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I gomiti sul bancone

Expo 2015 e la Milano da mangiare


But I believe in this - and it’s been tested by research:
he who fucks nuns will later join the church
The Clash - Death or glory

È curioso che Sky abbia scelto di mandare in onda i primi episodi della serie “1992” proprio a poche settimane dall’inaugurazione di Expo 2015. Non tanto per l’assonanza di certe dinamiche quanto perché la fiction rievoca gli ultimi giorni della “Milano da bere”, capitale dell’edonismo e delle spartizioni di potere. Da allora molte cose sembrano avere cambiato faccia. Quella che si appresta a ospitare l’Expo è diventata la Milano da mangiare, una metropoli nella quale gli chef hanno assunto i modi degli stilisti e il cibo, tema portante di Expo, pare essere il centro di tutto.

piazza Città di Lombardia - Porthos Edizioni
piazza Città di Lombardia, antistante il Palazzo

Il fermento culturale cittadino è caratterizzato da una gastromovida che si sposta senza soluzione di continuità dallo street e dal finger food di tendenza alle hamburgherie gourmet passando per i temporary restaurants futuristici, finanziati da multinazionali del credito e piazzati in equilibrio precario sui roof (tutto testuale, ndr) dei palazzi storici per “raccontarci un altro futuro” a 250 euro vini esclusi. In pochi mesi sono state concesse migliaia di nuove licenze per la ristorazione, non poche delle quali a cuochi di fama internazionale; molte le polemiche, dalle assegnazioni di spazi con bandi elaborati su misura (l’ex convento dell’Annunciata di Abbiategrasso concesso a Carlo Cracco) o addirittura senza bando (i due padiglioni di Expo per il “più grande ristorante del mondo” affidati a Oscar Farinetti). Perfino la carità – in una città nella quale, è bene ricordarlo, le mense per i poveri servono più di due milioni di pasti l’anno – è affidata alle star dei fornelli, che si alterneranno alla mensa del Refettorio ambrosiano gestito da Massimo Bottura nel cucinare gli avanzi dell’Esposizione Universale per i senza dimora.
Va da sé che le vicende di questa Milano sono legate a quelle dell’Expo, con il suo carico di contraddizioni: se da una parte in attesa di “nutrire il pianeta” la manifestazione ha cominciato a nutrire le ambizioni (e le tasche) dei soliti noti, dall’altra la massiccia presenza di multinazionali che nulla hanno a che vedere con il cibo di qualità, la sostenibilità e la biodiversità ha indotto molti a interrogarsi sul significato della partecipazione di Slow Food. L’associazione della chiocciola gestirà infatti all’interno dell’esposizione uno spazio per spiegare come sia possibile nutrire il pianeta solo partendo dalla biodiversità: impresa complicata, in un contesto che vedrà protagoniste realtà come McDonald’s, Nestlé e Coca Cola. A pensare che questa presenza sia contraddittoria non sono soltanto i polemisti in malafede: lo stesso Carlin Petrini – altro personaggio molto in vista nella Milano da mangiare – si è reso protagonista di critiche riguardanti l’impatto ambientale, arrivando ad affermare che “Il cemento usato per fare Expo ha distrutto un pezzo di civiltà agricola lombarda” e a chiedere agli organizzatori dove siano i contadini.
Domande da “verginella”, giunte solo a poche settimane dall’apertura dei padiglioni, quasi a ricordare la vocazione slow di Petrini e dei suoi. Alcuni dei quali, per giustificare una presenza che qualche imbarazzo lo crea, spiegano che comunque Slow Food riuscirà a far sentire le proprie ragioni e che bisogna essere capaci a “confrontarsi con la complessità delle cose”, formula familiare a chi ha praticato certi ambienti di sinistra prima che alcune cose diventassero quelle che sono diventate. Ma a Expo e nella Milano da mangiare c’è posto per tutti: tranne per chi crede che, per dirla con Joe Strummer, Chi fotte con le suore poi diventa uno di chiesa.

Joe Strummer - Porthos Edizioni
Joe Strummer, The Clash, Milan, Italy, 1981
© Janette Beckman, 1981.

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