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Podversic Damijan - sulla certificazione dei vini naturali

Il parere di Damijan Podversic – Azienda Damijan Podversic (Gorizia).

Damijan Podversic – Gorizia– Vini Naturali: certificazione o no? Se sì, quale?
Penso che le certificazioni, i gruppi, le etichette “biologico”, “naturale”, DOC, VQPRD, ecc. non servano assolutamente a nulla, ma siano solo stupidaggini.
La questione dovrebbe invece essere portata sul piano dell'onestà di chi realizza il prodotto: mi va bene comprare un litro di latte per mio figlio, anche pagando tre euro al litro, se so che le mucche hanno mangiato fieno, se conosco chi lo fa e come lo fa e non mi interessa niente se non è certificato o non ha alcun bollino.
Buona parte della responsabilità di questa deviazione dell'attenzione dagli aspetti importanti è da attribuire anche ai giornalisti del settore: i critici dovrebbero dare giudizi obiettivi e sforzarsi di scoprire chi e cosa c'è dietro un determinato vino; e, soprattutto, dovrebbero essere giudicati loro stessi da qualcun altro. La realtà attuale è che invece abbiamo troppi esempi di critici incompetenti, che dispensano giudizi sommari dopo aver degustato un vino in dieci minuti.
Sulle riviste specializzate tutti i vini risultano buoni e tutti i produttori bravi: non si trovano mai una critica o una bocciatura e si presentano sempre prodotti che sembrano privi di difetti.
Io sono dell'idea che il vino sia un optional e quindi non può prescindere dal rispetto della materia prima da un lato e della salute del consumatore dall'altro.
Ho partecipato qualche tempo fa a un tavolo di lavoro sul biologico e, di tante porcherie che girano intorno e purtroppo dentro i vini moderni, sembrava che l'unico serio problema fosse costituito dall'anidride solforosa, tra l'altro in uso da mille anni: si sosteneva che fosse preferibile sostituirla con la lisozima, più dannoso per l'organismo umano, soltanto per l'interesse di sedicenti scienziati e dell'industria chimica.

– Non è giusto soffermarsi su queste problematiche?
Sono altri gli aspetti importanti per ottenere un vino buono e sano, come, per esempio, scegliere il momento giusto per la vendemmia. In Friuli hanno già raccolto tutte le uve bianche e la settimana prossima iniziano con il merlot, mentre io attendo, per iniziare la vendemmia, la fine della settimana prossima, quando le uve avranno raggiunto la giusta maturazione. Ancora più importante, forse, è la scelta del terreno adatto per una determinata produzione: i critici continuano a esaltare vini fatti in pianura per poter sfruttare al meglio le macchine, quando in collina bisogna lavorare un terreno almeno dieci anni prima di poter ottenere risultati soddisfacenti.
Si spendono soldi per irrigare terreni in zone non vocate, quando in altre parti del mondo i bambini non hanno l'acqua: ripeto, il vino è un optional, tutto questo non ha senso.
E poi mi si parla di disciplinari? Nel 2002 hanno declassato la mia Ribolla per eccesso di colore e mi hanno consigliato di usare il carbone attivo per filtrarla. In anni passati, a causa del maltempo, dai miei dieci ettari ho ottenuto duecento quintali d'uva e centocinquanta ettolitri di vino: ho scartato fino all’ottanta per cento dell'uva ma, nonostante tutto, hanno pesato sulle bilance i grappoli per verificare che la resa per ettaro fosse entro i limiti. Questo, quando altri produttori vinificano quantità esorbitanti di uva, senza porsi problemi sui limiti imposti dal disciplinare e con controlli sommari o a volte inesistenti.
Per quanto riguarda il naturale, infine, bisogna anche stare attenti all'ignoranza o all'incompetenza dei produttori che, pur operando in buona fede, realizzano vini difettati. Il vino non è il latte, che un bambino deve necessariamente assumere: se non ha senso bere vini convenzionali fatti con prodotti chimici che possono nuocere alla salute, ha ancora meno senso bere vini difettati, per quanto essi possano essere naturali o presunti tali.


Damijan Podversic
Azienda Damijan Podversic - Gorizia

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