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Nero d'Avola e frappato nel cuore dell'oriente siculo

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Il racconto della degustazione

I due incontri si sono svolti presso la sede di Porthos mercoledì 7 e 14 febbraio 2018, organizzati da Matteo Gallello, realizzati con la collaborazione di Pomarius, Pane & Tempesta, La Tradizione e Gabriele Bonci. Grazie all’aiuto di Chiara Guarino, Graziela Galardi e Lorenzo Rago. Condotti da Matteo Gallello e Sandro Sangiorgi. 
Un grazie particolare a Giuliano Milana per la consulenza scientifica.
Grazie, infine, ai produttori che, con gentilezza, mi hanno accolto e hanno messo a disposizione le bottiglie.


7 febbraio

7 febbraio

Frappato vinificato in bianco Metodo Classico Brut Nature 2016 Arianna Occhipinti (Vittoria)
Esperimento coraggioso dall’esito piacevole. Uno spumante sfaccettato, con richiami di buccia di mela, origano e più decise note di distillato. Il perlage è abbondante, fine, la palpabile acidità dialoga con l’aspetto salino; la leggera vena aromatica del finale lo rende ancora più agile.

Liama (nero d’Avola, frappato e alicante) 2015 Meridio (Chiaramonte Gulfi)
Materiale e fragrante, spudoratamente giovanile e arrendevole, sa essere generoso, incline a mostrare una parte brillante di sé. Inoltre, un buon rapporto con l’aria gli consente di tenere bene la prova del bicchiere. Il tannino è setoso, il liquido percorre la lingua in modo compatto, essenziale, senza sbalzi, lasciando una sensazione di integrità. Possiamo criticare il suo essere prevedibile, ma è la sua inclinazione a una godibilità semplice e schietta.
Il piccolo vigneto esposto a sud da cui nasce il Liama (e l’Arundo, da solo alicante) è caratterizzato dall’uso della canna di bambù come tutore (Arundo Donax è il nome botanico) e dell’erba resistente usata per legare la vite conosciuta come liama. Gli alberelli poggiano su un terreno di marne, sabbie e argille a dominante calcarea. Matura per sei mesi in contenitori di acciaio.

Calaniuru (frappato e nero d’Avola) in magnum 2016 Il Mortellito (Noto)
L’idea di leggiadria del vino pachinese è tutta qui: un corpo plastico, tannini lievissimi, garbati e una sensazione ristoratrice. È pieno, saporito (uno di quelli che ricercava Mario Soldati in queste zone…), possiede anche un’aura più scura che emerge a distanza di qualche minuto. Nelle sensazioni retro-olfattive si avverte una chiara impronta iodata, è la brezza che attraversa le vecchie vigne tra Bufalefi e Maccari.
Le viti di frappato e nero d’Avola sono coltivate ad alberello e sorgono in una delle zone più vocate del Val di Noto. L’azienda, condotta in regime biologico dal giovane Dario Serrentino, conta 23 ettari tra vigneto, uliveto e mandorleto. Il Calaniuru matura per alcuni mesi in contenitori di acciaio.

SP68 (frappato e nero d’Avola) 2016 Arianna Occhipinti (Vittoria)
Per quanto quest’annata sia stata siccitosa, l’Sp68 è riuscito a estrarre tutta la serena freschezza che l’ha sempre contraddistinto. Qui, si sa, siccità e caldo non portano quasi mai gli acini alla sovra-maturazione, anzi, la pianta rallenta la fotosintesi, per cui i grappoli vengono pronti più tardi. È certamente una versione fragrante, più immediata e con spiccati aspetti fruttati, ci sono il vigore mediterraneo, l’essenzialità e un tannino sottile che si fa spazio in bocca a sostenere un portamento raffinato.
La celebre 68, oltre a essere la strada sulla quale è situata l’azienda di Arianna, collega i luoghi più importanti del vigneto vittoriese. Questo rosso nasce da vigne di 15 anni allevate a guyot e cordone su terreni tipici composti da sabbie e calcare. Matura sei mesi in grandi vasche di cemento.

Cerasuolo di Vittoria Classico “Delle fontane” (nero d’Avola e frappato) 2011 COS (Vittoria)
La maturità del frutto lascia spazio a un lato ferroso, snello e caparbio. All’inizio l’espressione è articolata e non nasconde una certa ambizione. In bocca è sorretto da una buona componente salina; ordinato, tenero ma senza incertezze, tuttavia il suo lascito retrolfattivo è così intralciato dal gusto del legno da non riuscire ad aprirsi in modo completo.
Le vigne sono quelle limitrofe alla cantina, la località si chiama, appunto, “Le Fontane”. Il taglio è 60% nero d’Avola e 40% frappato. Allevate a guyot e a spalliera su terre rosse, le viti hanno circa vent’anni. Il vino passa 18 mesi in botte di rovere di Slavonia e 18 mesi in anfora.

