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Storie

Domenico Clerico

«Facciamo un pezzo di pane insieme?»
Sono le 19 di un pomeriggio d’agosto, è il 1992, abbiamo appena finito il giro della piccola cantina e Domenico c’invita a cena. «Aspetta che chiamo anche un ragazzo che sta venendo su bene, si chiama Matteo… Matteo Correggia, proprio un bravo ragazzo». Sono passati 25 anni da quella strana estate – l’autunno sarebbe stato ancora più complesso e infame – ma la voce di Domenico è intatta, vibra dentro di me con quel tono alto diventato presto proverbiale. Quel giorno nacque un’amicizia con lui e con la moglie Giuliana, la quale lo assisteva in tutto, fin nei lavori più impegnativi e pesanti, e sarebbero passati tanti «pezzi di pane» consumati a cena in tutti i ristoranti delle Langhe – solo una volta mi è riuscito di pagare, con uno stratagemma, altrimenti era impossibile mettere mano al portafoglio o avvicinarsi alla cassa. La frequentazione di Clerico e di altri vignaioli come Giorgio Rivetti, Elio Altare, Guido Fantino, Elio Grasso, Marco Parusso, Enrico Scavino, Stefano Conterno, Silvio Grasso, Luigi Scavino, Mauro Molino e Renato Corino mi ha permesso di comprendere fino in fondo il desiderio di modernità e di rivalsa che accompagnò il mondiale risveglio d’interesse verso Barolo e Barbaresco, per primi, fenomeno che coinvolse anche altre zone della provincia di Cuneo, come i Roeri, e tanta parte dell’astigiano e del Monferrato. C’erano anche i Migliorini di Rocche dei Manzoni che, pur non essendo vignaioli né langhetti, erano stati integrati alla perfezione. L’entusiasmo di Domenico, il suo desiderio di vita e di leggerezza veniva da lontano, da quando, lavorando i campi, non aveva vissuto né infanzia né adolescenza e, come altri, era diventato adulto molto presto. Se non si comprende questo non si riesce a capire la modalità esuberante e la generosità un po’ sbrasona del gruppo che a lungo è stato identificato come “Langa in”, dal nome di uno spazio che si era ritagliato al Vinitaly nel padiglione del Piemonte.
Se ci si ferma ai diradamenti feroci, alle barrique, alle brevi macerazioni con fermentazioni nel rovere nuovo e ai roto-maceratori, non si coglierà mai il senso delle loro scelte e il disegno completo e collettivo. Il perché si sono sentiti depositari della verità da contrapporre alla tradizione dei vari Cappellano, Rinaldi, Mascarello, Giacosa, ecc. La loro reazione era dovuta al senso di frustrazione e al dolore di vedere il frutto del proprio lavoro pagato il meno possibile da mediatori e commercianti con pochi scrupoli. Ecco spiegata l’umanità di Clerico, il suo vivere il presente senza lamentarsi, ma anzi l’essere animato dalla voglia di aiutare e di risolvere i problemi degli altri. Aveva accolto il benessere come un dono da condividere.
A un certo punto non sono tornato più così spesso nelle Langhe, anzi mi sono concesso lunghe pause per occuparmi d’altro, così l’amicizia con Domenico e Giuliana e alcuni del gruppo non è stata coltivata dal frequentarsi, eppure con loro due in particolare sento un legame fortissimo. Deve essere ancora quel pomeriggio dell’agosto del ’92, del quale ricordo ancora la luce e il colore verde acceso dei campi, quasi fosse primavera.

15 Vigna Nebbiolo singola

L’infogliarsi dell’albero è un getto di parole. Così le gemme sono versi e i fiori passaggi di una retorica splendente. Un discorrere tutto abbarbicato, come un amante ossessivo, alla ripetizione. Questo fantasma di un’architettura perfetta da offrire alla rugiada della notte.
Antonio Prete, da Prosodia della Natura, Feltrinelli Editore, Milano, 1993.

