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Approfondimenti

Le fermentazioni spontanee, conversazione con Giacomo Buscioni


Non si può ridurre la fermentazione a un unico e lineare avvenimento: analizziamo piuttosto la biodiversità speciologica. Al momento è conclamato che il Saccharomyces cerevisiae è colui che conduce la fermentazione alcolica e molto spesso caratterizza lo spettro aromatico del vino. Le ricerche indicano che c’è una grande differenza genotipica rilevata tra le stesse famiglie di cerevisiae quando provengono da ambienti di vinificazione diversi, mentre è meno elevata all’interno dei ceppi provenienti dalla stessa cantina che, per questo, sono definiti “indigeni di cantina”.
Le spiegazioni di Giacomo Buscioni in un'articolata conversazione su Zoom.

Etna, sogno siciliano

a cura di sandro sangiorgi
foto di matteo gallello e roberto lo pinto


lI talento immediato soccombe davanti alla massa della produzione meccanica.

J.W. von Goethe 

La frase di Goethe, estrapolata da Fotografia e società di Gisèle Freund, sintetizza la mia attuale visione dell’Etna: un luogo dal talento cristallino grazie alla congiunzione straordinaria tra il contesto naturale e l’intelligenza umana. A Muntagna, in virtù dell’orografia e della geomorfologia, per ora non si presta a un invasivo processo di meccanizzazione, la manualità è sempre alla base del lavoro. Basta menzionare i terrazzamenti e i muretti a secco e si comprende l’impossibilità di adottare mezzi aggressivi per lavorare la terra. Ad ogni modo, per quanto negli ultimi trent’anni molti impianti ad alberello siano stati sostituiti dalle spalliere, per permettere l’ingresso di macchine tra i filari, rimane alta la percentuale di vigneti condotti “alla greca” (l’alberello egeo). 

Copertina Etna LOW

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Nero d'Avola e frappato nel cuore dell'oriente siculo


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Leggi il racconto della degustazione

foto di matteo gallello
a cura di sandro sangiorgi

nta cincu pammi ci capi na vita 1
da Cesare Basile, Cincu pammi, U fujutu su nesci chi fa?, 2017 

 



18 Gennaio 2018, di ritorno da Senigallia, dopo una breve sosta a Roma, “mollo” Sandro e mi metto alla guida della sua Megane nera familiare, destinazione casa e azienda Occhipinti.
Mi piace guidare con la musica giusta, si susseguono Lanegan, Bowie, i Black Sabbath. Poi m’immergo nel “clima” siciliano con Cesare Basile, Franco Battiato, Carmen Consoli e, dopo circa sette ore, mi ritrovo a prendere il traghetto da Villa San Giovanni.

Inizio

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La pasta

Il primo giorno alla scuola di Porthos significa cibo di conforto. Vogliamo riportare le persone a quei momenti di vita quotidiana nei quali si vuole essere incoraggiati, per esempio quando si torna da scuola o dal lavoro.
La pasta è il confort food per antonomasia, e quella prodotta dalla famiglia Assante ne rappresenta la quintessenza. Il pastificio Gerardo di Nola nasce nel 1870 a Gragnano. Negli anni trenta si trasferisce a Castellammare di Stabia, sede produttiva fino al 1995. Oggi la sede è tornata a Gragnano. La storia di Giovanni è avvincente: negli anni ottanta lavora nel pastificio e finisce, in tempi non sospetti, per barattare il valore del suo TFR con il marchio. Una grande idea, che oggi vale il futuro di tutta la famiglia.

3ottobre

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Cirò, Calabria, spirito di appartenenza

di matteo gallello
a cura di sandro sangiorgi

Il vino calabrese è da sempre un mio chiodo fisso.
È un legame inevitabile, il richiamo continuo delle origini. Un’eco che non si consuma e, quando sembra scompaia, basta fermarsi per risentirla. Poi ci sarà anche l’orgoglio, che presuppone il senso del mio agire, la realizzazione di un’identità in quel che faccio ogni giorno. Parlare in qualche modo e per qualche motivo della Calabria è il risultato più vistoso.
Appartenere, ecco il nocciolo della questione. Appartenere a un luogo perché il luogo possa appartenerti. Mi occupo di vino e, in particolare, voglio dedicarmi al vino calabrese.

