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Piovono pietre

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Consigli per gli acquisti

La Guida è una leggenda scaduta che postula il vino come valore fondamentale e distaccato, che considera la sua bellezza come un conforto. Questo atteggiamento mi indica una stabile direzione: disporre di un pretesto culturale il più evasivo possibile e mantenerlo nei gangheri di un sistema numerabile e catalogabile, in modo tale da potere, in ogni momento, contabilizzare.
Ho letto ultimamente della Guida Slow Wine che si paga da sola. Mi è sembrata subito un ottimo slogan per l’incremento della contabilità aziendale. Una strategia di marketing che coinvolge anche gli stessi produttori. Ed è proprio per questo che ho avvertito un senso di fastidio.
Portare la Guida presso la cantina che aderisce all’iniziativa farà applicare uno sconto minimo del 10% sull’acquisto di vino. Già fatti i calcoli: spendendo 200 euro di vino all’anno, il librozzo si ripagherà...
Ma la centralità dei conti e degli sconti mi fa perdere di vista il vino. Va da sé che il vessillo dello Slow Team è la parabola bucolica del Buon Produttore, ad uso dell’immaginazione del consumatore. Poi il carattere ottuso e sbrigativo della descrizione di aziende e vini nella Guida, l’alibi dell’assenza di punteggi e della visita diretta in cantina da parte dei Recensori Chiocciolati, vorrebbero dare un senso di distacco dal vecchio e obsoleto modo di trattare il vino, come se fossero la novità degli ultimi anni...
E poi sempre questo modo di innalzare a protagonista il produttore immerso in un posto baciato dalla prosperità. Una prosperità statistica che però tiene a precisare lo sforzo serio e paziente del produttore stesso, che è arrivato ad applicare, con lealtà e abnegazione assoluta, i solidi principi di bontà, pulizia e giustizia o giustezza.
E gli acquirenti, si spera numerosi, mi sembrano trattati come fossero turisti “da pacchetto” con il “vantaggio” di acquistare senza capire, viaggiare senza pensieri, contenti dello sconticino e dei consigli per gli acquisti, carenti di una concreta facoltà di giudizio che oltrepassa la stessa condizione di persona consumatore consapevole, trascurando il fatto che il prezzo dell’acquisto determina anche il senso stesso del prodotto.
Con i pagamenti di vino sempre più difficoltosi a causa di una liquidità ormai a livelli preoccupanti, ci siamo chiesti quale poteva essere le soluzione. Sì, proprio questa è la soluzione!
Mi sembra piuttosto scorretto. E le distribuzioni? I rappresentanti? Le enoteche? Perché i commercianti sono esclusi da questo progetto di scontistica che incentiva l’acquisto in cantina?
La difficoltà economica non incide anche sul loro lavoro? Magari incoraggiare alla vendita diretta ha una ragione d’essere se nel raggio di 20 o 30 kilometri non si ha la possibilità di acquistare in negozio.
Il produttore dovrebbe vigilare, per quanto possibile, sulla sua rete commerciale e ha il compito di costruire un circuito virtuoso all’interno del quale porre persone affidabili e appassionate, chiamate a rappresentare, tutelare e vendere il vino.
Penso a uno scambio di battute tra alcune persone e Florio Guerrini e Rosella Martini, proprietari dell’Azienda Il Paradiso di Manfredi a Montalcino, che alle richieste di vendita diretta rispondevano: «Non possiamo fare concorrenza al nostro distributore. Ci sembra una scorrettezza».

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