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Noi c'eravamo

Anteprima Vini Costa Toscana 2005

articolo

 

L’associazione Grandi Cru della Costa Toscana, anno dopo anno, si prodiga per «difendere, promuovere e diffondere la cultura della qualità della produzione vinicola dei territori delle province toscane che si affacciano sul mar Tirreno».
Se è indiscutibile l’unità di intenti nell’impegno degli associati, altrettanto non si può dire per l’unità che l’associazione rivendica, per quanto possibile, anche in termini di terroir. Da Massa a Scansano le diversità ambientali, ampelografiche, stilistiche e di risultati sono tante e tali che non ci sentiamo di riconoscere un’identità comune.
Lo spirito di unità trapela anche dalla dicitura “Grandi Cru”, che, in un certo senso, mette sullo stesso piano tutti gli associati. È un’espressione che continuiamo a trovare inappropriata per una questione di sostanza, non per un cavillo formale. Non è un problema di sola valutazione qualitativa, ma culturale. Evidente il calco sul francese grand cru, locuzione connessa a un riconoscimento legislativo, ma soprattutto derivata da una secolare conoscenza del terroir. È questa storica consapevolezza a fissare nella forma «gli usi locali, leali e costanti». La stessa Union des Grands Crus de Bordeaux – che ispirò l’iniziativa toscana e che annovera tenute e vini dal talento disomogeneo, seppur storicamente affermati – banalizza attraverso l’(ab)uso questo concetto dalla forte pregnanza.
Oggi come qualche anno fa l’assaggio consegna un panorama eterogeneo; salvo eccezioni, le eccellenze si concentrano in alcune aree già affermate, a partire dal Bolgherese. La collocazione nello stesso contesto di produzioni molto meno convincenti continua a sembrarci discutibile. Ci sforziamo di interpretarla come una strategia in cui la nomea e la qualità di alcune “punte di diamante” fanno da traino per il resto della regione.

Proprio qui sorge un altro problema. Il successo concreto e durevole di un prodotto deriva dall’utilizzo dei propri mezzi, commisurando le ambizioni. Lo stile e lo spessore con cui i più prestigiosi vini livornesi si imposero già alcuni decenni or sono ispirano buona parte della produzione presentata ad Anteprima Vini. Ci sembra però che alcune bottiglie non abbiano nelle proprie possibilità traguardi di finezza, eleganza o potenza comparabili. Non è in gioco la superiorità di Bolgheri su Montescudaio, ma una diversità in parte soffocata, come se non fosse una preziosa risorsa.

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