logo porthos

Indipendenti da sempre,
ci occupiamo di vino, cibo e cultura

Il tuo carrello è vuoto

ico fbico twico isico gplusico ytico yt

Approfondimenti

Le MGA: intervista a Claudio Salaris

Indice articoli

Durante Alba Wine Exhibition 2009, abbiamo avuto modo di scambiare alcune impressioni sulle Menzioni Geografiche Aggiuntive con il direttore del Consorzio tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Roero, Claudio Salaris.

Come nascono le menzioni?
Con la legge 164 del 1992 viene introdotto il concetto di sottozona che rende possibile la realizzazione di disciplinari diversi finalizzata alla classificazione dei territori in cui vengono prodotti vini con specifiche caratteristiche. Per un certo numero di anni si è lavorato per individuare delle macroaree che consentissero di poter giungere a quello che richiedeva la norma ma, nel nostro territorio, i vini non sempre sono così diversi o comunque non presentano dei parametri analitici e organolettici tali da giustificare una differenziazione netta. Poi, abbiamo casualmente scoperto un decreto del ’92, che non era mai stato utilizzato e che, a oggi, è stato utilizzato solo da noi, che consente di delimitare il territorio in menzioni geografiche aggiuntive. E’ uno dei vari decreti applicativi della 164, risalente al 20 aprile 1992, dimenticato da tutti e riemerso, nel 2004, solo grazie a un funzionario ministeriale che si è ricordato di quest’opportunità. Siamo così riusciti ad avviare un percorso con l’istituzione centrale, sull’argomento confusa quanto noi, per capire cosa fossero le menzioni geografiche e in che modo potessero essere messe al servizio della classificazione del nostro territorio.

Come mai quella del Barbaresco è arrivata a compimento e quella del Barolo ancora no?
L’area del Barbaresco, che presentava delle zone già definite e un buon equilibrio fra i produttori, è stata un ottimo banco di prova ed è stato facile trovare un punto di accordo.
Il progetto del Barolo invece, nella sua astrazione assoluta, è partito quando, nei primi anni ottanta, Teobaldo Cappellano, allora presidente dell’Enoteca del Barolo, incominciò a ipotizzare, sulla base delle mappe fatte da Ratti, di delimitare l’area attraverso il meccanismo dei Cru. I produttori poi, avendo a loro disposizione una norma sulle denominazioni del 1930 che non consentiva di delimitare microaree, ci hanno messo qualche anno a raggiungere una definizione complessiva del territorio.

È andata bene con il Barbaresco e avete pensato di andare avanti anche con il Barolo?
Siamo stati i primi in Italia a fare una cosa del genere: l’OCM incombe e abbiamo messo con le spalle al muro i produttori.

Rispetto alla normativa europea che relazione c’è? Ci sono dei vincoli?
Ad oggi no, anche perché la menzione geografica è inserita all’interno di un disciplinare di produzione, non in disciplinari autonomi o che potrebbero un domani diventare autonomi. Le sottozone sono in realtà dei disciplinari allegati al disciplinare principale e che un domani, teoricamente, potrebbero diventare denominazioni principali. La menzione geografica è semplicemente un allegato al disciplinare di produzione che fissa i confini; quello che fa fede è il disciplinare di produzione.

Ma lei prima ha fatto riferimento al fatto che l’OCM incombe…
Incombe nel senso che è stato un punto fermo che ha costretto i produttori a trovare un’intesa, perché di fronte alla prospettiva di dover andare a discutere il disciplinare a Bruxelles, si sono resi conto che era la loro ultima possibilità e che la partita andava chiusa al più presto, perché solo i disciplinari presentati al Ministero entro luglio 2009 seguono l’iter attuale nazionale, quelli successivi seguono l’iter delle DOP.

