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Storie

Aldo, il silenzio del Vinsanto

a cura di sandro sangiorgi

Dichiarazione d’intenti (giugno 2016)

Questa è la storia del mio incontro con il Vinsanto di Aldo. Novant’anni. Da Pieve Caina. Provincia iperuranica di un impero sterminato, dove Pieve Caina non è mappata perché non è luminosa come Sidney o tumultuosa come Londra. Di lei rimane solo la condanna a una bellezza cristallizzata, come fosse una cartolina spedita duemila anni fa. E di Aldo rimane l’invisibilità. Pur conservando entrambi, impastata nella pietra delle loro rispettive carni, la pozione magica dell’identità.

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Il diario di Francesco Ferreri

Prima puntata

Ricordo quando, alla scuola elementare, ci dissero di raccogliere gli antichi detti di Pantelleria. Tornai a casa entusiasta, il pomeriggio mia madre mi accompagnò dagli anziani di Kaffefi, la mia contrada. Poi andammo a Kufurà, Bukkuram e infine a Sibà, l’ultima prima della Montagna Grande.Mi sedevo accanto a loro e iniziavano a parlarmi della loro vita e di come fosse scandita dalle stagioni e dai proverbi utili a descrivere ogni circostanza. Segnavo tutto sul mio taccuino e dopo una settimana iniziai anch’io a parlare in rima nel dialetto arcaico.

Putami a Innaro, zappimi a Fivraro, sicunnami ad Aprili e lassimi durmiri.
Potami a gennaio, zappami a febbraio, smuovimi la terra ad aprile e lasciami dormire.

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Il Collio attraverso Paraschos

foto di raffaele bonivento

Arriverò sul Collio passando dal Carso isontino.
Alexis mi mostra il panorama da un punto di osservazione privilegiato, il piazzale del Museo della Grande Guerra del Monte San Michele. Mi da indicazioni, io cerco di orientarmi. L’Isonzo, in basso, lambisce l’altopiano carsico poi in lontananza il monte Sabotino e le Alpi Giulie all’orizzonte. È appena iniziata la primavera, tira una bora tesa ma non è così fredda. Conversiamo. Siamo quasi coetanei, lui tre anni più grande, ragazzo positivo, sguardo gentile e vispo.

alexis

Pollenzo

a cura di elisabetta virgili

M: Michele Fino
N: Nicola Perullo
S: Sandro Sangiorgi
P: Pubblico

Pollenzo
da slowfood.it/slowine

M
: La serata è stata organizzata grazie all’affezione per l’antica azienda nicese Scarpa, che alcuni mesi fa ha iniziato a collaborare con l’università e con degli ex studenti. Per questo si è deciso di fissare un appuntamento con Sandro Sangiorgi, grazie a Nicola Perullo, dedicandoci a questo momento di confronto con gli studenti, per parlare di passato, presente e futuro del vino in Italia.
Circa una ventina di anni fa Sangiorgi scrisse un lungo articolo di grande contenuto rispetto all’azienda vinicola Scarpa ed è diventato il pretesto per progettare questo incontro.

M: Dall’ultima volta in cui sei passato da queste parti, la scena vinicola nazionale e internazionale è profondamente cambiata. Che cosa hai trovato oggi tornando a Bra?

S: Come ti avevo accennato ieri, provo un’emozione molto profonda e contrastante. Quando mi hai scritto, la risposta positiva è arrivata subito e a cuor leggero… non mi aspettavo un’emozione così grande. L’ultima volta che sono stato qui era il dicembre 1999.

Note

In questi giorni che segnano la fine del vecchio e l’inizio del nuovo anno, mi sono dedicato a comporre e inviare a coloro che frequentano la comunità di Porthos racconta gli attestati agli eventi della nostra stagione didattica.
Questi documenti, oltre a contenere un breve riferimento a chi ha contribuito a realizzare corsi e serate, è l’elenco dei vini e degli eventuali cibi degustati.
È stato un esercizio bellissimo rileggere i nomi e i cognomi dei partecipanti, recuperare gli indirizzi email e scrivere un messaggio a ciascuno di loro.
Chi conosce il mio modo di divulgare sa che quando si entra a Porthos – ciò accade anche quando non si è alla sede di Roma – si diventa allievi per sempre. Tornare ai momenti condivisi attraverso la denominazione, il vitigno o il produttore, ricordare alcuni dei commenti, rivivere tutto questo scorrendo le varie liste... Amo quello che faccio e mi sento molto privilegiato di poterlo fare in modo indipendente, insieme a colleghi e colleghe animate da una passione incessante, sorretto dall’amicizia e dalla stima della comunità.
In queste settimane di pausa stiamo pubblicando qualche resoconto, alla mia voce si affiancano quelle di chi ha goduto con me.
Solo un’ultima cosa. Tra poco riprenderà il fluire degli impegni, stiamo cominciando a preparare il programma della primavera-estate, ciò che ci spinge a organizzare eventi e seminari è volere imparare, questo il filo che unisce tutti questi anni, da quando, era il settembre del 2000, l’amico Paolo Nozza di Bergamo indicò su una locandina “Porthos racconta...”.

