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Noi c'eravamo

Si spiegano i Mesali

L’arrivo ad Avellino non è confortante. Il cielo è grigio, c’è traffico e le strade strabordano di sacchetti della spazzatura. La chiamiamo “emergenza” e abbiamo la premura di aggiungerci, per i non indigeni, sempre la qualifica del caso. Così passiamo da quella per la criminalità a quella dei rifiuti con una ciclicità evidentemente funzionale alla conservazione di un’immagine del Sud in eterno ritardo, in continuo affanno. Finiamo per affezionarci ai nostri residui, di qualunque genere essi siano, e facciamo una grande fatica a liberarcene, arrivando persino a custodirli con la cura e il rispetto che si hanno solo per i trapassati.
E’ quotidianità che rende immobile il paesaggio e ineluttabile il destino. E’ questo quello che hai intorno ogni qualvolta provi ad immaginare oltre: tutto appare più difficile e comunque superfluo, perchè l’essenziale da risolvere è sempre troppo.

“Si spiegano i Mesali”, il galà di presentazione dell’Associazione Mesali, è stato uno di quei momenti di rottura necessari che provano a schiodare il territorio da questo fatalistico immobilismo. Si parla di Transumanza Gastronomica in Irpinia: undici ristoratori della provincia di Avellino che hanno avuto la forza di guardare oltre, in nome di un “comune sentire la relazione tra alimentazione e territorio come plusvalenza culturale”.
Iniziative come questa leggono il diritto all’esercizio del “superfluo” come occasione di riscatto perché, in questo clima di disillusione, gli scenari sono sempre più complessi di quanto appaiano e le cose raramente rappresentano quello che, innocentemente, vorrebbero essere. E così, quello che in qualsiasi altra parte d’Italia potrebbe essere descritta come una semplice operazione di promozione, qui, volente o nolente, si trasforma in una missione vera e propria. Questo sforzo va sostenuto, incoraggiato e difeso anche da questo equivoco. Va cioè evitato che la sovrastrutturalizzazione di significato finisca per far assumere all’evento una rilevanza e un peso inadeguati alle ambizioni originali tanto da risultare insostenibili e soffocanti per il suo sviluppo e la sua diffusione.

La conferenza stampa ha visto spiegare il mesàle (in dialetto con questo termine si indica la tovaglia). La tavola è stata simbolicamente apparecchiata per gli undici ristoratori protagonisti man mano che prendevano la parola per raccontare le motivazioni che li hanno spinti ad aderire al progetto. Ha colpito l’emozione del presidente Carmine Fischetti, dell’Oasis Sapori Antichi di Vallessaccarda, nell’introdurre le poche ma fondamentali regole che gli associati hanno deciso di condividere. Viene eliminato il costo di pane e coperto, devono essere utilizzati almeno l’80 per cento di prodotti locali, nelle carte dei vini va incrementato il numero di prodotti del territorio e i prezzi non devono superare i 45 euro a coperto (in gran parte dei ristoranti associati si mangia con molto meno).
I ristoranti che hanno aderito sono: La Locanda di Bu, Nusco; Ristorante La Pergola, Gesualdo; Oasis Sapori Antichi, Vallesaccarda; La Maschera Locanda d’Autore, Avellino; Ristorante Di Pietro, Melito Irpino; Antica Trattoria Martella, Avellino; Ristorante La Pignata, Ariano Irpino; Osteria del Gallo e della Volpe, Ospedaletto; Ristorante l'Incanto, Sant’Andrea di Conza; Ristorante Valleverde Zi’ Pasqualina, Atripalda; Taberna Vulgi, Santo Stefano del Sole.
(gli indirizzi e i contatti sono disponibili sul sito dell’associazione)
Dagli interventi dei presenti è risultato chiaro che l’associazionismo è uno strumento necessario per il rilancio di un territorio storicamente vocato al rurale e che geograficamente risulta isolato. Pisaniello de La Locanda di Bu, il più internazionale dei cuochi, ha posto l’accento sulla necessità di essere uniti in un percorso comune che deve trarre forza dalle diversità esistenti tra i vari ristoranti, che devono essere in grado di allargare gli orizzonti della notorietà del loro territorio parlando attraverso il cibo. Per far questo è necessario inventare nuove forme di comunicazione che riescano a valorizzare anche le cose a cui solitamente non si da importanza, perchè in queste terre persino il silenzio va considerato un valore aggiunto. Lo sforzo mira a rendere il territorio sempre più protagonista e il più riconoscibile possibile attraverso i suoi luoghi e i suoi prodotti che acquistano nuova nobiltà nelle differenti interpretazioni che i cuochi riescono ad offrirne al di là di ogni etichetta o graduatoria. Ed è per questo che tra i protagonisti di questa avventura si trovano modi ed esperienze molto lontane tra loro.
Durante la conferenza stampa è stata distribuita una piccola guida contenente le schede degli undici ristoranti e alcune indicazioni utili su alberghi, posti di rilevanza turistica, prodotti tipici, etc. Sarà consegnata nei vari ristoranti e sarà possibile anche raccogliere i timbri di presenza... per ogni dieci cene si ha diritto ad una in omaggio.

Nulla di trascendentale ma molto di nuovo.
In bocca al lupo e non mollate!

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