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Le lettere di Paolo Parise

Caro Sandro, che piacere rivederti ed abbracciarti l’altra sera! Anche se non ero mai stato lì (presso la Pasticceria Poggiana di Vicenza, ndr) mi è sembrato di stare a casa ascoltandoti e avvicinandomi ai vini e lasciando che salisse qualcosa che avevo nascosto chissà dove. Mercoledì avevo ancora sensazioni forti e la Croatina che lavorava e scavava e l’avrei seguita ovunque alla ricerca di un tesoro. 
Curioso, casuale? Che di Fausto Andi non avessi mai bevuto nulla e me lo avesse citato Luca Rigon la settimana scorsa. Poi che lo avessi incontrato domenica a Padova di persona e, rispondendo a Simone, avessi detto che non avevo assaggiato nulla di notevole per me, tranne i vini di Andi. E poi dopo due giorni gli unici vini italiani che hai portato sono i suoi. Sono coincidenze immagino, ma è bello pensare di no! 
Ho aspettato a scriverti ché volevo controllare una cosa e ieri ho ripreso in mano la lezione sulla leggerezza di Calvino. L’avevo citata prendendo qualche appunto sul Pinot Noir. Mi ricordavo quando parla di Perseo, che decapita Medusa e per posarne a terra la testa allestisce prima un letto di foglie e rametti. Lui che è l’eroe potentissimo usa questo gesto inaspettato verso il mostro ucciso. Quasi di cortesia. Che poi Perseo è una bella costellazione che vediamo sovente alta in cielo dentro la quale stanno due ammassi stellari aperti, non visibili a occhio nudo ma che già con un piccolissimo telescopio o un binocolo rivelano centinaia di stelle in uno spazio ristretto. Ricordo ancora l’emozione la prima volta che li osservai, immagino a fine anni ottanta. Roba da togliere il fiato. 
Ovviamente sento anche molta nostalgia per quelle prime osservazioni celesti...
Ora sono in piscina, spero di tornare a casa a breve e farmi una corsetta, il clima e i colori mi sono propizi.
Buona serata Sandro, a presto.

autunno parise

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Cosa è stato Pieropan per noi amanti del vino


Il nome Pieropan è apparso nella mia memoria molto tempo fa, quando al vino Soave erano collegati pochi nomi, Bolla, Bertani e Santi sono quelli che ricordo di più. Poterlo comprare era il privilegio di noi enofili che, al principio degli anni ottanta, non ci fermavamo alle aziende distribuite in modo capillare. Seguivamo le tracce veronelliane per conoscere vignaioli dei quali coltivavamo il mito. In quegli anni, la denominazione Soave ha vissuto il suo rilancio grazie a Leonildo “Nino” Pieropan e, entro certi limiti, al suo collega e amico Roberto Anselmi di Monteforte d’Alpone.

Copia di Pieropan
foto di giampi giacobbo

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I nostri partner

Porthos racconta ha completato un’altra delle sue stagioni di corsi ed eventi e, tra poco, si prepara ad affrontarne una nuova. Roma è il fulcro dell’attività di divulgazione, qui si sperimentano seminari e incontri a tema, a via Laura Mantegazza custodiamo le bottiglie che vanno in giro per l’Italia, nella nostra sede viviamo le degustazioni che ci aiutano a orientarci nel sempre più fitto giro dei vini naturali.

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Il diario di Francesco Ferreri

Seconda puntata

L’inferno è vivere da vero re

Senz’essere stati mai sé stessi
Ma niente lacera di più
Niente può far male più
Non più di essere me stesso
da Afterhours, So chi sono, Folfiri o Folfox, 2016

Mentre il nostro aereo atterrava a Pantelleria, al rientro da Roma, continuava a ronzarmi in testa questa canzone degli Afterhours. Il capitano aveva da poco annunciato la turbolenza dovuta al vento. Mi guardavo intorno, ma non riconoscevo nessuna faccia con cui condividere il momento. Solo turisti che hanno scelto l’isola per le loro vacanze estive senza considerare che lo Scirocco arriva a raffiche, strattona, strappa e porta lontano. Non ha nulla di lineare, niente di ordinario. Così ci fu un silenzio spaventoso prima di toccare terra saltellando e con un’ala che quasi sfiorava la pista. Poi, solo risate e facce contente di poter chiamare a casa per dire quanto l’isola, da subito, può turbare.
Con la fine di maggio inizia l’estate e noi panteschi ci sentiamo ospiti. 
Frotte di turisti invadono ogni angolo, se non si presta attenzione è possibile trovarli persino sulla veranda della propria casa: «C’è una vista magnifica da qui, possiamo fare una foto?» Molti di loro, negli anni d’oro, hanno comprato una casa e ben presto l’hanno trasformata in un’oasi privata. Dove prima c’era un libero accesso al mare, adesso si trova un cancello con su scritto “Proprietà Privata”. Inoltre per indicare un dammuso vengono esposte targhette con i nomi più strani — El boat, Ca’ dei Sass, Welcome in tanq — prima bastava usare il soprannome di chi ci viveva: «Va unni Vicenzo Ciccune, resta vicino a Rosa, a mugghiere du Canonico», mi diceva mia madre. 
È stato confortante raggiungere Kaffefi, ritrovare i miei genitori nella loro immutabilità quasi atarassica, ritrovare Zu Pino che ogni giorno cura il suo orto in maniera maniacale e che, di tanto in tanto, mi chiama per bere insieme un bicchiere di vino. Per lui non fa differenza se è estate o inverno, l’unica cosa che importa è che ci sia sempre qualche ortaggio da poter raccogliere e condividere con gli amici, lontano dalla frenesia.