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foto di myriam fossellini

Il Grande Verdicchio, lo stato delle cose


Perché non ha importanza come tu appari, 

ma / quello che hai visto e mostri. Merita
di essere conosciuto / quello che sai.
Bertold Brecht

citazione tratta da: Rocco Ronchi, Il canone minore - Verso una filosofia della natura, 2017, Feltrinelli, Milano

di matteo gallello 
a cura di sandro sangiorgi

Un aspetto meraviglioso della vitivinicoltura è il legame esclusivo tra luogo e vitigno, uno scambio che prevede interazioni, durata, conoscenza, fraintendimenti. Il Verdicchio ha stabilito e vivificato in modo particolare questo senso di vicinanza, tanto che, da sempre, si parla e si scrive del decadimento del suo potenziale organolettico lontano dalle Marche. Inoltre la completezza, la versatilità (dallo Spumante al Passito… ma poi fino a che punto è cosa buona?) sono state caratteristiche premonitrici della sua celebrazione, in particolare tra gli anni novanta e i primi del nuovo secolo, quando un (sano) abbassamento della resa per pianta, fermentazioni e maturazioni nelle botti ne hanno elevato complessità, aura, premi e prezzi.

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La passulata di Pantelleria

Un anno fa eravamo reduci dal viaggio a Pantelleria e ci preparavamo all'evendo di fine gennaio 2017.  Le vibrazioni di quelle esperienze sono ancora talmente forti da convincerci a pubblicare questo contributo, scritto da Francesco Ferreri, colui che con passione e competenza ci ha permesso di scorgere l'impossibilità della scoperta. 

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La XV stagione

Comincia la quindicesima stagione di Porthos racconta presso la sede di via Laura Mantegazza 62 – eravamo partiti nella primavera 2001 un paio di numeri più giù. Nata dall’alveo dell’impresa editoriale, l’attività didattica di Roma ha via via iniziato a respirare da sola, filtrando i contenuti della rivista e dei libri e aprendo loro uno spazio di applicazione. La progressiva mutazione dei principali corsi è stata l’inevitabile conseguenza del nostro desiderio di conoscenza. Così il lavoro di divulgazione verbale ha vissuto un reciproco nutrimento con la scrittura. In questi tre lustri si sono avvicendate al mio fianco persone che hanno dato un contributo fondamentale all’ideazione e alla realizzazione di seminari ed eventi.

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Domenico Clerico

«Facciamo un pezzo di pane insieme?»
Sono le 19 di un pomeriggio d’agosto, è il 1992, abbiamo appena finito il giro della piccola cantina e Domenico c’invita a cena. «Aspetta che chiamo anche un ragazzo che sta venendo su bene, si chiama Matteo… Matteo Correggia, proprio un bravo ragazzo». Sono passati 25 anni da quella strana estate – l’autunno sarebbe stato ancora più complesso e infame – ma la voce di Domenico è intatta, vibra dentro di me con quel tono alto diventato presto proverbiale. Quel giorno nacque un’amicizia con lui e con la moglie Giuliana, la quale lo assisteva in tutto, fin nei lavori più impegnativi e pesanti, e sarebbero passati tanti «pezzi di pane» consumati a cena in tutti i ristoranti delle Langhe – solo una volta mi è riuscito di pagare, con uno stratagemma, altrimenti era impossibile mettere mano al portafoglio o avvicinarsi alla cassa. La frequentazione di Clerico e di altri vignaioli come Giorgio Rivetti, Elio Altare, Guido Fantino, Elio Grasso, Marco Parusso, Enrico Scavino, Stefano Conterno, Silvio Grasso, Luigi Scavino, Mauro Molino e Renato Corino mi ha permesso di comprendere fino in fondo il desiderio di modernità e di rivalsa che accompagnò il mondiale risveglio d’interesse verso Barolo e Barbaresco, per primi, fenomeno che coinvolse anche altre zone della provincia di Cuneo, come i Roeri, e tanta parte dell’astigiano e del Monferrato. C’erano anche i Migliorini di Rocche dei Manzoni che, pur non essendo vignaioli né langhetti, erano stati integrati alla perfezione. L’entusiasmo di Domenico, il suo desiderio di vita e di leggerezza veniva da lontano, da quando, lavorando i campi, non aveva vissuto né infanzia né adolescenza e, come altri, era diventato adulto molto presto. Se non si comprende questo non si riesce a capire la modalità esuberante e la generosità un po’ sbrasona del gruppo che a lungo è stato identificato come “Langa in”, dal nome di uno spazio che si era ritagliato al Vinitaly nel padiglione del Piemonte.
Se ci si ferma ai diradamenti feroci, alle barrique, alle brevi macerazioni con fermentazioni nel rovere nuovo e ai roto-maceratori, non si coglierà mai il senso delle loro scelte e il disegno completo e collettivo. Il perché si sono sentiti depositari della verità da contrapporre alla tradizione dei vari Cappellano, Rinaldi, Mascarello, Giacosa, ecc. La loro reazione era dovuta al senso di frustrazione e al dolore di vedere il frutto del proprio lavoro pagato il meno possibile da mediatori e commercianti con pochi scrupoli. Ecco spiegata l’umanità di Clerico, il suo vivere il presente senza lamentarsi, ma anzi l’essere animato dalla voglia di aiutare e di risolvere i problemi degli altri. Aveva accolto il benessere come un dono da condividere.
A un certo punto non sono tornato più così spesso nelle Langhe, anzi mi sono concesso lunghe pause per occuparmi d’altro, così l’amicizia con Domenico e Giuliana e alcuni del gruppo non è stata coltivata dal frequentarsi, eppure con loro due in particolare sento un legame fortissimo. Deve essere ancora quel pomeriggio dell’agosto del ’92, del quale ricordo ancora la luce e il colore verde acceso dei campi, quasi fosse primavera.

