il calore sale dal cemento, un uomo con uno zaino in spalla e sandali ai piedi rallenta ormai in vista della ferrovia, due ragazzi mi chiedono dove è il Mac Donald, alla fermata dei bus passa una vettura con destinazione Costarica.
Osservo le auto che parcheggiano o si fermano. Salgono figli o amici o chissà cosa. Poi oltre il piazzale e il parcheggio della stazione vedo scendere da un auto un volto conosciuto. Una mano sul trolley e gli vado incontro.
È tanto che aspetti, ero a fare delle consegne.                                                  
Non preoccuparti, ho approfittato per rivedermi delle cose.                      
Bagagli in carrozza e ripartiamo.
Mangiamo qualcosa e poi se vuoi andiamo a vedere il vigneto.
Sarebbe bello anche con questa luce e questo caldo, facciamo come ti viene bene, senza problemi.
Nessun problema. Vediamo quello che riusciamo fare.
Si, con semplicità, facciamo due chiacchiere senza fretta e senza impegno.     
Non guardo la strada, mi sembra la periferia appena fuori la città dove fermiamo l′auto di fronte ad un portone di carrozzeria chiusa e raggiungiamo un bar ristoro con tavolini esterni.
È da quando sono arrivato a Modena, ma forse anche prima, quando ho parlato con lui durante le fiere dove l′ho incontrato o al telefono per decidere quando incontrarci, che sento questo avvicinarmi al suo mondo, un percorso a tappe che necessita di ostinazione e pazienza. Non che Luciano sia una persona scorbutica o indisponente, anzi, la sua pacatezza e la sua voce tengono vicini come anche il suo sorriso. Forse è qualcosa che ha a che fare con la disillusione, quasi una perdita di fiducia e una stanchezza interiore verso l′esterno, in generale. La giornata è ancora lunga, e ancora dobbiamo parlare di noi, del nostro passato.
Chiedo a Luciano se da sempre si è occupato della vigna.
Prima avevo un allevamento di conigli.
E poi?
Poi mi sono reso conto che non ce la facevo più ad ammazzarli.        
Avevo l′esigenza di tornare vicino alla campagna, alla terra. L′azienda Vigneto Saetti è nata alla fine del 1900.
La cameriera passando tra i tavoli soffia via parole di malumore verso qualche cliente poco gentile. 
Il caldo ha iniziato a far dar di testa!
Racconto a Luciano di come sta andando il mio viaggio e il progetto, lui mi ascolta senza interrompermi.
Poi passa una lunga pausa di silenzio comune. Beviamo il caffè e ripartiamo.
Ancora qualche casa della periferia e gli orizzonti divengono campi stesi e arbusti e coltivazioni della campagna. Tra la strada d′asfalto e il loro perimetro lunghi fossati dove scorre l′acqua per l′irrigazione.
È una visione che mette tranquillità e mi riporta alla campagna mantovana lavorata da zio Luigi. Appena passato il ponte sulla Molinella e imboccata la via per la Rotta di Marmirolo, il mondo urbano sembrava mettersi da parte e concedere uno spiraglio di silenzio, di essenzialità, di vita fuori moda e di fatica ricompensata con natura. Era come aspettare il treno al passaggio a livello e trovarsi poi nel 1400, quasi 1500.
Anche qui tra Modena e Carpi è la stessa cosa. 
Quei filari sono tutti GVC. Geneva Doubble Courtain. Ormai qui il 50% degli impianti è così. Permettono una totale meccanizzazione in funzione di una maggiore quantità. 