Nello specifico, a Barolo, come è andata?
Il disciplinare è stato condiviso dai produttori e le menzioni, dopo mille discussioni, sono state decise in sede di consiglio: alla fine, dopo essersi scannati, hanno sottoscritto tutti il documento. In realtà non è successo proprio quello che temevamo, perché facendo sedere i produttori attorno a un tavolo alla fine, in maniera molto libera, hanno trovato un punto d’accordo condiviso. È il caso per esempio dell’allargamento della Bussia: c’era la storicità che aveva la sua importanza, ma anche ragioni commerciali che avevano portato certe aziende a utilizzare quel nome… molti produttori si sono tappati il naso e hanno accettato realtà comunque in atto ormai da vent’anni. Il problema principale è stato che in questi anni ci sono stati vari casi di utilizzo di nomi su prodotti che in realtà non ricadevano in quella zona che è stata ora delimitata. Ad esempio, la maggioranza dei produttori ha definito e tracciato le mappe, tenendo fuori dal Rabajà quello di Giacosa e, probabilmente, a lui è andato bene così perché, se ci fosse stato il rischio di causare un danno commerciale, si sarebbe cercato di fare rientrare la particella nella menzione.

E chi usa uve provenienti da due vigneti diversi, cosa fa? Potrà mettere la doppia vigna in etichetta?
Rinaldi ha sollevato l’eccezione in assemblea: il problema esiste e stiamo cercando una soluzione con il Ministero. Probabilmente la soluzione sarà di riportare in etichetta “Comune di Barolo” e in retro etichetta “prodotto con uve provenienti dalle menzioni…”

Non si potrebbe indicare la sola menzioni geografiche principale?
No, perché i vini di una menzione devono essere prodotti solo con uve provenienti dalla menzione stessa.

Qual è l’iter che deve seguire la validazione di questa norma?
Noi abbiamo già chiuso la partita locale e la comunità vinicola regionale ha già espresso parere favorevole. Adesso i passaggi saranno la pubblicazione della proposta sul bollettino regionale, la trasmissione della documentazione al Ministero, la valutazione di congruità da parte degli uffici tecnici, la discussione in comitato nazionale, probabilmente con pubblica audizione, la pubblicazione della proposta del decreto, trenta o sessanta giorni per le…

Mica male…
Diciamo che le proposte devono pervenire al Ministero entro luglio 2009 e lì, entro luglio 2011, dovranno smaltire tutto il lavoro. Io credo che per la vendemmia 2009 non faremo in tempo, perché sta arrivando una valanga di proposte al comitato nazionale.

Questo praticamente è un capolinea: o ora o mai più, perché poi ci saranno le Dop…
Infatti: cambieranno le regole del gioco e noi non sappiamo quali saranno. Si è scatenata quasi una psicosi perché il nuovo spaventa tutti… Anche se io il giocare a Bruxelles non lo vedo così problematico: ci vorranno magari sei mesi per ricostruire una serie di rapporti personali con i funzionali, ma non credo siano degli orchi… bisognerà stabilire un modus operandi e quando ci si capirà si procederà.

Forse lì il problema sarà riuscire a definire un modus operandi che riesca a conciliare realtà locali e nazionali diverse…
In realtà gli stessi problemi ci sono anche nel comitato nazionale, l’unica differenza è che si parla la stessa lingua!

Ricapitolando: la questione per il Barbaresco è chiusa e approvata?
Chiusa e approvata. Il disciplinare del 2007 ha già recepito la menzione geografica. Ci sono due correzioni per cui lo stiamo rielaborando: bisogna inserire una menzione che a suo tempo non era stata considerata e correggere il nome di un’altra. Modifiche banali: le menzioni geografiche del Barbaresco sono legge nazionale.

In quel caso dalla proposta locale all’approvazione ministeriale quanto è passato?
Erano tempi diversi: nell’arco di sei mesi abbiamo chiuso la partita. C’è stata molta disponibilità da parte del Ministero a ragionare assieme per risolvere i problemi. La scadenza del 31 luglio sta spingendo tutti a modificare il disciplinare e il comitato nazionale si aspetta di ricevere circa 300-350 proposte. In questo modo i tempi rischiano di dilatarsi e la partita per il Barolo avrà per forza di cose una tempistica diversa.

