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Miniature

Miniature di agosto 2016

Il vino capovolto
È una raccolta di scritti che stiamo elaborando intorno a un testo centrale, La dégustation géo-sensorielle di Jacky Rigaux, del quale abbiamo curato la traduzione e l’adattamento in italiano. Qualche anno fa, in un pezzo intitolato “Il mostruoso equivoco”, segnalavo il tentativo dei produttori convenzionali d’imporre a quelli naturali di spiegare la loro stranezza, quando era, ed è ancora, il contrario. Allo stesso modo, Rigaux, al quale si deve l’idea della degustazione geo-sensoriale, spiega che il modo di osservare e di valutare il vino deve essere capovolto, come se lo guardassimo da sotto, dalla terra, invece che da sopra, punto di osservazione di molti enologi e giornalisti che pensano al liquido senza badare alle sue radici e al rapporto tra la pianta e il contesto naturale che la ospita. Sentire la terra nel vino cambiando l’approccio della degustazione, questo significa geo-sensoriale. Il punto nodale è, quindi, recuperare il vino dal suo punto di origine, che è il luogo e non il vitigno.

Monteporzio
monteporzio catone, foto di matteo gallello

La lettura del saggio francese ha messo in moto una serie di riflessioni che coinvolgono la percezione, l’emotività e il linguaggio usato per descrivere ciò che si prova. Il vino buono è il nostro mezzo preferito, in virtù della sua mobilità, dei suoi contenuti, della capacità di ripresentarsi uguale e, al tempo stesso, ogni volta diverso. Come maturare una sempre maggiore consapevolezza della nostra capacità sensoriale? Il nostro desiderio è guardare oltre L’invenzione della gioia, usarne le basi e imparare ad adeguarci a ciò che il vino offre nella sua continua trasformazione. Se penso a come ho affrontato le varie fasi della naturalità, a cominciare dai primi segnali colti nella metà degli anni novanta, le cose per me sono cambiate quando ho avvertito la necessità di percepire il vino tutto intero e di pormi nei suoi confronti con tutto me stesso. Non sono, infatti, solo i sensi a funzionare nella loro efficace singolarità, ma è tutto l’organismo a ricevere i segnali e a vivere la loro metamorfosi in emozioni. Ecco, questo e altri argomenti sfileranno ne Il vino capovolto. Il titolo è un omaggio a un medico e didatta lombardo, il professor Alfredo Vanotti, autore de La dieta capovolta (edizioni Carlo Pozzoni), un saggio dedicato all’alimentazione. La struttura del libretto, a cura di Fausta Clerici e Alessandra Freda, ha il potere di appassionare in modo speciale, sebbene i contenuti siano quasi tutti di dominio pubblico. L’aspetto convincente è la narrazione viva e partecipe, risultato che vorremmo fosse anche il nostro.

Porthos racconta
È l’associazione culturale nata per seguire l’organizzazione e la realizzazione della nostra attività didattica. Dal 13 luglio 2016, giorno in cui abbiamo vissuto una sorta di festa di fondazione, per partecipare a un evento, a un corso, a un seminario, sarà necessario essere iscritti. La tessera costa 5 euro e dura un anno.

Corso rid
sede di porthos, foto di myriam fossellini

Voglio fare una considerazione sulla stagione appena conclusa e che, in un certo senso, sta per ricominciare. Il nostro progetto divulgativo assume una fisionomia sempre più definita e riassunta in alcune linee principali. La prima è dare voce a territori poco frequentati, la seconda è rappresentare un effettivo luogo di addestramento sensoriale e culturale, la terza è non perdere il tempo pensando di stupire ma mettere a disposizione esperienze da vivere, per non smettere mai di pensare.

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