NeroJbleo (nero d’Avola) in magnum 2001 Gulfi (Chiaramonte Gulfi)
Cedevole, caratterizzato da immediate note salmastre e di torrefazione, rimanda a un’ossidazione avviata e al contributo del rovere. È frammentato, impigrito, alla fine si accascia perché non trova sostegno da un’acidità presente ma isolata; non era chiamato a sopportare quasi diciassette anni.
Vigna Coste è uno dei vigneti più estesi del comune di Chiaramonte Gulfi (4 ettari), a oltre 400 metri di altitudine, condotto a cordone speronato bilaterale con un’elevata densità d’impianto. L’attuale elaborazione del vino prevede il passaggio di un anno in botti da 500 e 225 litri e almeno due anni di affinamento in bottiglia prima di essere posto in commercio.

Suber (nero d’Avola, frappato, alicante) 2014 Daino (Caltagirone)
Inizia silente, la discrezione si traduce in profondità, in un solido ermetismo. Si concede appena, con una nota di ciliegia nera arricchita da un aspetto speziato riconducibile, forse, alla maturazione in botte. Dilaga e riesce a farsi sentire con classe, chiudendo pulito. Lo sviluppo è sorretto dalla fragranza e dalla sapidità e prosegue con un afflato ritmato, mai eccessivo.
La fitta vigna del Suber (9000 viti per ettaro) si trova all’interno del Bosco di Santo Pietro, area incontaminata e ricca di biodiversità; Gianfranco Daino, con la squadra dei Vigneri, cura gli alberelli di quindici anni palizzati con castagno su suoli rossi sabbiosi. Il vino matura 12 mesi in contenitori di rovere da 500 e 225 litri.

Lamoresca Rosso (nero d’Avola, frappato, grenache) in magnum 2016 Lamoresca (San Michele di Ganzaria)
Intimidatorio per l’impatto oscuro dovuto alla profonda maturità del frutto, pungente in virtù dell’abbondanza di alcol, il vino mostra la propria indole fatta di imprevedibilità e giovanile irrequietezza. La portata massiccia non inficia la qualità tattile che, pure nella rusticità, contribuisce in modo sorprendente alla partecipazione gustativa.
Le sensazioni finali sono potenti, con un lascito pulito e amaricante.
Posti su una collina a 450 metri d’altezza, in contrada Gigliotto, i vigneti di Filippo Rizzo sono da sempre condotti in biologico; in buona parte si tratta di alberelli piantati su terre di natura argillo-calcarea. Il vino matura per almeno un anno in vasche di cemento.

14 febbraio

14 febbraio

Frappato 2015 Manenti (Vittoria)
Intimistico, aggraziato, si schiude in modo graduale. Chiare le evocazioni salmastre, mentre l’essere crepuscolare gli conferisce un’espressione più rilassata. Il sorso è godibile e arriva in profondità con un lascito di arancia sanguinella. Le bottiglie degustate durante il seminario devono aver sofferto, l’ossidazione, da elemento virtuoso, ha banalizzato il vino e ne ha attenuato originalità e schiettezza, i campioni erano diversi rispetto agli assaggi compiuti durante il viaggio.
Proviene dai vigneti ad alberello della famosa contrada Bastonaca. Dal 2006 l’ingegnere Guglielmo Manenti produce Cerasuolo e Frappato, dividendosi tra il lavoro e la campagna, quest’ultima la sua vera prospettiva futura. Il vino matura per circa un anno esclusivamente in acciaio.

Frappato 2016 COS (Vittoria)
Subito espressivo e dall’intonazione morbida, è aereo, un raffinato vino da pasto (confronta parte storica). Evoca sentori salmastri e di frutta croccante, esprime un animo disinvolto che dà un senso di sicurezza per la sua costanza odorosa. In bocca è brillante, la leggiadria è dovuta all’equilibrio tra salinità, acidità e polpa.
Deriva da guyot e spalliere a conduzione biologica di quasi vent’anni d’età, piantati su terreni sabbiosi sub-appenninici di origine pliocenica, matura per alcuni mesi in vasche di cemento.

