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Storie

HOBO SAPIENS

Comincia con questo articolo la collaborazione di Carlo Firpo, grande conoscitore di cinema e di musica.

Da sempre John Cale ha ricercato ed esplorato la musica dei primi anni sessanta; ha percorso la New York della Pop Art mischiando attimi di Beat Generation.
Ha dimostrato la sua indiscussa genialità di cantautore nel panorama mondiale componendo album d'estrema bellezza e sensibilità artistica.
Traguardando il suo genio nel nuovo millennio, con rinnovato spirito esplorativo propone ora l'ultimo suo lavoro, "Hobo Sapiens", al quale destina e concede temi innovativi dal punto di vista stilistico e musicale, unendo altre composizioni minimali ed intime che rimandano al suo passato senza rinnegarlo.
Io consiglio di porre il CD nel lettore e concedersi un periodo di pausa dagli sforzi quotidiani. Gustate la musica di John Cale accompagnandola con un vino rosé possibilmente un po' alcolico della Francia del Sud, dove Cale vive con la sua compagna e suo figlio – va benissimo un Montcigale, con qualche crostino di pane spalmato di paté di volatile.
Vi propongo di ascoltare attentamente "Caravan"; il brano, arrangiato divinamente, è minimale ed oltre al testo visionario ed intimo, vede la determinante presenza del suo strumento preferito: la viola. Scopriamo altre pagine intense ascoltando "Archimedes" e "Magritte", due brani molto differenti tra loro ma evocativi ed efficaci nella struttura musicale e narrativa.

Provate a tradurre "Over her head", il più interessante brano dell'album: vi ritroverete la semplice schiettezza del cantautore gallese.
L'ultima curiosità che vi potete togliere è quella di ascoltare la traccia fantasma, che è possibile riprodurre solo su lettore CD facendo retrocedere dall'inizio del primo brano per quattro minuti e mezzo. Scoprirete questa ballata nel brano "Set me free", che ci riporta a temi consueti delle composizioni tanto care a Cale.
Un album, in fine, dedicato all'uomo che lui definisce "Hobo sapiens", onorando il significato dei cantastorie anglo-sassoni che vagabondavano per portare le loro verità con musiche e canzoni.

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