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Approfondimenti

Vegano e Biodinamico - Intervista a Claudio Menicocci


L’azienda Menicocci è stata la prima ed è tuttora una delle poche a essere certificate “biodinamica e vegana”.

Biodinamica e vegan partono da strade molto diverse. Attraverso la mia azienda si sono unite e sono emerse delle contraddizioni. Inizialmente ho portato avanti la mia certificazione all’estero perché l’unico rifermento, nel 2004, era la Vegan Society la cui sede principale è in Inghilterra. Tutti i piccoli movimenti, com’era allora quello vegano, sono anche i più radicali e al tempo erano molto contrari alla presenza animale, quindi non solo la sofferenza. Il maggiore ostacolo era rappresentato dalla considerazione del letame: loro lo escludevano dalla concimazione mentre io affermavo che nel suo utilizzo non poteva sussistere il problema della sofferenza, semmai sarebbe stato il contrario. Era necessario, invece, considerare il benessere degli esseri viventi. Una volta superato lo scoglio, accettata almeno l’idea della presenza e del servirsi del letame, si è passati a discutere dell’agricoltura biodinamica, prevalentemente sui preparati perché quasi tutti concepiti su parti animali.

Allevamento di vacche dell'azienda Menicocci - Porthos Edizioni

Come hai affrontato questa impasse?
Per i preparati da cumulo, sono escluse le parti animali; sono soprattutto vegetali e per la loro maturazione usiamo contenitori naturali come le cortecce.
A questo punto era necessario capire come comportarsi con il cornoletame e il cornosilice: per quanto riguarda quest’ultimo, il problema è stato risolto da un dato di fatto perché di cornosilice se ne usa una quantità minima e tre corni sono più che sufficienti per il fabbisogno della mia azienda. Inoltre i corni si usano per almeno tre anni e in questo arco temporale si riesce a trovare una mucca deceduta per cause naturali. Fortunatamente la Vegan Society ha accolto queste proposte, mentre era impossibile considerare allo stesso modo il cornoletame. Io adopero circa 140 corni, una quantità impossibile da reperire “naturalmente”. Una volta diventato vegano ho iniziato a fare i preparati per conto mio. Inoltre ho sostituito il 500 con il Fladen (ne parla nella prossima risposta n.d.a.) che necessita anche del guscio d’uovo; in questo caso ho risolto prelevando solo i gusci da pulcini già nati, così non si tratta di sofferenza indotta attraverso la non-nascita ma è “scarto naturale”. Abbiamo sempre cercato di superare i problemi volta per volta, sapevamo che coniugare entrambe le visioni, vegana e biodinamica, non sarebbe stato semplice. E poi abbiamo sempre rifiutato la certificazione per fini commerciali, non è questo lo spirito che ci anima. Nessuno di noi voleva il “bollino” per fini illustrativi, ma per una garanzia di serietà, di verifica. La volontà di superare gli ostacoli non è una forma di conquista, quanto piuttosto un modo per arrivare a una soluzione, altrimenti si rischia una rigidità fine a se stessa.

Cos’è il Fladen?
Il Fladen è prevalentemente letame con gusci d’uova e una percentuale di basalto, l’insieme è poi interrato nella corteccia di betulla. La differenza col 500 tradizionale è che si avvicina al 500 P (p sta per preparato)1. Mi spiego meglio: il 500 P è cornoletame con l’aggiunta dei preparati da cumulo dal 502 al 5072, usato laddove non è possibile distribuire il compost biodinamico tradizionale; è stato messo a punto da Alex Podolinsky in Australia, sperimentato ormai da oltre 50 anni dove c’è scarsa reperibilità di letame buono.
Il Fladen, invece, è nato negli anni cinquanta, ideato da Maria Thun con l’obiettivo di sostituire il 500, altrimenti non avrebbe avuto senso. È stato approvato prevalentemente in Germania, dove realizzare il 500 è complicato, a causa dell’umidità che non permette all’insieme di maturare in modo corretto. Il Fladen, da parte sua, dona la stessa energia alla terra e ha la stessa efficacia del 500, quindi può essere utilizzato al suo posto o come integratore. Tuttavia il 500 non è mai stato sostituito completamente.

