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Il Blog

Un luogo per ripartire

ha collaborato emanuela conversano
foto di paolo parise

Stavo ultimando la redazione di questo pezzo quando ho saputo della morte di Vittorio Fusari, un amico prezioso. Voglio mandare il mio pensiero più intenso a Patrizia, moglie e mia carissima amica, e al figlio che ho avuto la fortuna di conoscere poco tempo fa. Se si avrà la pazienza di leggere le mie righe, ci si renderà conto che questo breve accenno ha molto a che vedere coi principi da noi condivisi. 

Al centro della galassia
un campo di mirtilli rossi
Aldo Nove, da Poemetti della sera, di prossima pubblicazione da Einaudi, anticipato dalla rivista Poesia, numero 354, dicembre 2019
 

Una sosta. Potrei definirla anche così. È questo Porthos a Roma.
 Il cammino di ciascuno di noi – il lavoro, l’amore, la vita – ha bisogno di fermate, tanto fondamentali quanto impossibili da programmare. Guardo entrare le persone nella nostra stanza, si siedono, in attesa che si cominci, sono certo che condividono il mio medesimo sentimento, sono qui perché il loro cammino di innamorati del vino (e della bellezza) possa finalmente prendersi una pausa. Non credo che sappiano dove il prossimo tratto di strada li porterà, anche perché dipende dall’esito di quelle ore trascorse in via Laura Mantegazza 60-62.



Roma6

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Biondi Santi o croce e delizia del Mito


Tutto dunque può essere mito? Sì, a mio avviso, perché l’universo è infinitamente suggestivo.
Roland Barthes

Sono passati ormai tre anni dall’acquisizione della maggioranza di Biondi Santi da parte del Gruppo EPI (Européenne de participations industrielles), impossibile non riflettere su questo importante passaggio che coinvolge l’etichetta italiana più emozionante del Novecento. Ci provo con qualche annotazione su ciò che ho visto, ascoltato e sentito in un lunedì d’inizio settembre, ospite al Greppo insieme a giornalisti e addetti alla comunicazione del vino.

numeri

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La lettera di Paolo Parise, settembre 2019

Carissimo Sandro,
sono tornato domenica scorsa dalla settimana di trekking in Barbagia con la Zeppelin. Qui le piogge, il buio la sera e la ripresa del lavoro in piscina hanno decretato la fine dell’estate ed è di nuovo già vendemmia sulle colline qui attorno. Oggi (domenica scorsa) c’è proprio un tempo da lupi. La settimana in Sardegna, anche se faticosa e fatta di giornate piene, mi fa comunque sempre bene. Quest’anno avevo solo 16 persone, tra le quali incredibilmente mancavano i soliti affezionati, così sono riuscito a godermela di più. È da un pezzo che volevo scriverti 4 righe, forse dopo aver letto il tuo ultimo intervento su sito di Porthos, La ricerca di una possibile felicità.

Parise2 sett19

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Il diario di Francesco Ferreri

Terza puntata

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un nuovo contributo di Francesco Ferreri da Pantelleria.

Alla fine, sollecitati dai suoi racconti, abbiamo aggiunto un riferimento letterario, già presente anche su Porthos 20 in coincidenza con la monografia dedicata al Barbaresco. Viene dal capolavoro di Edgar Lee Masters “Spoon River Anthology”, la traduzione è di Beppe Fenoglio ed è presente nel volume “Quaderni di Traduzioni” a cura di Mark Pietralunga, Edizioni Einaudi, 2000.

vigneto San Vito

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Miniature di fine 2018

foto di paolo parise

Poche ore e finirà anche il 2018 (per qualcuno sarà già cominciato il 2019).
Molte persone considerano il passaggio a un anno nuovo come un’opportunità di cambiamento, per noi di Porthos sarebbe già bello continuare con le premesse di quest’ultimo. Le esperienze condivise tra chi lavora qui e chi frequenta le nostre iniziative ci hanno insegnato moltissimo e, come ho scritto già più volte (ma non mi stanco di ripeterlo), la risorsa più potente a disposizione è la nostra curiosità. Il desiderio di conoscenza nutrito durante i corsi, i seminari brevi e le serate a tema ci porta a esplorare argomenti meno frequentati e forme di divulgazione diverse, anche col rischio di organizzare eventi all’apparenza meno trendy. 