Gli Ignoranti, la seconda edizione

È uscita la seconda edizione, riveduta e ampliata, del graphic novel Gli ignoranti - Vino e libri: diario di una reciproca educazione di Étienne Davodeau. Per la prima volta in un graphic novel sono narrate l’editoria e l’enologia attraverso il racconto delle esperienze di vita dei due protagonisti.
Étienne Davodeau è conosciuto in tutto il mondo per i suoi reportage a fumetti, tra i quali Rural!, Les Mauvaises gens e Un homme est mort.
 Richard Leroy, viticoltore della Loira presso Rablay sur Layon, è tra i migliori produttori francesi di vino ottenuto da agricoltura biodinamica. Étienne e Richard decidono di trascorrere un anno insieme per imparare uno il lavoro dell’altro e capire se sia possibile coltivare una propria individualità creativa nel mercato globale, senza demonizzarlo ma neppure uniformandosi a un gusto minimo comune. Un reportage sull’etica del Fare, guardando al futuro rispettando il passato.

Copia di Copertina Nuova Ignoranti LD

La presa della Gatta

Lunedì 27 giugno un nuovo evento a La Gatta Mangiona con Gennaro Nasti de La Pizzeria di Rebellato e Marco Radicioni, mastro gelataio de Il Gelato del Marchese e di Otaleg.
Sandro Sangiorgi selezionerà e racconterà i vini in abbinamento alle portate!
Le pizze saranno realizzate con le farine di Filippo Drago del Molino del Ponte e sarà servito il prosciutto di Parma del Prosciuttificio Ghirardi Onesto.

Gatta mangiona

Ecco le pizze di Giancarlo Casa e di Gennaro Nasti e alcuni dei vini selezionati da Porthos:
SUPPLÌ alla parmigiana di melanzane
Rosato frizzante (aglianico) Cantina Giardino (Ariano Irpino)
BIGNÈ DI PIZZA FRITTA ripiena di ricotta di bufala e capocollo Santoro
Champagne Brut (pinot noir, chardonnay e pinot meunier) Remy Leroy (Meurville)
MARGHERITA GIALLA con mozzarella di bufala e pomodoro di Capaccio
Cheverny (romorantin) 2011 Terra Laura - Domaine de Montcy (Cheverny)
• PIZZA CERASUOLA con crema trevigiana, funghi porcini saltati, ciliegie caramellate e timo fresco
Le Petit Journal (carignan, cinsault, mourvedre, syrah, cabernet sauvignon) 2011 Domaine de Rapatel (Caissargues, Gard)
PIZZA con provola di Agerola e zucchine
Riesling Steeger St. Jost 2011 Ratzenberger (Bacharach, Mittelrhein)
PIZZA ROMANA con fior di latte di Morolo fatto a mano a latte crudo, pomodoro San Marzano, filetti di acciughe spagnole e origano pugliese
Tauma (montepulciano d'Abruzzo vinificato in rosato) 2014 Pettinella (Silvi)


Affrettatevi a prenotare il vostro posto allo 06/53 46 702 !

9 aprile 2016

Al pensiero della luce, della sua percezione, di solito siamo colti da un bagliore intenso, un effetto totalizzante. Ieri è stata una giornata di luce, quella immensa, indiscutibile, colta tra le pieghe dell’ansia mattutina, nella voce dei compagni di viaggio, nel riflesso dei vini e negli sguardi delle persone che ti aspettano. Suoni e colori, abbracci, una giornata lunga più di venti ore, di quelle che si vorrebbero vivere tante e tante volte, priva della minima fatica, ma si sa che non si può.
Eppure, può essere più densa di significato quando, quasi timorosa della sua stessa forza, s’insinua nel dolore di un addio, di un distacco e libera uno spazio non visto, neanche immaginato.
Ieri, all’interno della manifestazione Viniveri, ho assistito alla proiezione del documentario Vitæ di Davide Vanni. Tante emozioni mi hanno tenuto lì attaccato alle immagini, ai ricordi. Non riesco a farci stare tutto in un pezzo scritto a poche ore dall’evento ma, intanto, è fortissimo il desiderio di consegnare qualche riflessione.