Siamo arrivati. Questo è il nostro vigneto.
Dall′asfalto prendiamo a sinistra per una via inerbita che taglia una linea di siepe alta. Ai lati le viti. Ci fermiamo forse in quello che sembrerebbe un centro. Alberi che fanno ombra, un paio di sedie e un pozzo d′acqua. 
Questa vigna era tutta a tendone, ora vige la regola del non reimpianto, ossia se estirpi un vecchio tendone non lo puoi reimpostare ma sei obbligato a cambiare forma di allevamento.
Quando ho iniziato io, il vigneto doveva essere estirpato, l′ho lasciato così per qualche anno poi l′ho modificato a spalliera.
Posso fare qualche ripresa alla vigna?
Sì, io intanto sposto la macchina.
È un vigneto di una forma semplice e geometrica, un quadrato, una pianta romana, un mandala con un cerchio da immaginare. Due assi centrali che lo dividono in quattro parti uguali, un perimetro di alta vegetazione che lo abbraccia, il pozzo e gli alberi nel centro. I tralci arriveranno a tre metri, i grappoli di Lambrusco sono ben oltre la fiorutura, il sole è quasi a picco e non si muove una foglia.

Grappoli di Lambrusco salamino nel Vigneto Saetti - Porthos Edizioni

Luciano mi raggiunge che sto camminando su uno dei due assi. Raggiungiamo insieme il centro e ci sediamo all′ombra accanto al pozzo.    
Ha una bella energia questo vigneto.
L′anno scorso ha compiuto cinquant′anni. È stato piantato nel ′64. Ho cercato di tenerlo così com′era.
Non l′hai allargato quindi?
No, erano tre ettari di campo e sono rimasti tre ettari, ho sostituito qualche pianta dove era necessario, nient′altro.

Luciano Saetti tra le viti di Lambrusco - Porthos Edizioni

E ci lavori da solo?
Sì. È una vigna a misura d′uomo, del resto. Basta che uno si impegni. E poi non faccio molti lavori, quelli che sono sufficienti alla terra, che alla fine dà quello che può dare. La rivolto una volta all′anno per farla respirare, senza aggiungere concime.
Di cosa è fatta?
C′è del limo e sotto uno strato di argilla grigia. Qui erano tutte paludi. Da quando è stata fatta la bonifica ed è stato creato un sistema di irrigazione si è sviluppata la ricchezza.

Anche tu hai bisogno dell′acqua?
Sì, come vedi ci sonom lungo tutto i filari, dei piccoli tubi, piccoli gocciolatoi.
Ricordo il caldo della pianura padana, toglie il fiato.
Soliera è vicina?
Pochi minuti di macchina, qui siamo nel territorio di Carpi, a due chilometri c′è il campanile di Santa Croce.   
Continuiamo a parlare andando oltre a ciò che ci circonda, come se avessimo raggiunto un equilibrio per cui, per il momento, ognuno si sente libero di dire e di ribattere. 
Non lo so se è stata la fatalità a farmi giungere in questo centro di mondo possibile in un ordine di percorso più o meno accidentato. Sento semplicemente l′inevitabilità della situazione e della posizione in cui ci troviamo come se per forza di cose ci dovessimo stare e da qui ascoltare e parlare. Un passo imprescindibile.
Vuoi vedere il noce? 

Lo sapevo che non poteva mancare anche qui l′albero custode.
Sì, è davvero un piacere. In molti luoghi che ho visitato, ho trovato una vecchia pianta solitaria accanto alle viti.

Luciano Saetti tra le viti di Lambrusco - Porthos Edizioni

È sì, ne ha bisogno il contadino.
Sai che non l′avevo mai vista da questo punto di vista! La pensavo una presenza protettrice della vigna. Mi piace pensare che sia l′uomo ad averne bisogno.
Eccolo, ad uno dei confini del quadrato, il grosso noce come ad affermare la presenza concreta di un centro decentrato.
Camminiamo ancora lungo i filari, Luciano mi mostra come è stata fatta la potatura e come è stata impostata la vite.

Luciano Saetti tra le viti di Lambrusco - Porthos Edizioni

Possiamo andare a casa così vedi la cantina.
Certo, andiamo.
Lungo la strada verso Soliera mi mostra un vigneto con un impianto GDC e più avanti un vecchio impianto a tendone. Ancora non ho capito bene la differenza. Avrei bisogno di uno schema su di un foglio. 

