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Noi c'eravamo

Vini di Vignaioli –– Vins de Vignerons 2006

Il movimento spontaneo del vino naturale si conta, cerca di serrare le fila e di superare la fase di rodaggio.

articolo

 

“Se sai qualcosa, dillo al tuo fratello”
Jules Chauvet

 

Mancherà la maturazione fenolica, ma quella zuccherina è ormai evidente. Il movimento spontaneo del vino naturale si conta, cerca di serrare le fila e di superare la fase di rodaggio. Non ci si accontenta più di dialogare, di scambiarsi opinioni, di additare il vieto status quo; oggi si sente l’esigenza di mettere dei punti fermi, fissare qualche regola, definire una rotta. La natura e l’entità dei problemi sono chiare: depauperamento dei vigneti, standardizzazione del gusto, concentrazioni finanziarie, delocalizzazione economica. Le soluzioni restano da precisare. E’ su questo terreno che i produttori “naturali” si misureranno negli anni a venire. A giudicare dalla rapidità con cui evolvono le cose, non attenderemo a lungo. La difficoltà principale è forse tracciare delle definizioni – per esempio chiarendo sia agli addetti ai lavori, sia ai consumatori, che cosa sia un vino “naturale” – e applicare dei controlli univoci ed efficaci, per proteggersi da coloro che hanno solo intenzione di cavalcare l’onda della moda. Al contempo, appare rischioso consentire una partecipazione “popolare” indistinta di una galassia di produttori di origine diversa, con necessità differenti, personalità altrettanto eterogenee e talora eccentriche. Legislazione e istituzioni appaiono superate e inadeguate a queste nuove esigenze.
Istituire un lavoro comune di fondo, non più episodico, sembra opportuno per molti produttori italiani e francesi che hanno partecipato all’edizione 2006 di “Vini di vignaioli – Vins de vignerons”. Un lavoro che superi le frontiere. Non ci fossero ostacoli legati alla lingua, vignaioli e vigneron avrebbero forse già raggiunto obiettivi più concreti. In ogni caso, ogni edizione della bella manifestazione di Fornovo, organizzata con passione e grande impegno da Marie Christine Cogez con la Proloco locale, il Comune e la Provincia, dimostra una crescita del tenore delle argomentazioni. Questa lentezza di comunicazione, se non altro, giova alla riflessione e testimonia di modi differenti di vedere problemi e prospettive comuni. Nella differenza la ricchezza.

 

 

«Ho l’impressione – ha detto Michel Augé, viticoltore nella Loira ed esponente dell’associazione Avn (Association Vins Naturels) – che gli agricoltori abbiano uno sguardo superiore su ciò che accade nel mondo e che, tra questi, i viticoltori abbiano un punto di vista ancora superiore, nel bene e nel male. Oggi stiamo assistendo a un evento simile a ciò che accadde nell’Ottocento, quando l’agricoltura fu minata dall’avvento dell’industria. L’agricoltura è il cuore della consapevolezza delle attività umane, proprio perché gli agricoltori stanno con i piedi per terra tutti i giorni. Non è solo una metafora. Credo perciò che noi abbiamo la responsabilità di ciò che accadrà all’agricoltura del futuro. Il vino è il punto di partenza di una possibile rinascita, perché ha il privilegio di essere inutile».
Riflessioni che lanciano un sasso nello stagno per l’edizione 2007 di una manifestazione che sta andando oltre l’incontro tra Italia e Francia, per divenire un momento di riflessione sovranazionale e di comunanza. E’ divenuto ingenuo restare impigliati nello sciovinismo o anche solo nel campanilismo che hanno a lungo connotato la vitivinicoltura. «Quando ci troviamo di fronte a problemi di questa portata e a responsabilità ben individuate – ha aggiunto Augé –, proponiamo istintivamente una risposta frontale, un “muro contro muro”. Gli agricoltori di ciò che chiamiamo il “Terzo Mondo”, in modo particolare le donne, hanno un modo differente di reagire, costruttivo e propositivo. Un “fare” che non si pone sullo stesso piano di “violenza”, che non è negazione di ciò che si biasima ma affermazione di ciò in cui si crede. Penso che abbiamo molto da imparare da loro».
Dopo l’accenno di frammentazione che il movimento ha mostrato negli anni scorsi, questo sembra il momento della ricomposizione degli interessi, delle motivazioni, delle strategie di fondo. Come un vino che, svinato e imbottigliato, impiega qualche tempo per ritrovare la sua fisionomia. Se superare le frontiere linguistiche e culturali è una necessità, ancora più utile ci sembra non confondere questo processo con i singoli, seppur legittimi interessi privati. Un onere più grande.

 

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