foto1 miniature2018

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Domenica 7 ottobre 2018

a cura di roberto lo pinto e lavinia sangiorgi

Domenica 7 ottobre, nell’ambito della manifestazione “Bottiglie aperte”, su invito dell’organizzazione della “Milano wine week” e di Davide Manitta, titolare dell’agenzia “Radici Natural Wines”, ho condotto due momenti dedicati al vino naturale. Nel primo, quello ufficiale, ho incontrato un pubblico pagante composto soprattutto da cittadini consumatori e da produttori di vino; nel secondo mi sono dedicato a un gruppo di giornalisti accreditati presso la manifestazione. 

melograni
dipinto di marcello spada

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Il topo e il var

ha collaborato emanuela conversano

Avete presente quando siete davanti a una partita, non importa se allo stadio, alla radio o davanti alla tv, e segna la vostra squadra del cuore? Saprete allora che, fino a poco tempo fa, potevate scatenare un’esultanza fragrante e liberatoria, mentre oggi non è più così. Sono molte le volte nelle quali l’urlo ci si blocca nella gola e finisce che ce lo rimangiamo a causa del VAR – video assistant referee – che annulla la rete appena segnata. Ecco, qualcosa del genere accade anche nel vino.

var

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A quasi un anno


Violente l’épaule s’entrouvre;
Muet apparaît le volcan.
Terre sur quoi l’olivier brille,
Tout s’évanouit en passage. 

Violenta si schiude la spalla;
Muto appare il vulcano.
Terra su cui brilla l’ulivo,
Tutto passa e scompare. 

René Char, traduzione di Giorgio Caproni, Einaudi 2018, prima edizione Feltrinelli 1962.


A poco più di un anno dalla morte di Beppe Rinaldi e di Stefano Bellotti ci ha lasciato improvvisamente un altro amico, Franco Zanovello.
Ho già scritto che, per chi fa il nostro mestiere, l’amicizia coi produttori è una questione delicata. Inoltre esistono tante forme di relazioni che, per quanto “professionali”, non sono sovrapponibili. A definirle è il primo incontro, proprio come dice Thomas Stearns Eliot: «Ciò che amiamo degli altri è il ricordo di quando e come li conoscemmo».

trio

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La ricerca di una possibile felicità


Lancy, 12 agosto 1852

«Ogni sfera dell’essere tende a una sfera più elevata e ha già rivelazioni e presentimenti. L’ideale, sotto tutte le sue forme, è l’anticipazione simbolica d’un esistenza superiore alla nostra, alla quale tendiamo. Come i vulcani ci portano i segreti del globo, l’ispirazione, l’entusiasmo sono esplosioni del mondo interiore dell’anima. La vita umana non è che l’avvento alla vita spirituale, e ci sono ancora innumerevoli gradi, sia nell’una sia nell’altra [...]».
Da Frammenti di un giornale intimo di Enrico Federico Amiel, traduzione di Cristina Baseggio, Utet (Unione Tipografico-Editrice Torinese) Torino, 1931.

Sin dall’inizio della mia attività di divulgatore ho tenuto a battesimo persone che si sono poi impegnate nel “lavoro del vino”: molte sono diventate figure commerciali, altre hanno aperto locali e alcune hanno addirittura affrontato la produzione. Potrebbe apparire scontato – se uno insegna materie enologiche, chi può aspettarsi come allievo e come allieva? Invece non è così banale, dal momento che proprio negli anni in cui ho cominciato è avvenuta una trasformazione del pubblico partecipante ai corsi. Si è passati da una comunità ristretta, della quale facevano parte quasi solo professionisti del settore, a una schiera ampia e articolata composta da appassionati che, pur attratti dalla bellezza dell’argomento, non immaginavano che quel sentimento, trasformato in amore, potesse cambiare la loro vita.

