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Approfondimenti

Cirò, Calabria, spirito di appartenenza

di matteo gallello
a cura di sandro sangiorgi

Il vino calabrese è da sempre un mio chiodo fisso.
È un legame inevitabile, il richiamo continuo delle origini. Un’eco che non si consuma e, quando sembra scompaia, basta fermarsi per risentirla. Poi ci sarà anche l’orgoglio, che presuppone il senso del mio agire, la realizzazione di un’identità in quel che faccio ogni giorno. Parlare in qualche modo e per qualche motivo della Calabria è il risultato più vistoso.
Appartenere, ecco il nocciolo della questione. Appartenere a un luogo perché il luogo possa appartenerti. Mi occupo di vino e, in particolare, voglio dedicarmi al vino calabrese.

In vigna con Cataldo Calabretta e Francesco De Franco - Porthos Edizioni
foto di mavi peňa

Ripenso a quando ho conosciuto Francesco De Franco, nel febbraio 2010 a Roma. Mi ero appena affacciato a Porthos, stavo creando una base di conoscenza. Avevo saputo di questo Cirò artigianale, fino allora quasi un ossimoro perché gli unici vini da me assaggiati erano prodotti da aziende industriali. Quel giorno è venuto fuori il senso di appartenenza. Quando vai fiero di qualcosa, anche se non ti riguarda direttamente, diventa parte di te. Invitavo tutti i conoscenti ad assaggiare quel vino, a ricercarlo in enoteca, sul web, nelle fiere, ecc., insomma in qualche modo dovevano procurarselo. Da quel momento il Cirò ’A Vita divenne uno dei prodotti irrinunciabili durante i corsi e i seminari di “Porthos racconta...”, nella sede romana e in giro per l’Italia. Con Sandro, volevamo che il Gaglioppo di Francesco rappresentasse la forza dirompente della finezza mediterranea, il tannino ben speso, quel singolare “tradimento” delle aspettative dopo aver goduto di uno spettro cromatico antico, anacronistico.

Grappoli di Gaglioppo - Porthos Edizioni
foto di mavi peňa

Col tempo è cresciuta la necessità di approfondire. Sapevo che, grazie anche all’impulso di De Franco, erano emerse altre realtà affini al nostro modo di sentire il vino: Cote di Franze, Sergio Arcuri, Cataldo Calabretta. Un nucleo di vignaioli accomunati dall’intenzione e dalla possibilità di agire insieme, di confrontarsi e di ottenere prodotti di territorio.
Sul finire dell’estate del 2015 iniziava a soffermarsi un pensiero: i tempi erano maturi per un seminario di approfondimento. Negli ultimi anni era diventato naturale riflettere su luoghi e vitigni del Meridione e quindi proporre incontri su Taurasi e aglianico, Etna e nerelli, Mamoiada e cannonau. Era il momento di Cirò e gaglioppo.
Volevo conoscere i luoghi, guardare Punta Alice dalla Madonna di mare, affacciarmi dal Castello Carafa. Volevo che i produttori mi raccontassero quanto potessero e volevo che lo facessero direttamente nei loro vigneti, nelle loro cantine.

(Continua...)

Cirò al tramonto - Porthos Edizioni

Ringrazio tutti i produttori per la disponibilità e l’accoglienza, esprimo inoltre gratitudine a Davide De Santis, Sergio Arcuri, Francesco De Franco e Cataldo Calabretta per essere intervenuti nelle due lezioni del seminario svoltesi a Porthos. Grazie anche ad Antonello Ricci per il suo contributo di etnomusicologo.
Un pensiero particolare va a Giovanni Gagliardi di vinocalabrese.it, per avermi incoraggiato e per aver organizzato il viaggio a Cirò.

Un grazie speciale a Sandro e ai colleghi di Porthos: Laura Pinelli, Chiara Guarino e Pino Carone per l’aiuto fattivo e il sostegno morale.


Ecco i vini che abbiamo condiviso durante il seminario.


Mercoledì 10 febbraio 2016

Degustazione di Cirò del 10 febbraio - Porthos Edizioni

Cirò Rosso Classico Superiore Riserva Duca San Felice 2005 Librandi
Vissuto, sanguigno, campestre. Il vino è vicino per timidezza, si distanzia per disimpegno. Nasce nel bicchiere, si disperde, poi cresce e ritorna su toni ferrosi e aranciati dal quale fatica a sollevarsi. Racchiude un’umiltà che lo fa apparire come saggio, discreto ma imparziale, come distaccato dal mondo.