Luciano Saetti tra le viti di Lambrusco - Porthos Edizioni

Soliera. 
Entriamo nel cortile di casa.
Dentro un vecchio tino una scritta su un′asse di legno. Lambrusco senza conservanti. Ci apre la porta di casa Sara, la figlia di Luciano, alle prese con qualche compilazione burocratica.
In una stanza vicina all′ingresso i cartoni con le bottiglie in punta in attesa della sboccatura.
Ci sediamo attorno ad un tavolo di quello che dovrebbe essere un ufficio e Luciano stappa una bottiglia di Rosato 2014. 
Come sei arrivato a fare un vino senza solfiti?
Ho sacrificato molto vino prima di riuscire a farlo come lo volevo.
Dal 2007 non aggiungo più solforosa.
Ho capito che dovevo ridurre tutto al minimo, sia nella lavorazione della campagna, sia nelle operazioni di cantina che pure devono rimanere precise e meticolose. Il Lambrusco è un vitigno esuberante di per sé stesso.
E l′anno scorso?
Nonostante la grandine sono riuscito ugualmente a fare un vino senza solfiti. Certo, ho perso quasi metà della produzione, ma se vuoi fare una cosa, non hai tante scelte. Le selezione dell′uva è stata rigorosa.
Allora questa è una di quelle bottiglie di cui sei orgoglioso immagino. 

Rosato dell'Emilia Vigneto Saetti 2014

Mi è sufficiente stare a guardare il sorriso mentre versa il vino.
È un sorso tonificante.
Una cremosità di fragranze di frutta piccola, ruvida nella percezione di un acino appena raccolto e messo in bocca, trasparente nella semplice espressione. Dissetante.
Sai ripensavo agli impianti che mi hai mostrato prima puoi farmi un disegno così capisco meglio?
Carta e penna e dopo un altro bicchiere inizio a comprendere la forma e lo sviluppo dell′impianto e della sua potenziale resa quantitativa.

Luciano Saetti - Porthos Edizioni

È un impianto sviluppato negli Stati Uniti attorno agli anni ′50.
Beviamo ancora un bicchiere. 
Luciano mi parla di quando era piccolo e del padre che allevava cuccioli di cane lupo. 
Sarà per questo che un mio amico mi chiama selvatico.    
Ho sempre avuto un′attrazione verso questi animali. Da bambino mi occupavo io di loro. Una volta mio nonno mi raccontò che avevo morso la lingua di un cane perché aveva addentato la mia merenda.
E per tutto il paese diceva: “Savi cos al fat quel moster de mi envò?” Sapete cosa ha fatto quel mostro di mio nipote?
Io nemmeno me lo ricordo.
Però se pensi al lupo, lui si fa avvicinare ma non si dà tutto e ridiventa selvatico a meno che non sei come lui.
 
Andiamo a vedere la cantina?
Sulla soglia due piccoli gatti stanno sonnecchiando. 
Questi sono i miei due aiutanti.
Ora stanno in pausa, però.
Dentro qualche cisterna d′acciaio, cartoni pronti per la vendita, attrezzature varie e poco altro.

Cantina del Vigneto Saetti - Porthos Edizioni

Mi mostra la sua personale “champagel”, realizzata su misura per le proprie esigenze con un frigorifero, una griglia di legno e due resistenze. Nascosta tra i cartoni uno sgabello, al posto del sedile, una sella. Durante il tiraggio e le sboccature è comodissima.

Cantina del Vigneto Saetti - Porthos Edizioni

Allora devo proprio tornare a vedere come funziona. E a vedere la vendemmia, il nastro trasportatore che hai brevettato. Sono curioso.
Mentre mi riaccompagna a Modena mi racconta ancora della sua infanzia e lo sento quel dialetto che vorrebbe uscire ma che si limita a farsi sentire nei "dis" (dicono) che qua e là spezzettano il discorso.                    
Ci salutiamo, alla fine, dove ci eravamo incontrati. Ecco, forse, il cerchio che racchiude il quadrato di un vigneto a misura di un uomo pratico e preciso, inventivo e determinato. Mi allontano tenendomi dentro gli spazi, le forme e le semplici parole senza fretta nella spontaneità di un incontro.

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