gruppo Porthos low
foto di maria enqvist

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Corso dedicato alla pratica e alla conoscenza del vino

È riservato alle persone che amano il vino e l’hanno fatto diventare il proprio lavoro. 
a cura di sandro sangiorgi

Sempre lunedì e martedì: 13 e 14 maggio, 20 e 21 maggio, 27 e 28 maggio, 3 e 4 giugno dalle 11:00 alle 14:00

immagine professionisti

Il programma nasce dall’assunto: se avessi una persona alla quale insegnare come frequentare il vino, da dove partirei?
Ho immaginato un percorso di scoperta e condivisione tale da poter essere applicato immediatamente. La pratica del vino è fatta di regole inossidabili e di aspetti in continua evoluzione, il compito del nostro progetto didattico è rafforzare gli elementi certi e preparare le persone ad affrontare i naturali cambiamenti di ogni professione. 
L’uso del vino ripulito da falsi luoghi comuni e da inutili teatralità che corrompono la genuinità del lavoro. Non serve diventare maestri della propria clientela, meglio rappresentare una guida, porsi in ascolto ed essere pronti a imparare da ogni confronto.





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Le lettere di Paolo Parise

Caro Sandro, che piacere rivederti ed abbracciarti l’altra sera! Anche se non ero mai stato lì (presso la Pasticceria Poggiana di Vicenza, ndr) mi è sembrato di stare a casa ascoltandoti e avvicinandomi ai vini e lasciando che salisse qualcosa che avevo nascosto chissà dove. Mercoledì avevo ancora sensazioni forti e la Croatina che lavorava e scavava e l’avrei seguita ovunque alla ricerca di un tesoro. 
Curioso, casuale? Che di Fausto Andi non avessi mai bevuto nulla e me lo avesse citato Luca Rigon la settimana scorsa. Poi che lo avessi incontrato domenica a Padova di persona e, rispondendo a Simone, avessi detto che non avevo assaggiato nulla di notevole per me, tranne i vini di Andi. E poi dopo due giorni gli unici vini italiani che hai portato sono i suoi. Sono coincidenze immagino, ma è bello pensare di no! 
Ho aspettato a scriverti ché volevo controllare una cosa e ieri ho ripreso in mano la lezione sulla leggerezza di Calvino. L’avevo citata prendendo qualche appunto sul Pinot Noir. Mi ricordavo quando parla di Perseo, che decapita Medusa e per posarne a terra la testa allestisce prima un letto di foglie e rametti. Lui che è l’eroe potentissimo usa questo gesto inaspettato verso il mostro ucciso. Quasi di cortesia. Che poi Perseo è una bella costellazione che vediamo sovente alta in cielo dentro la quale stanno due ammassi stellari aperti, non visibili a occhio nudo ma che già con un piccolissimo telescopio o un binocolo rivelano centinaia di stelle in uno spazio ristretto. Ricordo ancora l’emozione la prima volta che li osservai, immagino a fine anni ottanta. Roba da togliere il fiato. 
Ovviamente sento anche molta nostalgia per quelle prime osservazioni celesti...
Ora sono in piscina, spero di tornare a casa a breve e farmi una corsetta, il clima e i colori mi sono propizi.
Buona serata Sandro, a presto.

autunno parise

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Cosa è stato Pieropan per noi amanti del vino


Il nome Pieropan è apparso nella mia memoria molto tempo fa, quando al vino Soave erano collegati pochi nomi, Bolla, Bertani e Santi sono quelli che ricordo di più. Poterlo comprare era il privilegio di noi enofili che, al principio degli anni ottanta, non ci fermavamo alle aziende distribuite in modo capillare. Seguivamo le tracce veronelliane per conoscere vignaioli dei quali coltivavamo il mito. In quegli anni, la denominazione Soave ha vissuto il suo rilancio grazie a Leonildo “Nino” Pieropan e, entro certi limiti, al suo collega e amico Roberto Anselmi di Monteforte d’Alpone.

Copia di Pieropan
foto di giampi giacobbo

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