Cirò Rosso Classico Superiore Riserva Duca San Felice 2007 Librandi
Inevitabile il confronto con il precedente; questo appare più smaccato, denso, confuso, eppure capace di suggestionare con una chiara ricchezza espressiva. Sono proprio le sue incertezze, i suoi tentennamenti a renderlo proteso: è un vino che si mette in discussione, ma sempre come esercizio di volontà, senza un coinvolgimento pieno, convinto.
Il Duca San Felice nasce da uve provenienti dalle varie zone della DOC da conferitori associati in un’istituzione chiamata “I Vignaioli del Cirò”.

Cirò Rosso Classico Superiore Riserva Ripe del Falco 2005 Ippolito
L’influenza del legno attenua l’iniziale forza e con lei la pienezza matura e consistente. Prova ad affermare la posizione di vino meridionale pittoresco ma è quello che più chiaramente mostra una scelta cosmetica. Avvicina alla riconciliazione, confortevole com’è, e appaga l’attesa. Ha una forza poderosa, anche nel tannino, ma lo vorrei più coraggioso perché potesse spenderla meglio.

Cirò Rosso Classico Superiore Riserva Ripe del Falco 2002 Ippolito
Dritto, dall’acidità imponente ma “conservativa”. La presa sulla lingua fa avvertire il piccante dell’alcolicità generosa. Una prudenza pragmatica media la tenacia della freschezza e dei tannini, scoperti e nervosi. Originale per il contrasto, che sembra durare dal principio, tra pienezza e decadenza, non importa siano passati quasi quattordici anni...
Il Ripe del Falco proviene dalla parte più alta del vigneto della zona Mancuso, frutto di selezioni severe e basse rese per pianta.

Cirò Rosso Classico Superiore Riserva 2011 Tenuta del Conte
Giovanile, disordinato, forse un po’ indebolito dal viaggio: è stato spillato direttamente dalla vasca in occasione dell’incontro. Tuttavia è verace, solare e floreale, ha in rilievo un’interezza del frutto non facilmente riscontrata negli altri vini cirotani.
L’azienda della famiglia Parrilla coltiva la riscoperta della naturalità, nutrita dalle esperienze e dal confronto con la nuova generazione di agricoltori.

Cirò Rosso Classico Superiore Aris 2011 Sergio Arcuri
L’idea di finezza del gaglioppo è tutta qui, tra tannini insistenti, garbati e un corpo affilato, davvero inafferrabile, ingestibile. Il vino non è solo slancio e scintillii, può avere anche un’aura misteriosa, arcana. Nelle sensazioni retro-olfattive si avverte un leggero velo iodato, saporito che ti riporta davvero nella vigna del ’48.
La famiglia Arcuri, da tre generazioni, si dedica all’innesto e alla coltivazione del gaglioppo utilizzando un’agricoltura attenta, la vinificazione artigiana avviene nella cantina fornita di palmento, a Cirò Marina.

Cirò Rosso Classico Superiore Riserva ’A Vita in magnum 2008 Vigna De Franco
Forza, calore, spinta, coesione, solitudine crepuscolare. La prima Riserva fatta da De Franco è anche un vino understatement, cela, in maniera sobria e discreta, la propria ricchezza. Sempre in bilico, fluttuante. Imprescindibile per come restituisce il senso della costa jonica (ecomostri esclusi...), tra vento secco e brezza mitigante.

Cirò Rosso Classico Superiore Riserva ’A Vita in magnum 2010 Vigna De Franco
Che vitalità, com’è ostinato, marziale! Un esito molto diverso dal “desertico” 2008, non è facile sentire vini con questa decisione tannica, fervore alcolico e purezza. Si tratta di un vero rinnovatore di linguaggio, riscoperta delle radici più profonde, di un percorso capace di farci intravedere una nuova luce.
La Riserva unisce le uve provenienti dalla vigna Sant’Anastasia, esposta a sud, e della vigna Muzzunetto, esposta a nord-est. Il 50% del vino affina in legno grande per 12 mesi, l’altra metà in acciaio per 24.


