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Noi c'eravamo

Ein Prosit a Tarvisio 2006

E’ la terza volta consecutiva di Porthos ad Ein Prosit. La novità di quest'’anno è il programma dell’'iniziativa, completamente delineato dal progetto didattico “Porthos racconta..…”. La contemporanea uscita di un numero 26 “tutto al naturale” ci ha convinto della necessità di coinvolgere in modo pratico il pubblico dell’'evento organizzato dal Consorzio Tarvisiano.

Innanzi tutto le degustazioni, nelle quali ricorrono i consueti elementi fortemente territoriali, propri di Ein Prosit, ai quali si è affiancata la nostra ricerca di prodotti dotati di forte personalità. Vediamoli da vicino.
Le verticali rappresentano l’Italia degli uomini e delle donne che si dedicano al vino con passione, con il Friuli Venezia Giulia in una naturale posizione di primo piano. La Malvasia Istriana di Villa Russiz e il Tocai di Gigante vogliono mostrare non solo la buona capacità evolutiva di due vini che vengono consumati sempre troppo presto, ma anche la sapienza realizzativa di due protagonisti dalla concezione diametralmente opposta. Indagare nel tempo lo Schioppettino Ronchi di Cialla della famiglia Rapuzzi mette alla prova un rosso nato, in un periodo non sospetto, con una grande dote di eleganza e senza mire di concentrazione e muscolarità. La regione ospitante si segnala per altri appuntamenti preziosi. Una degustazione comparativa di Terrano alla scoperta di un territorio, il Carso, dal quale il concetto di mineralità è espresso senza mezzi termini. Inoltre è un’occasione per verificare la bravura dei produttori alle prese con un vitigno meraviglioso ma molto difficile. La Ribolla è protagonista nel territorio di confine con la Slovenia, per questo il confronto tra cantine dei due versanti del Collio, denominato “La sottile linea gialla” stimola un approfondimento nel quale si specchiano ambizioni e lezioni differenti.
Le monografie dedicate al Prosecco di Valdobbiadene e ai vitigni autoctoni piemontesi sono quelle più schierate nella percezione naturale del vino, lo dimostrano i protagonisti coinvolti e l’interpretazione militante con cui presentano i loro prodotti; per il partecipante un’occasione unica per esercitare un criterio circolare della degustazione, in modo da non scadere nella tentazione della classificazione assoluta. Nella medesima linea qualitativa è atteso il matrimonio tra i vini frizzanti naturali di Camillo Donati e i salumi tarvisiani: ciò che emerge dai Lambrusco, Bonarda, Trebbiano e Malvasia del produttore di Langhirano, è uno straordinario senso di partecipazione emozionale.
Il Dolcetto nelle sue varie denominazioni è il soggetto di una speculazione sensoriale e culturale ambita da tempo, soprattutto dopo che la fisionomia del più quotidiano dei vini di Langa si è andata trasformando. Con lo stesso impegno filologico vogliamo affrontare l’Etna e suoi vitigni principali: Nerello Mascalese, Carricante, Nerello Cappuccio e Minnella restituiscono sia la traccia minerale di un vulcano ancora in attività sia l’autorevolezza propria dei vini ottenuti in altitudine, una meravigliosa combinazione territoriale tra caldo e freddo.
Le degustazioni verticali che spaziano lungo la penisola consegnano vitigni, storie, pratiche, e, soprattutto, annate. Il Soave Gini La Froscà abbraccia quasi vent’anni di Garganega fatta in modo moderno, senza malolattica, una sorta di autonomia della freschezza. Il Duca d’Aragona penetra il terroir salentino con la forza del Negramaro e la tenerezza della Malvasia Nera. Il Barbaresco Rabajà del Castello di Verduno è un modo per conoscere la severità del Nebbiolo come ce la racconta Paolo Monelli: «E’ pugno di ferro in guanto di velluto e si avvicina col passo del buon guerriero». Il Chianti Rufina Bucerchiale di Selvapiana evoca la personalità di un Sangiovese d’altri tempi, caratterizzato da un pieno respiro odoroso di terra e da una spina dorsale dritta come un fuso.
Ma il vero grande momento della cinque giorni tarvisiana è il convegno della domenica. Abbiamo invitato i principali produttori naturali friulani a raccontare le loro esperienze, a far capire a tutti i partecipanti, colleghi e consumatori, che esiste una via per coniugare reddito e rispetto dell’ambiente, varietà espressiva e digeribilità.

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