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Senza schema: marzo 2009

vengo da una terra dove l’ombra non è soltanto quella che si staglia sui muri anzi, il più delle volte, si tratta di quella che passa attraverso il vino del bicchiere
sono una ex danzatrice di danza contemporanea, non uno di quegli eterei esseri che si muovono sui palcoscenici dei grandi teatri, una creatura terrena e solare che per mantenere il suo corpo in una normalità pretesa si è sempre sacrificata in un rigore alimentare che la maggior parte delle persone chiamerebbe fame
comunque soddisfatta della vita che ho fatto
però un certo giorno mi sono guardata allo specchio con più attenzione e ho visto che le rughe cosiddette d’espressione erano rughe e basta
ho riconsiderato il mio futuro e non mi ci vedevo costretta nella routine di insegnante, saggio di fine anno e mamme commosse fino alle lacrime in platea per degli esserini in tutù rosa che si sbattono l’uno contro l’altro sul palco
per cui ho deciso che volevo regalarmi la concretezza di un lavoro che avesse a che fare con la terra
venendo da un ambito così diverso, l’eclettico mondo del vino è stato quasi l’avverarsi di un sogno
finalmente un prodotto vero e non uno dell’intelletto
finalmente qualcosa che non dovesse passare attraverso il vissuto altrui
un mondo fatto di gente vera
la mia prima esperienza non è stata certo quello che mi aspettavo, un produttore “millimetrico” in un universo “kilometrico”, geniale per certi versi ma che di sicuro soffre di un’avversione verso l’umanità tranne se quell’umanità è un giornalista riconosciuto e con potere di punteggio
poi la vera scuola con un produttore storico e storicizzato, una famiglia unita nell’interesse comune della cantina e che ha saputo trovare punti di forza in ognuno dei figli, persone finalmente
con storie da raccontare e consigli da elargire
io ovviamente ero tenuta ai margini del processo produttivo vero e proprio
ma mi piaceva molto l’atmosfera e gli slanci di generosità, ho potuto imparare moltissimo e ho capito di avere un naso finissimo e un buon palato che andava solo allenato (grazie cromosomi!)
ma volevo ancora mettermi alla prova
e ho cercato e accettato di trasferirmi nella regione che è considerata la culla dell’arte, dell’enologia e dell’Italia classica
da subito ho percepito la fondamentale differenza tra una regione di “contadini” che facevano il vino con rispetto e un’altra dove molto sembra cadere dall’alto
dove le proprietà appartengono a famiglie che vengono da tutt’altri ambienti e che vivono la campagna come un corollario, un hobby, un giocattolo
panorami mozzafiato di bellezza struggente ma con la sensazione di vivere in uno spot turistico
il vino, il mio vino dei ricordi, diventa elasticità plastica di rotazione di polso e… altro o altrui
status in primis e aristocrazia da non mettere mai in discussione
con le loro pochette da taschino e il loro eloquio impostato
i grandi giornalisti sono a pranzo da uno o dall’altro (ma il giro è sempre quello) e sono trattati come fossero gli amici d’infanzia
per ingraziarseli si ricorre a tutto
li si aiuta a trovare casa
a comprare moto personalizzate o macchine roboanti
gli si fa provare vini costruiti apposta per le recensioni
(e non parlo del solito lotto migliore)
avete mai provato a gustare i vini che trovate in enoteca e a compararli con le schede che trovate nelle guide o nei giornali?
no certo che no, non ne avete l’opportunità
beh
lasciatevelo dire
si parla di due vini diversi
letteralmente “diversi”
così distanti che forse ci passa anche un’annata
questa gente, pseudo produttori e pseudo giornalisti, dovrebbe trovare il bambino che li indica e gli dice che sono nudi, come nella mitica fiaba
lo confesso sono arrabbiata perché credevo di trovare professionalità e umanità dove invece c’è marketing e furbizia
scusate
devo prendere l’astronave
ritorno su marte

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