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Noi c'eravamo

Nebbiolo da Strenna

Porta il mio nome e l’idea mi piace. Sta crescendo a Bore, nel Kenya orientale, anche se è originario dell’India, dove è soprannominato “farmacia del villaggio” tali e tanti sono gli effetti benefici derivanti dall’utilizzo dei suoi derivati. Oggi potrei innaffiarlo con un semplice clic, anche se prima o poi mi piacerebbe farlo di persona. È un neem. È uno dei quattromila alberi (all’incirca uno per ogni mille bottiglie utilizzate ogni anno) che Albeisa, per celebrare i suoi 40 anni, sta facendo piantare per il ripristino della foresta tropicale in collaborazione con l’organizzazione internazionale Tree-Nation. È un progetto meritevole, ma non è l’unica traccia positiva che ha lasciato quest’anno Nebbiolo Prima, la classica anteprima di Barolo, Barbaresco e Roero che si è svolta lo scorso maggio in una città di Alba più eccitata per la festa dei 50 anni della Nutella (proprio come il Montepulciano d’Abruzzo di Emidio Pepe, a riprova che le vie che portano al successo possono essere molto diverse) che per la presentazione dei Barolo 2010. Rimangono tanti appunti ormai impolverati, soprattutto sensazioni che l’estate ha consumato ma che gli assaggi di autunno hanno consolidato.

Langa 1


I Barolo del 2010 dicevamo, un’annata che, come solo i grandi atleti sanno fare, ha confermato le ingombranti attese dei pronostici e si è rivelata davvero grande al di là dei soliti slogan, regalando tantissimi Barolo di valore, in numero di certo maggiore rispetto alle ultime stagioni. Ne sono usciti vini di uno stile molto classico in cui finalmente i produttori si sono giovati della generosa acidità, dono della stagione e sono spesso riusciti a trovare l’equilibrio con le strutture robuste a cui siamo ormai abituati. Per Barbaresco e Roero siamo alla 2011, che invece ha palesato un profilo decisamente più tenero e una minore omogeneità, ma non è mancata qualche bella sorpresa. Ecco qua allora un pugno di Barolo e di Barbaresco da non dimenticare e da cercare adesso che sono disponibili sugli scaffali delle enoteche e nelle carte dei ristoranti.


BAROLO 2010

FRATELLI ALESSANDRIA – Monvigliero, Verduno
Al di là dell’intransigente compostezza, traspare in filigrana una complessità aromatica di grande fascino; la silenziosa gradualità con cui si concede, la coralità con cui arriva a sensazioni finali limpide e lunghissime sono le determinanti di un vino da ricordare, senza dubbio il paladino più autorevole dei Barolo di Verduno.

BARALE – Castellero, Barolo
Naso screziato e pulito, lascia scorgere note deliziose di rosa e di lampone che si ritrovano con puntualità nelle sensazioni finali; un Barolo molto classico dallo stile sussurrato che fa della profondità e dell’eleganza le sue doti migliori.

BORGOGNO SERIO E BATTISTA – Cannubi, Barolo
Si presenta in punta di piedi, austero, con un profilo dal colore sgranato e dai profumi scuri e reticenti; in bocca sfoggia l’acidità delle grandi occasioni, tannini al cacao amaro e un finale sapidissimo che evoca agrumi e radici.

BREZZA – Sarmassa, Barolo
Naso profondo e riservato che si fa attendere esibendo con lentezza accenni di erbe medicinali e lamponi. In bocca ha il piglio del fuoriclasse, fresco e slanciato, ampio ed elegante, tiene un passo sicuro e continuo sino al lungo finale in cui ritornano i frutti rossi a duettare con un guizzo di radice di liquirizia. In questa annata sono confluite anche le uve del Bricco Sarmassa che non è stato prodotto. Molto buoni, anche se un passo dietro, ci sono nell’ordine il Cannubi e il Castellero.

BROVIA – “Vigna Ca’ Mia”, Brea, Serralunga
Un impressionante stuolo di finissimi tannini occupa la superficie del palato con micidiale precisione accompagnata da grazia ed eleganza. Ricchissimo nella materia e interminabile nelle sensazioni finali di frutti rossi e spezie. Buono oltre ogni ragionevole dubbio. La cosa sensazionale è che anche il Villero (Castiglione Falletto) è sullo stesso livello.

