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Chronos/Kairos a Milano - Il video di Winestories




da www.winestories.itIl tempo che passa e la bellezza. Di questo parla Sandro Sangiorgi nelle sue degustazioni. E mentre parla di vino, parla di noi. Non mi azzardo neppure a riassumere la serata, dirò solo che qui Sandro è in ottima forma, e si apprezzano sia le idee originali che la capacità di tenere sempre alta l’attenzione. Il video termina alll’inizio della degustazione (cieca); non ho voluto togliervi il piacere di provare l’esperienza dal vivo.
Foto e riprese video sono di Luca Fermariello

Per comprendere ancora meglio il significato di Chronos e Kairos, vi invitiamo a leggere e l’articolo In quale tempo e il brano seguente, tratto da
Francesco Varanini, Nuove parole del manager – 113 voci per capire l’azienda, Guerini e Associati, Milano 2011, pagine 223-224


Tempo propizio,
Kairós

Il dio Crono è il padre di tutte le cose, che divora i suoi figli. Chrónos è il tempo che divora l’uomo. Il tempo-chró-nos è un indifferenziato continuum che scorre nostro malgrado. Il tempo-chrónos ci detta le regole. In ogni momento siamo assoggettati alla sua norma. Nel tempo-chrónos non c’è spazio per la libertà individuale.
La pratica quotidiana ci ricorda che conosciamo una dimensione del tempo ben diversa.
Mentre chrónos è il tempo dell’orologio, una dimensione del tempo imposta e subita, kairós è una dimensione soggettivamente vissuta, è la dimensione dell’esperienza. Kairós è il tempo opportuno, conveniente, “speciale”, la circostanza, la buona occasione, la coincidenza. Mentre dal punto di vista del tempo-chrónos tutti i momenti sono uguali, il tempo-kairós è percezione della differenza. Per ogni cosa da fare, c’è il momento buono, il momento propizio. Mentre un unico chrónos subordina tutti alla stessa norma, ognuno ha il suo kairós: ognuno ha i suoi tempi, ognuno gode in qualche misura di libertà individuale, ognuno si fa carico delle proprie responsabilità.
Se diciamo: “avere i propri tempi”, alla luce di chrónos vediamo innanzitutto il giudizio negativo nei confronti di chi va troppo piano; se intendiamo “avere i propri tempi” alla luce di kairós viene in mente il “muoversi a ritmo”, il “sentire il ritmo”.
L’etimo di kairós è incerto. Ma sembra che rimandi a due ancestrali situazioni, una più legata al genere maschile e una più legata al genere femminile: il gesto dell’arciere che scocca la freccia verso il bersaglio e il gesto della tessitrice, intenta a far incontrare nel modo esatto trama e ordito. Situazioni, entrambe, dove la mente è volta a cogliere l’attimo, la finestra spaziotemporale più propizia.
Kairós indica non solo un istante, ma anche un “luogo decisivo”, un “punto critico”: nell’Iliade è la parte del corpo più vulnerabile, che il nemico apposta prende di mira. Proprio per questo suo indicare la parte del corpo dove è più facile la penetrazione della spada, o della freccia, kairós, secondo alcuni, è tradotto in latino tempus. Tempus – che discende dalla radice tem, “tagliare”, e ha quindi il senso primo di “qualcosa di tagliato” – sta infatti sia per “tempo” che per “tempia”, parte debole del corpo. Secondo altri, invece, il “taglio” ha un significato più vicino a chrónos: “idea” sarebbe la “divisione del tempo”. Mentre chrónos incombe fatale nostro malgrado, kairós ha che fare con la personale saggezza.
Consapevoli della complessa, sottile trama che lega gli eventi, conviene dedicare l’attenzione all’individuazione del momento meno inadatto per fare ogni cosa.


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