dammuso ferrandes

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Il Grande Verdicchio, lo stato delle cose


Perché non ha importanza come tu appari, 

ma / quello che hai visto e mostri. Merita
di essere conosciuto / quello che sai.
Bertold Brecht

citazione tratta da: Rocco Ronchi, Il canone minore - Verso una filosofia della natura, 2017, Feltrinelli, Milano

di matteo gallello 
a cura di sandro sangiorgi

Un aspetto meraviglioso della vitivinicoltura è il legame esclusivo tra luogo e vitigno, uno scambio che prevede interazioni, durata, conoscenza, fraintendimenti. Il Verdicchio ha stabilito e vivificato in modo particolare questo senso di vicinanza, tanto che, da sempre, si parla e si scrive del decadimento del suo potenziale organolettico lontano dalle Marche. Inoltre la completezza, la versatilità (dallo Spumante al Passito… ma poi fino a che punto è cosa buona?) sono state caratteristiche premonitrici della sua celebrazione, in particolare tra gli anni novanta e i primi del nuovo secolo, quando un (sano) abbassamento della resa per pianta, fermentazioni e maturazioni nelle botti ne hanno elevato complessità, aura, premi e prezzi.

montecarotto

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Domenica 7 ottobre 2018

a cura di roberto lo pinto e lavinia sangiorgi

Domenica 7 ottobre, nell’ambito della manifestazione “Bottiglie aperte”, su invito dell’organizzazione della “Milano wine week” e di Davide Manitta, titolare dell’agenzia “Radici Natural Wines”, ho condotto due momenti dedicati al vino naturale. Nel primo, quello ufficiale, ho incontrato un pubblico pagante composto soprattutto da cittadini consumatori e da produttori di vino; nel secondo mi sono dedicato a un gruppo di giornalisti accreditati presso la manifestazione. 

melograni
dipinto di marcello spada

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Per Nino


Leggi anche Cosa è stato Pieropan per noi amanti del vino

Caro Nino, ho aspettato prima di scriverti. In questo tempo altri amici sono andati via e, ogni volta che è capitato, ho pensato che avrei voluto dedicarti un ricordo, ma davvero non trovavo come cominciare. Ho continuato a prendere appunti, rivivendo gli anni della nostra frequentazione, per non farmi scappare nulla. Ho provato a delineare il tuo profilo di produttore determinante per la nostra cultura del vino bianco, ben al di là dei confini della zona che hai così intensamente difeso e rappresentato. Soave e via Camuzzoni… le vigne vicine al castello, non importa quanto sia passato dal giorno della tua morte, i miei sensi non mi tradiscono e le emozioni premono fino a fare male, così stamani all’alba ti ho sognato.

Pieropan
foto di giampi giacobbo

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Nero d'Avola e frappato nel cuore dell'oriente siculo


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foto di matteo gallello
a cura di sandro sangiorgi

nta cincu pammi ci capi na vita 1
da Cesare Basile, Cincu pammi, U fujutu su nesci chi fa?, 2017 

 

18 Gennaio 2018, di ritorno da Senigallia, dopo una breve sosta a Roma, “mollo” Sandro e mi metto alla guida della sua Megane nera familiare, destinazione casa e azienda Occhipinti.
Mi piace guidare con la musica giusta, si susseguono Lanegan, Bowie, i Black Sabbath. Poi m’immergo nel “clima” siciliano con Cesare Basile, Franco Battiato, Carmen Consoli e, dopo circa sette ore, mi ritrovo a prendere il traghetto da Villa San Giovanni.

Inizio

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Aldo, il silenzio del Vinsanto

a cura di sandro sangiorgi

Dichiarazione d’intenti (giugno 2016)

Questa è la storia del mio incontro con il Vinsanto di Aldo. Novant’anni. Da Pieve Caina. Provincia iperuranica di un impero sterminato, dove Pieve Caina non è mappata perché non è luminosa come Sidney o tumultuosa come Londra. Di lei rimane solo la condanna a una bellezza cristallizzata, come fosse una cartolina spedita duemila anni fa. E di Aldo rimane l’invisibilità. Pur conservando entrambi, impastata nella pietra delle loro rispettive carni, la pozione magica dell’identità.

01Aldo

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Il diario di Francesco Ferreri

Prima puntata

Ricordo quando, alla scuola elementare, ci dissero di raccogliere gli antichi detti di Pantelleria. Tornai a casa entusiasta, il pomeriggio mia madre mi accompagnò dagli anziani di Kaffefi, la mia contrada. Poi andammo a Kufurà, Bukkuram e infine a Sibà, l’ultima prima della Montagna Grande.Mi sedevo accanto a loro e iniziavano a parlarmi della loro vita e di come fosse scandita dalle stagioni e dai proverbi utili a descrivere ogni circostanza. Segnavo tutto sul mio taccuino e dopo una settimana iniziai anch’io a parlare in rima nel dialetto arcaico.

Putami a Innaro, zappimi a Fivraro, sicunnami ad Aprili e lassimi durmiri.
Potami a gennaio, zappami a febbraio, smuovimi la terra ad aprile e lasciami dormire.

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La passulata di Pantelleria

Un anno fa eravamo reduci dal viaggio a Pantelleria e ci preparavamo all'evendo di fine gennaio 2017.  Le vibrazioni di quelle esperienze sono ancora talmente forti da convincerci a pubblicare questo contributo, scritto da Francesco Ferreri, colui che con passione e competenza ci ha permesso di scorgere l'impossibilità della scoperta. 

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