Martedì 16 febbraio 2016

Degustazione di Cirò del 16 febbraio - Porthos Edizioni

Cirò Rosato 2014 Cataldo Calabretta
Ritorni gessosi, sottili, il profumo è bello per nettezza e agilità. Morbidezza leggera e tannino appena percettibile sono al servizio di un corpo spigliato e salino. L’auspicio, per uno dei migliori rosati di Cirò, è che nelle prossime annate acquisisca maggiori spontaneità e varietà.

Gaglioppo Rosato ’A Vita 2013 Vigna De Franco
Intimistico, aggraziato, è un rosato di grande contrappunto. Argille sul mare che consegnano un vino stratificato in modo finissimo, quasi impalpabile e grondante fermento. Uno dei migliori rosati europei per evocazioni marine e crepuscolarità.

Vino Rosso da Gaglioppo 2015 di Rocco Pirìto
La vera sorpresa del seminario. Ecco un vino del quale essere orgoglioso: rusticità e tensione, la sottigliezza della zona alta di Cirò e la terrosità di quell’argilla pesante. Non c’è da temere l’aspetto organico, è di quella sincerità che vale il rischio, è un vino in divenire che si riappropria della bellezza leggera del gaglioppo vinificato con una macerazione sulle bucce di pochissimi giorni.
È uno dei due produttori meno conosciuti. Rocco è un eccellente agronomo, ha vigneti in luoghi splendidi, ardui. Spero che la riuscita del vino possa essere un incoraggiamento a unirsi agli altri vignaioli artigiani.

Cirò Rosso Superiore 2013 Dell’Aquila
Ha spessore e veracità, solo il peccato veniale della grossezza e una lieve dolcezza, non sostenuta dall’acidità e che sembra separare il tannino. È comunque carnoso, manca solo l’essere più graduale. C’è da dire che la personalità del precedente lo mette un po’ in crisi. A ogni modo si tratta di un altro vino promettente, ambizioso.
Il rosso superiore di Assunta Dell’Aquila è prodotto con uve provenienti da vigneti collinari in località Mortilla con esposizione sud-est.

Cirò Rosso Superiore 2012 Cote Di Franze
La commistione tra calore, sentori salmastri e netti di ciliegia matura lo rendono affabile, amichevole. Nel bicchiere emergono toni agrumati, è compatto, meno complesso rispetto agli altri vini della batteria, con un tannino efficace. Un’espressione più “rilassata” del gaglioppo, senza perdere un attimo in spontaneità e direzione, proviene da vecchi alberelli impiantati su terreno argilloso e sabbioso.
I fratelli Scilanga coltivano 9 ettari di gaglioppo e greco bianco, 2 dei quali allevati ad alberello antico. La cantina sorge nella località “Cote di Franze” da cui l’azienda prende il nome.

Cirò Rosso Superiore 2013 Cataldo Calabretta
La caratteristica ricorrente nei vini di Cataldo Calabretta è la finezza unita alla disinvoltura, alla generosità, alla gradualità di porsi. Il Superiore 2013 – che bel tannino rigoroso! – si conserva e si spende, basta veramente ascoltarlo col suo modo sussurrato per capire che per incidere non è necessaria solo l’austerità.
Cataldo rappresenta la quarta generazione di una famiglia di viticoltori e da oltre 10 anni l’azienda è condotta in biologico. Il Cirò superiore nasce da vigne ad alberello di 15 anni in colline di argille e calcare, affina per 10 mesi in vasche di cemento.

Cirò Rosso Superiore Aris 2013 Sergio Arcuri
Ci sono l’asciuttezza e l’agilità di un’alice. Quest’idea di elasticità mi riporta alla grinta incalzante di un vino che sembra non concedere sconti: nell’Aris 2013 ritorna l’energia della sottigliezza odorosa, quasi snervante, rarefatta, gentile. È il tessuto a spendersi in bocca con un tocco preciso e un tannino dalla grana che sembra appena increspata da un’onda. Il mare è poco distante.

Cirò Rosso Superiore ’A Vita 2013 Vigna De Franco
La degna chiusura di un trittico impressionante per bellezza e unità espressiva. Il vino di Francesco è una suggestione che condensa tutto questo seminario: scruta le profondità dello Jonio, con il suo essere incessante, resistente, sciolto e l’oscurità della Sila per la capacità di colpire nell’intimità, con coraggio e disinvoltura.

Mare di Cirò al tramonto - Porthos Edizioni



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