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La XV stagione

Comincia la quindicesima stagione di Porthos racconta presso la sede di via Laura Mantegazza 62 – eravamo partiti nella primavera 2001 un paio di numeri più giù. Nata dall’alveo dell’impresa editoriale, l’attività didattica di Roma ha via via iniziato a respirare da sola, filtrando i contenuti della rivista e dei libri e aprendo loro uno spazio di applicazione. La progressiva mutazione dei principali corsi è stata l’inevitabile conseguenza del nostro desiderio di conoscenza. Così il lavoro di divulgazione verbale ha vissuto un reciproco nutrimento con la scrittura. In questi tre lustri si sono avvicendate al mio fianco persone che hanno dato un contributo fondamentale all’ideazione e alla realizzazione di seminari ed eventi.

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Domenico Clerico

«Facciamo un pezzo di pane insieme?»
Sono le 19 di un pomeriggio d’agosto, è il 1992, abbiamo appena finito il giro della piccola cantina e Domenico c’invita a cena. «Aspetta che chiamo anche un ragazzo che sta venendo su bene, si chiama Matteo… Matteo Correggia, proprio un bravo ragazzo». Sono passati 25 anni da quella strana estate – l’autunno sarebbe stato ancora più complesso e infame – ma la voce di Domenico è intatta, vibra dentro di me con quel tono alto diventato presto proverbiale. Quel giorno nacque un’amicizia con lui e con la moglie Giuliana, la quale lo assisteva in tutto, fin nei lavori più impegnativi e pesanti, e sarebbero passati tanti «pezzi di pane» consumati a cena in tutti i ristoranti delle Langhe – solo una volta mi è riuscito di pagare, con uno stratagemma, altrimenti era impossibile mettere mano al portafoglio o avvicinarsi alla cassa. La frequentazione di Clerico e di altri vignaioli come Giorgio Rivetti, Elio Altare, Guido Fantino, Elio Grasso, Marco Parusso, Enrico Scavino, Stefano Conterno, Silvio Grasso, Luigi Scavino, Mauro Molino e Renato Corino mi ha permesso di comprendere fino in fondo il desiderio di modernità e di rivalsa che accompagnò il mondiale risveglio d’interesse verso Barolo e Barbaresco, per primi, fenomeno che coinvolse anche altre zone della provincia di Cuneo, come i Roeri, e tanta parte dell’astigiano e del Monferrato. C’erano anche i Migliorini di Rocche dei Manzoni che, pur non essendo vignaioli né langhetti, erano stati integrati alla perfezione. L’entusiasmo di Domenico, il suo desiderio di vita e di leggerezza veniva da lontano, da quando, lavorando i campi, non aveva vissuto né infanzia né adolescenza e, come altri, era diventato adulto molto presto. Se non si comprende questo non si riesce a capire la modalità esuberante e la generosità un po’ sbrasona del gruppo che a lungo è stato identificato come “Langa in”, dal nome di uno spazio che si era ritagliato al Vinitaly nel padiglione del Piemonte.
Se ci si ferma ai diradamenti feroci, alle barrique, alle brevi macerazioni con fermentazioni nel rovere nuovo e ai roto-maceratori, non si coglierà mai il senso delle loro scelte e il disegno completo e collettivo. Il perché si sono sentiti depositari della verità da contrapporre alla tradizione dei vari Cappellano, Rinaldi, Mascarello, Giacosa, ecc. La loro reazione era dovuta al senso di frustrazione e al dolore di vedere il frutto del proprio lavoro pagato il meno possibile da mediatori e commercianti con pochi scrupoli. Ecco spiegata l’umanità di Clerico, il suo vivere il presente senza lamentarsi, ma anzi l’essere animato dalla voglia di aiutare e di risolvere i problemi degli altri. Aveva accolto il benessere come un dono da condividere.
A un certo punto non sono tornato più così spesso nelle Langhe, anzi mi sono concesso lunghe pause per occuparmi d’altro, così l’amicizia con Domenico e Giuliana e alcuni del gruppo non è stata coltivata dal frequentarsi, eppure con loro due in particolare sento un legame fortissimo. Deve essere ancora quel pomeriggio dell’agosto del ’92, del quale ricordo ancora la luce e il colore verde acceso dei campi, quasi fosse primavera.

