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Noi c'eravamo

Il meraviglioso mondo di Brunello

Guido un Fiorino arancio in una nebbia bassa e insistente, una cornice di colori degna delle Highlands scozzesi e di whisky torbati più che di un’anteprima di Brunello. Protetta dall’indistinta coltre bianca di nebbia e nubi, Montalcino compare all’improvviso, placida e sorniona, come una città misteriosa di un cartone animato giapponese. D’incanto la nebbia scompare e la città ti avvolge e ti seduce con consumata maestria, consapevole del proprio fascino.
Benvenuto Brunello dunque, edizione ventuno, anche quest’anno nel perimetro luminoso del chiostro del Museo di Montalcino. Si sono presentati il Rosso 2011, la Riserva 2007 e soprattutto il Brunello 2008, annata valutata a quattro stelle dal Consorzio. Valutazione alla quale va tuttavia riservata un’importanza relativa, visto che negli ultimi dieci anni la scala di valutazione non è mai scesa sotto questa misura. Su questa linea anche la 2012 che si è appena fregiata del massimo punteggio, le cinque stelle. Più attendibile come sondaggio elettorale...
Insomma per il Consorzio è sempre un’ottima annata. I dubbi permangono, ma questo fa parte della leggerezza disincantata del mondo del Brunello. Una realtà che sembra non conoscere crisi di sorta, in chiara controtendenza nazionale. Un mondo in cui i produttori non si lamentano e sembrano solidali oltre che di ottimo umore, le quotazioni del vino si mantengono elevate a fronte di una produzione stabile (oltre 9 milioni di bottiglie di Brunello) e di un livello delle esportazioni in crescita, un settore e una regione che continuano ad attrarre investimenti stranieri. Un mondo a parte e viene quasi da chiedersi se siamo in Italia. Senza contare l’organizzazione di Benvenuto Brunello davvero impeccabile, compreso il servizio dei sommelier, premuroso ed efficiente.
Rimane ancora ai margini, in pratica assente, la questione di una zonazione dell’area della Docg.
Le differenze di suolo, climatiche e di maturazione tra i diversi versanti della denominazione sono assodate così che la giustificazione, avanzata da qualche produttore, che molte aziende producono un Brunello proveniente da un assemblaggio di vigne di zone diverse appare molto debole. Vedremo se la suddivisione di tutta l’area di produzione in sei sottozone operata da Kerin O’Keefe nel suo recente libro Brunello di Montalcino, sortirà qualche minimo effetto, magari quello di provare a raggruppare i vini degustatati all’anteprima in base all’origine delle uve.
Alla fine passa quasi in secondo piano il fatto che, alla luce degli assaggi, la 2008 sia un’annata che ha riservato più ombre che luci e che non ha convinto appieno come la precedente. Nel complesso ha prodotto vini in cui la spiccata acidità non sembra aver fatto pace con frutti molto maturi e rotondità alcoliche che hanno lasciato un po’ l’amaro in bocca.  Insomma, un’annata magari buona ma non certo eccezionale, che tuttavia non ha mancato di regalarci alcuni campioni di Brunello da ricordare. Produttori che hanno saputo interpretare e capitalizzare la minore ricchezza dell’annata tirando fuori dei vini che hanno nell’eleganza e nell’austerità la loro cifra stilistica. Tra rassicuranti conferme e alcune piacevoli novità, a testimoniare un certo grado di rinnovamento, davvero benvenuto, della scena del vino ilcinese.

Tiezzi – Convincente la prova di questa piccola e storica azienda, sia con il Cerrino che, soprattutto, con il Vigna Soccorso. Un Brunello dal tessuto snello e teso con una profonda sapidità finale e rimandi di tè nero e tabacco.

Il Paradiso di Manfredi – Si presenta al naso con una linea ossidativa e una nota iodata, in questa fase un biglietto da visita analogo ad annate precedenti A convincere è una bocca di straordinaria tensione e energia con i tannini molto fini a dialogare con la sapidità minerale; esemplare la pulizia di bocca finale.

Capanna – Un Brunello dallo sfaccettato bouquet mediterraneo, dal profilo austero e dal passo continuo e succoso con i tannini mordenti a ricamarne la verace dinamica gustativa. Una bella conferma mai scontata.

Salvioni – Non tradisce le attese, un Brunello di razza, austero e potente fatto di frutto e tannini buoni e incisivi; in bocca ha una trama fitta, tesa e avvolgente; belli i richiami finali che ricordano la terra.

San Polino – Fresco, austero con l’acidità in primo piano nello sviluppo del gusto; finale con pregevoli note ferrose e di erbe medicinali, una caratteristica peculiare di questo Brunello.

Le Ragnaie – Sia con il Fornace che con il Vecchie Vigne (che aveva sorpreso un inverno fa con il 2007) evidenzia freschezza, profondità e pulizia di bocca  con finezza dei profumi con un bella nota di liquirizia e radici a suggello di un percorso gustativo convincente. Un po’ inferiore la versione “base”.

Sesti – Un Brunello che ci piace sempre di più, dallo stile rilassato ma mai accondiscendente, di estrema eleganza, con l’acidità a guidare la beva fino ad incrociare i tannini fini e precisi; la nota di mandorla amara finale e la pulizia di bocca suggellano il profilo di un vino da ricordare.

Poggio Antico – Convince con l’Altero, giocato su succosi profumi di frutti di bosco; in bocca si lascia andare, leggiadro e sapido, dimostrando equilibro e capacità di coinvolgere.

Poggio di Sotto – Reticente al naso, in bocca non ha paura di mostrare acidità e scoprire i nervi; un profilo gustativo dinamico e progressivo, di estrema raffinatezza; un marchio di fabbrica di questo vino ormai classico, dal corredo aromatico ampio che va dal lampone, alle note speziate, ai sentori salmastri.

Campi di Fonterenza (degustato all’Osticcio) – In un’annata meno calda sembra aver trovato l’armonia nella gestione legno che appare al servizio della materia generosa e di prima qualità; frutti scuri maturi al punto giusto con una grande energia in bocca, avvolgente e serrata.

Costanti (degustato all’Osticcio) – Brunello tradizionale, dal tratto delicato, dall’andatura leggiadra e dal sviluppo ampio e raffinato. Un rendimento degno del nome che porta.




foto di giampi giacobbo

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