Davide Vanni - Porthos Edizioni
salvatore ferrandes e davide vanni, foto di francesca demontis

Ho viaggiato con Mario Dondero

Al tramonto, in un sussulto di luce invernale, la torre comunale di Petritoli si staglia come un minareto sul borgo medievale, appollaiato in cima a una collina a formare il più classico dei paesaggi marchigiani. In una sala disadorna del vecchio ospedale è allestita la camera ardente dove riposa il corpo di Mario Dondero. Un mazzo di garofani rossi e il fazzoletto tricolore dell’A.N.P.I. al quale era legato per i suoi trascorsi da partigiano in Val d’Ossola.

Mario Dondero - Porthos Edizioni

Ricordo di Ale

Oggi è un mese dal giorno della morte di Alessandro “Ale” Zamboni. Sin da subito ho pensato che avrei “dovuto” scrivere qualche riga, ma non ci sono riuscito fino a oggi. Sono ancora traumatizzato dall’evento. Nella mia vita ho avuto la fortuna di subire pochissimi lutti così profondi, questo mi ha segnato più di tutti. La vicenda dell’incidente, l’errore delle prime indiscrezioni, la superficialità dei media, tutti aspetti dolorosi che, però, non c’entrano con la tristezza inconsolabile che porto con me.

Alessandro Zamboni ad una degustazione - Porthos Edizioni

Note

In questi giorni che segnano la fine del vecchio e l’inizio del nuovo anno, mi sono dedicato a comporre e inviare a coloro che frequentano la comunità di Porthos racconta gli attestati agli eventi della nostra stagione didattica.
Questi documenti, oltre a contenere un breve riferimento a chi ha contribuito a realizzare corsi e serate, è l’elenco dei vini e degli eventuali cibi degustati.
È stato un esercizio bellissimo rileggere i nomi e i cognomi dei partecipanti, recuperare gli indirizzi email e scrivere un messaggio a ciascuno di loro.
Chi conosce il mio modo di divulgare sa che quando si entra a Porthos – ciò accade anche quando non si è alla sede di Roma – si diventa allievi per sempre. Tornare ai momenti condivisi attraverso la denominazione, il vitigno o il produttore, ricordare alcuni dei commenti, rivivere tutto questo scorrendo le varie liste... Amo quello che faccio e mi sento molto privilegiato di poterlo fare in modo indipendente, insieme a colleghi e colleghe animate da una passione incessante, sorretto dall’amicizia e dalla stima della comunità.
In queste settimane di pausa stiamo pubblicando qualche resoconto, alla mia voce si affiancano quelle di chi ha goduto con me.
Solo un’ultima cosa. Tra poco riprenderà il fluire degli impegni, stiamo cominciando a preparare il programma della primavera-estate, ciò che ci spinge a organizzare eventi e seminari è volere imparare, questo il filo che unisce tutti questi anni, da quando, era il settembre del 2000, l’amico Paolo Nozza di Bergamo indicò su una locandina “Porthos racconta...”.

Sede note rid
foto di myriam fossellini

La lettera di Paolo Parise #2

foto di paolo parise

Con colpevole ritardo pubblichiamo questa lettera ricevuta cinque mesi fa, consapevoli però che non abbia perso la sua ‟validità″.


Carissimo Sandro,
è stata una sorpresa trovarti il primo giorno dell’anno nella casella di posta mentre facevo colazione, ancora assonnato ed arruffato. E un piacere.
L’anno nuovo era appena cominciato e leggere le tue parole mi è davvero piaciuto. La persona che stava con me mi ha visto sorridere. Grazie.
A dire il vero era da un po’ che volevo scriverti, del Corso, di quello che avevo metabolizzato, di quello che sentivo essermi entrato e quello che percepisco come sfuggente, dell’Invenzione e di chissà che altre cose.
Pensavo di farlo in questi primi giorni di gennaio, invece mi ritrovo qui al lavoro che devo ancora risponderti e ringraziarti per gli attestati e la lista vini. Perdonami il ritardo!

B2

Intervista a Davide Vanni

a cura di laura pinelli e francesca pasqui

Abbiamo intervistato Davide Vanni, autore del documentario Vitae dedicato ai produttori di vini naturali che verrà proiettato sabato 9 aprile alle 18:30 a Cerea, in provincia di Verona, nell'ambito della manifestazione ViniVeri. Introdurrà l’evento Sandro Sangiorgi.