CONTERNO FANTINO – Sorì Ginestra, Monforte
Accenni di alloro e tabacco, profumi di bosco, il registro del legno regala solo complessità senza comprometterne la purezza. In bocca ricchezza e slancio trovano una sintesi lucida e ammirevole, le sensazioni finali succose e fedeli non smentiscono le premesse e suggellano un vino di grande classe. 

FENOCCHIO GIACOMO – Bussia, Monforte
Sicuro e impavido sfodera una materia prima di  grande qualità e ricchezza; il gioco degli elementi sorregge con estrema sicurezza la trama gustativa che risulta scorrevole e incisiva con un finale lunghissimo sulle sensazioni balsamiche e di liquirizia. Un Barolo di granitica solidità. Produttore ormai molto affidabile, ha presentato anche un’eccellente versione del Villero (Castiglione Falletto).

MASCARELLO BARTOLO – Barolo
La dolcezza delicata del frutto nitido e maturo ammalia senza riserve; l’acidità viva ricama nei dettagli la trama di un sviluppo aggraziato e profondo regalando una beva di inconfutabile, sognante eleganza.

PALLADINO – Ornato, Serralunga
L’acidità impaziente e i tannini grintosi, ingentiliti da un soave profumo di fiori d’autunno, disegnano il profilo di un vino vibrante, dal tessuto robusto e la fibra serrata. Una bella prestazione per questa storica cantina, che ha presentato anche il Parafada in ottima forma.

GUIDO PORRO – “Vigna Lazzairasco”, Lazzarito, Serralunga
Un classico barolo di Serralunga, austero e al limite arcigno; il naso è solo accennato, poi al palato regala una bellissima sferzata di energia con l’acidità luminosa e i tannini di prim’ordine a fare da contrappunto a una materia di grande purezza che lascia un incantevole ricordo di buccia di mela rossa. Promette molto molto bene anche il suo compagno di menzione “Vigna Santa Caterina”.

RINALDI GIUSEPPE – Brunate, Barolo
Naso chiuso senza un apparente spiraglio che lascia solo intuire una cattiveria senza eguali; in bocca l’acidità tesse una trama tesa all’inverosimile e quando il vino lascia il cavo orale, il finale interminabile, la pulizia esemplare e il ricordo sospeso e limpido di agrumi freschi danno la sensazione netta di essere davanti a un barolo meraviglioso. A partire da questa annata sostituisce il vecchio Brunate – Le Coste (in base alla riforma delle Menzioni Geografiche non se ne possono indicare in etichetta più di una) per cui il contributo dell’uva da quest’ultimo vigneto è ridotta al 15%.

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dal cancello di casa Rinaldi, foto di sandro sangiorgi

BARBARESCO 2011

CASTELLO DI VERDUNO – Barbaresco
Naso misurato con una nota di fragolina di bosco sussurrata e precisa, il suo equilibrio gli permette di crescere in bocca in bella progressione e chiudere con un finale di estrema pulizia. Bello e impeccabile, ha l’eleganza e la consapevolezza di chi ha dato il massimo ed è soddisfatto del risultato raggiunto.

CORTESE GIUSEPPE – Rabajà, Barbaresco
Profumi di grande freschezza si amplificano nel bicchiere in maniera corale; al palato mostra la sua acidità smagliante e si allunga con naturalezza, ampio, diritto e potente con un finale preciso e succosissimo nei nitidi rimandi di rosa e anice. Un Barbaresco di razza, probabilmente il migliore in campo. 

ALBINO ROCCA – “Vigna Loreto”, Ovello, Barbaresco
Bouquet floreale, leggermente speziato, sobrio e rilassato, di intonazione autunnale; in bocca è ampio e succoso, si sgrana con estrema piacevolezza lasciando in eredità un bel ritorno di liquirizia. A completare un’annata felice per le sorelle Rocca, è molto buono anche il Ronchi, che ha un profilo più deciso e una dose maggiore di tannini.

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