In vigna con Cataldo Calabretta e Francesco De Franco - Porthos Edizioni
foto di mavi peňa

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Vegano e Biodinamico - Intervista a Claudio Menicocci


L’azienda Menicocci è stata la prima ed è tuttora una delle poche a essere certificate “biodinamica e vegana”.

Biodinamica e vegan partono da strade molto diverse. Attraverso la mia azienda si sono unite e sono emerse delle contraddizioni. Inizialmente ho portato avanti la mia certificazione all’estero perché l’unico rifermento, nel 2004, era la Vegan Society la cui sede principale è in Inghilterra. Tutti i piccoli movimenti, com’era allora quello vegano, sono anche i più radicali e al tempo erano molto contrari alla presenza animale, quindi non solo la sofferenza. Il maggiore ostacolo era rappresentato dalla considerazione del letame: loro lo escludevano dalla concimazione mentre io affermavo che nel suo utilizzo non poteva sussistere il problema della sofferenza, semmai sarebbe stato il contrario. Era necessario, invece, considerare il benessere degli esseri viventi. Una volta superato lo scoglio, accettata almeno l’idea della presenza e del servirsi del letame, si è passati a discutere dell’agricoltura biodinamica, prevalentemente sui preparati perché quasi tutti concepiti su parti animali.

Allevamento di vacche dell'azienda Menicocci - Porthos Edizioni

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Il vigneto, comunità e contaminazioni

 
Ecco il resoconto dell’evento dedicato ai vini ottenuti dalle “vigne miste”, introdotto dal testo presente nella brochure di presentazione della stagione 2019-2020.
Quindi il discorso di apertura da parte di Matteo Gallello e di seguito un’intervista a Jacopo Stigliano, produttore di due etichette da vigne miste. A chiusura il racconto della degustazione con i dettagli sugli otto vini degustati, una dote di conoscenza di persone, paesaggi e territori, testimonianze di culture uniche, antiche e, nello stesso tempo, prodigiosamente moderne. 

starseti collage

«Un tempo il contadino piantava vitigni diversi nella stessa vigna, forse per comprendere quali si sarebbero adattati meglio al clima e alla terra del luogo. Col passare degli anni il vignaiolo ha scoperto un’interazione energetica ben al di là del visibile, da cogliere tutta nel vino. Il crescente rigore eugenetico nelle selezioni clonali ha impoverito la biodiversità, anche tra ecotipi dello stesso vitigno, e ha portato a una riduzione della varietà e della profondità espressiva dei vini. Eppure la biodiversità non è solo una risorsa espressiva del liquido, ma anche un’opportunità agricola: magari il maltempo non rovinerà tutti i grappoli visti i diversi tempi di fioritura e poi, nel caso di malattie, non tutte le piante saranno colpite. La non omogenea maturazione degli acini è diventata un’insospettabile virtù, creatrice di equilibri impensati».

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Corso dedicato alla pratica e alla conoscenza del vino

È riservato alle persone che amano il vino e l’hanno fatto diventare il proprio lavoro. 
a cura di sandro sangiorgi

Sempre lunedì e martedì: 13 e 14 maggio, 20 e 21 maggio, 27 e 28 maggio, 3 e 4 giugno dalle 11:00 alle 14:00

immagine professionisti

Il programma nasce dall’assunto: se avessi una persona alla quale insegnare come frequentare il vino, da dove partirei?
Ho immaginato un percorso di scoperta e condivisione tale da poter essere applicato immediatamente. La pratica del vino è fatta di regole inossidabili e di aspetti in continua evoluzione, il compito del nostro progetto didattico è rafforzare gli elementi certi e preparare le persone ad affrontare i naturali cambiamenti di ogni professione. 
L’uso del vino ripulito da falsi luoghi comuni e da inutili teatralità che corrompono la genuinità del lavoro. Non serve diventare maestri della propria clientela, meglio rappresentare una guida, porsi in ascolto ed essere pronti a imparare da ogni confronto.