Se la Vegan Society ha comunque accettato le tue esigenze, la Demeter come si comporta invece?
Quest’anno la commissione italiana ha segnalato come irregolare l’uso del Fladen al posto del preparato 500. Sono ancora in attesa della sentenza. Non sono preoccupato, sono anni che conoscono le mie idee, il mio metodo non cambierà. Continuerò a praticare l’agricoltura biodinamica come sempre perché per me è una scelta di vita. Non mi preoccupa non essere più certificato, almeno a livello operativo, mi dispiace dal punto di vista affettivo. Sono certificato Demeter dal 1997, sono stato uno dei primi biodinamici quando ancora non era un mercato, anzi... Mi dispiacerebbe essere escluso.
Avrei potuto anche fingere comunicando ai certificatori Vegan l’uso del Fladen, a Demeter quello del 500, invece ho voluto affrontare il problema.

Cantina Menicocci - Porthos Edizioni

A te interessa la sostanza delle cose. Ho dedotto che, al di là di biodinamico e vegano, il tuo obiettivo è costruire e mantenere la più ampia biodiversità possibile.
Nel 2004 eravamo derisi, presi per estremisti. L’idea forte per me era, ed è, che quando produci sofferenza, questa si trasmette al cibo che consumi, di conseguenza evitare la sofferenza animale e vegetale è importante non solo per una questione etica. Il discorso vegano mi entusiasma perché, ad esempio, dovendo evitare la lotta agli insetti, sotto qualunque forma, anche la più naturale, il metodo per portare il prodotto a casa è la cura e lo sviluppo della biodiversità come sostegno esclusivo all’agricoltura. Questo è il senso di tutto.
Infine trovo la mia gratificazione dalla ricerca continua di soluzioni tra ciò che è possibile nel vegan e ciò che non è consentito nella conduzione biodinamica, e il contrario.
Dall’altra parte, la biodinamica mi ha insegnato, ancora prima del vegan, che il cibo non è solo materia ma anche spirito. Io vorrei sviluppare sempre più l’aspetto energetico e la biodiversità come spinta dell’interazione completa con il mondo vegetale.

Il tuo non è un vegan di prodotto ma un vegan di filiera, ci spieghi la differenza?
Solo il primo ha un senso effettivo sul prodotto e sulla salvaguardia del mondo animale.
Non basta evitare albumina, caseina o gelatina nella confezione di un vino vegano, è una presa in giro per chi lo vende e per chi lo consuma, perché non ha un senso etico né alimentare.
È basilare la ricerca sul cibo, essere consapevoli di quel che si consuma e bisogna capire se eventualmente contiene derivati animali, anche in modo indiretto. Mangiare l’insalata non significa essere vegano. I concimi a base animale (carniccio) o l’uso di pesticidi sono molto usati e la pianta si nutre di quello! Mi sembrano assurdi anche i sostitutivi, la carne di soia ad esempio. È superficiale sostituire il gusto e la forma della carne senza averne i contenuti. Il cibo deve avere un senso diverso, è prevalentemente alimentazione. Va benissimo anche la ricerca del gusto ma è un aspetto secondario. E poi la sanità di un cibo coincide sempre con il sapore.

Cos’è per Claudio Menicocci essere vegano e biodinamico?
Il veganismo mi ha insegnato ad andare in fondo ai problemi, anche quelli nascosti. Quando ti poni il problema di calcolare la velocità del trattore perché gli insetti abbiano il tempo di scappare mentre fai le lavorazioni, ti abitui ad avere un’ottica diversa, cominci a notare le interazioni tra gli esseri viventi, scopri che i colori dei fiori hanno un senso perché devono attirare un insetto e non l’altro.
La biodinamica mi ha aperto la strada verso il discorso energetico del cibo. Sono diventato vegano con la coscienza verso il mondo con cui ti dispone la biodinamica: il rispetto nei confronti della Terra.

Sole tra le vigne dell'azienda Menicocci - Porthos Edizioni


1 Preparato 500 e 500P sono due cose diverse: il primo è nato con Steiner, il secondo con Podolinsky.
2502 – Achillea; 503 – Camomilla; 504 – Ortica; 505 – Corteccia di quercia; 506 – Tarassaco; 507 – Valeriana

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