15 Vigna Nebbiolo singola

L’infogliarsi dell’albero è un getto di parole. Così le gemme sono versi e i fiori passaggi di una retorica splendente. Un discorrere tutto abbarbicato, come un amante ossessivo, alla ripetizione. Questo fantasma di un’architettura perfetta da offrire alla rugiada della notte.
Antonio Prete, da Prosodia della Natura, Feltrinelli Editore, Milano, 1993.

Porthos a Bruxelles

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Tre laboratori da 90 minuti a Vini, Birre, Ribelli 2016 curati da matteo gallello e da roberto muzi:

sabato 26 novembre alle 10:30
– I rosati tra Francia e Italia: il patrimonio della leggiadria


sabato 26 novembre alle 15:00


– L’universalità della birra e la tipicità del vino alla prova del Salame Felino

domenica 27 novembre alle 10:30

– Tra orto e opificio: l’utilizzo di fiori, frutta e ingredienti non convenzionali nelle fermentazioni delle birre


Per ulteriori informazioni e per prenotarsi: www.vinibirreribelli.net/IT/workshop.html


Gli Ignoranti, la seconda edizione

È uscita la seconda edizione, riveduta e ampliata, del graphic novel Gli ignoranti - Vino e libri: diario di una reciproca educazione di Étienne Davodeau. Per la prima volta in un graphic novel sono narrate l’editoria e l’enologia attraverso il racconto delle esperienze di vita dei due protagonisti.
Étienne Davodeau è conosciuto in tutto il mondo per i suoi reportage a fumetti, tra i quali Rural!, Les Mauvaises gens e Un homme est mort.
 Richard Leroy, viticoltore della Loira presso Rablay sur Layon, è tra i migliori produttori francesi di vino ottenuto da agricoltura biodinamica. Étienne e Richard decidono di trascorrere un anno insieme per imparare uno il lavoro dell’altro e capire se sia possibile coltivare una propria individualità creativa nel mercato globale, senza demonizzarlo ma neppure uniformandosi a un gusto minimo comune. Un reportage sull’etica del Fare, guardando al futuro rispettando il passato.

Copia di Copertina Nuova Ignoranti LD

Miniature di agosto 2016

Il vino capovolto
È una raccolta di scritti che stiamo elaborando intorno a un testo centrale, La dégustation géo-sensorielle di Jacky Rigaux, del quale abbiamo curato la traduzione e l’adattamento in italiano. Qualche anno fa, in un pezzo intitolato “Il mostruoso equivoco”, segnalavo il tentativo dei produttori convenzionali d’imporre a quelli naturali di spiegare la loro stranezza, quando era, ed è ancora, il contrario. Allo stesso modo, Rigaux, al quale si deve l’idea della degustazione geo-sensoriale, spiega che il modo di osservare e di valutare il vino deve essere capovolto, come se lo guardassimo da sotto, dalla terra, invece che da sopra, punto di osservazione di molti enologi e giornalisti che pensano al liquido senza badare alle sue radici e al rapporto tra la pianta e il contesto naturale che la ospita. Sentire la terra nel vino cambiando l’approccio della degustazione, questo significa geo-sensoriale. Il punto nodale è, quindi, recuperare il vino dal suo punto di origine, che è il luogo e non il vitigno.

Monteporzio
monteporzio catone, foto di matteo gallello

Pollenzo

a cura di elisabetta virgili

M: Michele Fino
N: Nicola Perullo
S: Sandro Sangiorgi
P: Pubblico

Pollenzo
da slowfood.it/slowine

M
: La serata è stata organizzata grazie all’affezione per l’antica azienda nicese Scarpa, che alcuni mesi fa ha iniziato a collaborare con l’università e con degli ex studenti. Per questo si è deciso di fissare un appuntamento con Sandro Sangiorgi, grazie a Nicola Perullo, dedicandoci a questo momento di confronto con gli studenti, per parlare di passato, presente e futuro del vino in Italia.
Circa una ventina di anni fa Sangiorgi scrisse un lungo articolo di grande contenuto rispetto all’azienda vinicola Scarpa ed è diventato il pretesto per progettare questo incontro.

