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Miniature

Miniatura di maggio 2013

Solforosa (quasi) zero
Consideratelo un appello.
Ormai non è più solo una moda, è un grosso equivoco, alimentato dall’ignoranza e dalla superficialità.
Mi riferisco al collegamento automatico che sempre più persone fanno tra l’assenza di solforosa aggiunta e l’essenza della naturalità.
Come se bastasse imbottigliare il vino senza SO2 per sdoganarsi dalla convenzione chimica e ipertecnologica e approdare nell’universo “bio” con proposte falsamente rivoluzionarie. Somiglia a quello che si pensava fino a poco tempo fa, quando per sentirsi naturali bastava vinificare uve bianche con le bucce. L’opportunismo con il quale alcuni enologi di grido hanno cambiato idea è degno dei più scaltri mercanti finanziari. A loro, in fondo, basta suggerire un protocollo produttivo e si sentono a posto. Ma tutto questo era già previsto: la convenzione industriale, applicata ampiamente ormai anche a poche migliaia di bottiglie e ad aziende “artigianali”, sta facendo il suo corso e presto i produttori di vino buono verranno facilmente confusi nel marasma di una legge assurda, quella europea sul “biologico”, incompleta e incapace di generare vera selezione. A meno che non si decida di rafforzare il livello di comunicazione, e questo è un dovere di chi ha fatto seriamente una scelta naturale, sin dal vigneto. Mi rivolgo a quei produttori che dovrebbero unirsi sui punti fondamentali, già ampiamente discussi e accolti, evitando di perdersi in beghe, personalismi e pettegolezzi. Per avere la coscienza a posto non basta più tenere il banchetto nelle fiere. Evidentemente, è necessario uno sforzo comune che finora non c’è stato.
Ma il mio appello va soprattutto a chi assaggia, beve e acquista. È tempo di usare i sensi giusti, l’olfatto, il gusto e il tatto. Quando scegliamo una bottiglia, gli occhi e le orecchie sono coinvolti solo marginalmente... Per non parlare della percezione del proprio benessere generale, altro parametro tanto prezioso quanto sottovalutato.
Impariamo a cogliere il senso di un vino sano.

P.S. Ognuno di questi punti potrebbe scatenare un articolo a sé stante, che in questa sede non avrebbe il respiro giusto. Prometto che sul Porthos 37, che stiamo preparando e che uscirà in autunno, vi dedicheremo lo spazio necessario.

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