Davide Vanni studia al liceo scientifico di Salò e inizia ad allontanarsi da casa nel 1995 iscrivendosi alla facoltà di psicologia di Padova. Poi inizia il lavoro con i ragazzi autistici in terra friulana. Un altro trasloco lo conduce a Torino per il biennio alla scuola Holden e tanto cinema. Dopo un campus di cinema e magia in Lucania parte deciso verso il mondo del documentario.

Festival della Narrativa Francese - Etienne Davodeau a Roma e Bologna

Martedì 10 novembre, appuntamento con Etienne Davodeau alla Scuola Internazionale di Comics, Circonvallazione Ostiense 88. A seguire, nel pomeriggio, diretta radiofonica durante la trasmissione di Rai Radio 3 Fahrenheit.
Alle 19.00, incontro con i lettori all’Institut Français Centre Saint–Louis, in largo Toniolo 20-22. Andrea Satta, intellettuale, poeta e scrittore, leader del gruppo musicale Têtes de Bois, dialogherà con l’autore, affiancato da Sandro Sangiorgi, Giampaolo Gravina, vice-curatore della guida Vini d’Italia de L’Espresso e Sergio Rossi, storico del fumetto.

Mercoledì 11 novembre alle 18.00, Davodeau sarà a Bologna, presso la Libreria Ubik Irnerio per presentare Gli ignoranti. A moderare la discussione saranno Sergio Rossi e Raffaella Garruccio, traduttrice de Gli Ignoranti. Interverrà Massimiliano Croci, produttore di vini naturali a Castell'Arquato (Piacenza)

FFF 2015Photo DAVODEAU LEROY cr.F.Roy 1

La lettera di Paolo Parise

Grazie Sandro, un grazie così un po’ frettoloso e all’inizio di questo percorso, di questo viaggio (il corso di conoscenza e degustazione dedicato al vino presso la Vineria Parolin di Vicenza, ndr) che già m’immagino fertile in avventure e in esperienze.
In effetti, avrei voluto ringraziarti e in qualche modo farti avere il mio sincero apprezzamento, lo stupore e la meraviglia che mi sono ritrovato addosso già in novembre, dopo le prime due serate qui a Vicenza. Per me sono state importanti, e molto belle.
Il vino è sempre stato per me un mondo direi sconosciuto e affascinante, come forse tutte le cose ignote, ma fin dai tempi del liceo ho in mente una poesia di Orazio che in parte ricordo ancora a memoria, una poesia che, se ci penso intensamente, mi commuove. Vides ut alta stet nive candidum Soracte. E non ho mai neppure visto il Soratte, ma un po’ me lo immagino come il mio Summano o come il Paù coperto di neve, i ruscelli ghiacciati.

Il Monte Soratte visto da Otricoli
Il monte Soratte visto dall’umbra Otricoli″ by Z4k is licensed under CC BY 3.0

Così ci dice di questo monte, del freddo che par di sentirlo, della neve sui rami quasi a spezzarli, e finalmente Dissolve frigus ligna super foco large reponens, atque benignius deprome quadrimum sabina, o Thaliarche, merum diota. C’è un rimedio al freddo: l’amico Taliarco e il mettere abbondante legna sul camino e lo stappare una bottiglia (vabbè un’anfora) di vino sabino di quattro anni. Un vino che è benignius.
Ecco, quel benignius, che sono venticinque anni che ce l’ho in testa, ho iniziato a vederlo chiaramente dopo quelle serate di novembre. Mica sapevo chi fosse Sandro Sangiorgi, perdonami, o di Porthos o di tante altre cose se non appunto per le recenti insistenze di un amico di fotografia che ha iniziato a parlarmene e mi ha portato alle due serate. Mi è sembrato così di poter unire quel benignius al “vino buono” di cui ci hai parlato. Che Orazio non era mica un “mona”, Permitte divis cetera, tutto il resto lascialo agli dei e godiamoci l’amicizia di Taliarco, il fuoco che crepita e questa bottiglia di sabino, vino buono.
Il Grazie stava proprio lì, per la passione e la simpatia, per l’averci preso per mano in questa strada che, come spesso succede, è già meta essa stessa.
Buona giornata, a lunedì!
Paolo

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