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Miniature di Settembre 2005

Mentre le associazioni dei produttori industriali e dei consorzi fanno a gara a sostenere l’esito straordinario della vendemmia 2005, i produttori… si toccano! E’ proprio così, è sufficiente intervistarne qualcuno e ascolterete cos’ha da dire.

La raccolta 2005, l’uva
Mentre le associazioni dei produttori industriali e dei consorzi fanno a gara a sostenere l’esito straordinario della vendemmia 2005, i produttori… si toccano! E’ proprio così, è sufficiente intervistarne qualcuno e ascolterete cos’ha da dire. Se fino a qualche settimana fa potevate cogliere in numerosi viticoltori un delicato ottimismo di fronte a una stagione filata via senza drammi, in questi giorni è meglio evitare l’argomento. Impossibile non notare la frattura tra chi promuove il vino italiano facendo previsioni sul nulla, e chi invece nel vigneto a raccogliere l’uva ci deve ancora andare. «E’ solo scaramanzia – penserà qualcuno con un sorriso bonario – in fondo certe cose mica succedono». L’esperienza mi consiglia che la scaramanzia è cosa molto seria per il contadino (e per l’enologo laureato), ma non è solo questo. C’è un evidente problema culturale. Le persone incaricate dalle associazioni di settore di fare ipotesi e comunicarle non sanno come si fa il vino; si basano sugli scout dei consorzi che prevedono quanta uva si farà ed elaborano un semplice calcolo: se è tanta sarà un’annata eccezionale con una quantità magnifica; se l’uva è poca sarà un’annata straordinaria, una delle migliori del secolo (quale?). E intanto c’è tutto il mese di settembre da affrontare, giorno per giorno, cielo per cielo; e poi ottobre per chi produce varietà di terza-quarta epoca di maturazione. C’è caldo umido e iniziano i primi marciumi, c’è troppo caldo e allora eccoti la grandinata, se inizia il freddo siamo fregati perché può piovere una settimana di fila. Non è cauto esprimere una valutazione sull’annata appena finita la vendemmia, immaginate prima che accada. Diversi vini 2004, millesimo considerato memorabile, sono di grande livello ma sono altrettanti quelli deludenti; non perdiamoci nell’assoluto generalismo per sostenere il morale in un periodo di crisi, facciamo analisi concrete e sforziamoci di arrivare al dettaglio di un territorio uniforme, per offrire informazioni credibili e utili. Per evitare che come già accaduto con il 1997 e il 2001 si corra dietro a falsi miti.

I vini per la cyber cucina
L’amica Alessandra Meldolesi mi ha chiesto: «Cosa mettiamo sulla cyber cucina?» Il primo pensiero è stato «Azz! Mi sono dimenticato un argomento sul libro dedicato al matrimonio tra cibo e vino…» Poi, riflettendoci meglio, ho dovuto ammettere che non avrei saputo da dove cominciare. Così Alessandra mi ha illustrato in breve di cosa si tratta e mi ha consigliato di affrontare l’argomento sulla rivista, perché presto la necessità sarà emergente. Speriamo che mi aiuti. Intanto tra un uovo servito in una confezione di plastica chiusa da succhiare con una cannuccia e un fagiolo ripieno di foie gras servito su un cucchiaio in vinile colorato (ve li ricordate? Andavano di moda all’inizio degli anni ’80), credo che la ristorazione italiana avrebbe così tanto da recuperare nell’accostamento tra cibo e vino, al punto che Gualtiero Marchesi, un tempo convinto che l’essenzialità della sua cucina non potesse essere disturbata da alcun vino, ha piano piano accolto la possiblità che il liquido odoroso faccia da traghettatore tra un piatto e un uomo. Potenza del tempo. E la cyber cucina? Per ora chiedete a Fazzuoli, il resto si vedrà.

Porthos e gli altri
Sono ormai diverse le segnalazioni che ci invitano a riflettere sulla trasformazione di alcuni vini che Porthos, con la rivista e i suoi corsi di degustazione, ha contribuito a riscoprire o a svelare del tutto. Pensiamo alla Coulée, al Verdicchio di Bucci, al Timorasso di Walter Massa, alle bottiglie di Maule e a quelle di Benanti, insomma se facciamo un paio di passi indietro possiamo dirci orgogliosi precursori di ciò che c’era e che nessuno voleva vedere. Ora, però, sarà necessaria una nuova esplorazione, la sensazione è che qualcosa non vada. Il fatto che quasi tutti questi vini e questi uomini godano finalmente della stima di una stampa finora distratta non dipende da un risveglio di quest’ultima, ma dall’adeguamento dei primi alle esigenze della seconda. Insomma, i nostri colleghi assopiti hanno ancora la forza di ammansire e omologare gli slanci più arditi. Potenza del premio. Fazzuoli osserva interessato.

 

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