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A tavola con Tristram

Wilma, oh Wilma

In casa mia riposano parecchi libri di cucina, che ogni tanto mi diverto a sfogliare. L’altra sera è toccato a un vecchio volume, ottimamente conservato, dal titolo “Quando cucina Wilma”. I lettori di una certa età avranno già capito, si tratta di Wilma De Angelis, la cotonata e truccatissima protagonista di centinaia di trasmissioni su Telemontecarlo. Dimenticata dalla canzone, Wilma fu ripescata da Paolo Limiti, che la volle a condurre un programma di cucina in tv. A quei tempi Vissani andava all’alberghiero, i blog di cucina non esistevano e Masterchef non era neppure un’idea, ma nello schermo c’era Wilma, che, pittata e pettinata da un’equipe d’imbalsamatori, tra un sorriso e uno spot insegnava alle casalinghe come preparare piatti moderni, tradizionali o così così.



E quando non era in tv o sul palcoscenico, Wilma trovava anche il tempo di scrivere libri. Si fa per dire, ovviamente. Scrivere di cucina è impresa ardua per molti; non a caso, i più si fanno aiutare da coorti di redattori e pseudogiornalisti, freelance o collaboratori di case editrici specializzate. Bastano pochi giorni, a cotali professionisti, per riunire un libro di ricette di qualsivoglia argomento: date uno sguardo in edicola e in libreria, capirete subito di cosa parlo.
Nel caso di questo libro, un vistoso aiuto a Wilma arrivò da alcuni sponsor storici. Molte delle “650 ricette facili e veloci”, infatti, ospitano prodotti Kraft o Nestlè, in grassetto nel testo. Il Philadelphia Light e la maionese Legeresse, ad esempio, impreziosiscono la coppa di gamberetti, mentre le sottilette completano i meloncini al prosciutto e il pane tostato alla rustica. Il minestrone di legumi “La Valle degli Orti” è l’asse portante della minestra ai legumi, alleggerita dal bicarbonato (la Solvay non è citata).
Pagato il debito agli sponsor, la fantasia di Wilma – pardon, dei suoi autori – galoppa libera nell’universo gastronomico, testimone del suo tempo senza vergogna alcuna. Le ricette, gli ingredienti, le tecniche, i nomi stessi delle preparazioni, raccontano un mondo ormai lontano, che non aveva ancora scoperto il sottovuoto, il Bimbi e i coltelli di ceramica. L’effetto è spesso involontariamente comico: i “peperoni alla turca” Wilma li prepara coi wurstel, mentre il tonno alla boscaiola ben si accompagna al “riso della foresta nera”; e se le trenette spiritate non stonerebbero nel menù della famiglia Addams, il “rifreddo di tacchino” sembra perfetto par una tavola da obitorio.
Un posto a sé va alla margarina, oggi presente solo nei listini dei grossisti, giacché nessun autore contemporaneo la vorrebbe tra le sue pagine. Wilma, bontà sua, era ancora lontana dal furore salutista e dalla semplice cultura della nutrizione, la margarina suonava più light del burro, e nell’arrosto alle erbe ci stava da dio, secondo lei.
In mancanza dei cuochi divi, per dare un tocco di mondanità alle sue ricette, altrimenti relegate ai cucinini in fòrmica, Wilma si rivolgeva al mondo che ben conosceva, quello dello spettacolo. Ecco allora una folla di celebrità assortite, che “dona” a Wilma le proprie ricette “vip”: astrologhi, comici, ballerine, giornalisti, attori, filosofi, cantanti, coreografi, persino l’avvocato di “Chi l’ha visto” e, per finire, Suor Germana. Non tutti hanno conservato la fama fino ai giorni nostri, ma molti di quei personaggi, ne sono certo, proverebbero un certo imbarazzo a rileggere le ricette che, per così dire, regalarono a Wilma.
La regina Nilla Pizzi addirittura le concede due specialità: i finocchi alla Martinez (con maionese, capperi, ketchup e arancia, giuro) e le conchiglie alla carbonara, di stampo meno inquietante. Arturo Brachetti se la cava con una crostata alla frutta, ma Orietta Berti regala a Wilma la ricetta delle prugne in carrozza, un assemblaggio di prugne marinate, pesche sciroppate, cocco e panna.
La nobildonna Marta Marzotto avrà rubato alla sua cuoca la ricetta delle cotolette alla milanese, mentre come lei ricorrono alla tradizione molti altri: Maurizio Micheli con la cecina, Gioele Dix col polpettone, Ugo Pagliai con la ribollita.
Oriella Dorella, anzi suo marito, si lancia in suggestioni esotiche, proponendo le uova alla prostituta di Bombay; ora, è pur vero che suona sicuramente meglio delle uova alla zoccola di Borgotondo, ma morissi se le ha mai cucinate a sua moglie.
E lo spezzatino di agnello tagliato a fette? Un miracolo geometrico di Minnie Minoprio, che con le sue gambe poteva permettersi di tutto, persino di affettare lo spezzatino.
Pochi ricorderanno Mariangela Vallarino, divenuta famosa per le sue pruriginose apparizioni a Telemike, dove sproloquiava di sesso e perversioni, roba da educande se vista con occhi di oggi. E poiché sesso e cucina si frequentano da millenni, ecco le penne alla De Sade, a base di uova di lompo, vodka e ritagli di salmone, tutta roba che il divino marchese non ha mai accostato neppure nelle sue peggiori fantasie coprofile. Ma tant’è, che poteva fare, la povera Mariangela? Le lasagne al kamasutra?
Un mero comprimario, in questo sfolgorio di nomi illustri e preparazioni nazional popolari, è il vino. Una paginetta all’inizio di ogni sezione, dove un anonimo sommelier consiglia vini ed etichette, con evidenti concessioni agli amici e agli sponsor. Meno di un parente povero, altro che liquido odoroso e ministro della tavola. Del resto, Wilma la ricordiamo circondata da vassoi e stoviglie, con le mani intorno al piatto appena cucinato, non certo mentre scarroccia un bianco fruttato. Erano altri tempi, peraltro chi oggi si azzarderebbe a servire ai propri informatissimi amici le fettuccine alla pizzaiola o lo zampone alla cisalpina? Wilma invece non batteva ciglio, sorrideva e macinava puntate, tra una mousse ai wurstel e uno strudel di broccoli, imperturbabile come una sfinge al mascara. Oh, Wilma, che figurone faresti anche oggi, tra le mille comparse della tv mangereccia, ma il palinsesto ci risparmi le resurrezioni, per favore, almeno in cucina. Ciao, Wilma.

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