15 Vigna Nebbiolo singola

L’infogliarsi dell’albero è un getto di parole. Così le gemme sono versi e i fiori passaggi di una retorica splendente. Un discorrere tutto abbarbicato, come un amante ossessivo, alla ripetizione. Questo fantasma di un’architettura perfetta da offrire alla rugiada della notte.
Antonio Prete, da Prosodia della Natura, Feltrinelli Editore, Milano, 1993.

Gli Ignoranti, la seconda edizione

È uscita la seconda edizione, riveduta e ampliata, del graphic novel Gli ignoranti - Vino e libri: diario di una reciproca educazione di Étienne Davodeau. Per la prima volta in un graphic novel sono narrate l’editoria e l’enologia attraverso il racconto delle esperienze di vita dei due protagonisti.
Étienne Davodeau è conosciuto in tutto il mondo per i suoi reportage a fumetti, tra i quali Rural!, Les Mauvaises gens e Un homme est mort.
 Richard Leroy, viticoltore della Loira presso Rablay sur Layon, è tra i migliori produttori francesi di vino ottenuto da agricoltura biodinamica. Étienne e Richard decidono di trascorrere un anno insieme per imparare uno il lavoro dell’altro e capire se sia possibile coltivare una propria individualità creativa nel mercato globale, senza demonizzarlo ma neppure uniformandosi a un gusto minimo comune. Un reportage sull’etica del Fare, guardando al futuro rispettando il passato.

Copia di Copertina Nuova Ignoranti LD

La presa della Gatta

Lunedì 27 giugno un nuovo evento a La Gatta Mangiona con Gennaro Nasti de La Pizzeria di Rebellato e Marco Radicioni, mastro gelataio de Il Gelato del Marchese e di Otaleg.
Sandro Sangiorgi selezionerà e racconterà i vini in abbinamento alle portate!
Le pizze saranno realizzate con le farine di Filippo Drago del Molino del Ponte e sarà servito il prosciutto di Parma del Prosciuttificio Ghirardi Onesto.

Gatta mangiona

Ecco le pizze di Giancarlo Casa e di Gennaro Nasti e alcuni dei vini selezionati da Porthos:
SUPPLÌ alla parmigiana di melanzane
Rosato frizzante (aglianico) Cantina Giardino (Ariano Irpino)
BIGNÈ DI PIZZA FRITTA ripiena di ricotta di bufala e capocollo Santoro
Champagne Brut (pinot noir, chardonnay e pinot meunier) Remy Leroy (Meurville)
MARGHERITA GIALLA con mozzarella di bufala e pomodoro di Capaccio
Cheverny (romorantin) 2011 Terra Laura - Domaine de Montcy (Cheverny)
• PIZZA CERASUOLA con crema trevigiana, funghi porcini saltati, ciliegie caramellate e timo fresco
Le Petit Journal (carignan, cinsault, mourvedre, syrah, cabernet sauvignon) 2011 Domaine de Rapatel (Caissargues, Gard)
PIZZA con provola di Agerola e zucchine
Riesling Steeger St. Jost 2011 Ratzenberger (Bacharach, Mittelrhein)
PIZZA ROMANA con fior di latte di Morolo fatto a mano a latte crudo, pomodoro San Marzano, filetti di acciughe spagnole e origano pugliese
Tauma (montepulciano d'Abruzzo vinificato in rosato) 2014 Pettinella (Silvi)


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