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Ceneri e braci

… I am very glad I shall never
Be twenty and have to go through that business again,
The hours of fuss and fury, the conceit, the expense.1
 
... Sono ben lieto di non riavere
mai più vent’anni e non dover passare attraverso questa fatica,
le ore di trambusto e di furia, la presunzione, il dispendio.

Un ricordo, per quel che vale. Cito da appunti molto vecchi e giuro sul senso, non sul testo alla lettera.
«Non è possibile pensare sempre in un’ottica minoritaria che fuori da un ristretto ambito e prevalentemente in Italia, non viene assolutamente capita».
Era l’inizio di alcune riflessioni di un maître a pensée del mondo enogastronomico, ed io, nella furia della gioventù, avrei voluto controbattere sfogando la mia vis polemica. All’epoca, probabilmente, vinse la pigrizia e oggi, ripensandoci, riesco persino a sorridere. Di me, per cominciare, ma anche un poco di quelle acute riflessioni, che continuavano il ragionamento con apparente linearità: quando uscì, Porthos creò “una moda”, la sua “nuova filosofia” venne fuori «perché era l’unico spazio che poteva occupare in quel momento». Insomma, occupò una nicchia di mercato, a sentire il maître. Già allora mi sembrava una falsa lezione di military marketing, ma oggi si mostra per quello che era: il rimpianto di chi, spiazzato, fu costretto a rincorrere le idee altrui.
Io c’ero, posso dirlo che non puntavamo a occupare nessuna nicchia. E con cosa l’avremmo occupata, la nicchia? Vasi da fiori, urne votive, statuine di Lladrò? Alcuni percepirono la nostra diversità, alcuni persino l’apprezzarono. Noi continuammo per amore della verità e rispetto di noi stessi, era più che abbastanza.
Nel frattempo, le cose cambiano, le nicchie si riempiono di polvere e chi può salta il bancone, da consumatore a commentatore, da opinionista a venditore, tutti consapevoli di una delle poche, vere novità: l’utilizzo dei social network sta progressivamente affrancando i produttori di vino, rendendoli padroni di contenuti in precedenza veicolati dalla stampa di settore, sempre più svuotata e relegata a stare sullo sfondo, pur atteggiandosi a protagonista, in un turbinio di attività e iniziative consapevolmente market oriented.
Che bisogno c’è di una recensione più o meno servile quando basta pubblicare un post, una foto, i cenni di un evento, e subito i consumatori hanno a disposizione tutta quanta l’azienda produttrice, completa di storia, bottiglie, filosofia e punti vendita? Che bisogno c’è di bastioni contrapposti, in cui ognuno ricopre un ruolo, quando ci si può amalgamare in un crogiolo di amicizie virtuali?
Così facendo, in assenza di contraddittorio puntuale e affidabile, ogni produttore sarà cronista, testimone, narratore di se stesso. E risparmierà qualcosa.
Quanto a noi, ci sarà pure un’altra Troia da incendiare.
A presto.
1 Da The Sea and the mirror, W.H. Auden.

 



le rondini
foto di Maria Luisa Rea e Francesco Faggionato

 

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