logo porthos

Indipendenti da sempre,
ci occupiamo di vino, cibo e cultura

Il tuo carrello è vuoto

ico fbico twico isico gplusico ytico yt

Archivio

Spunti liberi da letture quotidiane

[...] Qui non regge una questione della oscurità e della chiarezza in quanto la chiarezza non è che un’oscurità travestita, non offre cioè il senso della ricerca, la possibilità di vita. [...]

Carlo Bo, Letteratura come vita, su Frontespizio, 1936


Paesaggi sonori

A una cultura così visualista come la nostra, il senso dell’udito appare irreale, poco oggettivo e dunque incline all’illusione: credere non è udire, ma vedere. Ci sentiamo veramente a nostro agio solo nel mondo del visivo e della “realtà oggettiva” dell’immagine, della grafia.
Attraverso la scrittura l’individuo sembra acquistare senso di sé, autonomia e originalità, centralità, quasi fosse proprietà privata da difendere con i denti. Ognuno di noi vorrebbe raccontare la propria verità e questo richiede verbalizzazione, l’unico modo formale per provare, rendere evidente.
Poi interviene l’ansia di decifrare tutto, esplicitare, giudicare, commentare. Ed è in quel momento che l’ascolto diventa una cosa seria.

Walter Ong, La presenza della parola, Il Mulino, Bologna 1970

Questioni di vita

Assolutamente sì. Un formalismo forzato che sembra nascondere il timore di prendere in considerazione l’incertezza, la fatica del dubbio. Certo, a volte prendere le distanze aiuta a non stare male ma se mi allontano da ciò che sto facendo, non riesco a trovare nessuna soddisfazione, non mi arricchisco. Quindi prendo parte, ansimo, magari irrompe una parolaccia che esprime proprio quel che vorrei dire.
Una liberazione. Più dico assolutamente sì e più si esprime il bisogno di sfogarmi, dunque, involontariamente, si stabilisce un equilibrio tra affermazioni svuotate di senso e parole piene, anche troppo, di partecipazione. E sono contento perché c’è un carico emotivo, ci sono situazioni dove le  energie sono sanamente rivolte a uno scopo sensato.

Francesco Varanini, Editoriale, Persone & Conoscenze, n. 36, 2008, pag. 3

Casi e necessità

Come tutti gli esseri viventi, i vegetali si preoccupano di propagare la loro discendenza in luoghi dove questa possa svilupparsi e far sopravvivere i geni.
I cuccioli degli animali, al momento giusto, possono abbandonare la tana o volare via dal nido; le piante invece sono costrette a chiedere un passaggio. Il vento o l’acqua sono veicoli imprescindibili e alcune specie vegetali hanno semi adatti a essere trasportati, mentre molte altre devono convincere con l’astuzia un animale a fungere da vettore. È il caso di quelle piante il cui seme si trova all’interno in un avvenente frutto succoso, che comunica la sua presenza grazie al colore o al profumo; l’animale se lo mangia e se ne va, e i semi vengono sputati o evacuati in qualche punto distante dalla pianta madre.
Lo stesso processo vale per l’uomo e per i “primi passi” dell’agricoltura: le latrine sono state i vivai dei primi, inconsapevoli contadini.

Jared Diamond, Armi, acciaio e malattie – Breve storia del mondo negli ultimi tredicimila anni, Einaudi, Torino 2006

Proiezioni. Sbagliarsi con infinita precisione

Abbiamo una tendenza naturale a dar retta all’esperto anche in campi in cui potrebbero non esserci esperti. E arrivò un questionario dal docente di marketing all’Università Politecnica delle Marche e Luiss di Roma: «una ricerca volta a mappare l’importante ruolo comunicativo, economico e sociale svolto dai blogger nel mondo del vino. Grazie a tutti i blogger per la preziosa opera di diffusione della cultura del vino». Preziosa diffusione cultura vino, parole che hanno vagato in testa fino all’ultima domanda.
La trentunesima che chiedeva: «sarebbe interessato ad assaggiare un vino cinese o indiano?» È dura essere dei disadattati digitali, ancora di più se porthosiani.

Riviste

Libri