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Presentarsi e preservarsi

A vivere ho imparato/Son divenuto un altro, dopo d’aver viaggiato/
Partendo da Bologna/facendo a lei ritorno/In visite una volta spendevo tutto il giorno/Ora con i biglietti supplisco ad ogni impegno/Ah! I francesi, i francesi, hanno il gran bell’ingegno!

da Il cavalier Giocondo di Carlo Goldoni


Biglietti di visita
Al ritorno dal Vinitaly me ne sono ritrovati nei pantaloni, nel giubbino, nel portafogli, nello zaino. Decine.
«Posso lasciarle il mio biglietto da visita? Non si sa mai! Mi lascia il suo?»
Ricordo, me lo consegnò con stile, tra indice e medio, con un movimento elastico dalla tasca verso di me, all’altezza dello stomaco, da esperto cowboy.
«Non ce l’ho».
Mi sono chiesto se fosse il caso di provvedere...
Poi leggo:

Brand
Marketing
Doctor/ Dr/ Dott.
Wine
Business
Strategy
Consulting
Enology
Communication
              
Parole che abbelliscono, caratteri ricercati, trama della carta, gran gusto tipografico. Bollicine, calici stilizzati e scintillanti, linee nette e frasi dette.
Il biglietto, un modo tangibile di dimostrare che si fa o si appartiene a qualcuno o qualcosa. Attestare una storia, mantenere una traccia (visitare, frequentativo di visere ‘andare a vedere’).
Ma alla fine la domanda è sempre: «Chi era costui?».
Anche la questione grammaticale è divertente: di visita o da visita?
La preposizione da è usata nel complemento di fine o scopo, a indicare una destinazione occasionale, un’idoneità, un’attitudine singolare e non specifica del soggetto. Di visita, dunque, perché la qualità peculiare del biglietto è quella di rappresentare la persona.
Per presentarsi ed essere riconosciuti, gli operatori vari, è necessario che si possa associarli meccanicamente a un oggetto, un ricordo. Che si possa classificarli e certificarli (dal francese billet, bullette ‘certificato’ – dal latino bulla ‘bolla’). Bollarli.
I produttori pure, tra blasoni, stemmi ducali, decori vari, vecchie viti contorte, botti nuove e usate.
Presentazione, rappresentazione, ri-presentazione dove l’immagine (imitari) è intenzionale, con significati a priori e messaggi chiari, rassicuranti. Omogenei perché si uniscono parole e superfici, lettere e figure. Riduzioni trattate secondo norme professionali, estetiche o ideologiche, che costituiscono altrettanti fattori. Così distanti dal vino.
Oggetti ai quali bisogna riconoscere una certa importanza, in particolare nella loro forma, perché l’interesse che i biglietti di visita destano sta nel fatto che sono veri e propri simboli riproducibili. Ripetizione, è questo il punto. Presentarsi, obbligo ripetitivo e tipizzazione rivedibile. Preservarsi.
Così distanti dal vino.

Dovrò provvedere. È per spirito di conservazione.



(Grazie a Sandro per il video...)

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