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Sulla certificazione Vinnatur

Ho seguito la vicenda della certificazione Vinnatur sin dalla primavera quando, in coincidenza con la manifestazione di Villa Favorita, le aziende associate sono state chiamate a discutere e approvare il disciplinare. Ho qualche dubbio sull’efficacia dello strumento così com’è stato proposto, al di là dei limiti insiti in ciò che è permesso e ciò che è vietato. La certificazione è un mezzo importante, delicato e decisivo, credo si rischi di perdere la grande occasione di riunire le associazioni, i gruppi e i consorzi che hanno a cuore il vino naturale e concordare un documento comune. Si badi bene, tale possibile insuccesso non sarebbe da ascrivere solo a Vinnatur, ma coinvolgerebbe tutte le realtà vitivinicole italiane, associate o meno, che preferiscono far finta di nulla.

Georgia 1
foto di sara bonessio, Georgia 2015, grazie a mauro lenci

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Vino senza solfiti - Lasciamo fare alla natura

Questo è lo slogan del “Progetto, Sviluppo e Trasferimento di Sistemi Innovativi di produzione di Vini senza Allergeni”, tenutosi lo scorso 18 giugno presso Palazzo Antonelli a Roma.
Seguo da tempo i tentativi di proporre sistemi per evitare la solforosa nell’elaborazione e nella confezione del vino. Nel settembre 2012 sono stato al Sana di Bologna. Nel maggio 2013 ho avuto l’opportunità di assistere alla presentazione del Wine Research Team di Riccardo Cotarella all’AIS di Roma. Durante la conferenza stampa, che precedeva l’assaggio dei vini, non sono state elargite spiegazioni sufficienti per capire come funziona il processo che dovrebbe portare ad azzerare l’uso della solforosa.
Più chiara è stata l’esposizione del progetto guidato da Marco Esti, professore associato in Enologia e Tecniche enzimatiche per l’industria alimentare presso l’Università della Tuscia (sempre quella che segue le ricerche di Cotarella).
I comunicati stampa del convegno segnalano che il progetto di sperimentazione è reso possibile da “un finanziamento comunitario (misura 124 PSR Regione Lazio)”. Così è stato presentato l’incontro:

Tre nuovi vini senza solfiti in provincia di Roma, frutto di una sperimentazione che ha coinvolto l’Università della Tuscia attraverso un finanziamento della Regione Lazio. Sono il Macchia Sacra, fiano in purezza della cantina Castello di Torre in Pietra, il 496  Frascati Doc (70% malvasia di Candia e 30% trebbiano toscano) dell’azienda biologica De Sanctis di Frascati e il Don Franco, un rosso montepulciano e sangiovese della cooperativa Capodarco, di Grottaferrata. Il progetto dell’associazione ProBio è cofinanziato con fondi comunitari al 60% dell’investimento con circa 62mila euro.
Le tre cantine, già in possesso da anni della certificazione biologica, si sono impegnate in questa sperimentazione per cercare di avere un profilo organolettico dei loro primi vini senza allergeni, analizzandone la qualità e l’interesse dei consumatori, attraverso un progetto dell’associazione ProBio, che può fare da apripista a tante altre aziende, associate e non. 
Sono già in commercio e con una buona risposta dei consumatori i tre vini delle annate 2014, delle cantine Capodarco e De Sanctis, che ne hanno prodotte 2mila bottiglie, e Castello di Torre in Pietra con 4mila bottiglie.


Il convegno è stato moderato da Fabio Turchetti e introdotto dall’agronomo Leandro Dominicis. Gli interventi di seguito riportati sono di Pier Francesco Lisi, giornalista-enologo-comunicatore, del professor Esti e dei tre produttori che hanno partecipato al progetto.
Abbiamo lavorato sodo per rendere la lettura del parlato dei protagonisti fruibile e scorrevole.

Progetto, Sviluppo e Trasferimento di Sistemi Innovativi di produzione di Vini senza Allergeni - Porthos Edizioni

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La Rivista

copertina 37

Libro

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