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Pasquero Michelangelo - sulla certificazione dei vini naturali

Il parere di Michelangelo Pasquero – Hilberg-Pasquero (Priocca - CN).

Michelangelo Pasquero – Hilberg-Pasquero– Vini Naturali: certificazione o no? Se sì, quale?
In genere le persone sono sorprese quando affermo di non avere alcuna certificazione per la mia azienda, eppure sono convinto che questa sia stata una scelta coerente; d’altronde sono un produttore che ha sempre avuto una visione particolare rispetto a ciò che può essere definito naturale. L’ambito biologico non mi ha mai convinto perché al suo interno sono ammessi principi che non condivido, a partire dall’utilizzo di diversi prodotti chimici come antibotritici, antiperonosporici, fungicidi contro l’oidio più quello di alcuni insetticidi chimici, sia pure limitatamente a un paio di trattamenti. Poi ho constatato l’assenza praticamente totale dei controlli: mi domando a cosa possa servire una certificazione se nessuno poi vigila sulla correttezza dei comportamenti e sul rispetto dei parametri. Posso garantire che ci sono in commercio vini definiti biologici che hanno una quantità di solforosa dieci-venti volte superiore a quanto dichiarato; vedo produttori mettere a dimora vigne intossicate da sostanze di vario genere, senza lasciare loro neanche il tempo di depurarsi, cioè almeno tre anni. Cosa c’è di biologico, di naturale in tutto questo?
Per quanto riguarda il biodinamico, al quale mi sento più vicino per storia e cultura, ho seguito tre corsi e sono rimasto allibito di fronte al fatto che in tutti e tre i casi venivano negati concetti spiegati negli altri.

– Come dovrebbe essere un sistema ideale di certificazione?
Trovo che ci siano molta approssimazione e confusione. Diciamo la verità: oggi diversi produttori si fanno certificare perché è il mercato a richiederlo e per rincorrere quella che è ormai una moda. Nonostante questo, penso che una certificazione “generale” potrebbe rivelarsi utile a condizione che venga instaurato un sistema di controlli efficace, a campione e senza preavviso. Per me questo è un aspetto determinante: non può e non deve più esserci spazio per chiunque. E’ difficile dire quali debbano essere i paletti da adottare per definire naturale una determinata azienda; credo comunque che debbano essere stabiliti a seguito di una seria discussione. Mi sembra ovvio che il primo discrimine debba essere rappresentato dal ricorso alla chimica, inteso come utilizzo di sostanze di sintesi, ma anche come impiego non razionale o non responsabile di quelle consentite. Potrebbe poi risultare utile qualche indicazione relativa all’approccio che il produttore deve avere con l’ambiente e al suo rapporto con le persone, a partire da collaboratori e clienti.


Michelangelo Pasquero
Hilberg-Pasquero – Priocca (CN)

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