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Lorenzetti Michele - sulla certificazione dei vini naturali

Il parere di Michele Lorenzetti, enologo.

Michele Lorenzetti, enologo– Vini Naturali: certificazione o no? Se sì, quale?
Credo che la certificazione sia uno strumento utile al fine di assicurare al consumatore una certa qualità di filiera e non una qualità intesa in modo assoluto. Inoltre, come nel caso della Demeter, la certificazione consente di identificare il prodotto come appartenente a un preciso modo di alienare qualsiasi sostanza esogena dal ciclo produttivo. Proprio nel caso Demeter, inoltre, si parla di un marchio mondiale e cioè facilmente riconoscibile in Canada come in Marocco, anche se fa riferimento a comportamenti desiderati e comportamenti derogabili. Nel primo caso è evidente la completa adesione del disciplinare a una condotta agricola di tipo naturale, senza nessun compromesso con l'agroindustria. E questa è la vera novità. Dal momento che però il marchio Demeter, per regolamento europeo, è subordinato a una certificazione biologica di base, è inevitabile che in fase di deroga ci si allinei a un disciplinare molto più blando del biologico. Questa quindi è la parte dolente. In sintesi, mentre il Demeter offre in prospettiva delle interessantissime linee guida, in realtà siamo piuttosto fermi e collusi con un’agroindustria piena di prodotti biologici concepiti sulla falsa guida del convenzionale.
Fra i mezzi in potere di un certificatore per assicurare quanto prescritto nel disciplinare, ci sono le analisi residuali. Non si scappa dai controlli nel terreno dei residui vegetali e dei prodotti agricoli, se si vogliono davvero fare. Il problema sono i costi.
Proiettiamoci nel futuro e immaginiamo una carbon tax in agricoltura. Tu, agricoltore convenzionale, che spruzzi quanto di peggio si possa immaginare, allora è giusto che paghi nella misura in cui inquini. Se invece di far pagare la certificazione all’azienda biologica imponessimo una eco-tax all'inquinatore, sarebbe possibile reperire una parte dei finanziamenti per permettere alle istituzioni di controllare il produttore naturale e attestare la sua conformità e il suo "marchio". Addirittura si potrebbe pensare che il produttore naturale non debba essere certificato, in quanto considerato già conforme. Sarà il produttore convenzionale a dover riportare in etichetta la dicitura "proveniente da agricoltura convenzionale" e quindi tassato in relazione a quanto inquina!
La certificazione, nel momento in cui si esercitano professionalmente i controlli residuali, è un elemento di garanzia. Come poi si potrà arrivare a un prodotto naturale, dipenderà dalle capacità del singolo. Meno regole e più controlli.
La mia opinione, in ultima analisi, è favorevole a una certificazione, ma di tipo Demeter a obiettivo ottimale.


Michele Lorenzetti
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