Abbiamo detto che il decreto rinvenuto nel 2004 vi ha permesso, grazie alle menzioni geografiche, di disegnare i confini, ma non di accordare alle diverse aree individuate gradi diversi di qualità, come invece sarebbe stato possibile fare con le sottozone. Al di là del limite normativo, voi l’avreste fatto…
La definizione della sottozona prevede una riduzione della resa per ettaro e di un titolo alcolometrico diverso, la menzione geografica ha il solo compito di tracciare i confini che delimitano il perimetro di una zona. Noi, per il Barbaresco, abbiamo proposto al Ministero la riduzione del dieci per cento e l’innalzamento di mezzo grado del titolo alcolometrico, ma la proposta non è stata accettata. In questo però c’è anche un lato positivo perché, pur confermandoci che la menzione non può essere una definizione qualitativa, ci hanno comunicato anche di non avere nulla da obiettare sull’inserimento dell’uso del nome della vigna esclusivamente all’interno della menzione geografica: questo ci consente di creare quel minimo meccanismo di piramide che volevamo realizzare. La vigna è l’apice della piramide, perché è fatta solo se si riducono le rese e, sia per il Barolo che per il Barbaresco, solo se è all’interno della menzione geografica.

Un produttore l’altro giorno mi diceva che questo sistema permetterà anche di verificare la lealtà dei produttori, stabilendo gli ettari e le rese. O almeno, lo sperava…
Mi sembra fantascienza. Quello è un controllo che già si fa: un tecnico, partendo da un fascicolo, fa un sopralluogo nel vigneto per misurare le rese. E’ un tipo di controllo che abbiamo già avviato l’anno scorso.

In effetti l’idea di spionaggio mi spaventava un po’…
Il sistema che è in rete (www.langhevini.it), consente di poter andare a vedere le esposizioni, il reticolo catastale e, in colorazioni diverse, l’altimetria e le pendenze e, un domani, quando una serie di autorizzazioni ce lo consentirà, sarà possibile pubblicare le foto aeree sui vigneti.

La presentazione del progetto parla di una dinamicità notevole, mentre mi sembra di capire che per ora si tratta ancora di dati statici, cartografici…
C’è un modello matematico gestito dalla Oikos che dà le coordinate e una tematizzazione del territorio, indipendentemente dalle foto: le foto aeree sono un dato aggiuntivo che si mette per vedere quella determinata parcella, però l’informazione che permette di dare la tematizzazione sia dell’inclinazione che dell’esposizione non si ricava da essa.

Quali sono gli impedimenti alla pubblicazione delle foto?
Non sono nostre, ma di chi ha commissionato il volo e per avere il permesso di pubblicarle ci vorrà del tempo. Sono censimenti organizzati per scopi catastali e vengono fatti ogni due anni, bisogna solo individuare chi li fa e quando, l’ultimo ciclo dovrebbe essersi concluso nell’estate del 2008. Scattano foto in una definizione molto alta che rende possibile persino contare i ceppi…

Quindi un aggiornamento è possibile solo ogni due anni…
A meno che non riusciremo ad avere a breve un satellite che soddisfi le esigenze dell’amministrazione locale: in questo caso probabilmente verrà utilizzato questo strumento.

No, perché è veramente un bel progetto; sarebbe un peccato se facesse la fine di molte cose italiane, che vengono lasciate morire. E’ il consorzio che sta pagando il progetto?
Visti i risultati, devo dire che non è un progetto molto costoso, perché si attinge a informazioni già presenti: il modello matematico della terra già esiste… Riusciamo a calcolare la pendenza, l’esposizione e, attraverso le curve di livello, è possibile stabilire anche l’altitudine.

Sarà una cartina sia geografica che politica?
No: si potranno vedere i confini comunali, i confini delle menzioni e le particelle, mentre per il territorio si potrà vedere la Ctr, la carta tecnica regionale.

Un’ultima domanda: qual è la percentuale di produttori iscritti al consorzio?
Il consorzio comprende tutte le tredici denominazioni del territorio e rappresenta più dell’ottanta per cento della produzione. Abbiamo tre aziende – i Fratelli Martini, Borgogno e Giordano ­– che non sono socie, perché ognuno ha le sue strategie. In realtà poi Giordano, quando ha dei problemi di tipo politico-amministrativo utilizza i servizi del consorzio: noi non abbiamo mai negato assistenza a nessuno, anche se delle volte verrebbe voglia di farlo! Ci sono poi alcune aziende storiche che sono uscite nella metà degli anni Duemila, quando il consorzio ha avviato il meccanismo di controllo. Oggi, in realtà, in contrapposizione alla scelta fatta, continuano a essere soci e sono comunque assoggettate per quanto riguarda l’attività di controllo. Anche quelli che erano usciti pensando di sfuggire da questo meccanismo, possono usufruirne.

Libri

La Rivista