M: Dall’ultima volta in cui sei passato da queste parti, la scena vinicola nazionale e internazionale è profondamente cambiata. Che cosa hai trovato oggi tornando a Bra?

S: Come ti avevo accennato ieri, provo un’emozione molto profonda e contrastante. Quando mi hai scritto, la risposta positiva è arrivata subito e a cuor leggero… non mi aspettavo un’emozione così grande. L’ultima volta che sono stato qui era il dicembre 1999.

Note

In questi giorni che segnano la fine del vecchio e l’inizio del nuovo anno, mi sono dedicato a comporre e inviare a coloro che frequentano la comunità di Porthos racconta gli attestati agli eventi della nostra stagione didattica.
Questi documenti, oltre a contenere un breve riferimento a chi ha contribuito a realizzare corsi e serate, è l’elenco dei vini e degli eventuali cibi degustati.
È stato un esercizio bellissimo rileggere i nomi e i cognomi dei partecipanti, recuperare gli indirizzi email e scrivere un messaggio a ciascuno di loro.
Chi conosce il mio modo di divulgare sa che quando si entra a Porthos – ciò accade anche quando non si è alla sede di Roma – si diventa allievi per sempre. Tornare ai momenti condivisi attraverso la denominazione, il vitigno o il produttore, ricordare alcuni dei commenti, rivivere tutto questo scorrendo le varie liste... Amo quello che faccio e mi sento molto privilegiato di poterlo fare in modo indipendente, insieme a colleghi e colleghe animate da una passione incessante, sorretto dall’amicizia e dalla stima della comunità.
In queste settimane di pausa stiamo pubblicando qualche resoconto, alla mia voce si affiancano quelle di chi ha goduto con me.
Solo un’ultima cosa. Tra poco riprenderà il fluire degli impegni, stiamo cominciando a preparare il programma della primavera-estate, ciò che ci spinge a organizzare eventi e seminari è volere imparare, questo il filo che unisce tutti questi anni, da quando, era il settembre del 2000, l’amico Paolo Nozza di Bergamo indicò su una locandina “Porthos racconta...”.

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foto di myriam fossellini

La pasta

Il primo giorno alla scuola di Porthos significa cibo di conforto. Vogliamo riportare le persone a quei momenti di vita quotidiana nei quali si vuole essere incoraggiati, per esempio quando si torna da scuola o dal lavoro.
La pasta è il confort food per antonomasia, e quella prodotta dalla famiglia Assante ne rappresenta la quintessenza. Il pastificio Gerardo di Nola nasce nel 1870 a Gragnano. Negli anni trenta si trasferisce a Castellammare di Stabia, sede produttiva fino al 1995. Oggi la sede è tornata a Gragnano. La storia di Giovanni è avvincente: negli anni ottanta lavora nel pastificio e finisce, in tempi non sospetti, per barattare il valore del suo TFR con il marchio. Una grande idea, che vale il futuro di tutta la famiglia.

3ottobre

Sulla certificazione Vinnatur

Ho seguito la vicenda della certificazione Vinnatur sin dalla primavera quando, in coincidenza con la manifestazione di Villa Favorita, le aziende associate sono state chiamate a discutere e approvare il disciplinare. Ho qualche dubbio sull’efficacia dello strumento così com’è stato proposto, al di là dei limiti insiti in ciò che è permesso e ciò che è vietato. La certificazione è un mezzo importante, delicato e decisivo, credo si rischi di perdere la grande occasione di riunire le associazioni, i gruppi e i consorzi che hanno a cuore il vino naturale e concordare un documento comune. Si badi bene, tale possibile insuccesso non sarebbe da ascrivere solo a Vinnatur, ma coinvolgerebbe tutte le realtà vitivinicole italiane, associate o meno, che preferiscono far finta di nulla.

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foto di sara bonessio, Georgia 2015, grazie a mauro lenci

Riviste

Libri

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