Nerocapitano (frappato) 2016 in magnum Lamoresca (San Michele di Ganzaria)
Un vino raro che rappresenta il concetto di “piccola poesia”. Felice, vivo nella capacità di crescere nel bicchiere. Desta meraviglia la saporosità marina distesa accanto alla sottigliezza dell’acidità; in bocca lo sviluppo non cede neanche un millimetro, è espressivo, sinuoso, sostenuto dall’alcol e inserito in un corpo asciutto.
San Michele di Ganzaria è una zona “periferica” e la presenza del Nerocapitano, nome locale del Frappato, seppur documentata, è qui di minore rilevanza rispetto al Nero d’Avola e si trova più che altro in vigne promiscue. È vinificato con una permanenza di pochi giorni sulle bucce e maturato per alcuni mesi in vasche di cemento.

Il Frappato 2015 Arianna Occhipinti (Vittoria)
Distinto, inizialmente reticente, quasi altezzoso. In questa batteria è esemplare per come scaglia una chiara e pregevole sensazione di mineralità. Cesellato ed essenziale, è lento a donarsi, trapelano tenui odori di fiori macerati e ferro intrecciati a una sottile carnalità. Si staglia nella memoria grazie alla sua stratificazione, al rigore e alla coesione di tutto il tratto gustativo.
Secondo Arianna la 2015 si comporterà bene nel tempo. L’età media delle viti, alberelli e guyot, è di 40 anni, certamente alta per Vittoria. La vendemmia avviene di solito nei primi giorni di ottobre, in quest’annata la macerazione sulle bucce si è protratta per tre settimane. Passa oltre un anno in botti di rovere di Slavonia da 25 ettolitri.

Nero Sichilli (nero d’Avola) 2013 Savino (Noto)
Il formalismo della confezione ne smorza l’intensità: è certamente il vino più inquadrato e maestoso, con un’anima divisa tra il salmastro e la cremosità. In bocca è denso, rinfrescato dalla droiture del vitigno, la parte debole è lo sviluppo, frenato e semplificato da un legno poco fine e non integrato.
Viene da una vecchia vigna ad alberello – poco più di un ettaro con 10mila piante – che si affaccia direttamente sul mare Jonio. Si tratta di un luogo carico di energie e dal potere evocativo straordinario. Le uve, raccolte a settembre inoltrato, sono vinificate in acciaio con una macerazione di due settimane e il vino matura per sei mesi in barrique usate.

Nero d’Avola Riserva Archimede 2009 Marabino (Noto)
Si è evoluto, la sua bella stagionatura e una rusticità sana gli consentono di ergersi attraverso un profumo suadente di carrube e radici fresche. Un vino vigoroso, tutt’altro che immediato ma attraente nella sua decadenza. La pienezza in bocca è gratificante, concreta, gradevole nella lunga eredità sapida e nei ritorni di liquirizia.
Proviene dal più vecchio vigneto aziendale che ha almeno cinquant’anni. Due ettari di alberelli impupati (vedi nota 4) su terreno calcareo argilloso bianco. Il luogo, contraddistinto da una grande palma, si trova nel cuore della Contrada Buonivini, sul livello del mare. Le uve affrontano una lunga macerazione e il vino matura per oltre due anni in botti di rovere.

Nero d’Avola Contrada 2010 Cos (Vittoria)
Ricco di sottintesi, ampio, mediterraneo fino all’osso. È insieme poderoso e docile, sa spendere le proprie risorse, senza strafare: il calore e il lieve rovere mettono a nudo un complesso compiaciuto. Affascinante e carezzevole, lo tiene in tensione una salvifica sapidità che richiama il mare.
Proviene da Bastonaca, la contrada per antonomasia, da alberelli di oltre mezzo secolo – più di 8000 per ettaro – e contiene tutti gli elementi dell’archetipico vino ibleo. Dopo una lunga macerazione, il vino matura per oltre due anni in legno grande e per altri due tra cemento e bottiglia.

Siccagno 2015 Arianna Occhipinti (Vittoria)
Già al primo impatto si consegna avvincente e carismatico. Ostinato, di grande fermezza e minuziosa varietà, va oltre i sentori giovanili e manifesta i prodromi di una futura complessità, legati a sentori terrosi ed ematici. In bocca è il manifesto del Nero d’Avola d’Oriente con i delicati tratti speziati, solari e marini che s’intrecciano a quelli più severi, sanguigni e vibranti. Un vino-caposaldo, la riscoperta delle radici più profonde di questa terra.
“Siccagna” significa uva concentrata, in zuccheri, sempre equilibrati in quest’angolo di Sicilia, e in acidità. Una parte delle uve proviene dagli alberelli di Fossa di Lupo, un cru fondamentale per Arianna. Il vino matura per almeno un anno in botti di rovere.

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